Monthly Archives

Aprile 2020

Gruppo di pari e gruppo di dispari: una occasione per crescere

By | Blog

Tony Robbins sostiene che “la qualità della vita di una persona è il più delle volte un riflesso diretto delle aspettative del suo gruppo di pari”. In pratica significa che migliore è la qualità del gruppo di pari che crei, più possibilità hai di raggiungere gli obiettivi che hai fissato e realizzare il successo che desideri.

Di recente con Extraordinary ho introdotto il concetto di gruppo di dispari e ho deciso di realizzare con l’aiuto del mio gruppo, un incontro, un vero e proprio dialogo con menti straordinarie aperto al pubblico. Con l’Extraordinary Talk ti offro la possibilità di prendere parte a una conversazione di alto livello con persone ed esperienze diverse dalle tue e proprio per questa ragione capaci di arricchirti attraverso il racconto e la testimonianza del modo in cui ognuno di loro ha fatto la differenza.

L’Extraordinary Talk infatti è l’evento per vivere conversazioni straordinarie con persone straordinarie: una giornata in cui il tuo gruppo di dispari sarà composto da uomini e donne brillanti, eccellenze nel proprio campo: manager, astronauti, medici, coach e psicoterapeuti. Il gruppo di dispari si crea quando grandi menti con esperienze speciali e background molto diversi fra loro si riuniscono in un solo luogo, per un tempo limitato, per concentrare competenze energie e focus.

Uno dei tanti motivi per prendere parte a questo evento è che quando desideri ottenere dei risultati, puoi sempre modellare qualcuno che sta già ottenendo quei risultati. Questo è un principio fondamentale da tenere a mente ed è una risorsa utilissima. Cercare (e trovare) l’esempio di un gruppo di persone straordinarie significa acquisire un vantaggio competitivo enorme.

Infine, ricorda che ogni volta che frequenti un corso di Extraordinary hai la possibilità di accedere a un gruppo segreto su Facebook dedicato ai partecipanti. Un vero e proprio punto di incontro per persone che hanno interesse nel Coaching e nella crescita personale, nella PNL e nelle Dinamiche a Spirale, nel quale puoi scambiare idee, opinioni, richieste e assistere a dirette nelle quali io personalmente affronto tematiche di interesse per ciascuno.

Focus!

By | Blog

Il Focus insieme al Linguaggio e alla Fisiologia è uno dei tre elementi in grado di influenzare lo stato emotivo. E lo stato emotivo è quello che determina il significato che dai alla realtà che vivi. Questo conferisce allo stato una importanza davvero chiave per avere una vita felice e ricca di significato. Tutti e tre questi elementi sono sotto il tuo controllo: per questo imparare a gestire in modo adeguato ognuno dei tre può fare la differenza.

Il tuo focus, la tua attenzione cioè determina le esperienze che vivi e le esperienze che vivi determinano la vita che hai. Mi spiego meglio: oggi si parla spesso di deficit di attenzione, di bombardamento mediatico, e molti telefoni di ultima generazione hanno integrato nel loro software una applicazione che monitora il benessere digitale che mostra non solo quanto tempo si trascorre al telefono ma anche e soprattutto quante notifiche si ricevono, quante volte cioè ci siamo distratti da ciò che stiamo facendo per controllare lo smartphone.

Oggi, in un mondo in cui tante esperienze si fondono insieme in un continuum di sensazioni fra il reale e il virtuale – la temperatura della stanza in cui ti trovi e il modo in cui ti fa sentire il messaggio di un collega o di un amico – la possibilità di distrarsi e dirottare l’attenzione verso il superfluo è enorme. Per essere costantemente presenti e gestire meglio lo stress, dobbiamo rafforzare la nostra abilità di gestione del Focus.

La gestione dell’attenzione non è solo un modo di controllare le distrazioni: anche perché se fosse vero che si potessero controllare le distrazioni, basterebbe farlo. Non è così semplice. Bisogna innanzitutto essere presenti al momento, entrare nel flusso dell’azione e massimizzare l’attenzione, in modo da poter liberare la propria ispirazione. Si tratta di agire con intenzione, invece che reagire agli eventi. Ti ho parlato spesso di questa differenza: l’azione fa la differenza.

Allora perché non viviamo solo le esperienze che desideriamo e creiamo la vita come la vogliamo? Viviamo in un mondo con molte più distrazioni di quante ne esistesse negli anni la nostra attenzione è costantemente richiesta da molte fonti. È qui che puoi fare la differenza, attraverso una gestione dell’attenzione mirata. Mettere in pratica la gestione dell’attenzione significa creare opportunità durante la giornata per sostenere le tue priorità.

Ricordati che puoi sempre limitare i fattori esterni: la tecnologia è al tuo servizio, non il contrario! Puoi prendere il controllo e disattivare le notifiche, puoi utilizzare le cuffie, se ascoltare musica ti aiuta a concentrarti ma le distrazioni che provengono dall’esterno sono poca cosa in confronto a quelle interiori anche perché il nostro cervello inventa mille modi per distrarci se non scegliamo come gestire le sue risorse.

Quindi dedica il tuo impegno soprattutto a gestire i fattori interni:

Gestisci i tuoi pensieri. La mente è fatta per divagare, è vero. L’evasione della mente è una delle caratteristiche più belle del nostro cervello. Quando questo vagabondaggio dura troppo, fermala e riportala a casa. Con gentilezza. Fermati e respira. Concentra la mente sul respiro. Quando inspiri e quando espiri. Esercitati a notare quando la tua mente sta deviando nella sua direzione e guida delicatamente la tua attenzione verso il punto in cui vuoi.

Gestisci il tuo comportamento. L’attenzione si esaurisce. Di tanto in tanto hai bisogno di ricaricarla. L’attenzione per fortuna è rinnovabile. Ha bisogno di luce e aria, ha bisogno di cibo sano e luce calda. Quando sei da troppe ore al computer e non riesci più a concentrarti non forzare la tua mente in questo percorso. Lascia andare. Semplicemente. Non forzare. Dalle tempo, l’attenzione torna da sé.

Autostima e autoefficacia: tre spunti dagli sport di resistenza

By | Blog, Massimiliano Spini

di Massimiliano Spini

Spesso sentiamo parlare di autostima, di come sia necessario averne in giusta misura e di come la carenza di questo aspetto sia piuttosto comune al giorno d’oggi. Tra autostima e autoefficacia c’è una stretta relazione, infatti possiamo aumentare la nostra autostima quando ci impegniamo a migliorare il nostro senso di autoefficacia.

Sport di resistenza e senso di autoefficacia sono decisamente in stretta connessione. Prima di approfondire diamo una definizione di autoefficacia: la convinzione che abbiamo nella nostra capacità di dominare una determinata attività.

Un atleta che pratica una disciplina di endurance, per forza di cose, è dotato di un alto senso di autoefficacia, altrimenti non si metterebbe continuamente in gioco alla ricerca del proprio limite. Il mio lavoro di Coach è molto influenzato dal fatto che io sia anche un Ultra Runner, pertanto, quando lavoro sull’autoefficacia insieme ai miei Clienti, li porto ad analizzare proprio le caratteristiche tipiche degli appassionati di sport di resistenza. Vediamo insieme tre di queste caratteristiche che possiamo trasferire in altri contesti, nel business per esempio, oppure nella vita privata.

Focus sulla soluzione

L’Ultra Runner, così come ogni atleta di endurance, dotato di alto senso di autoefficacia si focalizza sulla soluzione e non sul problema: è inutile e dannoso concentrarsi sulla stanchezza, sulla fatica, sul dolore. È decisamente più funzionale focalizzarsi sul prossimo obiettivo. Magari il prossimo punto intermedio della gara, dove sarà possibile bere, mangiare e riposarsi un po’. Allo stesso modo, nella vita di tutti i giorni, è poco funzionale disperdere le nostre energie per cercare di controllare in qualche modo aspetti sui quali non abbiamo nessuna influenza. Molto meglio essere, come si suole dire, dalla parte della soluzione piuttosto che dalla parte del problema. Per fare ciò il primo passo è puntare la nostra attenzione sugli aspetti che possiamo controllare o che possiamo per lo meno influenzare.

Accettazione del fallimento

L’atleta di discipline di resistenza dotato di alto senso di autoefficacia considera il fallimento come parte del gioco: volersi spingere oltre prevede il rischio di non farcela. L’Ultramaratoneta non è stimolato da una performance che ha la certezza di portare a termine. In Programmazione Neuro Linguistica si dice che non esistono fallimenti, ma solo risultati desiderati e risultati non desiderati, l’unico fallimento è rinunciare senza imparare nulla. Teniamoci comunque il concetto di fallimento inteso come l’aver mancato il bersaglio, il non essere riusciti ad ottenere ciò che ci eravamo impegnati a perseguire. Quando ci mettiamo in gioco e ci prendiamo dei rischi dobbiamo considerare la possibilità che la nostra sfida non ci veda vincitori, dobbiamo essere consapevoli che se l’obiettivo è, come si dice negli Stati Uniti, challenging potremmo non riuscire a raggiungerlo. D’altronde, se facciamo sempre centro significa che il bersaglio al quale tiriamo è troppo grande oppure troppo vicino, e questo ci impedisce di crescere (e alla lunga ci annoiamo).

Responsabilità

Infine, un Ultra Runner dotato di un elevato senso di autoefficacia si considera responsabile dell’eventuale fallimento: non mi sono allenato abbastanza, non mi sono riposato quanto avrei dovuto, mi sono alimentato in modo errato, e così via. L’atleta di endurance non cerca scuse o alibi, se fallisce si fa carico al 100% della responsabilità di quanto accaduto. Così facendo sa di avere il potere di correggere il tiro e riprovarci. Certo, questo non può escludere la possibilità che un fattore esterno sul quale non abbiamo il minimo controllo ci impedisca di raggiungere il nostro traguardo (ad esempio la nostra gara viene annullata per maltempo), ma d’altra parte anche questo fa parte del gioco, e, come abbiamo appena visto, l’accettazione del fallimento è una risorsa che dobbiamo avere a nostra disposizione.

Come potresti applicare questi spunti nella vita di tutti i giorni?

Prova a rispondere sinceramente a queste domande:

Hai la tendenza a focalizzarti sul problema oppure sulla soluzione?

Ti capita spesso di sprecare le tue energie in attività che non possono in alcun modo migliorare la situazione?

La possibilità di non riuscire nella tua impresa rappresenta uno stimolo oppure un ostacolo insormontabile?

Ti fai carico delle responsabilità oppure tendi a “scaricare il barile”?

Lavora sul tuo senso di autoefficacia proprio come fa un atleta di endurance, questo ti permetterà di guadagnare in solidità ed efficacia in qualsiasi ambito.

Scrollarsi di dosso l’impossibile

By | Blog

Esiste il luogo comune, molto diffuso nelle aziende italiane, che aumentare la produttività significhi unicamente fare di più. Quando si ha l’impressione che un collaboratore lavori o produca poco, gli si affidano altri compiti. E la persona inizia ad andare in sofferenza, ad essere frustrata e infelice di sé e del lavoro.

Ciò accade più di frequente con persone orientate al comportamento perfezionista. Queste persone possono essere risorse molto utili per l’organizzazione e portare un contributo di qualità che andrebbe valorizzato. Allo stesso tempo in azienda contano anche i numeri e una persona con una performance molto sotto la media può diventare un problema.

Bisogna aiutare questa persona a scrollarsi di dosso il peso di un livello impossibile di risultato che le impedisce di esprimere il massimo potenziale. Come si fa tutto questo? Aiutandola a fare attenzione a tre aspetti fondamentali:

Ammettere un errore, di tanto in tanto. Le persone che tendono al comportamento perfezionista, fanno quello che fanno con il costante timore dell’errore. Per questo lavorano con il freno a mano tirato, in modo più lento e macchinoso di quello che potrebbero fare se solo si concedessero la possibilità di sbagliare.

Il modo più efficace per aiutare a migliorare questo comportamento è lasciare margine di errore e gestione alla persona. Iniziare a farla ragionare per obiettivi e dare la possibilità alla persona di autovalutare il proprio lavoro anziché dipendere costantemente da giudizio altrui.

Distinguere fra elementi importanti e superflui: fra importante e superfluo ci sono almeno cinquanta sfumature di… lavoro. Le persone che tendono al comportamento perfezionista hanno difficoltà a designare le decisioni come irrilevanti. A loro piace avere il controllo di tutto. Perché? Perché le imperfezioni li infastidiscono e pensano di potere o dovere controllare tutto.

Il modo più efficace per aiutarli a cambiare questo comportamento è permettergli di lasciar andare di tanto in tanto qualcosa: rinunciare al controllo su alcune scelte e prestare attenzione a quanto sia bello essere sollevati dal fardello delle attenzioni minuziose. Quella leggerezza di prendere una decisione in modo semplice non ha prezzo.

Lavorare sulla flessibilità: la flessibilità è una caratteristica principe delle persone capaci di gestirsi emotivamente. Il primo nemico della flessibilità sono le abitudini. Spesso chi tende al comportamento perfezionista accumula abitudini su abitudini per essere sicuro di non uscire mai dalla propria zona di comfort.

Il modo migliore per aiutare a correggere questo comportamento è sicuramente quello di offrire elementi di cambiamento in modo graduale. Riconoscere che abitudini che una volta erano importanti per la propria produttività o lo sviluppo di nuove competenze, oggi le hai superate.

L’intenzione positiva che guida il comportamento perfezionista è spesso una passione per l’eccellenza, la volontà di far emergere le proprie qualità, il desiderio di affermarsi. Ad un certo punto tutto questo può diventare auto-sabotante se porta a comportamenti poco efficaci e abitudini che proseguono al di là della loro utilità. Proprio per questo le persone che lo mettono in pratica sono elementi preziosi con un potenziale di miglioramento enorme.

Riesci a immaginare quali e quanti obiettivi potrebbero realizzare se fossero affiancate da un Coach in azienda?

Come puoi aiutare i tuoi figli a costruire la fiducia in loro stessi?

By | Blog

Partiamo da una questione basilare: i bambini non nascono con le paure. Come dice il mio maestro Richard Bandler, fondatore della PNL insieme a John Grinder e Frank Pucelik, le uniche paure con le quali nasciamo sono quella di cadere e quella dei rumori forti: tutte le altre sono acquisite.

Quindi, quando parliamo di fiducia, parliamo innanzitutto di rinforzare un talento innato. La fiducia in sé stessi infatti è ciò che permette a un bambino di alzarsi in piedi e camminare dopo essere caduto decine di volte nel tentativo. I bambini infatti non nascono con fobie sociali come la paura di fare brutte figure in pubblico. 

Ed è proprio per questa ragione che i bambini crescono e imparano con una rapidità che noi adulti abbiamo quasi completamente dimenticato. Poi ad un certo punto questo meccanismo inizia a incepparsi, inizia la preoccupazione per quello che pensano gli altri. Questo meccanismo appartiene a tutti e come genitori possiamo intervenire per bilanciarlo con una adeguata dose di fiducia.

E come sia aiutano i propri figli a creare questa fiducia? Vediamo insieme:

Esprimere fiducia crea fiducia: questa è la regola di base. La migliore forma di fiducia che si può esprimere è quella nelle risorse del bambino. Incoraggiarlo a trovare la soluzione e rincuorarlo sul fatto che può cercare le risorse per risolvere il problema. Non è detto che le abbia tutte a disposizione nel momento in cui si presente il problema, infatti. Questo ad esempio ce lo insegnano le Dinamiche a Spirale: l’insegnamento più importante è che crescere è la soluzione.

Si migliora con la pratica: incoraggia l’impegno e la pratica. I bambini non vanno premiati per i risultati ma per l’impegno che mettono in ciò che fanno. Non porre troppa attenzione al “come”, lascia che il bambino cresca e sviluppi competenze e fiducia contemporaneamente in una condizione di totale supporto.

Non fare lo spazzaneve e offrigli nuove sfide: i genitori spazzaneve sono quelli che lavorano al posto dei figli nel raggiungimento degli obiettivi. E questo toglie tutto il gusto della sfida, la ricchezza dell’apprendimento con l’esperienza e distrugge il valore di ciò che possono ottenere con l’impegno. Offrire ai bambini sfide adeguate alla loro età li aiuta a comprendere il valore dell’errore come una bella (e inevitabile) parte del processo di crescita.

Affrontare un percorso di crescita personale, oggi

By | Blog

Prendersi del tempo per lavorare su sé stessi è sempre un ottimo investimento. Il tempo infatti è la risorsa più preziosa che abbiamo ed è importante scegliere di investirlo per crescere, per mettere a frutto quelle capacità che ciascuno ha e merita di sviluppare.

Per ottenere questo risultato, la crescita e il miglioramento desiderati, è necessario porsi delle sfide, dei traguardi, degli obiettivi da raggiungere. Come ricordo spesso nei miei corsi, se l’obiettivo di un alpinista fosse arrivare sulla cima della montagna, allora ci andrebbe in elicottero, risparmiandosi la fatica.

La vetta è il punto di arrivo ed è anche un pretesto per affrontare il percorso. Il sentiero, con tutte le sue difficoltà. Porti delle sfide ti spinge a superare i tuoi limiti e le tue paure, e ad andare nel profondo di te stesso, trovando nuove risorse: quelle sono la crescita di cui hai bisogno.

Nel mio libro “La vita come tu la vuoi ti guido nella realizzazione del tuo progetto più bello: te stesso. Ci sono alcune attività dalle quali puoi iniziare la tua crescita; sono quelle piccole differenze che fanno una grande differenza. Ecco quelle più efficaci:

Ascolta, leggi e scrivi: niente di più semplice. Trova il tempo per ascoltare pensieri, idee, persone interessanti. Audiolibri, podcast, Ted Talk (da quest’anno anche Extraordinary Talk) e espandi il tuo universo. Leggi libri e riviste, soprattutto saggi e i grandi classici del romanzo. Infine, scrivi. Un diario va benissimo per iniziare. Post sul tuo lavoro: qualcosa che conosci bene come la tua vita o il tuo lavoro. Ti servirà per migliorare nel mettere ordine ai tuoi pensieri e scaricare a terra le emozioni.

Vai a dormire presto e alzati prima: se hai una vita intensa come immagino lo sia, devi trovare i tuoi spazi di silenzio e libertà. Alzati presto. Sono poche le persone che lo fanno e fra queste ci sono molte delle persone che ottengono risultati straordinari. Nel silenzio della mattina puoi fare le cose con calma, prenderti il tempo per te e lavorare a mente fresca ai progetti che ti stanno più a cuore prima che la famiglia, il lavoro e la vita prendano il sopravvento.

Fai un detox dall’elettronica: le luci degli smartphone fanno andare in tilt i meccanismi della melatonina, si dorme peggio e ci sveglia nervosi. Spegni lo smartphone un’ora prima di andare a dormire e lascialo lontano dal letto. Lo usi come sveglia? Fai un giro su Amazon: vendono degli apparecchi che sono proprio delle sveglie. Fanno solo quello. Per citare una famosa metafora: esci dalla ruota del criceto dei social network, prima di dormire e appena sveglio. Se proprio vorrai, troverai il tempo per tenerti aggiornato durante il giorno.

Infine, tralascia il “come” in qualunque di queste e di altre attività. Soprattutto quando le inizi. Il “come” non è importante. Questo non vuol dire fare i dilettanti allo sbaraglio. Se vuoi fare il Coach, inizi per gradi: non ti basta leggere un libro o fare un corso per andare dall’amministratore delegato di una multinazionale a proporre i tuoi servizi. Guarda, ascolta, leggi, impara e metti in pratica. Con coraggio e senza esagerare. All’inizio non è importante “come” fai quello che fai, se ciò che fai ti piace, ti fa star bene ed è ciò che ami.