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Novembre 2020

Ecologia nel lavoro e nella vita

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Il lavoro riempirà gran parte della tua vita, perciò, l’unico modo che hai di essere soddisfatto di ciò che fai è fare un buon lavoro e per fare un buon lavoro bisogna amarlo. Se non lo avete ancora trovato, cercatelo, come si fa con l’amore: capirete che è quello giusto quando lo troverete.” Steve Jobs

Tanti pensano al lavoro come a un male necessario. Ciò accade a volte perché molti si fermano al primo lavoro che trovano. Dopo aver studiato si siedono dietro una scrivania e vedono trascorrere gli anni – molto simili fra loro – uno dopo l’altro in attesa delle ferie o della pensione. Mettono sogni e passioni nel cassetto e della formazione non vogliono saperne perché pensano sia troppo tardi imparare nuove competenze.

Altre persone invece sono sempre in movimento. Le vedi amare profondamente ciò che fanno e spesso è sempre un lavoro diverso. Si formano, crescono continuamente, studiano e dedicano anima e corpo a ciò che li appassiona. Fra queste persone ce ne sono tante che frequentano anche i miei corsi e che spesso, soprattutto nei percorsi della nostra scuola per Coach, si trovano a domandarsi quale sia il momento giusto per trasformare la propria passione in un lavoro.

Io credo che ci sia spazio e tempo per fare tutto ciò che si ama e ho un consiglio sia per chi i sogni li nasconde in un cassetto sia per chi li vive intensamente: si chiama ecologia. È quell’equilibrio nelle relazioni di una persona che va tenuto in considerazione ogni volta che ci si propone di realizzare un obiettivo (insieme a diversi altri fattori). Sicuramente l’ecologia è un metro di giudizio molto utile per valutare se riaprire i cassetti delle passioni o fare il grande passo che porta dalla passione alla professione.

Ci sono tre elementi che puoi valutare, questi:

  1. La tua passione richiede fondi. Puoi soddisfarla con il tuo attuale reddito? Se avessi una partita iva potresti scaricare le spese per quella passione trasformandola in un lavoro? Ti offrirebbe sostentamento nel farla a tempo pieno? Se lavorassi da casa spenderesti di meno? Insomma, è importante valutare l’impatto economico e iniziare a pensare alla sostenibilità dell’impresa: se ami ciò che fai offrirai un servizio unico che nessun altro offre.
  2. Quanto vale il tuo lavoro? Chi ha una passione tende solitamente a sottovalutare o sottostimare il valore economico di ciò che fa. Proprio perché ciò che fai ti piace, ti riesce molto bene e in modo semplice potresti ritenere che sia altrettanto semplice per tutti gli altri e che dunque sia di poco valore. Prova a confrontarti con chi non ha quella passione, prova a chiedere quanto chiede una persona che lo fa già per lavoro. Potresti avere una bella sorpresa.
  3. Saresti più felice, rilassato e soddisfatto se lo facessi? Senti che c’è un richiamo irresistibile dall’indipendenza che offre mettersi in proprio. C’è qualcosa di straordinario nella libertà che deriva dall’essere un imprenditore e dal lavorare a ciò che si ama. C’è anche tanto lavoro, c’è la burocrazia… Ogni cosa che ami ha un risvolto meno amabile per questo bisogna avere una autentica passione e poi metterci disciplina, impegno e dedizione.

Essere Coach

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La Extraordinary Coaching School nel corso degli anni ha formato tanti NLP Coach ed Extraordinary Coach. I primi sono quelli che hanno seguito il percorso di base per diventare Coach con l’utilizzo delle metodiche della Programmazione Neuro-Linguistica, i secondi sono quelli che hanno scelto di specializzarsi e approfondire tutte le tecniche e le metodologie che utilizzo nel mio metodo di Coaching.

Il bello di ogni teoria, di ogni corso di formazione, di ogni crescita è che per essere tale si deve passare all’azione. Questo è il primo insegnamento – uno dei primi – che mi piace trasmettere a chi decide di diventare un Coach insieme a me e al mio team: impara e fai. E i feedback che arrivano da queste esperienze mi emozionano sempre:

“Ero pronta per il lavoro in modalità “smart” prima di tutti”. In chiusura de “Il Coaching secondo Claudio Belotti” c’è sempre una slide con una citazione di Charles Darwin che recita “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.” L’ho scelta perché rappresenta bene lo spirito che abbiamo trasmesso ai nostri Coach. Molti di loro all’arrivo del lockdown hanno proseguito a lavorare esattamente come prima, come liberi professionisti, trasferendo online le sessioni di Coaching che non era più possibile fare in presenza. Grazie anche al fatto che parte della didattica nella Extraordinary Coaching School avviene online, ogni Coach in formazione ha appreso non solo il metodo ma anche le competenze per metterlo in pratica in Zoom, Google Meet, Teams o Skype.

“Ho imparato a gestire situazioni complesse nel mio lavoro, situazioni che prima non sapevo come affrontare”. C’è chi si certifica Coach e continua a fare felicemente il proprio lavoro. Portare Coaching skill in azienda è sempre una ottima idea soprattutto quando si ha a che fare con le persone, le cosiddette risorse umane. I collaboratori in una azienda sono fondamentali e un responsabile, un manager, un quadro che abbiano competenze per comprendere e gestire talenti e necessità di ciascuno sono dei veri e propri moltiplicatori di produttività per l’azienda. Nel 2020 qualunque leader dovrebbe possedere competenze da Coach.

“Ho messo a frutto la mia esperienza e dato un significato nuovo tutte le difficoltà affrontate prima”. Un nostro Coach che proveniva dal settore bancario – un settore che negli ultimi anni ha subito grandi trasformazioni – nel seguire il percorso che lo ha portato a diventare un Coach certificato ha compreso il suo scopo, ciò che lo stava portando a vivere quella esperienza. Conosceva bene la vita, le frustrazioni, le incertezze e le difficoltà delle persone che lavorano in banca oggi e poteva rivolgersi a loro e aiutarle in modo specifico a migliorare la propria vita e raggiungere i propri obiettivi. E tu in quale settore puoi portare un aiuto concreto alle persone?

Insomma, la maggior parte dei Coach della nostra Extraordinary Coaching School è felice di concentrarsi sul coaching individuale. Tuttavia, poiché l’attività di Coaching è relativamente facile da avviare e mantenere, può darti libertà e sicurezza finanziaria e il tempo libero per costruire sogni ancora più grandi. Molti Coach diventano oratori, autori, consulenti in corsi e seminari… Non c’è limite alle possibilità se decidi di impegnarti e fare la tua parte.

Costruisci una solida cultura aziendale

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Quando si fonda una azienda o si prosegue il lavoro creato dal fondatore è utile pensare anche alla cultura aziendale. La cultura aziendale è rappresentata dai valori e dai comportamenti che condividono le persone all’interno dell’organizzazione. All’interno della cultura aziendale si trovano anche la missione dell’azienda, la strategia di comunicazione interna ed esterna, l’identità del marchio.

Non c’è un momento migliore nel quale definire la cultura aziendale: prima si inizia e meglio è. In qualunque momento può essere aggiornata o integrata con nuovi elementi e definizioni. Se hai già letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni saprai che l’azienda vive differenti stadi evolutivi nella propria vita. Conoscerli certamente ti aiuterà a comprendere cosa sta vivendo la tua azienda e come gestirla al meglio.

La creazione di una cultura aziendale può partire comunque da basi solide. Ad esempio queste 3:

La squadra: il team di lavoro è il cuore dell’azienda. Di tutto si può fare a meno tranne che di una squadra performante e possibilmente felice. Prendersi cura della squadra che crea il prodotto o eroga il servizio è sempre l’idea migliore. Mostra alla tua azienda che tieni ai suoi collaboratori e in particolare a quelli che generano il fatturato che paga gli stipendi di tutti.

La formazione: trattare bene i collaboratori significa anche formarli, aiutarli a crescere. La formazione è una scelta win/win: può essere presentata come un benefit per i collaboratori mentre allo stesso tempo porta un grande vantaggio per l’azienda stessa. La formazione prepara la squadra ad affrontare sfide più grandi e punta a migliorare il rendimento personale sotto ogni aspetto.

L’esempio: l’esempio è una delle armi più potenti della leadership. Il fondatore e la prima linea di manager devono essere in grado di mettere in pratica tanto i comportamenti quanto i valori dell’azienda. A proposito di comunicazione interna, la coerenza tra ciò che si chiede e ciò che si fa è fondamentale. Dare il buon esempio significa poter chiedere lo stesso ai collaboratori in qualunque momento.

In che modo stai costruendo la cultura della tua azienda?

Come si stimola la creatività?

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Di recente mi è capitato di vedere una intervista che David Bowie rilasciò alla BBC nel 1997 in occasione dell’uscita di Earthling, suo ventesimo album in studio. Se mi conosci e mi segui sai bene qual è la mia devozione nei confronti del grande artista inglese. Da lui ho imparato tanto e molto di ciò che ho imparato l’ho raccontato in un audiolibro che ti invito ad ascoltare.

In questa intervista Bowie racconta una tecnica che utilizza per stimolare la sua creatività nella scrittura dei testi: il cut-up. Come riporta Wikipedia questa “è una tecnica letteraria stilistica che consiste nel tagliare fisicamente un testo scritto, lasciando intatte solo parole o frasi, mischiandone in seguito i vari frammenti e ricomponendo così un nuovo testo che, senza filo logico e senza seguire la corretta sintassi, mantiene pur sempre un senso logico anche se a volte incomprensibile.

L’invenzione del cut-up risale ai primi del ‘900 al movimento Dada e più avanti è stata largamente utilizzata dallo scrittore statunitense William S. Burroughs. Bowie, fin dal 1995 con la scrittura dell’album 1.Outside, ne fa un generatore di idee e racconta come la mette in pratica: “prenderò articoli dai giornali, poesie che ho scritto, pezzi di libri di altre persone, e li metterò tutti in questo piccolo magazzino, questo contenitore di informazioni, quindi premerò il pulsante e tutto sarà casuale.”

In pratica, con l’utilizzo del programma per computer “Verbasizer” prendeva il contenuto esistente, una o più narrazioni coerenti e le trasformava in qualcosa di nuovo e originale. E molto spesso questo qualcosa era totalmente privo di un senso e lì entrava in gioco la grandezza di Bowie la sua capacità di dare significato. Ognuno, ogni organizzazione, ogni settore desidera avere nuove idee, innovare, cambiare il punto di vista e di conseguenza il proprio mercato. Ecco: il primo passo è dare un nuovo significato.

Ti invito a mettere in pratica la tecnica del cut-up la prossima volta che hai bisogno di una nuova idea, di un nuovo punto di vista. Prendi le idee già usate, i significati che conosci già, i punti di vista più comuni e mischiarli fino a ottenere qualcosa di nuovo, straordinario, sorprendente e magari provocatorio!

La perfezione può essere un obiettivo?

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Se lo fosse sarebbe un obiettivo modesto, noioso e privo di fantasia. La perfezione infatti prevede che esista un livello ultimo oltre il quale non è più possibile svilupparsi. Naturalmente la realtà è troppo complessa per accettare uno standard rigido come la perfezione. Più interessanti della perfezione ci sono l’azione, la pratica, la crescita e il miglioramento.

Ogni volta infatti che pensiamo di aver raggiunto la perfezione facciamo una scoperta: si può sempre migliorare. E il miglioramento avviene un po’ per volta. Michael Schumacher, il grande campione di Formula 1, molte volte è stato associato all’idea di perfezionismo. Nella sua cura per il dettaglio invece c’era una passione autentica per il miglioramento. In una delle sue interviste più belle lui stesso si dice tranquillo che il record di vittore che lui aveva battuto – e all’epoca sembrava impossibile – a sua volta sarebbe stato superato.

È tutta una questione di standard. Ritorno su questo tema perché in molti dopo l’ultimo post mi hanno scritto chiedendomi se alzare i propri standard non rischi di portare al perfezionismo. Il perfezionismo infatti è l’esatto contrario della realizzazione. Le persone di successo realizzano obiettivi e sono soddisfatte. Chi si lascia andare al perfezionismo invece pur ottenendo risultati resta sempre insoddisfatto: e senza soddisfazione non esiste un vero successo.

Come si fa dunque a trasformare un pensiero che cerca la perfezione in un pensiero che si appassiona al miglioramento?

Spingi più in là i limiti (ma non troppo). Se ti piace cucinare avrai certamente sperimentato come a volte una ricetta possa dare un risultato differente attraverso piccole variazioni. E quando la vuoi migliorare ti concentri su uno o due passaggi o ingredienti. Se cambi troppe variabili contemporaneamente non impari nulla perché non sai cosa ha funzionato di preciso. Spingiti un po’ più in là, un passo alla volta.

Prenditi cura del tuo lavoro. Quando ci si prende cura delle cose, queste durano. Prendersi cura significa accettare ciò che è e fare del proprio meglio perché questa cosa sia nel suo stato migliore. Con gli occhi del perfezionismo non si accetta ciò che si ha e diventa impossibile prendersene cura. Coltiva ciò che hai: relazioni, cose, lavori e queste dureranno nel tempo.

Ama ciò che hai fatto. Il modo migliore per superare il perfezionismo è festeggiare i risultati. Quando ti riconosci il valore di ciò che hai fatto hai ottenuto il risultato più importante. Probabilmente cerchi la perfezione perché ci tieni a fare un ottimo lavoro e avere un impatto enorme sul mondo che ti circonda. Ma l’impatto più grande lo hai quando ami ciò che fai.

3 sfide da accettare per alzare i propri standard

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“Raise your standards!” Dice il mio maestro Anthony Robbins. Cosa significa veramente? Alza i tuoi standard non è un invito ad avere di più, ad accumulare beni o a scegliere oggetti più costosi. È la richiesta precisa di essere di più: fai crescere ciò che sei e diventa più di quello che sei oggi.

Questo vale soprattutto per coloro che occupano posizioni di leadership: la crescita continua dovrebbe essere un obiettivo di carriera. Per farlo ci sono molti modi: insieme a un Coach, attraverso dei corsi, creare il proprio gruppo di dispari e condividere con altri executive sconfitte e soluzioni.

Per crescere è utile accettare delle sfide che ci portano oltre un limite che eravamo convinti esistesse:

Sii audace: quando scegli una sfida rendila interessante. Audace è diverso da temerario: con la temerarietà fai delle sciocchezze. Con l’audacia accetti la paura della sfida e costruisci il coraggio per annullare quella paura. Essere audaci significa pensare in grande, in modo innovativo, differente: guarda le cose da un punto di vista inedito.

Sii originale: ecco, in continuità con l’audacia c’è l’originalità. Crea qualcosa di nuovo e originale, un tuo stile unico, un metodo di lavoro che ti identifichi. Non è una questione di posizionamento del brand è il contenuto che proponi, la tecnica, la comunicazione che utilizzi che deve trasmettere una originalità sulla quale devi aver lavorato identificando ciò che fai diversamente da tutti gli altri nel tuo settore.

Sii costante: puoi pensare alla costanza come alla tua arma segreta. Quando sei stanco e inizi a pensare di non farcela più ecco che viene in soccorso la costanza. Concentrati sul perché fai quello che fai e come ti fa sentire. Anche solo un piccolo passo in avanti può essere utile per percepire che sei in movimento che stai andando nella direzione che ti soddisfa.

E oggi quale sfida accetterai per alzare i tuoi standard?

5 prospettive che trasformano il tuo punto di vista sulla vita

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A che cosa dai il potere di definire il tuo successo? È una domanda importante perché la TUA definizione di successo definisce anche la qualità della tua vita.

Per definire in modo più preciso cosa è il successo per te bisogna sfatare dei luoghi comuni.

I luoghi comuni nel nostro caso sono delle convinzioni. Delle convinzioni particolarmente limitanti che ci impediscono di vivere a pieno il successo.

Cambiare prospettiva in PNL è un processo molto frequente che ti aiuta ad andare oltre il te stesso attuale e accedere a risorse che non pensavi di avere.

Nel mio libro “La vita come TU la vuoi” ti consiglio di attivare questo processo attraverso i tuoi Mentori andando cioè a raccogliere valori, convinzioni, stati emotivi di persone che stimi e delle quali ti fidi e ragionare attraverso di loro sulla tua situazione, sul momento che vivi, sul significato che puoi dargli.

Cambiamo oggi punto di vista andando a svelare 5 prospettive che possono migliorare il tuo punto di vista sulla realtà.

Anche le altre persone hanno paura.

Quando pensi: come fanno gli altri? Probabilmente ci stanno solo credendo più di te. A volte è solo questo: avere fiducia in sé per prendere la paura e portarla con sé verso il risultato che desideri.

Le persone ricordano ciò che fai non ciò che dici.

Se pensi di poter cambiare il mondo o le altre persone solo con le parole non otterrai mai il risultato che hai in mente. Le parole sono importanti e altrettanto importante è l’azione che segue alle parole che pronunci. Se poi, oltre a fare qualcosa, riesci anche a fare qualcosa di buono per gli altri, otterrai ancora più risultati.

Nessuno è interessato a vederti sbagliare.

Nessuno lo è davvero per lo meno e forse avrai una schiera di tifosi poco numerosa o silenziosa. Ma ti assicuro che a nessuno importa davvero il tuo fallimento: sentiti libero di fare, di sbagliare, di ricominciare. È un fallimento solo se non fai ciò che desideri.

Non hai bisogno di essere accettato.

Semmai sei tu che devi accettarti se vuoi essere felice. Questa è quella che io chiamo integrità: cioè l’essere integri, accettare pregi e difetti, talenti e punti deboli. Anche perché spesso la vita ci insegna che quelli che chiamiamo difetti sono spesso talenti che non accettiamo o che non abbiamo ancora imparato ad usare.

La costanza premia.

Nel mondo del tutto e subito essere costanti è un grande pregio. Lavorare per un risultato più grande, per un obiettivo che solo tu riesci a vedere, per lo scopo che hai dentro e che ti fa brillare gli occhi. Sii costante: anche poco, tutti i giorni.

Piccola guida alla gestione degli stress

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Tante volte si parla di stress. Io stesso ne ho scritto e parlato in diverse occasioni. Proprio per questa ragione ho deciso di stilare una piccola guida alla gestione degli stress.

Ne esistono diversi infatti. Hanno origini differenti e ci sono diversi modi per gestirne gli effetti. Oltre a quelli più comuni – fai attività fisica, riposa e soprattutto dormi, medita – ci sono dei punti essenziali da toccare per trovare sollievo.

Lo stress infatti è una reazione del corpo, una sensazione di tensione fisica o emotiva. Può provenire da qualsiasi evento o pensiero che ti fa sentire frustrato, arrabbiato o nervoso. Lo stress è un attivatore: per questa ragione è molto utile. Allo stesso modo in cui ci attiva poi è necessario disattivare gli effetti che nel breve termine ci offrono una spinta e che nel lungo periodo sono causa di problemi alla salute.

Vediamo insieme quali sono 3 strategie per disattivare lo stress:

  1. Lavora sulla tua salute: qual è la tua definizione di salute? Si può affermare che sostanzialmente una persona sana sia equilibrata fisicamente, psicologicamente ed emotivamente. Quando le fonti di stress alle quali ti sottoponi quotidianamente minacciano l’equilibrio di una di queste 3 aree è necessario compensare questa minaccia in modo efficace.
  2. Trova sostegno: se pensi che sia segno di debolezza cercare sostegno nei momenti di stress puoi fare sicuramente di meglio. Trova un amico, un Coach o un mentore, ad esempio. Oppure crealo. Quali caratteristiche/convinzioni/valori ti servirebbero per superare al meglio questo momento? Crea un personaggio che le abbia e fatti consigliare. L’immaginazione è un super potere che abbiamo tutti. Usalo!
  3. Pulisci la mente. Cosa ti diverte davvero? Cosa ti fa volare con la mente? Cosa ti aiuta a lasciarti andare? Cosa ti fa essere davvero te stesso? Ecco questo è il punto: molto spesso una fonte di stress è il dover essere qualcuno che non si è. Ritrovati. Ogni volta che puoi torna a te, fai qualcosa che ami.

In che modo inizierai a gestire gli stress di tutti i giorni?

Un momento prima della partenza

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“Ci sono giorni in cui mi sveglio spento e tutto sommato provo a starci dentro” Timoria – Sole spento

Nella vita succede che arrivino dei periodi di calma piatta. Sono quei periodi che si vivono prima della partenza per un nuovo viaggio. Ma per trovare il coraggio per rimettersi in viaggio è necessario trasformare quella calma in una onda che ci dia la spinta giusta per salpare.

Questi “momenti” – che possono durare giorni, mesi o anche anni – per chi lavora in azienda sono spesso indotti dalle fasi che vive l’azienda stessa. Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni analizzo queste fasi o stadi che ogni impresa attraversa nel corso della propria vita.

Grazie a questa analisi ad esempio puoi comprendere in modo pratico e concreto in quale stadio di sviluppo si trova la tua azienda e grazie a questo puoi stabilire quali sono gli interventi più importanti da fare per ottenere risultati differenti, per raggiungere o ritornare allo stadio “Prime”, lo stadio di massima espressione del potenziale di ciascuna azienda.

Mentre vivi questo “momento” (e nell’attesa di leggere “Gli Stadi del Successo”) puoi fare 3 cose:

Se ti senti demotivato: puoi analizzare la situazione e valutare se sei tu che hai dato tutto quello che potevi dare, se hai contribuito al 100% delle tue potenzialità e se è arrivato il momento di fare altro. La motivazione è figlia del proprio scopo: perché fai quello che fai? E’ ancora valido per te?

Se ti senti bloccato: agisci immediatamente. Il modo migliore per uscire da un loop è decidere di uscirne. Questo significa fare qualcosa di differente. Lo scopo anche qui gioca un ruolo fondamentale: quando sei bloccato probabilmente il tuo scopo è ancora valido ma è il tuo comportamento che non funziona più. Cosa puoi fare per tornare a funzionare?

Se ti senti stanco: ricarica le tue energie. Potrebbe essere sufficiente un corso di formazione qualcosa che ti aiuti ad approfondire le skill che utilizzi tutti i giorni sul lavoro o qualcosa che ti ridia una sferzata di nuova energia attraverso l’apprendimento di nuove skill. I corsi Extraordinary ad esempio sono sempre una ottima scelta 😉

In che modo la PNL può aiutarti a sviluppare la tua intelligenza emotiva?

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Il punto di incontro fra PNL e intelligenza emotiva avviene in quello che in Programmazione Neuro-Linguistica definiamo rapport. Il rapport è in sostanza il rapporto che si viene a creare fra due persone che interagiscono in sintonia fra loro.

L’intelligenza emotiva ci aiuta in tanti modi differenti: dal desiderio di prendersi cura di sé e del proprio benessere fisico e mentale, fino alla capacità di ispirare e guidare. L’intelligenza emotiva è un elemento chiave della nostra capacità di gestire relazioni efficaci ed è l’argine a difesa di sé quando ci si trova in un conflitto.

L’intelligenza emotiva infatti è ben rappresentata da 3 elementi fondamentali della PNL:

Gestione dello stato: in PNL definiamo lo stato come una combinazione fra fisiologia, focus e dialogo interiore. Gestire il proprio stato necessita dello sviluppo della propria intelligenza emotiva perché richiede di diventare consapevoli, accettare e prendersi cura delle proprie emozioni, del proprio corpo e direzionare la propria attenzione verso ciò che è importante. Importante per TE.

Adattarsi al cambiamento: è uno dei presupposti della PNL. La flessibilità è fondamentale per ottenere i risultati che si desiderano. Un’alta intelligenza emotiva ti permette di comprendere quando ciò che fai funziona e quando non funziona più. Questo significa accorgersi del cambiamento in atto e guidarlo verso ciò che desideri maggiormente.

Rispondi: possedere intelligenza emotiva permette di rispondere anziché reagire. In PNL sappiamo che le persone agiscono in funzione della propria mappa del mondo. E sappiamo anche che se per una persona una idea è vera nella mappa del mondo, lo è a tutti gli effetti. Rispondere significa innanzitutto guardare il mondo con gli occhi di chi ci parla e comprenderlo.