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Giugno 2020

Tra Scopo e Passione

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Se mi conosci e mi segui sai che c’è un aspetto della vita che ritengo fondamentale: lo scopo. Lo scopo è il perché fondamentale: perché fai quello che fai. Molti tendono a confonderlo o a sovrapporlo con la passione. Ma la passione è solo un elemento dello scopo. La passione infatti si può accendere e spegnere, si alimenta o scompare. Lo scopo esiste e resiste in qualsiasi situazione. Proprio come la passione, di scopo se ne può avere più di uno, anche se uno sarà sempre dominante.

Nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicitàti racconto il mio metodo di Coaching: il “One Hand Coaching”. Non è un caso che abbia scelto proprio lo scopo come primo elemento. La definizione dello scopo è il motore che allinea tutti i pianeti, è la forza che ti guida nella vita attraverso le tue passioni. La passione infatti si crea, lo scopo si trova.

In una nota pubblicità si diceva che un diamante fosse per sempre. Allo stesso modo lo è lo scopo. In questo si differenzia dalla passione. La passione arriva, cresce, si soddisfa e poi si attenua. Magari non scompare. Resta in forma più tenue e cambia nel tempo. Lo scopo no: lo scopo è qualcosa che va al di là della passione. È simile alla passione ma contiene in sé qualcosa di universale, di assoluto.

Lo scopo infatti è una somma di identità, valori, focus: è una aspirazione. Lo scopo non si soddisfa mai pienamente, è un moto perpetuo, una storia infinita, una chewing-gum che ha sempre sapore. Trovare il proprio scopo allora diventa una risorsa fondamentale, nella vita di tutti i giorni e sul lavoro. Invece di chiederti cosa ti rende felice e di seguire le tue passioni, chiediti a cosa tieni profondamente e per quale ragione.

Sviluppa un profondo senso dello scopo: questo ti darà molta più capacità di recupero di quanto una passione da sola possa mai fare. E questo recupero favorisce lo sviluppo della resilienza che ti farà avere successo nel lungo periodo. È un percorso più semplice di quello che puoi immaginare e ti porterà a raggiungere una grande soddisfazione.

Inizia subito: cosa è importante per te nella vita? Perché lo è?

Le 3 abitudini chiave per migliorare la vita

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Molto spesso quando parliamo di soddisfazione rivolgiamo l’attenzione alla sfera lavorativa della nostra esistenza. Questo accade sicuramente per diverse ragioni. Alcune possono essere di tempo: il fattore tempo infatti incide molto. Impegnati in attività lavorative trascorriamo davvero una grande parte del nostro tempo. Ed è proprio per questa ragione che giustamente cerchiamo di fare in modo che il nostro lavoro sia quanto più possibile vicino alla piena espressione del nostro potenziale e della nostra passione.

Ma una vita soddisfacente può esistere anche a prescindere dal lavoro che si svolge. Certamente fare un lavoro dal quale si vuole continuamente fuggire non è la condizione ottimale di vita. Allo stesso tempo si può svolgere un lavoro soddisfacente e avere una vita privata poco soddisfacente. Per migliorare anche la soddisfazione nella vita privata è necessario dedicare la giusta attenzione alle abitudini di vita.

Vediamo dunque insieme quali sono le tre abitudini per migliorare la tua vita:

  1. Trova tempo per parenti e amici. Ti capita mai di fare un pranzo con degli amici o una cena dai parenti e stupirti di quanto sia stato divertente, interessante o piacevole? A volte semplicemente mentre siamo immersi nel nostro lavoro, sommersi dagli impegni, distratti dalle scadenze non pensiamo nemmeno alla possibilità che quel tempo possa essere così piacevole. Gli affetti più stretti richiedono e meritano tempo e attenzioni perché sono alla base del nostro benessere familiare.
  2. Tieniti in movimento. Ce lo siamo detti anche di recente. Il movimento è il primo antistress e la corsa in particolare è il modo più semplice e accessibile per scaricare a terra tutte quelle sensazioni delle quali ci facciamo carico durante il lavoro, nel corso della giornata e portare endorfine per tenere alto l’umore. Trova la tua routine di movimento antistress.
  3. Crea dei team del divertimento. Proprio come faresti in azienda. Dai un obiettivo al divertimento del tuo gruppo familiare, con i tuoi figli, con il tuo partner. Esattamente come il tempo che non si trova ma si crea per le cose importanti, crea degli obiettivi di relax, di divertimento, degli obiettivi rilassati con le persone a te care. Come certamente sai, in ogni obiettivo la parte più importante non è il risultato ma il percorso che compi per raggiungerlo: quel percorso ti trasforma nella persona felice e soddisfatta che desideri essere.

Dal problema all’opportunità

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Un’emergenza improvvisa cambia i tuoi i piani. È facile immaginarlo di questi tempi. Mesi di stop significano un fatturato che non tornerà, significano obiettivi che non raggiungerai nei tempi previsti, significano difficoltà – mascherine, distanziamento sociale, norme sanitarie – che prima non c’erano.

Cosa fare?

Bene partiamo da qui: questa è l’ultima domanda da farsi. La prima domanda è: che significato voglio dare? Innanzitutto, stabilisci cosa significa per te ciò che sta succedendo. Questo è molto importante perché è la storia che ti racconti e una delle più importanti capacità di leadership è quella di dare un senso alla realtà, alla tua e a quella degli altri.

Una volta che hai stabilito il senso, puoi passare all’azione. Chi si muove attraverso il proprio senso della vita, vive in modo più pieno l’esistenza: quando hai già pensato a “La vita come TU la vuoihai molte più possibilità di realizzare il tuo progetto più bello: te stesso.

Per trovare un nuovo equilibrio dopo l’emergenza, fai queste tre cose:

Muoviti! L’equilibrio della vita è sempre dinamico. Come diceva il fisico premio Nobel Albert Einstein “la vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”. Letteralmente: muoviti, cammina, corri, vai in bici. Consuma calorie e stress, brucia la tensione, metti in circolo il sangue.

Rivedi gli obiettivi. Può sembrare scontato ma non lo è. Fissato il tuo scopo, i passi per raggiungerlo possono essere lunghi o corti, lenti, veloci. Trova il passo più utile per ottenere ciò che hai in mente. Non conta infatti ciò che credi sia possibile, conta ciò che fai per renderlo tale. E anche se può essere dura rimettere tutto in discussione, questa flessibilità ti rende inarrestabile.

Sii grato. In questa crisi ognuno di noi ha potuto apprezzare qualcosa che aveva dimenticato. La casa accogliente, la tecnologia che ci ha permesso di stare più vicini, di lavorare e guadagnare qualcosa, comunque. Porta a letto con te le cose per le quali sei grato: prima di dormire fanne l’elenco, magari con un diario. E la mattina al risveglio medita su ciò che sarà la tua giornata su ciò che potrà offrirti per vivere bene.

Muoversi, rivedere gli obiettivi ed essere grato in realtà sono passi di un cammino più ampio che ti porta dal problema, dall’emergenza, dal contrattempo all’opportunità che si nasconde dietro. Ricorda: quando si rimescolano le carte, il loro numero nel mazzo rimane esattamente lo stesso.

Come individuare una personalità tossica in ufficio?

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Noi non siamo i nostri comportamenti. Dietro a ogni comportamento infatti c’è il meglio che una persona riesce a fare con le risorse che ha a disposizione. Detto questo, può capitare di incrociare sul proprio cammino persone che si sono fermate a un livello nel quale quelle risorse sembrano loro sufficienti e non sentono alcun bisogno di cambiare, crescere, migliorare.

In particolare, ciò accade – ed è particolarmente fastidioso – sul luogo di lavoro. Soprattutto nelle organizzazioni aziendali più vecchie e stanche i comportamenti di queste persone trovano maggior spazio e tolleranza perché magari coloro che li portano avanti sono cresciuti in quella azienda. Individuare lo stadio di sviluppo dell’azienda è molto utile e ti racconto come fare nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni per capire cosa spinge certe persone a comportarsi in un certo modo.

Queste sono proprio il tipo di persone che non puoi mandare all’inferno perché all’inferno ci sono già. E in qualche modo diventa necessario difendersi da questi loro comportamenti perché nessuna rabbia, nessun litigio, nessuna frustrazione le farà mai smuovere e anzi ti causerà dei danni, uno stress che non desideri né meriti. Così riconoscere le caratteristiche fondamentali di questi comportamenti ti aiuterà a vivere meglio.

Vediamo insieme alcuni comportamenti tossici e come affrontarli:

Parlano sempre dei loro problemi. I loro problemi sono sempre al centro delle conversazioni, soprattutto quelli economici. Se provi ad esporre loro i tuoi problemi, perché sei alla ricerca di un consiglio, ti dicono “pensa che io” oppure “e allora io che dovrei dire?”. Sono persone con le quali è sconsigliabile aprirsi e avere una conversazione franca.

Trovano sempre dei problemi. La caccia ai difetti di qualsiasi iniziativa è il loro sport preferito. Quando devi presentare un progetto e hai anche queste persone fra il tuo pubblico fai in modo di minimizzare il problema. Coinvolgili prima della presentazione per chiedere una opinione, una idea sui contenuti e permetti loro qualsiasi critica: i punti deboli correggili, i punti che ritieni di poter sostenere in ogni caso tienili e se nel momento della presentazione dovessero muovere queste obiezioni sarai già pronto.

Non si capisce cosa li soddisfi. Molto probabilmente si tratta di cose che non hanno a che fare con il lavoro perché verso il lavoro non hanno più alcun interesse o passione. Magari se li hai amici sui social network potrai aver notato come i loro post si concentrino su ciò che disprezzano, su ciò che non sopportano o che li fa arrabbiare. Ecco, questo è un segnale per evitare contatti lavorativi prolungati.

Le competenze del futuro

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Quali sono le competenze del futuro? Se mi segui e mi leggi con una certa frequenza avrai ormai fatto conoscenza con il mio amore per la fantascienza. E questa domanda potrebbe far pensare un po’ alla fantascienza. Le competenze di cui parlo però non sono guidare auto volanti o comunicare con il pensiero con le macchine (con le persone qualche possibilità c’è già).

Parlo di competenze utili ieri, fondamentali oggi, imprescindibili in futuro. Le 3 competenze principali imprescindibili sono:

Creatività: avere la capacità di pensiero laterale è sempre stato utile e sempre lo sarà. Sempre sempre? Sì! Se fai quello che hai sempre fatto avrai sempre gli stessi risultati e se fai quello che fanno tutti – nella migliore delle ipotesi – farai lo stesso prodotto o offrirai lo stesso servizio. Pensa a soluzioni differenti, messe in pratica in modi differenti. Avere creatività significa vedere opportunità dove altri vedono solo problemi.

Capacità di apprendere: è una capacità che si acquisisce con il metodo. Lo sa bene (e lo insegna) il mio amico Matteo Salvo che ogni anno fa una giornata introduttiva ai nostri studenti della Extraordinary Coaching School per spiegare qual è il metodo giusto per apprendere in modo rapido e semplice. Ti ricordo che per partecipare alla mia Coaching School puoi candidarti unicamente nel corso “Il Coaching secondo Claudio Belotti” (informati qui: i posti sono sempre limitati!).

Comunicare con il pubblico: comunicare con il pubblico è una delle abilità più importanti che puoi sviluppare. Ti aiuta a comunicare le tue idee ai tuoi colleghi, ai tuoi clienti o ai tuoi collaboratori in modo chiaro ed efficace. La capacità di comunicare con il pubblico ti fa andare oltre quelli che sono i normali risultati e ti dà sicurezza nei tuoi mezzi.

leader

Il comportamento adeguato al leader

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Per scegliere di voler migliorare è necessario sapere quali sono gli elementi sui quali concentrarsi. Questo può valere per nozioni – che possono essere riviste e aggiornate – per capacità – che possono essere affinate – e persino per dei modi di fare. A volte infatti si tengono dei comportamenti pensando che siano adeguati alla situazione, mentre in realtà non lo sono.

Non stiamo parlando di comportamenti giusti o sbagliati. Come ci insegna la PNL infatti ogni comportamento può essere adeguato in un determinato contesto. Faccio un esempio banale ma almeno sono sicuro di spiegare bene questo concetto basilare: lavarsi è giusto o sbagliato? Posta così questa domanda, tutti diremmo che è giusto (anche se alcune persone sembrano più amanti della teoria che della pratica).

Eppure, se qualcosa a cui tieni sta andando prendendo fuoco, non utilizzeresti l’acqua a disposizione per lavarti. Quando il tuo migliore amico si sposa, il banchetto nuziale non è il luogo migliore per raccontare di quanto (o come) vi siete divertiti quando eravate ragazzi. Questi sono solo alcuni esempi di comportamenti non adeguati al contesto.

Allo stesso modo quando hai un ruolo da leader in azienda, può capitare che tu abbia dei comportamenti che non riesci ancora a riconoscere come inadeguati – ad esempio perché richiedono di immergersi molto nel modello del mondo di qualcun altro – e in questo momento non hai voglia o non ne sei ancora in grado.

Ti aiuto io facendo una breve lista di comportamenti che per esperienza vengono percepiti come inadeguati alla leadership e se presi in considerazione possono aiutarti notevolmente a migliorare.

La mania del controllo. Ci sono poche cose che creano malumore e sfiducia come la mania del controllo. Una sana disponibilità a seguire il lavoro e a verificarlo può produrre risultati positivi. Un controllo continuo e pressante del lavoro – spesso con interventi “operativi” – si rivela più di frequente controproducente. La soluzione? Delega e relax. Un leader crea dei leader e tutto ciò non avviene in un giorno. L’esperienza si forma con il tempo.

Le “tue” priorità hanno sempre la priorità. Una squadra nella quale tutti giocano al servizio di uno può vincere nel breve periodo ma dopo un po’ si sfalda. I team si reggono quando lo scopo comune e lo scopo personale – di ciascuno – sono ben allineati (o al limite compatibili). Se le tue necessità sono il centro di tutto, non puoi pensare e agire in modo strategico.

La comunicazione è sempre confusa. Magari per te è tutto chiarissimo. Ma lo è anche per gli altri? Se troppo spesso le tue comunicazioni vengono fraintese o interpretate in un modo differente da quello che pensavi puoi domandarti cosa sto dando per scontato che scontato non è? Meglio ancora: puoi chiederlo direttamente alle persone che interpretano in modi diversi le tue indicazioni.

Dall’efficienza all’efficacia (in tre semplici passi, più uno)

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Quando si ha una azienda o una attività in proprio – uno studio professionale, un’attività artigianale – è naturale desiderare di ottenere il meglio. Spesso questo si traduce in maggiore sforzo sul lavoro: maggior impegno molte volte significa maggiori risultati. Ma è sempre così?

Una cosa è certa: senza impegno non si va da nessuna parte ma oltre una certa soglia, questo impegno non si traduce più in maggiori risultati. Per quale ragione? Il motivo è che molto spesso si investe in efficienza senza considerare l’efficacia.

Mi spiego meglio: nella tua azienda o nel tuo studio hai una persona che risponde al telefono. Le hai detto di rispondere a ogni telefonata entro il secondo squillo in modo da non scoraggiare i clienti. Questa persona risponde a ogni telefonata al secondo squillo e a volta si trova con due o tre chiamate in attesa perché non ha tempo per risolvere il problema o fornire l’informazione richiesta nell’immediato.

C’è molta efficienza in questo sistema e poca efficacia. Man mano che il tuo business cresce potresti persino decidere che è necessario rispondere al primo squillo. Quando privilegi l’efficienza all’efficacia muovi tanto lavoro ma i risultati spesso sono contrastanti. E in questo caso conoscere lo stadio di sviluppo della tua azienda diventa fondamentale.

Se vuoi conoscerlo, nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti aiuto a comprendere quale momento sta attraversando la tua azienda e come muovere le giuste leve per ottenere di più con meno lavoro.

Per partire dall’efficacia è necessario concentrarsi su alcuni aspetti fondamentali:

1. Organizza il lavoro per priorità. Se conosci il famoso principio di Pareto 80/20 sai che afferma che il 20% delle cause provoca l’80% degli effetti. Nel business spesso accade proprio questo: dai la priorità a quelle attività che supportano maggiormente il tuo fatturato e dai loro le necessarie attenzioni.

2. Chiarisci lo scopo. Non conta solo dare obiettivi. È importante spiegare perché è importante fare quello che fate. Lo scopo aggiunge una motivazione profonda al lavoro. Più è chiaro, semplice e compatibile con i valori della tua squadra, più saranno efficaci.

3. Investi in formazione. Una volta che avrai illustrato quali sono i clienti più importanti e avrai spiegato bene qual è la ragione del lavoro e delle scelte che operi, non ti resta altro che domandarti se le persone sono in grado di fare ciò che chiedi loro. Hanno i mezzi e gli strumenti adeguati?

Infine, ricorda che hai una vita. Fai ciò che fai perché lo ami e molto probabilmente lo amano anche le persone che lavorano con te. Ma potrebbe non essere così, non per tutti. Poi potresti aver dimenticato anche tu cosa c’è di bello oltre il lavoro. Riscopri il tempo libero e le tue passioni e aiuta i tuoi collaboratori a fare lo stesso. Vivrete molto meglio sia il lavoro che la vita d’azienda.

Dall’agitazione alla calma in tre semplici passi

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Capita di frequente di avere intorno una persona che si agita facilmente. Sul lavoro, come a casa, trovarsi vicino a una persona che perde il proprio stato può complicare delle situazioni anche banali e farle diventare dei problemi o delle crisi da affrontare e risolvere rapidamente. Ogni valanga inizia con un minuscolo smottamento.

In PNL dedichiamo molta attenzione alla gestione dello stato perché il primo filtro dell’esperienza è proprio lo stato emotivo: questo determina la qualità della nostra vita. Se mi conosci e hai appreso con me i principi della Programmazione Neuro-Linguistica hai sviluppato questa abilità e potresti desiderare di avere l’abilità di aiutare gli altri nello stesso modo.

Come Coach ti invito innanzitutto a mettere al primo posto le necessità dell’altra persona. A volte infatti le persone non desiderano affatto essere aiutate e la cosa migliore che puoi fare è lavorare sul tuo stato emotivo Come saprai quando avrai frequentato “Il Coaching secondo Claudio Belottiil miglior approccio parte sempre dall’ascolto e poi ci sono diverse tecniche che ti possono aiutare a farlo in modo efficace.

Cosa puoi fare per aiutare una persona in agitazione:

Ascolta in modo attivo: l’ascolto attivo ti aiuta a comprendere quando è necessario rispondere e quando è necessario solo ascoltare. A volte infatti non è necessario dir nulla. Significa essere completamente presente e creare rapport affinché la conversazione abbia una solida base di fiducia e attenzione. Se vuoi rispondere, evita frasi come “mantieni la calma” o “andrà tutto bene”. Piuttosto aiuta la persona a individuare le risorse interne o esterne che in quel momento non vede.

Comprendi la sua necessità specifica. Dall’esterno ogni agitazione può sembrare uguale: nella realtà non è così. Cerca di comprendere qual è la natura per quella persona e ricorda che nella percezione soggettiva ogni “mostro” è reale. Anche se a te sembra strano o ridicolo preoccuparsi per una determinata ragione, nel modello del mondo di quella persona quell’ostacolo appare al momento insormontabile.

Aiuta la persona a fare un cambio di stato. Porta calma nella discussione. Mantenere il tuo stato è fondamentale per evitare una escalation. Inoltre, mostrare tranquillità aiuta l’altra persona a sentire che non c’è pericolo e a sviluppare la fiducia necessaria a ritrovare la calma.

Fiducia, resistenza e resilienza

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Molto spesso quando una persona raggiunge un certo tipo di risultati, quando ottiene cioè ciò che ha stabilito come obiettivo, vorrebbe anche dare continuità a questo trend. Invece molto spesso nel momento in cui ottiene ciò che desidera, smette di fare proprio le cose che l’hanno portata lì. L’interferenza (interna o esterna) diventa troppo intensa o le viene dato troppo spazio.

Questa interferenza spesso la chiamiamo successo: lo sai bene se hai letto il mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni. Ogni organizzazione attraversa degli stadi di sviluppo nei quali il successo gioca un ruolo determinante. Per mantenere lo stato di grazia nel quale tutto gira al meglio – il cosiddetto “Prime” – bisogna lavorare tanto a livello di singoli che a livello di azienda.

Ciascuno in realtà dovrebbe costruire la propria forza a livello mentale attraverso lo sviluppo di resistenza, resilienza e fiducia in sé. Quando sei solido e grande dentro, lo diventi anche fuori. La tua sicurezza determina la grandezza delle sfide e degli obiettivi che intraprendi [fiducia], con quale probabilità raggiungerai tali obiettivi [resistenza] e quanto rapidamente ti riprendi dagli insuccessi [resilienza].

Per ottenere questo risultato è fondamentale focalizzarsi su 3 aspetti principali:

  1. Lascia andare. Perdona e dimentica? Non proprio. Perdona e impara, è meglio. Perdona completamente chiunque ti faccia del male. Allo stesso tempo ricorda la lezione. E la prima lezione di solito è: non fare ulteriori affari con chi ti ha fatto del male. Perdonare ti rende più forte, imparare ti rende più flessibile.
  2. Decidi rapidamente. Una rapida decisione è meglio di una decisione ben ponderata. È importante far bene i compiti non solo raccogliere i dati fondamentali ma imparare a riconoscere quali sono i dati fondamentali per raccoglierli in modo efficace. E poi decidere. E se sbagli? Hai più tempo per recuperare.
  3. Crea la tua forza mentale. Attraverso la meditazione, la corsa, lo yoga: quello che vuoi. Qualunque disciplina ti alleni a una gestione del respiro e della mente, che ti aiuti a svuotarla e trovare rilassamento ed endorfine.

Da cosa parti per costruire la tua resistenza, la tua resistenza e la tua resilienza?

Lo scopo nel leader

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Chi ti vuole convincere che la comunicazione sia tutto ciò che serve alla leadership ti sta mostrando solo una faccia della medaglia. Per quale ragione lo fa? Probabilmente perché vuole venderti la sua formula per il cambiamento, un protocollo di gestione delle persone, insomma una ricetta buona per tutti (e per nessuno).

Nella realtà la questione della leadership è più complessa e quantomeno ha due facce direttamente collegate: è vero che per essere leader, è necessario comunicare da leader. Ma cosa comunichi non può essere solo una formuletta basata su postura, tono di voce o trucchi di magia. La leadership è nell’essenza personale.

Si vive da leader prima e poi si comunica come tale. Per questo la leadership non è un cambiamento automatico o un salto che si fa nel corso di un fine settimana: è una pratica quotidiana che porta a una trasformazione e a una crescita interiore solida e permanente. Un modo molto comodo per scoprire tutte le caratteristiche del leader e come svilupparle le puoi trovare ad esempio nel mio audiolibro “Come diventare un leader di successo”.

Vediamo insieme intanto qualche esempio pratico per creare la tua leadership sul lavoro:

Rendi chiaro lo scopo: un leader in azienda conosce almeno 3 tipi di perché: il perché dell’azienda (lo scopo comune), il proprio perché (lo scopo personale) e il perché dei propri collaboratori (lo scopo personale di ciascuno). A quel punto il lavoro principale è quello di assicurarsi che questi scopi siano sempre chiari a tutti e che siano tra loro allineati. Se si creano delle dissonanze in questo schema la “macchina” aziendale inizia a non funzionare più bene. Trovi qualche esempio pratico nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni.

Crea fiducia: la fiducia crea il leader e il leader crea fiducia. Si alimentano a vicenda. Nel dubbio, comunque, inizia tu: dai fiducia. Nel lavoro e nel comportamento delle persone, nei tuoi collaboratori, nei tuoi colleghi. Ciascuno deve sapere di avere la tua fiducia. Dare fiducia infatti accrescere l’autostima delle persone e avere collaboratori consapevoli e forti è un vantaggio per tutta l’azienda.

Fai il punto della situazione: a seconda del tuo ruolo in azienda il punto della situazione sarà più o meno ampio o dettagliato. Se non hai ancora un ruolo di leadership riconosciuto e desideri costruirlo, avere la possibilità di fare il punto può aiutarti a far emergere la tua capacità di pensiero sistemico (caratteristica fondamentale per un leader oggi). In ogni punto della situazione è fondamentale individuare punti di forza, punti di debolezza e soluzioni per il miglioramento.

Offri il tuo supporto: questo non significa deresponsabilizzare le persone sui loro compiti. Significa esserci quando serve, mostrare la via per la soluzione e supportare le persone nel loro percorso di crescita. Il leader è parte della squadra ed è al suo servizio. Altrimenti è solo un capo. Se va tutto bene fa un lavoro di coordinamento e di organizzazione. Se c’è una crisi è il primo che scende in campo e si dà da fare per risolvere la situazione.

Aiuta a definire i ruoli: un leader è in grado di saper valorizzare le caratteristiche delle persone. Comprende le capacità delle persone, le aree di miglioramento (ricordi Super You? I talenti unici delle persone sono una risorsa enorme per la persona stessa e per l’azienda che decide di svilupparle) e i limiti. Riconoscere tutti questi aspetti aiuta a massimizzare il potenziale, del singolo in primis e poi della squadra. Scegliere la persona più adatta per il ruolo che deve ricoprire renderà più semplice la scelta (e l’accettazione da parte della squadra).

Cerca feedback: su tutto. Sul tuo lavoro, sul lavoro della squadra, sulle politiche dell’azienda. Ci sono punti di vista che potresti non aver preso in considerazione. Questi punti di vista potrebbero fare la differenza di cui hai bisogno per realizzare il miglioramento che hai in mente. Il grande antropologo Gregory Bateson diceva “servono due per conoscerne una”. Pensa quante persone possono servire per conoscere davvero una squadra, una divisione aziendale, una intera azienda.

Infine, ricorda la cosa più importante: va bene la performance allo stesso tempo è fondamentale sottolineare i successi, le vittorie. Festeggia quando le cose vanno bene. Istituisci una sorta di ritualità: quando si conquista un nuovo cliente, si raggiunge un obiettivo di vendita, si realizza un progetto. Trova qualcosa di sostenibile per l’azienda e di piacevole per i collaboratori. Falli sentire parte di qualcosa di più grande del quale è bello esserne parte.

Lo scopo della leadership infatti è quella di creare altri leader. Ciò avviene attraverso la fiducia, con l’aiuto alle persone a definire la propria identità sul lavoro, a comprendere i valori dell’azienda (e a lavorar sui propri), lavorare sulle competenze (hard e soft skill) e favorire comportamenti che replichino questo modello in un ambiente di lavoro che stimola la crescita della persona (come lavoratore e come essere umano).