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Marzo 2020

Come scegli chi far crescere nella tua azienda?

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In un post di qualche tempo fa ti ho parlato del principio di Peter o principio di incompetenza. Si tratta di un principio paradossale elaborato dallo psicologo canadese Laurence Peter che dice che in una gerarchia, ogni dipendente tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza. Questo accade per una ragione.

In azienda di solito accade quanto ti sto per descrivere (e sono sicuro che ritroverai nella tua vita lavorativa aziendale questo tipo di esperienza): quando si ha bisogno di un team leader, i manager scelgono di far crescere un interno e la scelta solitamente ricade sul membro più produttivo del team. Alcune persone molto produttive diventano grandi leader altre no, con conseguenze sulla produttività e sulla catena di comando.

La ragione per la quale accade questo, cioè che alcuni diventano leader e altri no, si può spiegare facilmente con il principio di Peter. Ma voglio andare ancor più in dettaglio: non è solo una questione di competenze e capacità individuali. Quando una promozione per linee interne fallisce, il problema non è solo del singolo che non era adeguato al ruolo. Il problema è anche del team, nel senso che ne paga le conseguenze e del manager che ha scelto la persona per la promozione.

Imparare a conoscere lo stadio di sviluppo della tua azienda – e delle persone che ne fanno parte – può darti maggiore sicurezza e una consapevolezza in più. Nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo Roi Edizioni ti spiego in maniera semplice e chiara quali sono le caratteristiche che identificano lo sviluppo di una azienda e come queste influenzino il comportamento delle persone che operano al suo interno. In questo modo potrai comprendere in modo rapido quali sono le dinamiche più importanti alle quali fare attenzione.

Quando si sceglie di promuovere è importante tenere in considerazione anche altri aspetti oltre a quello della produttività perché se è vero che un leader è sempre una persona produttiva non tutte le persone produttive sono leader. Quindi quali altri caratteristiche devi tenere in considerazione per scegliere un vero leader? Ne ho individuate tre (più una), scopriamole insieme:

Apertura al cambiamento: una promozione può cambiare la vita sotto molti punti di vista. La persona che hai scelto vuole cambiare? E soprattutto è pronta per crescere? Prima di fare la tua scelta assicurati di vagliare una rosa di candidati – almeno due o tre – e fotografare (magari con l’aiuto delle Dinamiche a Spirale) qual è lo stato attuale della persona e qual è invece lo stato desiderato.

Disposizione a far crescere gli altri: è fondamentale che la persona che scegli sia pronta a far crescere subito altre persone, trasferendo le sue competenze e aiutando gli altri membri del team a migliorare le performance. Non è detto che debba già sapere come farlo: questo si impara. Un leader è innanzitutto una persona capace di creare

Capacità di comunicare in modo efficace: la comunicazione di un leader è un mix di elementi. Efficacia nella trasmissione del messaggio, capacità di presentare le idee in modo coinvolgente, ricalco situazionale, improvvisazione, capacità di motivare. La persona che vuoi promuovere non deve essere un mattatore, un animatore stile villaggio turistico (può servire, ma non è fondamentale). Deve trasmettere il messaggio in modo chiaro.

L’ultima caratteristica da individuare nel suo comportamento è la chiara volontà di andare oltre sé. Un individuo molto produttivo spesso è anche egocentrico, cioè un solista per eccellenza e nel suo ruolo di high-performer è perfettamente adeguato. Nel momento in cui diventa manager deve essere in grado di porre l’organizzazione, il gruppo, il team al di sopra di sé.

Conoscere il livello di sviluppo della tua azienda è fondamentale perché l’aspetto più importante al quale devi far caso è quello della formazione. Per far crescere le persone è importante innanzitutto far crescere l’organizzazione. Infatti, più tempo ed energie sarai in grado a dedicare alla formazione e allo sviluppo dei singoli e dei gruppi, più sarà semplice promuovere chi lo merita. Aiutare le persone ad alto potenziale a sviluppare i propri talenti è fondamentale, prima di promuoverle. Far crescere come dei leader, anche quelle persone che non diventeranno manager, è doppiamente utile. Per l’azienda e per loro.

Lo slancio necessario

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Ci sono dei momenti, dei periodi più o meno lunghi, nei quali la vita ci manda una chiamata. Questa chiamata richiede spesso di andare oltre lo stato attuale e accedere a un livello superiore. Spesso è un passaggio graduale e non ci si fa caso. Altre volte lo scalino è alto ed evidente e richiede di fare una scelta: rinunciare o raccogliere le proprie energie, prendere una bella rincorsa e affrontare il salto.

Fin da bambino mi sono domandato perché le persone fanno quello che fanno, perché si comportano in un certo modo, perché alcune persone sono felici e altre profondamente infelici. Questo mi ha portato a diventare il Coach che sono, a scegliere una mentalità di crescita come il mio maestro Anthony Robbins e realizzare libri come “La vita come TU la vuoiper aiutare le persone a essere felici e soddisfatte.

Quando la vita ci mette di fronte al salto da fare e si scegliere di saltare, a mio avviso ci sono tre passaggi fondamentali per darsi il giusto slancio. Eccoli qui:

Individuare le tu convinzioni limitanti: io penso che tutte le convinzioni siano limitanti. Ed è un bene. Perché quando la convinzione è quella che ti serve, ti porta dove desideri. Quindi si tratta di individuare le convinzioni che nello specifico ti stanno limitando in ciò che vuoi fare e sostituirle con altre più utili. Il modo migliore per è fare questo lavoro insieme a un Coach perché da soli è molto difficile. Se sai cos’è un bias, il motivo lo conosci già; se non lo sai puoi ascoltare questo audiolibro nel quale ti spiego come riconoscere i bias e imparare a decidere bene evitando le trappole mentali.

Definisci il tuo Scopo: questo concetto lo avrai letto sicuramente nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicità. D’altronde questo principio è alla base del mio metodo One Hand Coaching: parti dal perché vuoi quello che vuoi. Grazie a uno scopo ben preciso la tua motiv-azione (i motivi per agire) sarà sempre forte. Lo scopo è alla base delle nostre motivazioni, e solo se le attività in cui ci impegniamo quotidianamente ci aiutano a raggiungerlo possiamo dire di condurre una vita felice.

Fai crescere il tuo talento: se mi conosci anche questo concetto dovrebbe esserti familiare. Il mio libro “Super Youè dedicato interamente a questo tema. Scegliere di individuare le convinzioni limitanti implica prendere la decisione cosciente di sostituirle nella tua mente con convinzioni potenzianti. Gli unici limiti nella vita infatti sono quelli che decidiamo di porci. E il modo migliore per superare i propri limiti è quello di crescere in ciò in cui sei già forte e concentrare le tue energie in quella direzione. Questo non ti farà solo superare i tuoi limiti: ti darà felicità e soprattutto soddisfazione.

Prenditi una pausa di silenzio

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Il nostro corpo prende le informazioni dall’esterno grazie ai sensi e ne diventa consapevole attraverso la mappa che in PNL chiamiamo VAKOG (visual, auditory, kinaesthetic, olfactory and gustatory cioè visiva, uditiva, cinestesica, olfattiva e gustativa). I nostri sensi infatti sono il filtro che utilizza il corpo per raccogliere informazioni sul mondo circostante. La gran parte di queste informazioni non arriva a un livello consapevole – anche se c’è – e una piccola parte viene raccolta e portata all’attenzione della parte cosciente delle mente.

Questo flusso di informazioni arriva in maniera costante. Per questo, proprio come facciamo con il nostro smartphone che ogni tanto dobbiamo spegnerlo perché continui a funzionare bene, anche il nostro corpo ha bisogno di pause dalla raccolta di informazioni. L’esempio più evidente sono le ore di sonno, che nei paesi occidentali sono sempre insufficienti per un reale riposo e recupero, anche rispetto al numero enorme di input ai quali siamo sottoposti durante il giorno.

Proprio per questa ragione può essere di grande aiuto per il buon funzionamento della nostra mente quella di dare un momento di stacco ai nostri sensi di tanto in tanto anche durante il giorno. Recenti studi hanno dimostrato che in particolare prendersi una pausa di silenzio è molto utile al ripristino del corretto funzionamento del sistema nervoso, restituisce energie al corpo e condiziona la mente ad essere più flessibile e reattiva.

Ma cercare il silenzio non significa solo prendersi una pausa dalle distrazioni delle chiacchiere o dal rumore di fondo dell’ufficio. Il vero silenzio, quello che favorisce la chiarezza di pensiero e la creatività, è il silenzio che placa il dialogo interiore prima ancora di quello esterno. È il tipo di silenzio che si può ottenere ad esempio attraverso una meditazione centrata sulla respirazione.

Ci sono molti modi per trovare il silenzio nella propria giornata di lavoro (o in famiglia). Te ne propongo tre:

Trascorri un pomeriggio silenzioso nella natura. E’ il mio preferito. Non è necessario partire per la montagna o andare in gita in collina. Basta trovare uno spazio tranquillo in un parco cittadino magari in un orario in cui il sole e i colori della natura, in particolare il verde delle foglie, contribuiscano a farci rilassare.

Silenzia le notifiche. Non è il massimo del silenzio che si può ottenere, perché certamente può esserci ancora molto rumore in giro – famiglia, conversazioni, rumori del traffico – ma puoi godere dei benefici correlati al riposo di quelle parti della tua mente normalmente associate a quelle attività di lettura, valutazione e risposta a mail, messaggi e notifiche dei social network.

Medita: anche solo una breve pausa durante il giorno, ad occhi chiusi, lontano dal rumore e dallo stress, può essere il modo più semplice per risvegliare creatività e intuizione. Rallenta il respiro, libera il cuore dal peso dei problemi, schiarisci la mente, rilassa i muscoli e libera le energie necessarie a ripartire.

Piccolo manuale di conversazione lavorativa

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Partiamo dalle basi: le giornate si iniziano in ufficio (e non solo) con un buongiorno, un saluto ai colleghi e non si dovrebbe mai derogare a questa regola fondamentale. Se tutti hanno il muso lungo e lo sguardo perso nel vuoto – soprattutto il lunedì mattina – questo non è motivo sufficiente per fare lo stesso. Salutare non è solo un verbo, è anche un aggettivo prezioso nell’ambiente di lavoro.

Spesso le conversazioni in ufficio sono condizionate dal cattivo umore delle persone che lavorano in un certo ambiente. Altre volte ci sono degli scivoloni verbali che non dipendono dall’umore ma da cattive abitudini nel modo di parlare e di rivolgersi agli altri. Il bello è che tutto questo non è intenzionale, anzi lo si fa senza pensare.

Sono certo che negli esempi che ti porto qui di seguito riuscirai a riconoscere uno o più colleghi e magari mentre rileggi queste frasi ti capiterà di comprendere in maniera più consapevole cos’era quella sensazione strana di disagio ogni volta che le hai sentite pronunciare.

“Ci sono problemi?” Bellissimo: entri nella stanza del collega e la prima cosa che ti chiede è se ci sono problemi. Non ti saluta, ti guarda quasi diffidente, ha la “sudarella” a gennaio e il respiro corto. L’ansia fatta persona. E’ una persona che non sta bene, trattala bene: ha già tanti problemi di suo. Tu che hai più risorse aiutala a trovare le sue risorse e a costruire una convinzione di efficacia. Rispondi con un “tutto bene, posso fare qualcosa per te?”.

“Mi sembri stanco”. Un must del venerdì: sì, amico mio è possibile che anche io ogni tanto mostri segni di stanchezza. O magari il mio viso corrucciato è tale perché sono pensieroso. Ci sono persone che non vedono l’ora che qualcuno stia male – niente di grave, anche solo un po’ di stanchezza – per potersi sentire migliori. Altre persone invece sono solo sinceramente interessate a sapere se sei stanco. Alle prime, puoi girare la domanda. Alle seconde, quelle sincere, puoi rispondere con gentilezza e un sorriso.

“Sei sempre…” e “Non sei mai…”. Sono i miei preferiti, quelli che ogni cosa è un assoluto. Sempre e mai in PNL sono due Quantificatori Universali che allargano sempre la discussione dal caso singolo all’infinito. “Sei sempre in ritardo!” o “non sei mai presente alle riunioni”. Nel Meta Modello della Programmazione Neuro-Linguistica l’effetto assolutizzante di questi Quantificatori si annulla con una semplice domanda che riporta la discussione sul caso singolo e porta l’altra persona a riflettere sulle volte in cui la condizione non si è verificata.

Nel dubbio, fai la cosa più difficile: scegli di essere di più

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A volte è solo una questione pratica: salita o discesa? Cibo sano o junk food? Interessarsi o fregarsene? Smartphone o libro? Sono piccole scelte che facciamo tutti i giorni, ogni ora, ogni momento. Quelle scelte plasmano la nostra vita. A volte è un bisogno irrinunciabile quello del comfort, per riposare e recuperare energie. A volte la scelta del comfort, del fare la cosa facile, è solo una scusa.

Quando una scusa viene utilizzata troppe volte succedono due cose: o si finisce col crederla vera o non ci si crede più del tutto. In entrambi i casi ci si allontana da quello che si desidera veramente e si rinuncia alla possibilità di essere felici e soddisfatti. La ragione è semplice: la via più semplice ti porta dove sei già stato, in luoghi che hai visto e rivisto e spesso proprio per questo sono anche luoghi noiosi, monotoni, poco interessanti.

Nel momento in cui invece decidi di crescere e migliorare, scegli di fare la cosa più difficile e hai la possibilità di sperimentare qualcosa di nuovo, di andare oltre i tuoi limiti. Spesso quei limiti sono barriere sottilissime che ti separano da soddisfazioni enormi, da conquiste che sogni fin da quando sei piccolo. Come ti racconto nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicità” questa felicità è quella che incontri quando vai nella direzione del tuo scopo.

Per scegliere di fare la cosa più difficile il modo migliore è desiderare di essere di più. Quando desideri essere di più, ti viene naturale andare a cercare altre difficoltà, nuove sfide, problemi diversi, migliori. Lo ha spiegato molto bene in un post Richard Branson qualche anno fa:

Ai bambini viene spesso chiesto: “Cosa vuoi fare da grande?”

Il mondo si aspetta grandi aspirazioni: “Voglio fare lo scrittore, il dottore, il primo ministro”. Gli viene detto: vai a scuola, vai al college, trova un lavoro, sposati e poi sarai felice. Ma si tratta solo di fare, non di essere – e mentre ti procurerai momenti di gioia, non ti ricompenserà necessariamente con una felicità duratura.

Fermati e respira. Mantieniti sano. Stai con i tuoi amici e familiari. Sii presente per qualcuno e lascia che qualcuno sia presente per te. Sii audace. Anche solo per un minuto.