Le 3 frasi fondamentali che fanno notare la tua leadership

By 17 Luglio 2020Blog

La scorsa settimana ti ho parlato delle frasi che dovresti evitare sul lavoro per non apparire poco professionale. Come ti ho spiegato, non si tratta solo di parole. Si tratta proprio di mentalità. Non sono le frasi in sé il problema: è ciò che significa pronunciarle in un determinato contesto. E se sei uno Junior sul lavoro, è bene che tu sappia sia cosa è meglio non dire sia cosa è meglio dire perché le tue parole riflettono i tuoi pensieri e i tuoi pensieri trasmettono la tua essenza.

La domanda chiave qui è: chi vuoi essere nel tuo lavoro? Ciascuno di noi dovrebbe tendere sempre verso la leadership, che non significa comandare o essere il capo, ma essere consapevoli, responsabili, capaci di dare risposte, d’esempio per gli altri.

Per questa ragione è importante avere la piena consapevolezza della persona che si vuole essere. Vediamo come fare e con quali parole:

“Dimmi di cosa si tratta”: prendi sempre piena consapevolezza di ciò che ti viene proposto. Spesso e volentieri ti capiterà nella tua vita lavorativa che altre persone ti vogliano dare un lavoro per pigrizia o per mancanza di competenze. Fare domande aiuta gli uni e gli altri: attraverso domande mirate facilmente emergono le soluzioni. Essere leader non significa avere tutte le risposte. Un leader risponde più spesso di quello che pensi “non lo so”. Essere leader significa impegnarsi per trovare risposte e soluzioni.

“Mi dispiace”: quando si sbaglia si chiede scusa e non si cercano scuse. In modo semplice. Scusarsi significa mettere un punto a una situazione e aprire un nuovo capitolo. Quando si ammette l’errore si offre la possibilità al prossimo e a sé stessi di andare avanti. È molto diverso da “Mi dispiace, ma…” che abbiamo visto in precedenza. Qui emerge il senso di responsabilità del leader e la tua volontà di migliorare.

“Sì, grazie” e “No, grazie”: sul lavoro – e in generale nella vita – è fondamentale sapere cosa si vuole e da cosa ci si vuole tenere lontani. Cosa si accoglie, con gratitudine, è segno partecipazione. Cosa si rifiuta è segno di amor proprio. Ci vuole pratica per imparare a dire sì solo quando si intende sì e in che modo dire no con una gentile fermezza. I leader sanno stabilire in modo chiaro questi confini perché hanno chiari i loro valori.