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Marzo 2020

3 semplici modi per fidelizzare i collaboratori

By | Blog

Selezionare le persone migliori per la propria azienda è fondamentale: l’azienda è fatta dalle persone che vi lavorano. Anche se in ogni azienda che abbia a cuore la continuità del lavoro nessuno è indispensabile e può essere sostituito in maniera più o meno rapida, sono sempre i singoli leader che fanno la differenza.

Per questo oltre a selezionare le persone migliori è importante anche tenerle in azienda. Una quota di turnover si mette sempre in conto: ogni imprenditore sa che ci saranno sempre dei collaboratori che dopo un certo tempo hanno bisogno di fare qualcosa di diverso.

Fin quando la frequenza di turnover resta quella fisiologica – uscite per pensionamenti, fine progetti e tutte le entrate e uscite che non influiscono sulla continuità e sulla produttività – va tutto bene. Quando questa frequenza aumenta decisamente c’è qualcosa che non funziona.

Un alto tasso di turnover costa a un’azienda sia in termini di denaro che di produttività. Dalla ricerca di un nuovo dipendente qualificato alla sua formazione, trovarsi in ​​questo ciclo in modo costante significa che c’è qualcosa da modificare nell’approccio alle politiche del personale.

Nel mio libro più recente “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti guido alla scoperta di tutti i meccanismi che regolano i cicli di vita aziendali e ti aiuto proprio come con un manuale d’istruzioni a individuare i punti dove intervenire e le corrette leve da muovere per migliorare situazioni che non ti soddisfano più.

In caso di problemi con la fidelizzazione dei dipendenti, è importante scoprire il motivo principale. Sono infelici sul lavoro a causa dei manager o dei colleghi? Avevano aspettative di retribuzione o di crescita differenti? C’è un problema di leadership?

Per identificare i motivi che portano i tuoi dipendenti a lasciare la tua azienda innanzitutto puoi prevedere delle interviste o dei questionari di uscita con i dipendenti in uscita. Poi, puoi sondare l’umore del tuo gruppo per valutare il livello di soddisfazione sul lavoro e identificare di cosa hanno bisogno.

Per aiutare i tuoi collaboratori a rimanere in azienda a fidelizzarsi e legarsi maggiormente puoi intervenire subito in questi 3 semplici modi:

Gratitudine: crea una cultura aziendale della gratitudine. Ogni membro del tuo gruppo è importante: dimostraglielo. Consentirai in questo modo ai tuoi dipendenti di desiderare di rimanere nella tua azienda più a lungo e lavorare di più. Premiare pubblicamente i migliori potrebbe essere una iniziativa apprezzata. Allo stesso modo riconoscere ai dipendenti che si impegnano di più dei bonus, come premi produzione o ferie extra.

Plateau: un elemento che disincentiva le persone è il raggiungimento di un plateau, di un livello dal quale non riescono a muoversi o non è possibile muoverli. Spesso le persone non cercano necessariamente la crescita. Prima di annoiarsi e desiderare qualcosa di altro, hanno bisogno di cambiare. Una nuova mansione, un nuovo compito – spesso anche una opportunità di formazione – può riaccendere la voglia di fare e di restare in azienda.

Potenziale: chi non incontra un plateau sono i dipendenti che hanno un alto potenziale e lavorano in settori dell’azienda nei quali le possibilità di crescita sono ampie. Il rischio è che spesso queste persone si sentano frenate o magari un po’ messe da parte perché il ritmo di crescita non corrisponde alle loro aspettative. Apri un dialogo con queste persone. Spiega loro che ciò che fanno è apprezzato anche quando a loro sembra poco. Dai loro la possibilità di vedere il futuro – non vuol dire raccontargli storie o ingannarli sulle reali possibilità di crescita – ma stabilisci con loro un piano per prendere coscienza di questa crescita con i passi che faranno e i risultati che otterranno.

Affronta la crisi come un ultrarunner

By | Blog, Massimiliano Spini

di Massimiliano Spini

La vita è un lungo viaggio, un cammino imprevedibile, un percorso unico. Proprio come un’ultramaratona in montagna, una di quelle gare che durano tanto tempo, durante le quali hai un sacco di chilometri da percorrere, tante salite da affrontare e momenti difficili da superare. In un’ultramaratona tutto può succedere, e con molte probabilità, succederà. Puoi prepararti, allenarti fisicamente e mentalmente, ma stai pur certo che presto o tardi l’inconveniente capiterà, e allora sarai tu a doverlo affrontare, tu soltanto. Potrai contare sulle tue forze, perché in fondo, in un’ultramaratona come nella vita, nei momenti difficili ti serve la tua solidità, ti serve sapere che puoi reggerti sulle tue gambe, perché forse non ci sarà nessuno accanto a te ad aiutarti.

A volte, durante un’ultramaratona, la crisi sopraggiunge senza avvisaglie. Improvvisamente la tua stabilità di corsa viene meno, la tua capacità di affrontare la salita si indebolisce, la tua fiducia di arrivare al traguardo vacilla. Proprio come sta avvenendo ora nella nostra vita: questa crisi sta mettendo in dubbio molte delle nostre certezze, ci rendiamo conto che non eravamo preparati, facciamo fatica a vedere la fine della sofferenza. Come in un’ultramaratona, la nostra fiducia di arrivare al traguardo vacilla…

Cosa faccio adesso?

Come posso riuscire ad andare avanti?

Dove trovo le forze per rimettermi in piedi?

Ecco allora che possiamo ispirarci al mondo dell’ultrarunning e trovare l’ispirazione per trovare qualche spunto di riflessione che ci possa aiutare ad affrontare meglio questa crisi. Qualche idea che possa darci conforto in questo momento difficile e che possa aiutarci rimanere attivi.

Fai il punto della situazione

Quando le difficoltà ci spingono a fermare la nostra corsa sui sentieri di montagna è importante fare il punto della situazione. È fondamentale sapere dove siamo, quanto manca al punto di ristoro, dove possiamo riposarci. Allo stesso modo, nell’attuale situazione di emergenza che stiamo vivendo, è importante fermarsi e prendersi il tempo per capire dove ci troviamo rispetto al lungo viaggio che ci aspetta. Magari abbiamo perso l’allineamento con la direzione che tempo fa avevamo scelto di seguire, questo è un buon momento per riallinearsi. Forse non avevamo ben chiara la direzione in cui andare, ora potrebbe essere una buona idea approfittare di questa pausa forzata per decidere dove andare. Magari siamo in linea con la via che abbiamo scelto e questo momento è utile per consolidare la nostra consapevolezza.

Decidi quale sarà il tuo prossimo piccolo passo

A volte, durante un’ultramaratona, ci ritroviamo a non riuscire a correre, vuoi per la fatica, vuoi perché dopo decine di ore i muscoli fanno male… E allora dobbiamo concentrarci sul prossimo piccolo passo, qualcosa che siamo in grado di affrontare, qualcosa che ci permetta di capire che ci stiamo muovendo, che stiamo comunque progredendo. Certo, forse non possiamo correre, ma possiamo camminare, o quanto meno rialzarci e stare in piedi sulle nostre gambe contando sulle nostre forze. Faccio quello che sono in grado di fare e penso a come mi posso muovere sulla base di come mi sento e delle risorse a mia disposizione. In questo momento difficile siamo certamente limitati, moltissime delle cose che siamo abituati a fare non le possiamo fare. Però possiamo sempre chiederci: “Cosa posso fare con le risorse a mia disposizione? Quale potrebbe essere il mio prossimo piccolo passo?”

Focalizzati solo sul passo che stai compiendo ora

Il passo più importante di un’ultramaratona è sempre uno solo: quello che sto compiendo in questo momento. Pongo la mia attenzione solo ed esclusivamente dove appoggio il mio piede, è inutile pensare ai passi che potrò fare dopo, perché se mi distraessi potrebbe non esserci un dopo. Potrei inciampare in una radice, potrei scivolare sul fango, potrei urtare una roccia e farmi male. Ecco quindi che si rivela di grandissima importanza prestare attenzione a ciò che stiamo facendo ora, perché ancora non sappiamo quando potremo tornare alla normalità. In altre parole rimango radicato nel qui ed ora, perché solo affrontando con vigile consapevolezza il momento presente potrò arrivare al traguardo. Accetto con serenità che il passo che sto facendo ora è quello più importante, in questo modo posso confidare di arrivare nelle migliori condizioni possibili al momento in cui tutti noi potremo dire di essere tornati alla normalità.

Fai il punto della situazione, decidi qual è il tuo prossimo piccolo passo e poi agisci mantenendo la concentrazione su quel piccolo passo. Perché c’è un solo modo di correre attraverso la notte e godersi una splendida alba. C’è un solo modo di arrivare al traguardo di un’ultramaratona. C’è un solo modo di uscire vittoriosi da una situazione difficile: un passo alla volta, un metro alla volta, un chilometro alla volta.

Il modo migliore per far brillare la tua crescita personale

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“Il modo più veloce per cambiare te stesso è trascorrere del tempo con persone che sono già come vuoi essere tu.” Reid Hoffman

Sai qual è il momento in cui la tua crescita personale aumenta in modo esponenziale? Quando hai l’occasione per confrontarti e trascorrere del tempo con personalità di livello internazionale con esperienze e competenze straordinarie. In questo modo impari tanto, in poco tempo. Ed è proprio per questa ragione che ho creato l’Extraordinary Talk: una giornata in cui creerò il tuo gruppo di dispari che sarà composto da uomini e donne brillanti, eccellenze nel proprio campo: manager, astronauti, medici, Coach e psicoterapeuti. 

Il gruppo di dispari infatti si crea quando grandi menti con esperienze speciali e background molto diversi fra loro si riuniscono in un solo luogo, per un tempo limitato, per concentrare competenze energie e focus. In questo modo hai la possibilità di prendere contatto con realtà e idee diverse, tutte di successo, tutte al top nel proprio settore. Esserci vuol dire avere la possibilità di modellare comportamenti e soluzioni, significa comprendere in che modo grandi menti hanno risolto problemi di ogni genere, comuni ad aziende e vite di ciascuno di noi.

In questo modo diventare la migliore versione di te sarà ancora più semplice e soddisfacente. Potrai portare nel tuo lavoro ciò che hai appreso e aumentare la tua efficacia. Ognuno di noi infatti ha importanti lezioni da imparare perché la vita è fatta di errori ed esperienze. Alcune importanti lezioni da imparare il prima possibile sono:

Prendersi cura di sé non è egoismo: è salvaguardia. Sei la persona più importante, per te ovviamente e per le persone che ami, che ti amano e per quelli che guidi nel lavoro. La tua integrità psicofisica è fondamentale per salvaguardare la qualità della vostra vita insieme. Prenditi cura di te e sappi che lo stai facendo tanto per te quanto per le persone che ti vogliono bene.

Abbandona la ricerca della perfezione: fai il massimo per migliorare. Avere a cuore il miglioramento significa impegnarsi costantemente per cercare modi in cui fare le cose meglio – per noi stessi, per gli altri, per i nostri clienti e per i nostri partner. Quando ti impegni per fare del tuo meglio, non ti servirà più la perfezione che comunque nessuno si aspetta da te. L’impegno e la dedizione pagano sempre e se questo farà allontanare da te alcune persone, ne avvicinerà molte altre: quelle giuste.

Ispira le altre persone senza giudicarle. I leader in azienda spesso anche le persone più esperte in una materia, hanno le competenze per migliorare i processi o risolvere i problemi. Quando si guida una squadra, si è tentati di consigliare continuamente agli altri su ciò che devono fare per migliorare. Questo può spesso portare a risultati deludenti e frustrazione; da entrambe le parti. I migliori leader sono quelli che ispirano gli individui del proprio gruppo di lavoro a valutare in cosa possono migliorare, piuttosto che farlo al posto loro.

Prendersi cura di sé.

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Prendersi cura di sé è importante. Per essere felice, in salute e soddisfatto devi stare bene con te stesso e avere bene chiaro in mente cosa vuoi e perché vuoi quello che vuoi.

Per questa ragione prendersi cura solo di sé non è più sufficiente: bisogna prendersi cura dei sé. Sia quando significa amare e dare le giuste attenzioni e priorità a sé stessi, sia quando il se implica un’altra condizione.

Se mi conosci e mi segui sai che una delle frasi che ripeto più spesso è “non hai abbastanza fantasia per immaginare che cosa di bello la vita ti riserva se decidi di impegnarti a fare la tua parte”. Spesso a tante persone capita di concentrarsi solo sulla prima parte della frase, sulla felicità che si raggiunge quando si ottengono dei risultati e dimenticarsi del tutto della seconda, della condizione o delle condizioni alle quali siamo disposti a realizzare ciò che desideriamo.

Oggi sentiamo dire spesso in questo periodo surreale di coronavirus che “andrà tutto bene”. Nella realtà nessuno sa se andrà bene. Io ci credo e per questo e mi impegno personalmente in molti modi. Lo faccio perché so che andrà tutto bene, se facciamo la nostra parte e se restiamo a casa; non perché ce lo impongono ma perché abbiamo capito che dobbiamo essere parte della soluzione. Se non possiamo aiutare, dobbiamo, ripeto dobbiamo (operatore modale di necessità) evitare di peggiorare le cose.

Questa è la differenza tra un sogno e un obiettivo: un obiettivo si realizza agendo con una direzione specifica. Non accade per magia. È il risultato di aspettative inferiori al tanto impegno: e questi sono anche gli ingredienti fondamentali per trasformare il sogno in realtà.

Per costruire insieme un obiettivo efficace dobbiamo sapere cosa vogliamo scegliere. Qualcuno direbbe rinunciare, ma se lo facciamo con coscienza è una scelta, non una rinuncia; lo facciamo oggi, per avere un domani migliore. Quale “prezzo” siamo disposti a pagare per ritrovare una nuova (e nostra) straordinaria normalità?

Quale prezzo per poter tornare a fare la spesa senza paura e ore di fila? Per girare liberamente in città? Per tornare a vedersi, ad abbracciarsi, a ridere insieme, a condividere momenti di crescita, di studio, di vita?

Utilizziamo questo periodo per prenderci cura dei sé. Usciremo da tutto questo migliori se saremo stati in grado di far del bene a tutti facendolo prima di tutto a noi stessi.

Nella nostra scuola per Coach utilizziamo spesso il motto dei cavalieri della tavola rotonda “nel servirci l’un l’altro ci rendiamo liberi”. Servirci, significa essere al servizio…

Facciamolo tutti, oggi! Mettiamoci al servizio del prossimo, facendo, come minimo, tutto ciò che è necessario per uscire prima possibile da questo momento: restiamo a casa. E pensiamo che c’è chi vorrebbe farlo ma non può, perché deve uscire essendo in prima linea e rischiando pure l’infezione. Rispettiamoli.

Ci renderemo liberi, se saremo stati in grado di servirci l’un l’altro. Se saremo parte della soluzione e non del problema.

Come gestire i conflitti in ufficio

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I conflitti in ufficio sono all’ordine del giorno. A volte è una questione di mansioni poco definite, altre volte entra in gioco il carattere, più spesso ci si scontra sulle soluzioni da adottare. In altri casi c’è un problema di comportamento, un ambiente di lavoro poco confortevole, collaboratori con competenze limitate. Manager e team dovrebbero cercare di agire in modo coordinato ma spesso ciò non accade. Di chi è la responsabilità?

Se mi conosci e mi segui da un po’ di tempo avrai compreso che credo che il ruolo attivo lo debbano giocare i leader. Il che non significa che il leader debba essere proprio il manager all’interno di un conflitto. Qualunque membro del gruppo che arrivi a comprendere che il benessere di tutti e il valore del lavoro passa dalla capacità di collaborare a un risultato utile, può essere quel leader.

Nel mio libro più recente “Gli Stadi del SuccessoRoi Edizioni dedicato al business ti spiego in maniera semplice e chiara quali sono le caratteristiche che identificano lo sviluppo di una azienda. In questo modo potrai comprendere in modo rapido quali sono le dinamiche più importanti alle quali fare attenzione anche nella generazione del conflitto.

Per intervenire in modo rapido ho tre consigli per te che puoi mettere in pratica subito:

Identifica il livello: se conosci i livelli logici di Dilts, creati dal grande ricercatore in PNL Robert Dilts, puoi iniziare a identificare a quale livello si colloca il conflitto per trovare una soluzione pratica. I livelli sono Ambiente (risponde alle domande “Dove? Quando?”), Comportamenti (Cosa?), Capacità (Come?), Valori/Convinzioni (Perché?), Identità (Chi?), Scopo (Per chi? Per cosa?). A che livello si sviluppa il conflitto? A volte basta solo prendere consapevolezza del livello per risolvere il conflitto.

Pensa al presente: spesso i conflitti vengono dal passato o anticipano un futuro che nessuno può prevedere e in qualche modo lo rendono reale. Prendi in considerazione solo i fatti attuali e metti da parte tutto quello che coinvolge il passato e il futuro. Gli attriti del passato e le ansie del futuro sono nemiche di una serena gestione del presente.

Individua l’obiettivo: i conflitti che nascono perché si hanno strategie diverse sono i migliori. Infatti, non tutti i conflitti vanno eliminati o placati sul nascere. Alcuni, non tutti, servono a trovare soluzioni migliori: chiarire (o ricordare) a tutti che l’obiettivo è quello di lavorare meglio, non di avere ragione, può cambiare l’approccio al conflitto e far emergere nuove soluzioni.

Infine, ricorda: in un mondo nel quale molti pensano a loro stessi, il modo migliore per risolvere i conflitti di strategia è mettere al centro chi ha bisogno di attenzione e desidera visibilità (dando ragione o sottolineando la paternità di una idea). Ogni leader deve essere in grado di farsi da parte, soprattutto se a tutti risulta evidente che ciò che fa migliora il lavoro di tutti. La persona egocentrata non lo noterà nemmeno. E avrete vinto tutti.

Rispetta il giudizio degli altri (e poi fai quello che ti piace)

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Preoccuparti di ciò che pensano gli altri di te non significa curare la tua reputazione. E viceversa. Che tu ci tenga a comunicare alle altre persone un messaggio in linea con la tua identità è più che giusto; e se sei un leader è ancora più importante. Questo non significa che provare ansia per l’opinione degli altri sia un comportamento efficace. Le persone pensano e parlano. Spesso solo la seconda. E non è detto che ciò che dicono sia la loro opinione, a volte sono solo parole. Allo stesso tempo, se vuoi essere il migliore e raggiungere alti livelli, la paura delle opinioni potrebbe penalizzarti.

La nostra paura delle opinioni altrui, in epoca di social network, è diventata un’ossessione. Tutti fanno a gara per mostrarsi perfetti sulle proprie bacheche, a nascondere i difetti nelle foto, a ritoccare i video. Intendiamoci: curare la propria immagine, volere foto professionali, vestirsi bene fa tutto parte del gioco. Se vado a un concerto mi vesto in un modo e se vado in un’importante azienda mi vesto in un altro: scelgo come vestirmi in funzione di ciò che devo fare. E non è paura del giudizio altrui, è innanzitutto una forma di rispetto.

Ricordo una volta che fui convocato all’ultimo momento per una sessione di Coaching sul campo delle giovanili dell’Inter e dovetti andarci senza poter passare da casa a prendere la tuta con i colori societari. Una volta arrivato al terreno di allenamento, rimasi a bordo camp. Fu il mio modo per comunicare il rispetto nei confronti di allenatore e squadra che avevano l’abbigliamento adatto al luogo e al momento.

Questa è appunto una forma di rispetto. Nessuno mi ha giudicato male perché non avevo potuto indossare la tuta in quella occasione, anzi è stato apprezzato il mio gesto. Quando invece inizi a distogliere l’attenzione da ciò che ti rende speciale – i tuoi talenti, le tue convinzioni, i tuoi valori, la tua identità – e inizi a conformarti a ciò che gli altri pensi che possano pensare di te riduci il tuo potenziale e sminuisci il super eroe che è in te.

Tutti vogliamo essere accettati, ma questo non può coincidere con l’annullamento della tua personalità. Negli Stati Uniti quando vogliono descrivere un titolo di investimento in Borsa semplice senza alcuna complicazione (e se vogliamo senza alcun fascino particolare) usano l’espressione plain vanilla. Come dire un gusto basilare, senza infamia e senza lode. Credo che nessuno desideri essere un plain vanilla, se può essere felice e soddisfatto nel mostrare il proprio gusto.

Il segreto quindi è concentrarti sulle tue abilità, sui tuoi super poteri. Nel mio libro Super You ho realizzato un vero e proprio percorso di Coaching che ti guida ad andare in questa direzione a scoprire qual è la tua caratteristica unica, ciò che ti rende speciale e coltivare maggiore consapevolezza di te stesso. Ricorda che la crescita e l’apprendimento avvengono fuori dalla tua zona di comfort. Individua il tuo scopo, scopri quale significato vuoi dare alla vita e concentra le tue energie per renderlo reale.

Le abitudini che ti cambiano la vita

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Le abitudini definiscono la nostra vita. Una cattiva abitudine protratta nel tempo spesso conduce a problemi, ad esempio malattie, mentre una buona abitudine porta benefici, anche a livello di salute. Fumare fa male alla salute e se fatto per tanti anni porta malattie croniche e complicazioni. Mangiare in modo equilibrato ogni giorno fa bene alla salute e, anche se non garantisce di non ammalarsi mai, aiuta il corpo a mantenersi sano e in forma e a recuperare più velocemente. È un esempio semplice, per capire bene quanto l’abitudine in sé non sia un male da combattere se è una scelta consapevole.

Ognuno ha il diritto di vivere la vita che desidera. Ho scritto un saggio che si intitola “La vita come TU la vuoiproprio perché credo fortemente nell’autodeterminazione e nel diritto di scelta personale. Questo significa anche che bisogna essere consapevoli di ciò che si fa. Scegliere di bere una bottiglia di vino al giorno può essere una abitudine che porta a delle conseguenze sulla salute. Se lo fai con consapevolezza e ne sei felice, l’importante è che tu abbia idea degli effetti a breve, medio e lungo termine di ciò che fai.

Al di là della salute ci sono tante altre abitudini che possiamo scegliere di coltivare ogni giorno e metterci nella condizione di crescere e migliorare in modo costante. Scopri insieme a me quali sono quelle più singolari che ti possono cambiare la vita:

Sii gentile: la gentilezza è una abitudine sottovalutata e un po’ dimenticata. Infatti, ci sorprende. Essere gentili e trattare le persone con cortesia e rispetto può fare la differenza. Puoi scegliere di farlo per te, per sentirti più apprezzato. Puoi scegliere di farlo per gli altri perché ciascuno vive le proprie difficoltà e la gentilezza è un gesto concreto per migliorare la vita.

Fai domande: le domande sono la base del lavoro di ogni Coach. Un Coach diventa un Coach straordinario quando impara a fare le giuste domande e ascolta in modo attivo le risposte. Più informazioni sei in grado di acquisire e gestire maggiore sarà il vantaggio che avrai nel prendere decisioni. Molti pensano che facendo domande possano passare per sciocchi: spesso invece fare domande evita brutte figure.

Scegli: le decisioni, come le abitudini, plasmano la nostra vita. Decidere significa prendersi la responsabilità di fare ciò che si desidera. Quando decidi non rinunci, scegli: se mi segui me lo avrai sentito ripetere molte volte. Anche quando stai dicendo no a qualcosa, se lo fai con consapevolezza è perché sei certo che allo stesso tempo stai scegliendo qualcosa di importante per te: non uscire una sera perché il giorno dopo hai una importante riunione, non è una rinuncia. Stai dando importanza al lavoro in questa fase della tua vita.

Fra un anno, cinque o dieci a cosa pensi che darai importanza?

Cosa rende speciale una azienda performante

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Il mio lavoro di Business Coach mi porta spesso in realtà aziendali super performanti. Per quale ragione? Questo accade perché le aziende che sono in crisi e in difficoltà spesso sono sopraffatte non tanto dal mercato quanto dalle proprie convinzioni limitanti. Convinzioni limitanti quali “è colpa del mercato se fatturiamo meno” o “è colpa delle pretese dei clienti” o ancora “non abbiamo bisogno di aiuto perché il Coaching o la consulenza è solo fuffa”. Le aziende che performano, invece, vogliono rimanere tali e investono per farlo.

Nel mio libro “Gli Stadi del Successo” Roi Edizioni ti offro una analisi molto dettagliata dei principali indicatori che consentono di stabilire in quale stadio evolutivo si trova un’azienda o, nel caso di aziende molto grandi, in quale stadio evolutivo si trovano i diversi rami d’azienda. Questa informazione è fondamentale per comprendere come agire sui singoli collaboratori e sull’intera organizzazione per consentirle di tornare o arrivare rapidamente allo stadio di eccellenza denominato Prime.

Quando entro in contatto con queste aziende super performanti noto spesso che ci sono alcune tipologie di collaboratori e di manager che contribuiscono a renderle così speciali. Sono quelle persone che amano il proprio lavoro e la propria azienda e ci mettono passione. Di solito queste persone hanno almeno una di queste caratteristiche:

Leadership naturale: ci sono i leader scelti dalle aziende. E poi ci sono i leader naturali. Di solito sono le persone che lanciano il cuore oltre l’ostacolo che non temono di sbagliare quando agiscono perché sono consapevoli di agire per il bene dell’azienda e lo mettono al primo posto: preferiscono chiedere scusa che chiedere il permesso e attraggono le altre persone che si sentono incoraggiate a lavorare meglio perché sanno di essere sempre protette e guidate. Queste persone vanno tutelate e formate. Più strumenti hanno per prendere decisioni migliori, maggiore sarà il numero di decisioni ottime che prenderanno.

Pensiero fuori dagli schemi: sono quelli che non fanno mai (o quasi mai) quello che gli si dice. Ma non lo fanno per partito preso, lo fanno perché spesso hanno la capacità di apportare migliorie. Le regole gli stanno strette e fanno di tutto per allargare costantemente le maglie del controllo di gestione per non rimanere ingessati in regole e protocolli. Per i manager sono un vero incubo. Si può scegliere di punirli. Oppure si può decide che il loro pensiero laterale può essere messo a frutto per testare la propria gestione. Con loro l’innovazione è garantita e una volta inquadrati possono essere risorse preziosissime.

Conoscenza del mercato: i propri collaboratori, quelli che hanno una passione enorme per il lavoro che svolgono sono anche quelli più attenti alle evoluzioni del mercato. Guardano i prodotti dei concorrenti e vogliono fare meglio. Spesso sono gli stessi che sono a contatto con clienti e fornitori e riescono a percepire prima di qualsiasi indagine di mercato quale è l’aria che tira e in quale direzione. A volte non hanno la visione d’insieme che può avere un manager ma possono offrire allo stesso un punto di vista interessante, capace di cambiare davvero le cose.

La base di ogni abilità che ti porterà al successo

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Assertività, capacità di decidere, abilità nel parlare in pubblico: no, non è uno di quei giochi in cui ti chiedono di sceglierne una nella quale puoi diventare istantaneamente un maestro. Puoi averle tutte e tre, se ti impegni per sviluppare una capacità fondamentale come l’intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva infatti è responsabile del 58% del successo sul lavoro, indipendentemente dalla categoria professionale e grazie alla PNL sarai in grado di svilupparla in modo semplice e veloce.

L’abilità nel parlare in pubblico è una delle caratteristiche più quotate nel mondo contemporaneo. Un public speaker straordinario può ricevere un compenso orario degno dell’ingaggio di un calciatore di serie A. Allo stesso modo la capacità di decidere – alla quale ho dedicato un intero post questa settimana – è una abilità che può cambiare la qualità della tua vita. Infine, l’assertività è quella caratteristica che appartiene alle persone capaci di convincere gli altri della forza e del valore delle proprie idee in modo naturale, in accordo persino con l’altro.

Come sono collegate tutte queste abilità con l’intelligenza emotiva? Scopriamolo insieme:

L’assertività è quella capacità di comunicare che permette a una persona di trasmettere in modo efficace le proprie idee e punti di vista in modo da ottenere consenso, senza limitare gli spazi di espressione degli altri. L’assertività possiamo definirla in PNL come una sviluppata capacità di calibrazione, ricalco e guida. L’intelligenza emotiva aiuta a prendere in considerazione il modello del mondo dell’altro e a valorizzarlo; con la calibrazione e il ricalco puoi chiudere il cerchio e realizzare in modo semplice la tua assertività.

La capacità di decidere, come abbiamo visto in dettaglio questa settimana, è profondamente collegata con la capacità di connettersi alle proprie emozioni. Perché se è vero che è la mente razionale a prendere decisioni, le migliori decisioni sono quelle che vengono prese in accordo con la parte meno razionale della mente, con le emozioni appunto. Per sviluppare questa capacità è necessario mettersi in ascolto. Le emozioni arrivano prima di qualsiasi ragionamento e spesso vengono nascoste dal rumore del ragionamento.

L’abilità di parlare in pubblico: oggi i professionisti più pagati sono quelli che non solo sanno fare ma che sanno anche comunicare ciò che fanno. Per saperlo fare è necessario rendere ciò che si comunica non solo interessante o entusiasmante, bisogna renderlo coinvolgente per le persone che ci ascoltano. Il modo migliore per imparare è mettersi nei panni dell’audience e pensare a come vuoi si sentano durante il tuo speech e quali emozioni possono provare con ciò che gli dici.

Buone emozioni, buone decisioni

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Il segreto di una buona decisione è racchiuso in una vecchia massima che dice: “non prendere decisioni a lungo termine sulla base di sensazioni del momento”. Ma è proprio così? Per scegliere è fondamentale sapere cosa si vuole e per scoprirlo bisogna avere chiaro in mente quali sono le sensazioni che proviamo rispetto a una determinata scelta.

Puoi scegliere il completo blu o il tailleur nero ma sai bene che quando vuoi dare il meglio di te c’è un vestito particolare, un accessorio, una camicia, un paio di orecchini o di scarpe che quando li indossi nessuno ti può fermare. Quegli oggetti non hanno nessun potere magico se non quello che gli attribuiamo. Eppure, sono in grado di farci sentire diversi.

Scegliamo di indossarli – consapevolmente o meno – sulla base delle sensazioni che ci fanno provare. E spesso, quando non diamo retta a queste sensazioni, finiamo persino con il sentirci a disagio durante la giornata. Figurarsi cosa può succedere quando entrano in gioco emozioni e decisioni più grandi, come la scelta del lavoro o di mettere su famiglia.

Se pensi che questo significhi che per prendere buone decisioni sia sufficiente escludere le emozioni, sei fuori strada. Escludere le emozioni dal processo decisionale è inutile: non siamo robot. Ci sono alcuni comunque alcuni trucchi validi: affidare alcune scelte alla routine. Tanti grandi imprenditori vestono ad esempio ogni giorno nello stesso modo, non solo per una questione di comunicazione, ma proprio per una questione pratica: limitare il numero di piccole decisioni. Come diceva Goethe le grandi cose non dovrebbero essere alla merce’ delle piccole cose.

Un altro stratagemma molto utile quando si affronta un alto numero di decisioni importanti è svegliarsi presto e lavorare sulle attività più complicate prima di essere immersi nel flusso del lavoro consueto e dover prendere una serie di decisioni secondarie e rispondere alle distrazioni abituali (notifiche, telefono, e-mail, chat). Le decisioni meno importanti, se proprio si desidera prenderle comunque, si possono prendere la sera e facilmente ne saremo insoddisfatti.

Se l’obiettivo che hai in mente è quello di prendere sempre la decisione corretta, rischi di rimanere frustrato, deluso o fermo. Già perché pensare di fare sempre la scelta migliore significa porsi dei limiti molto stretti: prendere decisioni sbagliate significa innanzitutto darsi la possibilità di imparare dai propri errori. E dal momento che l’emozione gioca un ruolo decisivo nel processo decisionale, la priorità è quella di stabilire – e aggiornare di tanto in tanto – qual è la tua bussola, i valori che ti guidano nella vita o nel periodo che stai vivendo.

Infine, ricorda: di ogni decisione che prendi hai il 100% della responsabilità. Ciò non toglie che prima di prendere una decisione puoi confrontarti con altre persone, raccogliere informazioni e vagliare altre opzioni. Fallo con una consapevolezza: la responsabilità delle tue decisioni significa anche la felicità dei risultati. Le conseguenze di ciò che scegli devono far felice te e nessun altro. Ascolta le tue emozioni e scegli di essere felice.