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Agosto 2019

Riconoscere il valore della felicità

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“Nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma.” Frédéric Beigbeder
Quando si dice che i soldi non fanno la felicità si dice una mezza verità. I soldi sono molto utili per il concetto di felicità che abbiamo nel mondo occidentale: abbiamo infatti degli standard di vita che ormai dipendono da una certa quantità di denaro. Questa quantità di denaro però è molto più bassa di quello che si possa pensare. Uno studio di una università statunitense qualche anno fa stabilì che sopra un reddito di 75mila dollari il livello di felicità percepita non variasse più.
Quindi la questione non è il quantitativo di denaro: mille, diecimila, 75mila o 100mila. O persino un milione di euro. La questione è quello che si fa con i soldi. Come si utilizzano, come si investono e cosa si ottiene in cambio. Ecco il “trucco” nella società dei consumi è qui: per consumare sempre di più bisogna essere sempre meno felici di ciò che si ha già. Con questa idea che sposta sempre un po’ in là l’asticella del desiderio, nessun quantitativo di denaro sarà mai sufficiente per essere felici se si spende per acquistare cose.
Per riconoscere la felicità dunque è necessario partire dalle piccole cose. Nel momento in cui riesci a concentrarti sui piccoli dettagli che rendono speciale la tua vita già oggi, puoi iniziare a liberarti dal bisogno di consumare e avere cose superflue. E allora puoi iniziare a spendere i soldi per esperienze che ti arricchiscono, come lo sono i viaggi, i corsi per crescere e imparare cose nuove, la musica dal vivo, il teatro, le giornate e le serate con le persone che ami.

Per smettere di concentrarti sul denaro, dal quale comunque non dipende direttamente la tua felicità, puoi fare alcuni esercizi per creare un nuovo senso del valore. Vediamo quali:

-Dai valore al tempo: quando hai cinque minuti di tempo libero, come lo trascorri? Molte persone lo usano come scusa per distrarsi o per farlo passare. Il modo in cui trascorri le tue pause dice molto del valore che dai al tempo. Allo stesso modo, come impegni il tuo tempo di lavoro e quello dei tuoi collaboratori è determinante. Ogni piccola (o grande) quantità di tempo conta. E il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo: non perderlo e non farlo perdere ad altre persone. Mettilo a frutto per fare ciò che ami.

-Dai valore a te stesso: molte persone credono di dover avere qualcosa (denaro, potere, opportunità) per poter fare qualcosa (viaggiare, avviare un’attività), che alla fine consentirà loro di essere qualcosa (felice, integro, soddisfatto, motivato). Ecco, per essere felici è bene fare tutto il contrario: essere chi sei, fare ciò che vuoi veramente e in questo modo avere ciò che desideri.

-Dai valore a ciò che hai già: quando apprezzi quello che hai già, sei immediatamente più felice. Se senti il bisogno di avere di più per compensare qualcosa che manca nella tua vita, rimarrai sempre incompleto. Non importa quanto guadagni o quanto spendi. Cresci, migliora e scoprirai che ciò di cui avevi bisogno, quando evolvi e ti trasformi, non ha più importanza e prendono importante cose nuove. E che molto spesso non sono “cose”.

Crea il tuo gruppo di dispari

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Un concetto a me molto caro – e a tutti quelli che fanno il mio lavoro – è il concetto di gruppo dei pari. L’idea di fondo è che è importante fare attenzione alle persone che frequenti perché determinano il tuo standard. Il concetto di gruppo di pari riguarda innanzitutto le persone con le quali passi più tempo. Ma non solo. Potrebbero essere infatti anche le persone con le quali passi meno tempo e alle quali dai il potere emotivo di influenzare i tuoi comportamenti. Quindi, il gruppo di pari puoi considerare che è formato anche dalle persone delle quali hai a cuore il giudizio. E per le quali fai di tutto pur di accontentarle. Sono le persone per le quali tu cambi il tuo modo di fare o addirittura il tuo modo di essere.
Io da qualche tempo ho iniziato a pensare che il tuo gruppo dei pari è sì importante, ma allo stesso tempo è importante anche il tuo “gruppo dei dispari”. Che differenza c’è fra il gruppo di pari e il gruppo di dispari? Il gruppo dei pari sono le persone che tu frequenti e come dice la parola stessa è pari cioè simile a te in qualche modo. Condividete valori, modi di fare, modi di ragionare. Certamente in quel gruppo c’è qualcuno più bravo di te e ti stimola a migliorare. Per aumentare questo effetto penso che è il caso di inserire nel gruppo dei pari anche qualche dispari o addirittura creare un vero e proprio gruppo dei dispari. Cioè scegliere di dedicare attenzione o passare il tempo con persone che sono diverse da te. Ovviamente sempre con l’idea di alzare i propri standard, non di abbassarli, e di farsi stimolare a crescere attraverso valori, modi di fare e modi di ragionare differenti.
Penso a persone che hanno idee diverse dalle tue e con le quali non vai d’accordo proprio su tutto. Ti faccio un esempio pratico: se mi segui e mi conosci un po’ sai che io sono appassionato di rock. Mi piacerebbe essere appassionato di musica classica, ma non lo sono. Nel mio gruppo di dispari ci sono persone appassionate di musica lirica e con loro vado a volte all’Opera. Per quanto non sia appassionato mi lascio contaminare dalla loro passione e lascio che mi spieghino la bellezza di questa arte così particolare. Allo stesso modo io condivido ciò che mi dà il rock e perché ritengo che sia importante, persino istruttivo e sicuramente piacevole.
Ecco, contaminare è la parola chiave e ha in questo caso una accezione del tutto positiva. L’idea del gruppo di dispari è di farsi contaminare da qualcuno che la pensa in modo diverso. Poi non è detto che tu debba cambiare il tuo modo di ragionare o usare il pretesto della differenza per litigare su chi ha ragione e chi ha torto. A te piace l’opera a me piace il rock, restiamo della nostra idea. Nel gruppo di dispari io non voglio convincerti che il rock sia migliore dell’opera né viceversa: ci aiutiamo reciprocamente a comprendere mondi diversi e ne usciamo arricchiti.
Questo vale soprattutto per noi che siamo appassionati di formazione e crescita personale: aprirsi al mondo e alle idee diverse – di persone che riescono nella vita, di chi ha successo in ciò che fa – è il modo migliore per crescere. Per esempio, noi nella nostra Extraordinary Coaching School siamo sempre aperti alle contaminazioni. Ogni anno abbiamo ospiti nuovi, laboratori pratici e seminari nei quali emergono esperienze da ambiti e mondi differenti. Insegniamo la PNL e le Dinamiche a Spirale, studiamo Anthony Robbins, Richard Bandler e Robert Dilts. E allo stesso tempo prendiamo nozioni da Milton Erickson, ipnoterapeuta, e Virginia Satir, terapista familiare, come da Carl Gustav Jung, uno dei padri della psicanalisi. Abbiamo laboratori di improvvisazione teatrale e workshop con maestri di MMA come Davide Ferretti ed eminenti studiosi e professori universitari come il prof. Giorgio Nardone – creatore della Terapia Breve Strategica insieme a Paul Watzlawick – che ha riservato spesso al Coaching osservazioni affilate. E ci sta: un Coach e un terapeuta fanno mestieri, percorsi e perseguono obiettivi diversi.
Per creare un gruppo di dispari è fondamentale sviluppare un muscolo molto faticoso da allenare: la flessibilità. Uscire dalla propria zona di comfort – nel senso di abitudine – smettere di fare solo cose familiari. La verità è che a tutti noi piace stare a casa propria sul proprio divano con la propria bevanda preferita con la copertina preferita d’inverno. A tutti fa piacere: ed è proprio per questo che non sono “tutti” a ottenere risultati, ma solo alcuni. L’importante è non cedere all’abitudine ogni giorno. Ogni tanto è bene fare anche qualcosa di diverso.
Io tutti i giorni frequento il mio gruppo di pari e una volta ogni tanto – e lo metto in agenda per non scordarlo – decido di frequentare il mio gruppo di dispari. Quando frequenti il tuo gruppo dei dispari non lo frequenti per evangelizzare e convincere le persone che loro sbagliano. Lo frequenti per essere stimolato a vedere cose in modo diverso.
Dalla contaminazione è nato il Rinascimento ed è stato forse uno dei punti più elevati del sapere umano. Scegli di farti contaminare perché l’idea da perseguire è che bisogna uscire di casa – dove tutto è familiare – e andare a vedere cosa c’è fuori. Apri la mente, metti in relazione neuroni che non hai ancora collegato fra loro, crea nuovi percorsi neuronali e la vita sarà molto più interessante, più affascinante e sarai più pronto e aperto al cambiamento, al miglioramento, alla diversità.

La TUA definizione di successo

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Il successo! Prima di dirti qual è la mia definizione di successo, voglio dirti per quale ragione tutti desiderano il successo ma per molti è impossibile raggiungerlo.
Molti imprenditori si rivolgono a me perché percepiscono che c’è qualcosa che non funziona nel loro lavoro, nella loro vita. Hanno ottimi risultati in azienda, crescono, il loro business prospera e allo stesso tempo sentono che manca qualcosa. Sono quelle persone che dall’esterno diresti che hanno sicuramente successo. Ma questo non corrisponde alla percezione che hanno di sé.
Mi presentano a volte i loro piani imprenditoriali: tutto è documentato e analizzato fin nei minimi dettagli. Ogni mossa è studiata, pianificata. E poi mi dicono: “A volte le cose non vanno come previsto” e scrollano la testa mentre ripassano mentalmente il piano per capire dove si trova l’errore.
Nessun errore. Semplicemente, come dice la grande psicoterapeuta Virginia Satir, la vita è quella che è, non quella che dovrebbe essere. E ancora meno è quella che vorremmo che fosse… Per iniziare a costruire il proprio successo, è necessario partire da questo.
La mia definizione di successo infatti tiene conto di un aspetto fondamentale: la flessibilità. E dovrebbe farlo anche la tua. Ora ti spiego perché.
Per raggiungere il successo imprenditoriale infatti bisogna andare oltre i numeri e i piani, le tabelle e la pianificazione. Serve soddisfazione. Il successo senza soddisfazione infatti non può esistere. La realtà infatti è che non esiste una sola forma di successo ma molte. Il successo dipende innanzitutto dai tuoi valori e dalle tue convinzioni, dalla tua identità, dal tuo scopo. Il successo è una definizione: la tua.
La mia definizione è che successo è il participio passato di succedere. Una persona di successo è una persona capace di far succedere ciò che vuole. Ed è proprio per questo che dovresti iniziare subito a definire cosa vuoi, imparare ad agire e quando accadono imprevisti tirare fuori tutta la tua flessibilità.

3 attività (più una) per costruire una solida forza di volontà

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“Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato.” Thomas Edison
Qual è il tratto principale che pensi debba possedere un libero professionista o un imprenditore di successo? Probabilmente se frequenti il mondo della formazione, le prime risposte che ti vengono in mente possono essere la leadership, una mentalità visionaria o la fame di risultati. Tutto vero. Queste sono caratteristiche utilissime per un imprenditore. Ma non sono la risposta definitiva. Cosa spinge una persona a fondare una azienda? Essere dei buoni leader, non è sufficiente. Avere fame di risultati nemmeno. Si può essere ottimi manager, essere visionari e avere fame di risultati. Senza essere imprenditori, di sé o della propria azienda.
Gli imprenditori di successo hanno una enorme forza di volontà. La forza di volontà è una convinzione profonda e inarrestabile in sé stessi. Non dipende dalle azioni di qualcun altro e non cambia con le circostanze. Chiunque decida di intraprendere una impresa e desidera il suo successo deve trovare o sviluppare la propria forza di volontà, per superare gli ostacoli e andare oltre gli inevitabili errori e insuccessi. Non c’è un imprenditore che non abbia avuto insuccessi. Ma chi ha avuto successo è chi si è sempre rialzato e ha ripreso la propria attività. La forza di volontà è un pozzo da cui puoi attingere energia per superare i momenti più difficili.
Come si costruisce la forza di volontà? Non esiste una ricetta miracolosa. Sicuramente la forza di volontà si costruisce lontano dalla propria zona di comfort, perché forza di volontà fa rima con flessibilità, ha un forte legame con la definizione del proprio scopo ed è una fonte di energia, non di stress. Vediamo insieme quindi 3 attività (più una) per costruire una solida forza di volontà:

1. Definisci il tuo scopo. Lo scopo è un componente della forza di volontà. Spesso ne è il carburante. Quando trovi il tuo scopo, la forza di volontà aumenta naturalmente. Perseguilo e la forza non si esaurirà mai.

2. Le tue scelte definiscono la tua vita. Non lasciare che le circostanze definiscano chi sei e quello che fai. Concentrati su ciò che hai e fai quello che puoi fare. Per sviluppare la tua forza di volontà affronta decisioni difficili e usale per diventare più forte.

3. Alza i tuoi standard. Chiedi di più dalla vita, da te stesso e dagli altri. Dai di più e avrai di più. Aspettati di più e otterrai di più. Semplice. Solo che lo devi fare tutti i giorni. Per questo è importante che i tuoi standard siano sempre coerenti con il tuo scopo, i tuoi valori e la tua identità.

Infine ricordati di allenare la tua flessibilità, in ogni momento utile. La flessibilità ti consente di modulare meglio anche la forza di volontà. Ci sono attività sulle quali vale la pena di impegnare il 100% di energie e altre sulle quali puoi lasciar stare. Diventa flessibile, dedica le tue energie a ciò che è davvero importante per TE. Sarai più efficace e felice.

Il successo dell’università passa per il Personal Coach

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Alcune settimane fa il professor Gianmario Verona, Rettore della prestigiosa università Bocconi di Milano, ha rilasciato una intervista molto interessante. In questa intervista il professor Verona ha parlato dei segreti del successo dell’università che dirige dal 2016 e alla guida della quale è stato confermato fino al 2020. Fra gli altri aspetti più importanti dei quali ha parlato, quello che più mi ha colpito è stato l’attenzione all’innovazione nell’insegnamento.

L’università Bocconi infatti è da tanti anni all’avanguardia sia nei contenuti che propone che nel modo in cui lo propone. Nel 2015, quando ancora in Italia le Dinamiche a Spirale erano materia sconosciuta ai più, l’Università Bocconi mi ha offerto la possibilità di tenere un corso extracurricolare per insegnare cos’è questa straordinaria metodica, sviluppata dal dottor Clare Graves e portata nel mondo dal suo allievo Chris Cowan insieme alla moglie Natasha Todorovic.

Questa attenzione alle innovazioni, alla qualità e al valore degli insegnamenti è secondo il Rettore uno dei tre punti di forza dell’università: gli altri due sono la selezione degli studenti e le relazioni con le aziende. Per quanto riguarda il meccanismo di selezione degli studenti – sia italiani che stranieri – l’università Bocconi ne ha scelto uno che fa emergere i migliori talenti e permette loro di esprimere al meglio le proprie capacità. Indipendentemente dalle condizioni economiche, con l’accesso ai corsi si premiano il merito e le potenzialità.

Per quanto riguarda le relazioni con le aziende, in Bocconi viene tessuta e tenuta ben salda una fitta rete di rapporti con le migliori aziende italiane e straniere – pubbliche e private – per permettere ai talenti che si sono formati in università di esprimersi al meglio nel mondo del lavoro e per le aziende la possibilità di inserire giovani laureati con idee innovative e voglia di realizzare il proprio futuro, direttamente dalla facoltà di provenienza.

Infine, ha sottolineato il Rettore Gianmario Verona, l’aspetto più importante: gli insegnamenti. Ecco, l’approccio innovativo dell’università Bocconi passa attraverso il prendere atto che l’accesso all’informazione è radicalmente cambiato rispetto al passato. Oggi la disponibilità di informazioni e di fonti libere e immediate attraverso il web è enorme. Quindi va ripensato anche il ruolo dell’insegnante che non è più – non solo – colui che trasmette la conoscenza. L’insegnante oggi è nella metafora utilizzata dal Rettore un Personal Coach, una persona che aiuta lo studente a orientarsi nel mare della conoscenza e lo guida indicando la rotta da tenere. E proprio come un Coach, mostra la via verso la crescita. Resta sempre una scelta del singolo quella di passare la soglia e andare verso il miglioramento.

 

Se sei interessato, qui puoi trovare l’intervista originale.

Perché le Coaching skill sono quello che ti serve oggi nel tuo lavoro

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Sai quali sono i benefici che puoi avere nel lavoro se decidi di sviluppare le tue skill da Coach?

Io credo che in ciascuno di noi ci sia una parte di Coach. In alcune persone è più evidente, in altri più nascosta ma tutti hanno la possibilità di farla emergere e metterla a frutto se lo vogliono. Questa è una delle ragioni che mi ha spinto a creare il Coaching secondo Claudio Belotti e anno dopo anno ne ho la conferma. Ogni persona che come te decide di partecipare a questo corso porta con sé insegnamenti utili, che in molti casi si trasformano in strumenti preziosi sul lavoro.

Questo significa che puoi diventare un Coach in quattro giorni?

No, ma puoi iniziare a scoprire il tuo potenziale, a capire come fare di più nella tua vita, personale e professionale, grazie al Coaching. Il tuo potenziale inoltre, grazie agli insegnamenti e alle tecniche di Coaching di grandi maestri come Anthony Robbins, Richard Bandler e Robert Dilts aumenta perché sei in grado di integrare le interferenze e renderle un punto di forza: per te e per le altre persone. Nel Coaching secondo me infatti la Performance non è determinata dal potenziale meno l’interferenza – come è invece nella formula classica di Timothy Gallwey. La Performance, una grande performance soprattutto, è determinata dal tuo potenziale più l’interferenza! Questa capacità di integrare le interferenze fa davvero la differenza.

Essere un Coach al lavoro può tornarti molto utile e può portare a un netto miglioramento dei tuoi risultati e della tua squadra. Vediamo insieme 3 esempi (più uno) di comportamenti efficaci che sviluppi con una mentalità da Coach:

Impari a parlare con un collega in difficoltà

A tutti può capitare una giornata storta. E certamente quando si entra nel mood in cui “va tutto male, va tutto storto” le cose non migliorano. Se poi questo diventa un mantra quotidiano, si rischia di perdere una risorsa che, demotivata, influisce sull’intero staff. Bisogna fare un bel respiro e con la calma, la pazienza e la risolutezza di un artificiere, disinnescare questa bomba. Inizia ad aiutarlo a riflettere sui suoi sentimenti e di quali risorse ha bisogno per andare avanti. Stai attento a non far sentire la persona giudicata e non dirgli come si sente né come dovrebbe sentirsi. Aiutalo a capire cosa lo stressa, fagli domande aperte e stai ad ascoltare. Non dire: “dovresti smettere di preoccuparti così tanto” o “la stai facendo troppo grande”. E ricorda la cosa più importante: non puoi costringere qualcuno a sentirsi meglio. Puoi solo offrire ascolto e comprensione e per alcune persone potrebbe già essere tutto ciò di cui hanno bisogno.

Impari a misurare meglio le aspettative per ottenere il massimo dal team

Uno degli insegnamenti più importanti del mio maestro Anthony Robbins è che per avere una vita straordinaria è necessario alzare i propri standard. Vale nel privato come sul lavoro. Il problema è quando si agisce più sulle aspettative che non sugli standard si rischia di ottenere dal proprio team risultati deludenti. Perché? Le alte aspettative possono motivare i membri del team, è vero. Ma se sono troppo alte, potresti avere più danni che benefici e danneggiare la fiducia in sé dei membri della tua squadra. Per ottenere il meglio da te stesso e dal tuo team, puoi fare 3 cose. Primo, misura bene i rimproveri. Quando le persone percepiscono che sei costantemente scontento, perdono la motivazione. Secondo, assicurati che ogni persona nella tua squadra sappia cosa apprezzi di loro. Se vuoi che le persone migliorino, aiutale ad andare verso il miglioramento con rinforzi positivi sui comportamenti. Terzo, assicurati di comunicare in maniera chiara gli obiettivi e se c’è qualcosa che non funziona, aggiustali in corsa.

Impari a sperimentare

Oggi la vera rivoluzione dello smart working, del lavoro smart, è l’indipendenza. Sì, l’indipendenza dei dipendenti. Suona come un controsenso ma non lo è e ti spiego perché. Le aziende più innovative infatti incoraggiano i propri dipendenti a lavorare in autonomia, a sperimentare. Un buon modo per iniziare è mettere le persone in condizione di condividere i propri interessi sul lavoro. Questo li aiuta a costruire fiducia in sé stessi e portare in maniera più completa la propria identità sul lavoro. Poi mostra fiducia e lascia liberi i collaboratori di svolgere il lavoro, anche in modi mai provati prima: con un obiettivo chiaro, puoi allentare il controllo sul processo. E infine, metti in conto la possibilità di errore. Se vuoi innovare e “correre il rischio” di fare meglio, devi accettare anche la possibilità che qualcosa vada storto, almeno qualche volta. Ciò che fa la differenza, in fondo, è il valore dell’innovazione che ne riesci a tirare fuori. Un buon Coach, trova sempre qualcosa di utile.

Infine ricorda che imparare a fare il Coach, significa anche imparare la flessibilità.

Essere flessibili significa innanzitutto adattarsi alle situazioni. Adattare sé stessi e il proprio stile di leadership. Questo è un ottimo spunto soprattutto quando si lavora in ambito multiculturale. Oggi le aziende sono spesso ricche di culture, idee e visioni differenti. Quando vuoi entrare nel meccanismo di pensiero di una cultura differente dalla tua inizia a riflettere su come il tuo stile di leadership è influenzato dal tuo background e dalla tua identità personale. Quando lavori con dipendenti di culture diverse, pensa attentamente a dove potrebbe essere necessario adattare il tuo solito approccio. Quando incontri qualcosa che non capisci, chiediglielo invece di fare ipotesi. E sii sempre disposto ad adattare il tuo stile di leadership. Per ottenere risultati non dare per scontato che le altre persone si adegueranno a te. Ricorda che l’elemento più flessibile del sistema è quello che vince.