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Ottobre 2019

Le etichette che abbiamo addosso (si possono cambiare)

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Tu non sei i tuoi comportamenti. Se conosci un po’ di Programmazione Neuro-Linguistica, sicuramente hai sentito nominare uno degli strumenti più formidabili di questa metodica: i livelli logici di Robert Dilts. I livelli logici di Dilts ci insegnano che Comportamento e Identità sono due livelli separati e distanti fra loro. Ma se non hai fatto almeno un Extraordinary NLP Practitioner, questo potresti ignorarlo e pensare invece che ciò che fai, in qualche modo rappresenti chi sei.

Questo vale tanto per la professione, il lavoro che svolgi, quanto per gli atteggiamenti che hai nella vita. Sei un medico o fai il medico? Sei un manager o fai il manager? L’imprenditore, il barista o il parrucchiere? E se hai la consapevolezza di esserlo va benissimo, intendiamoci: io amo essere un Coach. Io non faccio il Business Coach, lo sono. Ogni minuto, è parte di me.

Allo stesso tempo io sono positivo, non ottimista. Io sono integro, non spezzettato. Hai capito cosa intendo? Mi spiego meglio: puoi prendere la tua professione o un tuo comportamento – ben definito – e utilizzarlo come identità per sentirlo più tuo, per farlo tuo completamente. E proprio per questo devi fare attenzione a cosa usi per definirti.

Ti sei mai detto (o ti hanno detto), ad esempio, che sei una persona lamentosa? A molti capita di applicare a sé stessi o di ricevere da altri etichette che descrivono un comportamento e a poco a poco diventano un’identità. Non permetterlo a te stesso e non permettere agli altri di fare lo stesso. Quando qualcuno prova a metterti addosso una targhetta, scegli se è quella giusta per te. Vuoi essere quello che ti dicono che sei? Se la risposta è no, scegli di cambiare consapevolmente quella etichetta.

Dietro ogni azione, si nasconde una intenzione positiva. Quando ti etichettano, ringrazia e individua quell’intenzione. Potresti scoprire ad esempio di non essere una persona lamentosa, ma di essere una persona molto esigente. Se ti piace questa identità, puoi decidere di comportarti di conseguenza e magari, anziché lamentarti puoi iniziare a chiedere – prima di tutto a te stesso – di più. Dai per primo, fai meglio. Poi chiedi il meglio; a quel punto nessuno penserà che ti stai lamentando ma che hai standard alti, adeguati alle tue prestazioni.

Pronto a cambiare qualche etichetta? Inizia subito!

Come si ripara a un errore sul lavoro?

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Sbagliare sul lavoro è inevitabile. Per molte ragioni diverse può capitare di commettere degli errori. Tutto ciò può avere spesso conseguenze banali e risolvibili con delle scuse o a volte anche gravi per la propria carriera. Può capitare di utilizzare un tono o delle parole poco adatte in una riunione o mandare una mail ai destinatari sbagliati o ancora approvare i numeri sbagliati del budget.

Come ti ho spiegato nel mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo” (Roi Edizioni) conoscere e comprendere qual è lo stadio che sta attraversando la tua azienda può essere determinante per definire lo stile di leadership, i premi, le punizioni e la tipologia di eventi che possono determinare tali premi o punizioni. Conoscere questi meccanismi ti può aiutare a comprendere meglio certe dinamiche interne che a volte possono sembrare misteriose o illogiche e invece hanno una ragion d’essere.

Qualunque cosa accada, c’è sempre qualcosa che puoi fare per sistemare la situazione. La prima di tutte, sempre valida, è quella di scusarsi e di mettersi a disposizione per trovare la soluzione migliore. Una volta fatto ciò ricorda questi 3 principi fondamentali:

Tutti sbagliano: non è una consolazione. Non solo… È un dato di fatto. Quindi mantieni la calma. Come diceva Winston Churchill “Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta”. I tuoi colleghi hanno sicuramente sbagliato qualche volta e anche il tuo capo ha sbagliato. Metti da parte l’orgoglio e impara a mettere in conto un margine di errore ed essere grato per uno dei modi più efficaci di apprendere e imparare.

Guarda le cose nel complesso: se hai chiesto scusa e ti sei messo a disposizione per riparare all’errore hai già fatto molto. In ogni caso hai valutato le conseguenze del tuo errore? Probabilmente non sono così gravi come qualche collega simpatico vuole farti credere. Continua a lavorare bene e dimostra di aver imparato la lezione. Se puoi scherza apertamente sullo sbaglio che hai fatto. Poi vai avanti. Nel giro di poco tempo, la questione verrà dimenticata.

Trova il lato positivo: e aiuta la tua azienda a fare lo stesso. A volte un errore può essere il campanello d’allarme per una procedura che non funziona bene o per un vuoto di leadership e comunicazione nel tuo gruppo di lavoro. Trova una soluzione e proponila. Il tuo errore potrebbe essere d’esempio per altri per non fare lo stesso e per migliorare la qualità del lavoro in azienda.

La differenza fra il sogno e la realtà

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Qual è la differenza fra il sogno e la realtà? Il sogno di solito è più bello, più luminoso, ricco di dettagli e pieno di sensazioni positive, di benessere e ispirazione. La realtà, che comunque non è la realtà in sé ma ciò che provi tu rispetto a ciò che accade, di solito ha colori meno brillanti e i dettagli sui quali ti concentri spesso non sono i migliori.

Perché accade questo? Perché fortunatamente i sogni sono una cosa diversa dalla realtà. Dico fortunatamente perché il sogno è l’ispirazione, la pratica è poi la realtà. Serve impegno e costanza per trasformare un sogno in qualcosa di reale. Se tutti potessimo trasformare ogni sogno in realtà, ci sarebbe una inflazione di sogni realizzati e ci abitueremmo subito.

La differenza la fai quando passi all’azione. Come dice il mio maestro Anthony Robbins “è nei momenti di decisione che si forma il tuo destino”. Per creare il cambiamento che desideri, devi fare tre cose: elevare i tuoi standard, trasformare i tuoi “potrei” in “devo” o meglio ancora in “voglio” e aggiornare il modo in cui pensi a te stesso. Quando decidi di alzare i tuoi standard e vuoi qualcosa con tutto te stesso, sei pronto per portare la tua vita al livello successivo.

Si tratta di mettere qualcosa di extra nell’ordinario. Ecco come:

Alza i tuoi standard: per ottenere un miglioramento costante nella tua vita, devi elevare i tuoi standard. Gli standard che definisci per te stesso fanno tutta la differenza tra ottenere risultati soddisfacenti e ottenere risultati straordinari. Trasformi la tua vita nel momento in cui innalzi i tuoi standard e decidi cosa non fa più per te, quali persone inquinano la tua esistenza e quali la migliorano. Decidi consapevolmente che esiste uno standard più elevato per te e perseguilo.

Passa da “potrei” a “devo” o meglio ancora a “voglio”: chiunque realizzi qualcosa di grande nella propria vita lo ha deciso consapevolmente. Il successo non si programma ma certamente si prepara, con dedizione, passione e tenacia. Quando ti obblighi a fare qualcosa, trovi un modo. Quando lo vuoi con tutto te stesso, lo crei il modo. Come fai? Ascolta le tue emozioni, ti dicono ciò per cui sei disposto a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Per essere straordinario, devi credere all’impossibile e avere la voglia di crearlo.

Aggiorna il modo in cui pensi a te stesso: ogni fase della vita è come una corsa. A volte c’è un bel terreno liscio, altre volte è fango e pozzanghere. E’ molto divertente e si finisce con lo sporcarsi. A quel punto l’unica cosa da fare, è lavarsi e pulire bene l’attrezzatura prima di ripartire. Di ogni corsa tieni il ricordo e l’esperienza e lasci andare tutto il resto. Così nella vita, di tanto in tanto ripensa a chi sei. Sei chi pensi di essere? O qualcosa è cambiato? Dieci anni fa avesti litigato per ottenere ragione, oggi vuoi solo che le cose siano fatte bene, nel modo migliore per tutti. Diresti ancora che sei una persona litigiosa? Aggiorna chi sei, potresti avere già ottenuto il miglioramento che desideri.

Il modo migliore per trovare il tuo scopo

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Ti capita spesso di chiederti: “Qual è il mio scopo?” E’ una ottima domanda da porti di tanto in tanto. Lo scopo ti aiuta a fissare la rotta della tua navigazione ad attraversare le difficoltà della vita con leggerezza grazie all’attenzione che dedichi a ciò che è davvero importante, per TE.

Come fai a trovare il tuo scopo nella vita? Molte persone non hanno idea di dove iniziare, quindi reagiscono semplicemente a ciò che accade nella vita, invece di capire cosa vogliono veramente e soprattutto quello di cui hanno veramente bisogno. A volta capita anche che quando pensano di conoscere il proprio scopo in realtà abbiano definito solo un obiettivo, spesso a breve termine. E una volta raggiunto questo obiettivo, resta una sensazione di vuoto.

La vita come TU la vuoi invece è una vita di pienezza. Una vita fatta di cose che ami, di passione, successi e felicità. Un obiettivo produce un senso passeggero di realizzazione. E poi? Serve un nuovo obiettivo. Lo scopo invece è qualcosa di più. Lo scopo è la somma di ciò che vuoi fare, chi vuoi essere e soprattutto del perché vuoi farlo.

La vita ci chiama a crescere, fin da piccoli. Naturalmente, la crescita ci guida. Ad un certo punto però si viene distratti da mille cose e si smette di crescere, ci si dedica a riempire la vita di cose che non servono per far colpo su persone che non ti interessano. Si inizia a provare frustrazione, paura e ansie. Si diventa invidiosi mentre si guardano gli altri e ciò che hanno che noi non abbiamo. Così ci si concentra sui beni materiali, sul potere, su obiettivi dettati dalla società, dalla pubblicità, dagli altri.

Se ti concentri solo sul raggiungimento di questi obiettivi, non troverai mai la tua vera passione né scoprirai il tuo scopo nella vita. Una volta raggiunti obiettivi che non sono basati sul tuo scopo, sentirai solo un senso di realizzazione che passa rapidamente e molto presto sarai di nuovo alla ricerca di qualcos’altro.

Il modo migliore per trovare il tuo scopo non è chiederti fino allo sfinimento “perché faccio quello faccio?” anche se questa è la domanda chiave. Difficilmente ci arriverai a livello logico. Il tuo scopo lo senti innanzitutto con la pancia. Cosa ti fa emozionare? Cosa faresti anche gratis? Di cosa sei istintivamente curioso e appassionato? In cosa sei disposto a impegnarti per crescere, migliorare e apprendere senza sosta?

La vera realizzazione del tuo scopo deriva dal progettare la tua vita. Per fare cose straordinarie, per trovare il tuo scopo, devi decidere cosa è veramente importante e sentirlo nel tuo cuore e nel tuo stomaco. Quando sei innamorato hai le farfalle nello stomaco? Certamente non lasci in mano alla paura o dall’ansia il controllo. Sai che è la cosa giusta, per TE. Fai lo stesso, con ciò che ami fare.

Se hai letto il mio libro Super You saprai già che uno dei modi migliori per individuare il tuo scopo passa dalle tue passioni: esse sono il tuo super potere. Qual è il tuo? Cosa ti viene facile nella vita? Hai talento per parlare in pubblico? Sai far star bene le persone? Hai una visione sistemica? Potresti essere un Coach e non saperlo ancora. Puoi scoprirlo a “Il Coaching secondo Claudio Belotti” dal 31 ottobre al 3 novembre a Milano.

Quando osservi attentamente le attività che ti sono sempre piaciute o le abilità che possiedi innate, probabilmente riconoscerai delle passioni che puoi trasformare in una carriera redditizia. Perché? Perché a te verrà semplice, ciò che altri fanno con massimo sforzo e grande impegno.

 

Prenditi del tempo per te stesso e riflettere su qual è il tuo scopo. È una domanda profonda che richiede tempo e riflessione per rispondere. Quando passi tutto il tuo tempo a correre da un impegno all’altro, non riesci a concentrarti bene su ciò che desideri. Invece, quando identifichi i tuoi valori fondamentali e smetti di correre dietro a obiettivi non tuoi, scoprirai che la domanda “Come trovo il mio scopo?” ha una risposta molto più semplice di quello che pensavi.

Il lavoro in gioco

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“Capita che in una sessione di team Coaching il Coach faccia apparentemente poco. Di fatto crea un ambiente protetto dove le persone possono aprirsi e risolvere quello che serve risolvere. Questa è la magia degli esseri umani: se ne hanno l’occasione mettono tutto a posto.” Gli Stadi del Successo – Roi Edizioni

Se sei un imprenditore, un manager o un Business Coach ti è certamente capitato di dover preparare un team di lavoro per un progetto o di dover intervenire su di un gruppo di lavoro per fare in modo che migliorasse la propria performance. Avrai certamente notato come l’ambiente influisce sul risultato finale e se hai lavorato bene hai sicuramente trovato il modo di sfruttare questo fattore a vantaggio del gruppo.

Come hai letto nella citazione che ho preso dal mio ultimo libro “Gli Stadi del Successo”  (Roi Edizioni) il mio pensiero è che le persone se hanno l’occasione mettono tutto a posto. A nessuno piace vivere, lavorare e convivere con un conflitto aperto. È fonte di stress e nel ruolo di un leader c’è anche la capacità di cogliere questo conflitto – che rallenta i meccanismi di lavoro – e favorirne la risoluzione.

Come ti ho suggerito in un post della scorsa settimana uno dei modi migliori per comunicare con le persone è di farla semplice, come quando comunichi con un bambino, meglio ancora: proprio come comunica un bambino. E uno dei segreti della comunicazione dei bambini, è il gioco. Il gioco è uno dei tanti mezzi che i bambini utilizzano per esprimersi. Ritrovare la gioia del gioco e la semplicità dei bambini può dare modo al tuo gruppo di lavoro di ritrovare anche la necessaria serenità. A te, come leader, imprenditore, Business Coach… sta il compito di favorire tutto questo.

Per passare dalla teoria alla pratica, ti voglio suggerire tre modi semplici per consentire alle persone che gestisci di ritrovare armonia, creatività e sintonia fra loro attraverso esercizi pratici, divertenti e profondamente educativi.

Il gioco del “si e…”

Ad ogni proposta che viene formulata nella sessione di team Coaching le persone che desiderano partecipare dovranno rispondere “sì e…” e poi esprimere il loro punto di vista. Questo aiuterà a integrare le opinioni degli altri e a farle proprie. Inoltre, favorisce la costruzione di un punto di vista più complesso, a partire da una somma di opinioni, idee e concetti.

In trasferta

Il termine è familiare a chi ha praticato sport a livello agonistico: si gioca in casa, quando si gioca sul proprio campo, si gioca in trasferta quando si gioca sul campo dell’avversario. In questo caso, la riunione può essere indetta in un luogo insolito (non strano, come la cantina o il locale caldaia, semplicemente diverso come la mensa o il giardino) oppure può vedere invitate a partecipare persone esterne all’azienda o al gruppo di lavoro. Persone stimate, competenti, che abbiano il rispetto del gruppo.

La storia della riunione

Affida in apertura a una persona il compito di raccontare la storia della riunione. Fai in modo che tutti lo sappiano e spiega le regole. Non sarà un resoconto stenografico né un verbale di assemblea. Sarà proprio il racconto di ciò che accade. Le emozioni espresse dalle persone, le frasi migliori, le idee più brillanti. L’idea di fondo è quella di avere belle riunioni che diventino belle storie e favorire la partecipazione positiva e propositiva di tutte le persone.

Con Belotti è semplice!

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Se sei un esperto nella tua materia, sicuramente hai una grande passione. Ami quello che fai, lo studi, lo approfondisci e fai quello che fai con amore e con trasporto. Tutta questa passione ti può portare a non vedere la complessità del contenuto, anche perché tu lo conosci così bene che per te è tutto semplice. Ma quando lo comunichi sei sicuro che lo stai facendo semplice anche per gli altri?

Un non esperto potrebbe facilmente comprendere i concetti che vuoi trasmettere? Se non lo sai spiegare a tuo nonno, vuol dire che non lo sai abbastanza. Ma a volte ne sai anche troppo e probabilmente stai complicando in maniera eccessiva la tua comunicazione. Di conseguenza, il messaggio che stai cercando di trasmettere non è sulla stessa lunghezza d’onda delle persone che stai cercando di raggiungere.

Si, il punto è proprio questo: se desideri trasmettere un messaggio – fare una vendita, convincere che la tua idea è valida, far approvare un progetto che ti sta a cuore – è necessario che ti sintonizzi con le persone che vuoi raggiungere. Vediamo come:

Parla al tuo pubblico come se avesse tre anni. Il che non vuol dire far la facce buffe o la voce da cartone animato. Se hai parlato di recente con un bambino di tre anni, sai che è molto più sveglio di quello che pensi. E per farti capire usi frasi brevi, parole semplici e un tono gentile. Accompagna questo con gesti che sottolineano o chiariscono il tuo messaggio e hai un inizio di comunicazione efficace.

Spiega chi, cosa, perché, quando, dove. Questi cinque punti sono le tappe fondamentali di qualsiasi apprendimento di informazioni. Sono le stesse che i bambini imparano alle scuole elementari o quelle che un buon Coach si pone di fronte a una persona che vuole iniziare un percorso di crescita. Le risposte a queste domande forniscono le basi per una comprensione e aiutano a capire la situazione e il contesto.

Racconta storie. Non significa che devi inventare quello che dici. Racconta storie relative all’argomento di cui parli. Possono essere metafore o similitudini. Possono essere esempi pratici. Una volta in un Practitioner di PNL ho raccontato come il coraggio di mio padre nella malattia mi abbia formato nel carattere e ispirato nella vita. In quel momento ho insegnato in modo semplice cosa significa azzerare le aspettative e fare del proprio meglio con quello che si ha a disposizione. E adesso ti sto spiegando, con una storia, quanto sia semplice inserire un concetto e farlo passare, quando lo racchiudi in una storia.

3 semplici strategie per dare continuità alla tua comunicazione online e offline

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Le tue strategie di comunicazione online e offline dovrebbero essere molto simili tra loro. Perché? Perché l’obiettivo è quello di comunicare con le altre persone, con altri esseri umani. Cambia il mezzo. E spesso la comunicazione online è capace di aumentare la tua efficacia in modi che non avresti mai pensato. In Programmazione Neuro-Linguistica siamo sicuri di questo: un comunicatore di successo, in ogni caso, accetta e utilizza ogni forma di comunicazione.

E questo è ancor più vero quando passi frequentemente da un social network alle aule, da una diretta a un intervento in pubblico, dalla telecamera al contatto con il pubblico. Il tuo modo di comunicare varia, come anche il tuo stile. Tu sei tu.

A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” ti insegnerò le competenze dei Coach più importanti al mondo e ti spiegherò come puoi ottenere il meglio da queste capacità nella tua comunicazione. Nel frattempo, in attesa del 31 ottobre quando ci vedremo a Milano ti invito a riflettere sul differente approccio che hai quando comunichi online e quando comunichi offline.

Ci sono infatti attività che online vengono ritenute importanti che spesso dal vivo non si fanno. E viceversa. Per dare continuità alla tua comunicazione fuori e dentro la rete, puoi mettere in pratica queste 3 strategie:

Comunica i tuoi valori e le iniziative che ritieni importanti: in ogni contesto i tuoi valori ti rappresentano. Ogni persona che raggiungi con la tua comunicazione deve capire innanzitutto se può fidarsi di te. Dal momento che non puoi piacere a tutti, la cosa migliore è che metti bene in chiaro a chi vuoi piacere. I tuoi valori sono il tuoi biglietto da visita. Ricordati di comunicarli quando ti presenti.

Trasforma un evento negativo in una esperienza positiva: spesso si sottovaluta l’opportunità generata da un errore, da un disguido, da un fraintendimento. Può essere l’occasione per mostrare quanto si ha a cuore il cliente o quanto sono importanti per te le persone che ti seguono. Un errore in buona fede non ha mai decretato la fine di nessuno. Non aver chiesto scusa, sì.

Chiedi buone recensioni a chi è soddisfatto: il famigerato passaparola. E’ l’arma definitiva di qualunque grande comunicatore. E’ il veicolo migliore sul quale far viaggiare la tua reputazione. Online sei più incline a chiedere una recensione, magari con una mail dopo l’acquisto. E offline? Chiedere esplicitamente alle persone che hanno partecipato a un tuo evento di parlare bene di te può aiutarti a valicare il muro che divide reale e virtuale.

La tua efficacia come leader

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La tua efficacia come leader si misura da quanto le persone scelgono di seguirti, di stare con te – di lavorare con te – se non sono obbligate a farlo. Un professore in classe in una scuola media o superiore sa bene di cosa parlo. E quelli che come lui che amano profondamente il proprio lavoro e lo fanno con passione sono gli stessi che a distanza di anni gli studenti tornano a trovare a scuola e che ricordano con piacere nel corso della vita.

Un leader dovrebbe essere un magnete che attrae e mantiene a sé le persone migliori. E non lo fa attraverso la manipolazione. Lo fa con una comunicazione sana ed efficace. Con l’emozione. Con i contenuti. Con l’integrità, cioè mostrandosi sempre per ciò che è. Questo vale per le persone comuni e vale ancor più per i Coach e per chi vuole utilizzare le Coaching skill in azienda o nella propria professione.

A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” ti insegnerò le competenze da Coach più importanti e ti spiegherò come puoi ottenere il meglio da queste capacità. Nel frattempo, in attesa del 31 ottobre quando ci vedremo a Milano ci sono diverse qualità che puoi sviluppare e che possono aiutarti a diventare un autentico leader nel tuo ambito.

Certamente le competenze. Sicuramente il carisma. E anche la sicurezza di sé è molto utile. All’atto pratico però, cosa devi fare per creare la tua leadership? Ci sono tre attività che puoi portare avanti in maniera semplice, sul lavoro e nella vita di tutti i giorni per diventare il leader che desideri. Eccole qui:

Scegli il modo giusto di comunicare: con le persone che hai di fronte ti poni sempre il problema di come puoi comunicare al meglio affinché passi il messaggio? Una leader della comunicazione ha la stessa qualità dell’acqua: si adatta alle asperità che incontra sul suo cammino e per giungere a destinazione.

Prendi posizione: dalla flessibilità dell’acqua alla durezza della roccia. Quando prendi una decisione in cui credi, vai fino in fondo. Per prendere decisioni di questo tipo devi conoscere bene chi sei e cosa vuoi. E soprattutto perché fai quello che fai. A quel punto ogni decisione che prendi, sarà quella giusta (per te).

Condividi grandi idee: non nascondere la tua visione. Per attrarre le persone giuste, devi essere in grado di ispirarle. Quando hai definito la tua visione, mostrala. Sei disposto a fare del tuo sogno la tua vita? Se vuoi portare con te le persone importanti – sia a livello affettivo, sia quelle che realmente ti possono aiutare con il business – devi essere pronto a farle sognare allo stesso modo in cui sogni tu.

Oltre la paura (c’è ciò che vuoi)

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Porta con te l’oggetto della paura oltre la paura stessa. Il coraggio è questo. E nella vita è meglio aver coraggio che cercare di eliminare le paure. Perché con il coraggio vai dove vuoi. Combattere le paure ti rallenta e ti impegna in una battaglia inutile. E’ bene sapere di cosa si ha paura e al massimo cercare di capire il perché. La paura è un guardiano. Nasconde spesso una convinzione limitante che vuole tenerti al sicuro nella tua zona di comfort.

A “Il Coaching secondo Claudio Belotti” scoprirai che il coraggio non è assenza di paura. Le emozioni vanno ascoltate e comprese. E se hai paura di fare qualcosa, come dice il mio maestro Anthony Robbins, allora devi farlo. Le paure possono essere profondamente radicate e sono spesso inconsce, cioè a volte non sei consapevole di ciò che ti sta trattenendo.

Da dove iniziare? Vediamo le paure più comuni che le persone si trovano ad affrontate nel lavoro e nella vita e che cosa ti possono dare di importante.

Paura degli obiettivi. Capita ogni anno, a inizio anno o a settembre, a tante persone: fissano obiettivi sbagliati e finiscono col procrastinare. Alla fine dell’anno non ottengono i risultati che desiderano. Alla fine, danno la colpa agli obiettivi e lasciano perdere. E, almeno in parte hanno ragione. Gli obiettivi, in Programmazione Neuro-Linguistica, devono avere caratteristiche precise. Altrimenti non sono obiettivi. Sono sogni, speranze, velleità. È vero che Walt Disney diceva che se puoi sognarlo puoi farlo. Ma lui faceva cartoni animati!

Paura di chiedere aiuto. Non voglio indagare le ragioni. Ognuno ha le sue: non chiedo aiuto per non sembrare debole, stupido, incapace etc. etc. Nella realtà dei fatti le persone sono molto contente quando si chiede il loro aiuto. Inoltre, sono davvero pochissime le persone che ottengono un qualche tipo di successo senza ricevere il supporto e l’assistenza degli altri. E il modo migliore per ricevere ciò di cui si ha bisogno è… chiedere! Così ebbe il suo primo lavoro Steve Jobs, vale la pena dare una possibilità a questo metodo.

Paura di parlare in pubblico. Questa è una delle paure più diffuse negli adulti. La ragione principale è legata alla mancanza di esperienza. Quando si parla in pubblico una volta ogni tanto senza sapere come fare, è naturale provare istintiva paura. Con la pratica e lo studio (comunicare con il pubblico) si può utilizzare questa paura per trasformarla in autentica emozione e portare la prestazione al top!

3 consigli pratici per diventare un capo migliore

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Se ti sei mai domandato come puoi essere un capo migliore, forse sei già un capo migliore di quanto pensi. Le persone che si pongono come traguardo quello del miglioramento e della crescita sono di solito già capaci. Solo che non si accontentano.

Quando vivi la crescita come un percorso, hai molte più possibilità di ottenere successo e soddisfazione nella tua vita. Come dice il Buddha: non c’è una via per la felicità, la felicità è la via. Quando sei felice di fare ciò che fai lo fai meglio e con minor sforzo.

Ed è proprio per questo che scegliere di migliorare sul lavoro è una delle migliori scelte che tu possa fare. Lo sanno le migliaia di partecipanti a “Il Coaching secondo Claudio Belotti” che in questi anni hanno frequentato questo evento straordinario e hanno portato con loro sul lavoro competenze di Coaching e insegnamenti da autentici maestri di fama mondiale in questo campo.

Se vuoi essere il capo desideri, il leader di cui ha bisogno la tua azienda, ti offro 3 consigli pratici per realizzare questo obiettivo in modo semplice:

Mostra lo scopo: trasmetti ai tuoi dipendenti, ai tuoi collaboratori come ciò che fanno influenza i vostri clienti, i vostri affari, la vostra comunità … e loro stessi. Mettili al centro dell’azienda e aiutali a prendersi cura degli affari. Il modo migliore per farlo è mostrare perché è importante ciò che fanno.

Porta pazienza e dai fiducia: mostrare pazienza ed esprimere sincera fiducia è un modo straordinario per far sapere alle persone che crediamo veramente in loro. Avere pazienza non significa accettare comportamenti scorretti. La pazienza si applica a chi sbaglia quando fa qualcosa di nuovo, a chi non capisce e chiede consiglio, a chi si impegna e non ce la fa.

Offri opportunità: ogni persona ha il potenziale per realizzare cose più grandi. Prenditi il ​​tempo per permettere ai dipendenti di formarsi, crescere e svilupparsi. Fallo anche se il lavoro che un giorno sperano di ottenere è con un’altra azienda. Prenditi il ​​tempo necessario per aiutare i tuoi dipendenti a trovare e cogliere le opportunità che desiderano. Le migliori aziende non fermano, formano.