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Aprile 2020

Qual è la differenza fra Coaching e consulenza?

By | Blog

La differenza sostanziale fra consulenza e Coaching è questa: in una consulenza, il consulente ti porta una soluzione preconfezionata. Magari personalizzabile. Ma preconfezionata. È una soluzione utile. Risponde in modo semplice a un bisogno comune a tante persone. Un software può essere l’oggetto di una consulenza: lo personalizzi quel tanto che basta ad avere il logo della tua azienda, i nomi del personale e alcune funzioni che ti interessano particolarmente. In questo la consulenza è imbattibile.

Il Coaching è differente dalla consulenza. Il Coaching, quello fatto bene, quello con la C maiuscola non ti porta soluzioni preconfezionate. Ti aiuta a comprendere quali sono le tue necessità, i tuoi bisogni – quelli davvero importanti – e ti aiuta a comprendere le ragioni per le quali vuoi quello che vuoi. Una volta che ti ha aiutato a comprenderlo non ti offre una soluzione pronta: richiede che inizi il tuo percorso di crescita. Il Coaching ti chiede di fare tutto quello che serve per essere la persona che desideri.

E una buona scuola per Coach – una di quelle scuole per Coach che formano dei Coach con la C maiuscola – ti dovrebbe insegnare proprio a fare questo: a stare un passo indietro al cliente o meglio ancora un passo di lato e aiutarlo a ottenere i risultati che desidera senza prenderlo in braccio e portandolo dove vuole, ma aiutandolo a comprendere come e soprattutto perché lo vuole. E ogni volta che sembra aver perso la strada, il Coach lo aiuta a ritrovare la direzione.

Una buona scuola per Coach dovrebbe fare questo. La nostra Extraordinary Coaching School lo fa. Per questo non propongo i nostri servizi a tutti e seleziono gli ingressi: non tutti possono essere degli Extraordinary Coach. La ragione è semplice: non tutti lo vogliono! Essere un Extraordinary Coach è faticoso, richiede impegno, fatica e studio.

Poi quando finisci il percorso inizi a lavorare seriamente, perché le persone sanno che porterai risultati, sanno che lo farai in modo etico, sanno che un Extraordinary Coach è un professionista integro, cioè non spezzettato: conosce tutto il buono che è in lui e accetta i suoi limiti. Ha lavorato per diventare quella persona straordinaria e accetta di farlo per tutto il resto della sua vita perché sa che la qualità non è un traguardo ma un percorso di crescita continuo.

Per diventare un Extraordinary Coach hai una sola occasione ogni anno: partecipa a “Il Coaching secondo Claudio Belotti. Conosciamoci, impara il mio metodo originale “One Hand Coaching”, scopri i miei valori, il mio amore e il mio rispetto per questa professione straordinaria che svolgo da ormai quasi trenta anni, in Italia e nel mondo, che mi ha portato a diventare “Master Trainer” per Anthony Robbins e “Master Trainer in NLP for Business” scelto direttamente da Richard Bandler co-creatore della PNL insieme a John Grinder e Frank Pucelik.

La resilienza nelle sfide

By | Blog, Massimiliano Spini

di Massimiliano Spini

La parola “resilienza” ha diversi significati, tra questi ce n’è uno che fa riferimento all’utilizzo ottimale delle nostre risorse, in primis la nostra energia. Più corri, più il tuo corpo impara a compiere il gesto atletico consumandone la minor quantità possibile. Non c’è spazio per gli sprechi. Partendo da questo presupposto è facile capire quanto sia importante concentrarci sulle cose che puoi controllare o comunque gestire. Focalizzare la tua attenzione su cose sulle quali non hai il minimo controllo è un inutile spreco di energie. Questo non vale solo nell’ambito dell’Ultrarunning, è un concetto trasversale applicabile a ogni singolo contesto della nostra vita.

Proattivo o reattivo?

Stephen Covey, il famoso autore nell’ambito della crescita personale, sosteneva che nella nostra vita esistono due sfere: la sfera della preoccupazione e la sfera di influenza. La sfera della preoccupazione è costituita da tutto quello che vorremmo cambiare, ma su cui non abbiamo alcun potere. La sfera di influenza, al contrario, è costituita da tutti gli ambiti sui quali possiamo intervenire. In tema di resilienza questo è un concetto molto importante, perché a seconda della sfera sulla quale investiamo la maggior parte delle nostre energie, possiamo definirci reattivi o proattivi. Siamo reattivi se passiamo la maggior parte del nostro tempo con l’attenzione puntata sulla sfera della preoccupazione. Siamo proattivi se invece focalizziamo gran parte della nostra attenzione sulla sfera di influenza. Se passiamo tutto il tempo a reagire agli stimoli e agli input non avremo tempo ed energie per costruire qualcosa di nostro, per seguire la strada che abbiamo scelto. Se invece ci sforziamo di essere proattivi saremo in grado di dare una direzione ai nostri sforzi.

Resilienza nelle sfide

Ti faccio un esempio riguardante il mio mondo, il mondo dell’Ultrarunning: durante un Ultra Trail non è molto produttivo preoccuparci del freddo, della pioggia e lasciare che questa preoccupazione influenzi negativamente la nostra prestazione. Molto meglio essere proattivi e portare con noi indumenti tecnici in grado di proteggerci dalle intemperie. Ci sono diversi modi per migliorare la resilienza, in questo caso possiamo dire che, per affrontare al meglio le sfide, è importante focalizzare la nostra attenzione sulla sfera di influenza e gestire al meglio tutto ciò su cui abbiamo il controllo. Per tutto ciò che non possiamo controllare è una buona idea attrezzarci e predisporci aspettandoci che possa accadere la cosa peggiore. Questo, ovviamente, vale per affrontare con resilienza qualsiasi sfida: un Ultra Trail, la ricerca di un nuovo impiego, la costruzione di una relazione intima. Vale soprattutto per la sfida più importante: la TUA.

Dove concentri le tue energie durante la TUA sfida?

Sulla sfera della preoccupazione o sulla sfera di influenza?

Sei una persona reattiva o proattiva?

Vuoi ripartire alla grande dopo questo lungo stop forzato? Iscriviti subito al webinar che terrò sabato 2 maggio alle 11:00: “Ultra Life: resilienza e ripartenza”. Mai come ora c’è bisogno di resilienza, mai come ora siamo di fronte ad una grande sfida. Forse non ti serve essere in grado di correre per 150 chilometri intorno al Monte Bianco, ma sicuramente ripartire al meglio richiederà tutto il tuo impegno.

Perché accontentarti di tornare alla normalità quando puoi approfittarne per riprendere la tua vita in modo straordinario?

Ti aspetto sabato 2 maggio alle 11, clicca qui per iscriverti: “Ultra Life: resilienza e ripartenza“.

Come si diventa leader?

By | Blog

La leadership è innanzitutto consapevolezza. Consapevolezza di sé – di chi si è, di ciò che si ha e di ciò che si fa – e degli altri – della loro esistenza in quanto esseri umani e dei loro bisogni. Per essere leader infatti è necessario conoscere sé stessi e gli altri. Bisogna essere in grado di vedere il meglio di sé e degli altri e sviluppare la capacità di valorizzare ogni persona per l’essere unico che è. Per questo è fondamentale iniziare a conoscere e sviluppare i propri talenti.

Nel mio libro “Super Youti invito a fare proprio questo: individua e fai crescere il tuo super potere, l’abilità, la capacità, il talento che ti rendono unico. Attraverso la lettura del mio libro puoi seguire un percorso di Coaching personalizzato che ti aiuterà a individuare il tuo talento speciale. Poi dovrai prendere questo talento e allenarlo il più possibile e renderlo il fulcro della tua crescita.

Per questa ragione a un certo punto avrai la necessità di andare oltre la tua stessa esperienza e confrontarti con qualcosa di più grande vedere quali sono le idee, le soluzioni, quali sono gli esempi di persone che hanno affrontato sfide, difficoltà, problemi complessi prima di te. Proprio l’esempio di queste personalità è una costante fonte di ispirazione per chi vuole andare oltre.

Per dare a quante più persone possibile questa possibilità ho scelto di creare l’Extraordinary Talk, un evento ricco di ospiti straordinari con i quali realizzeremo una conversazione piena di contenuti utili alla crescita personale e professionale. Fra gli oratori che ho scelto ci sono Paolo Nespoli, Patrizia Belotti e Luca Mazzucchelli. Le ragioni che mi hanno spinto a sceglierli sono diverse. I loro stili di leadership sono molto differenti e dal loro esempio possiamo imparare subito 3 lezioni importanti sulla leadership:

Rimettere al centro l’individuo: in ogni organizzazione è necessario rimettere al centro la persona con i suoi talenti le sue caratteristiche peculiari e i suoi talenti. Essere leader significa innanzitutto mettersi al servizio del talento e aiutarlo a svilupparsi per creare valore per sé e per la propria azienda.

Responsabilizzare e dare fiducia: la catena di comando e di controllo dell’azienda e di ogni settore può funzionare meglio. In che modo? Se ogni persona viene investita di una piccola – o grande responsabilità – nei confronti dell’azienda. Non più travet pagati per fare quello che gli si dice ma persone con il potere di determinare un cambiamento positivo.

Guidare con l’esempio: per ottenere il cambiamento è necessario partire da sé e impersonare il cambiamento che si desidera vedere in azienda, nella vita, nel mondo. L’esempio delle persone straordinarie che incontrerai all’Extraordinary Talk ci insegna proprio questo: per avere i risultati che desideri devi essere il leader che vuoi.

Quanto altro potrai imparare quando li vedrai dal vivo all’Extraordinary Talk? Cosa aspetti, riserva subito il tuo posto!

Lo scopo nella vita

By | Blog

Nella mia esperienza di Coach ho visto molte persone vivere e lavorare in modo disallineato, distanti cioè tra ciò che fanno e ciò che sono. Mi spiego meglio: ciascuno di noi ha almeno uno scopo nella propria vita. Un faro che ci guida nelle nostre scelte e che influisce su tutti gli aspetti della nostra vita. Con il mio metodo One Hand Coaching (puoi trovarlo spiegato in dettaglio nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicitào viverlo in azione nel corso “Il Coaching secondo Claudio Belotti) puoi individuare facilmente questo faro per e farti guidare sulla strada verso la migliore versione di te.

E a cosa serve individuare il proprio scopo? Proprio come si fa in azienda, quando si individuano Vision e Mission, anche nella vita di tutti i giorni è importante stabilire obiettivi e ragioni per le quali si vuole perseguire questi obiettivi. Lo scopo infatti è la ragione che dà senso agli obiettivi che ti prefiggi. Lo scopo è (o dovrebbe essere) sostanzialmente irraggiungibile, una sorta di punto oltre l’orizzonte. Irraggiungibile perché non serve raggiungerlo: il viaggio verso lo scopo è già lui stesso una fonte di soddisfazione e felicità personale.

Avere uno scopo ti consente di scegliere più facilmente quali sono le cose importanti della vita, cosa ha davvero senso per te. Ecco alcuni buoni motivi per farlo:

Lo scopo permette di avere obiettivi migliori. La definizione degli obiettivi è fondamentale per creare il proprio successo personale. Allo stesso tempo creare obiettivi senza uno scopo da raggiungere rende il lavoro sugli obiettivi meno efficace. Pensa al tuo scopo come a una destinazione. Lo scopo è la direzione, gli obiettivi sono le tappe sulla strada verso lo scopo. L’importante quindi non è il traguardo ma il viaggio. Invece di fissare piccoli obiettivi e sperare di arrivare nel posto giusto, avere una destinazione lontana ti permette di muoverti progressivamente nella giusta direzione.

Lo scopo ti aiuta a definire le tue aspettative. Definire il successo è difficile: ciò che è considerato “di successo” per una persona potrebbe non essere per un’altra. Definire il tuo scopo ti consente di stabilire le tue aspettative di successo. Quando sai cosa vuoi realizzare nella vita puoi stabilire facilmente se stai soddisfacendo le tue aspettative, la tua idea di successo insomma. E quando sai cosa significa successo per te e per la tua azienda, puoi sentirti sicuro delle decisioni personali e aziendali che prendi.

Lo scopo ti aiuta a capire chi sei. Quando individui il tuo scopo diventa più semplice comprendere chi sei veramente. Qual è la tua identità come persona o come imprenditore? Come manager o professionista? Come dipendente o freelance? Il tuo scopo ti racconta qual è la persona che realizzerà tutto quello che hai in mente. Pensa alla sicurezza che puoi avere quando hai certezza della persona che sei: quella forza viene da dentro di te. E come dice il mio maestro Tony Robbins quando sei forte e solido dentro, lo diventi anche fuori.

Il passo più importante

By | Blog, Massimiliano Spini

L’Ultrarunning è una disciplina molto particolare e faticosa: si tratta di correre per lunghissime distanze su sentieri di montagna. Decine, centinaia di chilometri con migliaia di metri di dislivello. Correre per decine di ore, durante il giorno sotto il sole, durante la notte al freddo, con qualsiasi condizione climatica, contro il dolore e la fatica.

La domanda che più frequentemente mi viene fatta è: “Come si può correre per 150 chilometri intorno al Monte Bianco?”

In altre parole: “Come si possono portare a termine imprese così faticose?” 

La risposta è la stessa che potremmo dare a tante altre domande, come ad esempio:

“Come si può andare avanti nella vita quando tutto sembra essere contro di noi?”

“Come si può resistere quando attorno a noi vediamo solo l’oscurità?”

“In che modo si può ottenere ciò che desideriamo quando riusciamo ad ascoltare soltanto voci ostili?”

La risposta a tutte queste domande è una soltanto: un passo alla volta, un metro alla volta, un chilometro alla volta. Il passo più importante nell’Ultrarunning non è quello che fai quando la lunga corsa ha inizio. Non è nemmeno il passo che fai quando credi di non farcela più ma ti spingi oltre. E non è nemmeno quello che ti permette di tagliare il traguardo.

Il passo più importante dell’Ultrarunning è quello che si compie ancora prima di scendere sul sentiero: quando decidiamo. Quando decidiamo di accettare la sfida e guardare la vita da un nuovo punto di vista: quello di chi smette di essere spettatore e diventa il protagonista della propria vita.

Nelle corse estreme sulle ultra-distanze lo facciamo infilandoci le scarpe da running. Nella vita di tutti i giorni lo facciamo quando ci prendiamo le nostre responsabilità, quando ascoltiamo noi stessi dando meno peso alla voce degli altri, quando ascoltiamo la voce che ci dice “Ce la fai!” e non più quella che ci dice “Non ne vale la pena!”.

Il passo più importante lo compiamo quando decidiamo di assaporare il vero gusto dell’esistenza, il profumo della libertà e l’impagabile sensazione di controllare la nostra vita. Un po’ come quando la fatica di un allenamento ci ripaga con la consapevolezza di essere migliori di prima. Proprio come la fatica di aver dato più di quanto ci è stato richiesto ci consente di diventare più affidabili. O come quel piccolo sforzo di ascoltare davvero le persone a cui vogliamo bene ci rende fieri di essere un punto di riferimento per chi vive accanto a noi.

Tutta la nostra vita è un susseguirsi di decisioni, sul lavoro e nella sfera personale. Se queste decisioni non le prendi tu, qualcun altro lo farà al posto tuo, e molto probabilmente tutto ciò ti porterà in posti che non ti piaceranno. Decidi ora di decidere, accetta la sfida, guarda oltre. Definisci ciò che vuoi davvero e il piano d’azione per arrivarci. Decidi ora e inizia a far succedere le cose. Decidi tu, non lasciare che sia qualcun altro a farlo al posto tuo. Certo, probabilmente non tutte le cose che succederanno ti piaceranno, ma qualcuno dice che se vogliamo far accadere cose belle, dobbiamo far accadere tante cose, e inevitabilmente qualcuna sarà meno bella di altre.

Infilati le scarpe da running e scendi in pista. Fai il tuo primo e più importante passo del tuo viaggio. Lungo o corto che sia poco importa, ciò che importa davvero è che sia il tuo viaggio. Ricorda: un passo alla volta, un metro alla volta, un chilometro alla volta. E arriverai fin dove non hai mai nemmeno pensato di poterti spingere.

Affrontare l’incertezza

By | Blog

Uno degli aspetti più difficili che abbiamo affrontato in questa pandemia da Coronavirus è l’incertezza. Incertezza su quanto sia contagioso, incertezza circa il lavoro e l’economia. Incertezza sul futuro. E l’incertezza a suo modo è un virus. E sicuramente è contagiosa. Passa dalla paura per le notizie che sentiamo in tv che leggiamo su internet o sui giornali. Si moltiplica con la linguistica che utilizziamo e può scatenare in poco tempo una vera e proprio epidemia di paura.

La paura però è un meccanismo della psiche umana fondamentale. Ha il preciso compito di tenerci in vita. Quando qualcosa ci spaventa, attraverso la paura apprendiamo dei comportamenti che ci aiutano a evitare quello stesso pericolo in futuro. La paura ci fa reagire: per questo vivere nella paura è molto faticoso e stressante. Mentre al di là della paura si trova l’azione che è ciò che ci consente di essere proattivi, lavorare alle soluzioni, essere parte delle soluzioni. Per questo scegliere su cosa focalizzare l’attenzione, in questo momento è fondamentale.

Molte persone sui social condividono post che ritengono utili e lo fanno con buone intenzioni, senza magari rendersi conto che stanno spargendo notizie che non fanno altro che diffondere paura e incertezza. Immagina come se fossero i colpi di tosse della paura: nella realtà in questo momento ti esporresti a delle persone che tossiscono o starnutiscono? A meno che tu non sia un medico, obbligato dal lavoro che svolgi a correre questo rischio, non lo faresti. Più leggi la cronaca, più scorri le notizie o i notiziari in tv, più è probabile che ti prenda quella preoccupazione e che involontariamente tu la diffonda.

E proprio come un colpo di tosse o uno starnuto, spesso ciò che condividi online è quasi del tutto involontario, perché magari lo fai senza pensare. Ma uno starnuto può scappare, una condivisione puoi sicuramente controllarla. Ecco questo è il punto. Bisogna cerca di pensare a ciò che si fa. Pensare per conseguenze, soprattutto. Ciò che faccio, che effetti avrà sulle altre persone? Se a me fa paura, rabbia, mi crea dolore, lo farà anche con gli altri? Probabilmente sì. Per questo quando si condivide è meglio pensare a qualcosa che porti speranza e aiuti le persone a superare meglio questo periodo.

Proprio per questa ragione è necessario utilizzare il tempo a disposizione nel miglior modo possibile e mettere in pratica dei comportamenti che possono migliorare la vita anche dopo che tutto questo sarà passato.

Presta attenzione alle micro-abitudini per migliorare i tuoi comportamenti

I grandi obiettivi per la crescita personale – come “meditare un’ora al giorno”, “leggere di più”, “fare un’ora di corsa al giorno” – sono spesso meno sostenibili di quanto pensiamo. Parti piano, inizia in piccolo e poi cresci. Concentrati sui comportamenti più sostenibili e fallo per un tempo più lungo. Queste abitudini dovrebbero essere piccole come pillole da poter mandar giù al volo. Inizia a meditare per pochi minuti o leggere qualche pagina quando hai tempo. E in questo periodo in cui non si può uscire per andare a correre, cogli l’occasione per fare degli esercizi a casa. Inserisci questi micro-comportamenti nella tua routine quotidiana, valuta i tuoi progressi e incrementa gradualmente il tempo che gli dedichi.

Entra in contatto con la tua “calma”

Se uno degli obiettivi che vuoi realizzare è l’integrazione della meditazione nella tua routine quotidiana, puoi decidere di prenderti un momento di pausa di tanto in tanto e notare come ti senti quando sei calmo. Quando lo fai ti accorgerai che la calma si percepisce meglio dell’ansia. Sceglila come tua compagna: la calma è una scelta molto più gratificante rispetto alla paura. Più pratichi la calma e la meditazione, più diventerà la tua norma piuttosto che la tua eccezione. Inoltre, la calma, sebbene sia meno contagiosa della paura, ha un effetto positivo sulle altre persone. Notalo e usalo come ancora positiva per favorire il tuo stato di calma.

Vivi un giorno alla volta: ricordalo.

La nostra mente è programmata per pianificare il futuro. Nei periodi di incertezza nei quali il futuro non si può pianificare o è difficilmente pianificabile questo meccanismo genere preoccupazione. Quando noti che il tuo cervello sta iniziando a perdersi in pensieri e preoccupazioni per il futuro, fai una pausa consapevole e ricordati che si vive un giorno alla volta. E’ una situazione inedita che nessuno di noi ha mai fronteggiato prima. Fai quello che devi fare oggi, fai i tuoi esercizi, lavora da casa, fai le telefonate ai tuoi cari e poi prenditi cura di domani, nel momento in cui arriverà: domani, appunto. Per aiutarti a vivere bene questo periodo puoi scegliere ad esempio di utilizzare una agenda quotidiana nella quale inserire volontariamente a orari prefissati le attività che ti interessano. Affronta il giorno ora per ora, minuto per minuto e anche momento per momento se questo può aiutarti a mantenere la calma e tenere la mente ancorata nel momento presente.

Infine, ricorda che sapere che condividere l’incertezza può diffondere la paura ed è proprio per questa ragione che serve il tuo contributo positivo alla calma collettiva. Resta presente, resta calmo, diffondi fiducia.

Affrontare da leader una conversazione difficile sul lavoro

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Molti leader in azienda si sentono a disagio quando devono affrontare una conversazione difficile con un collaboratore. Questo può essere causa di difficoltà nella gestione dell’azienda, fonte di ritardi e di incomprensioni. A volte è proprio il pensiero stesso della difficoltà della conversazione che la rende ancor più difficile da portare a compimento. Affinché tutto funzioni, alla base certamente ci deve essere un allineamento fra il leader, i suoi valori, i suoi obiettivi, il suo scopo e quelli dell’azienda. E questo vale anche per il collaboratore.

Un leader di successo deve necessariamente affrontare questi momenti spiacevoli per crescere e se non fa in prima persona rischia di intaccare la fiducia del personale, le prestazioni dei team di lavoro e il morale della squadra. E questo ha un effetto sulla prestazione complessiva dell’azienda. Molto spesso non crea un danno ma sicuramente spinge il gruppo a sottoperformare. Procrastinare la gestione dei problemi difficili è spesso segno del ristagno del leader o dell’azienda in uno stadio di sviluppo inadeguato.

Anche nelle aziende più strutturate le condizioni di lavoro in cui operano i leader sono spesso causa di questo problema. Come ti spiego nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni), le aziende rendono al meglio quando si trovano nello stadio detto “Prime”. In questa fase ogni aspetto del lavoro vive uno stato di grazia. C’è un ambiente di lavoro collaborativo e l’apertura verso il miglioramento e la crescita permette a tutti di affrontare con lo spirito giusto anche le comunicazioni più scomode.

Da leader ci sono almeno tre cose che puoi fare per affrontare le discussioni più difficili:

Decidi dove e quando: quando sai che devi affrontare una conversazione complessa, decidi di farlo. Non è detto tu debba farlo immediatamente. Aspettare qualche ora o qualche giorno, può essere la scelta giusta. L’importante è che decidi dove e quando e lo fissi in agenda o lo comunichi alla persona.

Scegli come: il dove che hai scelto può essere attraverso un telefono o via messaggio. E se hai scelto di persona, meglio se in privato. Scegli il mezzo o il luogo più adatto rispetto alla persona con la quale devi parlare. Se sai qualcosa di questa persona e costruisci un canale per parlare in modo aperto, scegli un luogo significativo per entrambi: una caffetteria, il giardino di fronte all’azienda, la sala conferenze.

Stabilisci gli argomenti: fai un sommario degli argomenti che devi affrontare. Se l’argomento è serio non cercare di sminuirlo o di scherzare. In PNL sappiamo che una buona comunicazione passa sempre dalla calibrazione dell’interlocutore. È importante infatti tenere conto momento dopo momento delle reazioni della persona che abbiamo di fronte per comprendere se ciò che stiamo dicendo sta ottenendo l’effetto desiderato o se dobbiamo cambiare qualcosa.

Infine, ricorda sempre di essere gentile e calmo. Porta nella discussione solo gli elementi necessari: tra questi la rabbia e il nervosismo non trovano posto.

Progettare un evento dal vivo in modo straordinario

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Qual è il momento migliore per progettare il tuo evento dal vivo? Questo! Oggi hai la possibilità di studiare, imparare, pianificare e progettare il tuo evento dal vivo. Fra qualche tempo la vita riprenderà a fare il suo corso con i suoi impegni quotidiani. Per dare un senso a questo periodo nel quale tutto scorre più lentamente puoi utilizzare questa occasione per fare tante cose: una di queste potrebbe essere ideare il tuo evento dal vivo.

Lavoro da molti anni nel mondo della formazione e ho sperimentato a mie spese soluzioni che mi hanno portato spesso a commettere errori. Da quegli errori ho imparato molto e oggi posso dire di essere in grado di realizzare ogni volta eventi dal vivo nei quali la soddisfazione dei partecipanti è molto alta. Se hai già partecipato a “il Coaching secondo Claudio Belottisai sicuramente di cosa parlo e se ancora non lo hai fatto ti consiglio scoprire questo evento nel quale ti racconto trenta anni di carriera nel Coaching e come diventare un Coach Straordinario.

Per organizzare un evento dal vivo che abbia un impatto positivo sulla vita delle persone, bisogna partire dalle basi. Ti piace prenderti cura delle persone che ti seguono in aula e curare ogni dettaglio? Inizia da questo e prendi in considerazione tre elementi fondamentali ai quali devi sempre fare attenzione. Questi:

Scegli un luogo adeguato al tuo evento

A seconda del luogo che scegli avrai bisogno di materiali differenti a supporto: dai proiettori alla musica, dall’amplificazione per la voce fino alle lavagne. Più l’aula è grande, più avrai bisogno di mezzi adeguati per far arrivare in modo chiaro il tuo messaggio. Se non hai idea del pubblico che puoi portare in aula, parti basso. Meglio iniziare eventi con un numero di posti limitato e poi crescere che partire con aspettative e numeri elevati e poi andare in difficoltà nella gestione. L’importante è che lo spazio che scegli permetta a tutti i partecipanti di fruire dei contenuti nel modo più efficace: questo è un aspetto chiave di ogni mio corso.

Pensa in modo creativo a risolvere i problemi delle persone

Quando frequenti un’aula di formazione che cosa apprezzi? Che servizi ti piace ricevere? In che modo? Mettiti nei panni dei partecipanti o chiedi direttamente a loro quali servizi si aspettano di trovare. Parti da una domanda semplice: cosa puoi offrire che per te è semplice da organizzare e che alle persone può dare tanto? Nei miei corsi, ad esempio, nella quota è sempre previsto il pranzo: dal punto di vista economico è un impegno importante, dal punto di vista organizzativo pensa a tutto l’albergo che ci ospita, dal punto di vista dei partecipanti è un servizio molto apprezzato.

Stabilisci gli obiettivi dell’evento valutali.

È importante essere chiari su quali sono i risultati che desideri ottenere e misurare se hai raggiunto i tuoi obiettivi. Per avere un quadro più completo puoi sottoporre un questionario ai partecipanti o fermarti a parlare con loro durante le pause o a fine corso per sapere se l’esposizione e la tipologia dei contenuti che hai portato in aula sono hanno incontrato le aspettative che hai creato riguardo al corso. Metti a frutto poi ciò che hai imparato e individua il modo in cui replicare o migliorare gli aspetti positivi dell’esperienza: quali sono le cose che faresti nello stesso modo? Quali quelle che faresti in modo diverso? Il modo migliore per non ripetere un errore è imparare da esso e per mettere a frutto una esperienza è comprendere tutto il buono che c’è in essa.

Il TUO super potere

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“Le persone raramente hanno successo a meno che non si divertano in quello che fanno.” Dale Carnegie

Nel mio libro Super You ti guido in un percorso di Coaching alla scoperta del tuo super potere. Uno dei modi migliori per individuare il tuo scopo passa dalle tue passioni: esse sono il carburante che alimenta il tuo super potere. Qual è il tuo? Cosa ti viene facile nella vita? Per rispondere a questa domanda puoi notare alcuni aspetti della tua vita, come ad esempio:

Ciò che fai ti viene bene in modo semplice: a volte ci troviamo a invidiare una persona perché riesce in qualcosa che ci piace in modo semplice mentre noi fatichiamo, dobbiamo impegnarci e anche con tutto l’impegno non otteniamo risultati significativi. Prova a vederla dal punto di vista degli altri: cosa fai tu che ti viene semplice e facile che gli altri ti invidiano? Se proprio non riesci a individuarlo da te, chiedi agli altri di dirti cosa invidiano di te e secondo loro in cosa riesci bene: è un ottimo punto di partenza.

Gli altri ti chiedono consigli: se ti chiedi cosa sai fare bene e non riesci a dare una risposta, non è detto che gli altri ne sappiano di più. Allora che fare? Nota su quali attività gli altri ti chiedono consigli. In tutte le attività nelle quali sei forte sicuramente dimostri fiducia e affidabilità. Quando gli altri si fidano e ti domandano informazioni, vuol dire che sai di cosa stai parlando. Questo è un ottimo indicatore per determinare i tuoi talenti.

Risolvi facilmente i problemi: quando una attività la conosci come le tue tasche, la ami e hai voglia di svolgerla al meglio riesci anche a trovare le soluzioni più interessanti non solo per risolvere i problemi di ordinaria amministrazione ma anche per migliorare e rendere più efficiente il lavoro che stai svolgendo. Questo è sicuramente un talento nel talento: individua in quale ambito riesci a risolvere i problemi con questa facilità e scoprirai due talenti al prezzo di uno.

Dunque, qual è il tuo super potere?

Gestire una azienda in un periodo di crisi

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Ogni periodo di crisi porta con sé problemi e opportunità e ogni azienda ha bisogno di organizzarsi rapidamente per affrontarli al meglio. La flessibilità in questi momenti è fondamentale, più l’azienda riesce a muoversi in modo coordinato e rapido e rimanere focalizzata sui valori, sulla visione e lo scopo che la guidano, più sarà facile uscirne rafforzati.

Non tutte le aziende hanno la capacità di fare questo. Per quale ragione? Sicuramente incide lo stadio di sviluppo dell’azienda. Come ho scritto nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni le organizzazioni vivono nel proprio sviluppo diversi stadi di crescita. In ciascuno di questi stadi si osservano dinamiche differenti all’interno. Per questa ragione ho individuato nel “Prime” lo stadio di massima flessibilità ed efficacia: è il momento in cui tutto gira alla perfezione.

E come si fa a mantenere questa condizione? Ci sono diversi modi. Durante una crisi si possono prendere in considerazione alcune misure per cercare di trasformare il momento difficile in una occasione di crescita e sviluppo e portare l’azienda nel suo “Prime”.

Per iniziare bene bisogna tenere in considerazione tre elementi fondamentali (più uno):

Quando ricevi il primo colpo, rialzati subito

Ogni organizzazione, ogni azienda o gruppo di lavoro sperimenta battute d’arresto. Può capitare per momenti di congiuntura economica sfavorevole, una crisi sistemica o locale, mancati rinnovi di contratti. Se il negativity bias – il pregiudizio di negatività che ci porta a pensare che le cose negative abbiano un impatto maggiore di quelle positive – prende il sopravvento, questi momenti possono spesso oscurare ciò che sta andando bene. Il modo migliore per combattere questi momenti è fare regroup e refocus. Riunirsi e rifocalizzare l’attenzione su ciò che va bene: festeggiare subito ogni piccolo progresso fuori dal pantano, ogni piccola vittoria, anche un colpo di fortuna. In questi casi è fondamentale individuare chi persevera nel proprio negativity bias: la loro negatività può essere contagiosa. In questi casi è fondamentale aiutarli a cambiare il loro atteggiamento e spostare il loro focus più di frequente che con gli altri.

Coinvolgi chi trova problemi e invitalo a elaborare soluzioni

Tanto in condizioni normali quanto in condizioni di crisi le idee divergenti sono fondamentali per la crescita e l’innovazione. Eppure, alcuni leader hanno difficoltà a gestire chi solleva problemi. Per quanto sia comprensibile è importante fare una distinzione: chi solleva problemi tanto per farlo e chi solleva problemi per migliorare. In entrambi i casi la soluzione migliore è spingere all’azione queste persone. Chiedi loro di attivarsi per la soluzione del problema, chiedi loro di fare proposte o proponi tu una bozza di soluzione che loro possono sviluppare. Questo ti porterà tre vantaggi: il primo è che chi solleva problemi solo per il gusto di farlo, inizierà a perdere questo gusto. Il secondo è che chi solleva problemi per migliorare sarà contento di poter dare il proprio contributo. Infine, il terzo motivo è che contribuirai a creare dei leader nella tua squadra di lavoro, pronti a portare problemi ma anche idee e soluzioni.

Comunica con il tuo gruppo durante una crisi

Uno degli aspetti più importanti durante una crisi è la comunicazione. La comunicazione, soprattutto se fatta con il tono giusto, quello cioè capace di trasmettere calma, fermezza e direzione, è uno degli strumenti migliori di gestione della crisi. Come dice il mio maestro Anthony Robbins: in una crisi è importante sovracomunicare. Comunica spesso, anche se non hai notizie da segnalare, in modo che le persone sappiano che ci sei, che stai lavorando per loro: utilizza parole che dimostrino che ci sei, che stai agendo e sai cosa stai facendo, anche se non lo sa nessuno. Bisogna tenere informati tutti i collaboratori. È responsabilità del leader rimanere al passo con gli eventi mentre si svolgono, specialmente se si stanno evolvendo velocemente. Allo stesso tempo è importante passare in continuazione dal quadro generale al particolare. Cosa succede, in che modo ci riguarda, cosa possiamo fare a riguardo. Pensa in modo critico alla fonte delle informazioni. Aiuta i tuoi collaboratori a selezionare le fonti di informazione più affidabili e se serve crea un bollettino di aggiornamento con tutto quello che è importante sapere in modo da essere tutti aggiornati. In questi casi è importante aggiornare ora dopo ora le decisioni e tornare più volte sui piani, perché nessuno ha la soluzione migliore per ogni situazione: bisogna decidere, agire, verificare e ripartire.

Adotta una leadership flessibile

Non c’è uno stile di leadership che funzioni in ogni contesto: figurarsi in uno scenario di crisi! Potrebbe essere necessario aggiornare gli obiettivi man mano che emergono nuove informazioni o, in determinate circostanze, attenersi esattamente al piano qualunque cosa succeda. Lo stile di leadership dovrebbe farsi più flessibile più la crisi si complica: in base alle persone che stai gestendo, al contesto in cui stai operando e alle pressioni esterne che stai ricevendo. Per uscire da periodi di tensione come questi hai bisogno di consapevolezza e calma: se puoi medita e cerca le risorse dentro di te. Poi impara, adattati, decidi: le persone che gestisci sono lo specchio della tua leadership, cambia approccio quando serve e ricorda dove volete andare.

Infine, ricorda di praticare la gratitudine. Più la crisi si complica, più avrete bisogno di essere consapevoli delle cose importanti: finché si è vivi e in salute tutto passa in subordine. Quando tutto sembra sgretolarsi bisogna tornare alle sicurezze fondamentali. Bisogna pensare a stare bene e cercare di riposare il più possibile. La stanchezza annebbia i pensieri. Limitare la visione dei notiziari pieni di notizie che fanno paura e parlano di un futuro incerto allo stretto necessario: viviamo in un mondo fatto di notizie. Se succede qualcosa di importante, di davvero importante, lo sapremo. Il resto è superfluo. Molti collaboratori guarderanno ai propri leader per rassicurarsi. Ogni volta che devi comunicare calma e fermezza prenditi un minuto per mettere in pausa i pensieri e respirare. Pensa a ciò di cui hanno bisogno le persone alle quali devi parlare. Quali sono le loro preoccupazioni? Di cosa hanno bisogno nell’immediato? È possibile esprimere con fiducia anche il dubbio e comunicare l’incertezza generale con la sicurezza di sapere cosa c’è da fare nel particolare.