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Aprile 2019

Attrai il tuo successo

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Tutti desiderano il successo: essere famosi, circondati da fan e la ricchezza, il denaro, il potere, le auto di lusso, gli yacht. Tutti tutti? Molte delle persone di successo che ho conosciuto baratterebbero volentieri un po’ di ricchezze per una maggiore privacy. Altri uomini e donne di successo non vogliono in alcun modo auto di lusso o uno yacht o addirittura delle proprietà.

È evidente che il concetto – o meglio lo stereotipo – del successo occidentale è un modello inadeguato a rappresentare i bisogni, le speranze, i desideri e i sogni di tutte le persone. Oggi infatti sappiamo bene che il successo è su misura. A me, ad esempio, piace pensare che successo sia il participio passato di succedere e che una persona di successo sia una persona capace di far accadere le cose. Di realizzare e di realizzarsi secondo un ideale. Ognuno il suo.

Come insegna il grande Jim Rohn – uno che di successo e autorealizzazione se ne intendeva “il successo non deve essere inseguito; deve essere attratto dalla persona che diventi”. Ed è proprio per questo che è fondamentale che tu definisca il tuo concetto di successo e lo faccia in modo dettagliato in modo tale che nel momento in cui lo incontri, lo riconosci facilmente perché già ti appartiene. Per stabilire cosa è il successo per te ho due consigli.

  • Dove non cercare la definizione del tuo successo
    La definizione del tuo successo non la devi cercare nel confronto con gli altri. E in particolare con quello che avviene sui social network. Non a caso le foto si pubblicano con i filtri: non è la realtà quotidiana quella che si vede e a quel successo che puoi trovare lì manca un lato della medaglia. Quello della fatica e del lavoro per raggiungerlo, del sudore e delle sconfitte. Confrontati con questo solo se sei disposto a fare sacrifici e metterci un impegno che non hai mai messo in nessun’altra attività. Ricorda comunque che non sono le cose a fare la felicità, sono i momenti che vivi e le persone con cui li condividi.
  • Dove cercare la definizione del tuo successo
    La definizione del tuo successo la puoi trovare solo nei tuoi valori, in ciò che credi e che vuoi. Il tuo successo passa da una riflessione e una conoscenza approfondita della persona che sei e di ciò che vuoi. Dunque il mio consiglio è fermati e pensa a te, guardati dentro. Lavora con un libro o un Coach. Se vuoi farlo con un mio libro puoi utilizzare “La vita come TU la vuoi” disponibile in formato cartaceo e audiolibro. Una volta che hai approfondito il lavoro su di te, fai la cosa più importante: celebra il traguardo. Guarda dove sei arrivato, cosa hai raggiunto e ottenuto. Il successo è già lì.

I 5 aspetti chiave del prendere decisioni

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La vita è una serie di decisioni che prendi continuamente e la leadership è la capacità di prendere queste decisioni. Più diventi rapido ed efficace, più migliora la qualità della tua vita e più è salda la tua leadership. Semplice, vero? Sì, in teoria. In pratica non è tanto facile. Infatti questo flusso continuo di decisioni da prendere a volte può diventare stressante, soprattutto se perdi il ritmo e inizi a procrastinare una decisione, a rinviare una scelta, a dirti “ci penso su e poi scelgo”.

Quando si accumulano queste decisioni rinviate, queste scelte non fatte iniziano a essere fonte di stress e disturbano, distraggono la mente e rendono più difficile prendere le decisioni davvero importanti. È necessario evitare che tutto questo accada! Bisogna agire e trovare il modo di dare continuità al processo decisionale, renderlo rapido ed efficace. In che modo? Tenendo a mente i tre aspetti chiave delle decisioni:

  1. Definisci il tuo scopo. Quando definisci il tuo scopo ha chiara la tua mission. Questo vale nella vita di tutti i giorni come nel lavoro. Lo scopo ti aiuta a prendere le decisioni più complesse ed è un acceleratore per quelle più semplici. Se tu nel tuo scopo hai già definito la direzione della tua vita, diventerà più semplice tanto scegliere se cambiare o meno il posto di lavoro o l’acquisto della tua nuova macchina (benzina, diesel, ibrida, a noleggio, in leasing, a rate etc.) quanto stabilire quale vestito indossare per la prossima riunione o cosa mangiare a pranzo.
  2. Crea delle regole. A tutti noi possono capitare dei momenti di stanchezza, scarsa motivazione, fretta, stress e cattivo umore. In queste condizioni riprendere lo stato emotivo, rimetterlo in sesto, è prioritario. Allo stesso tempo potremmo non aver voglia di raccogliere tutte le informazioni per prendere una decisione o pensarci attentamente e cediamo al pilota automatico, specialmente se già ci troviamo all’interno della routine quotidiana. Stabilire mentalmente delle regole per decidere in modo semplice, è la risorsa più utile: un tetto massimo di spesa per acquisti impulsivi, la quantità massima di calorie giornaliere, il tempo da passare allo smartphone.
  3. Cerca informazioni qualificate. Se necessario chiedi a un esperto, qualcuno che riconosci come autorità nel campo in cui devi prendere la decisione. Chiedi… e poi decidi in autonomia: segui la logica ma ascolta il tuo istinto. Quando devi prendere una decisione, soprattutto se importante, non è necessario raccogliere più informazioni che il cervello non riesce a gestire. È importante raccogliere le informazioni giuste che ti aiutino a rendere più chiara la situazione.
  4. Focalizzati su ciò che puoi controllare. Questo elemento è fondamentale: stabilisci cosa puoi controllare, cosa è sotto la tua influenza e cosa non lo è. Questa semplice suddivisione in tre fasce ti permetterà di tagliare fuori quelle decisioni inutili per le quali non è richiesto un tuo comportamento specifico. Guadagna tempo concentrandoti su ciò che puoi controllare completamente. Se rimane tempo dedicati a ciò che è sotto la tua influenza e lascia andare tutte le decisioni che non dipendono da te.
  5. Accetta una percentuale di incertezza. Scegli di fare ogni giorno qualcosa di nuovo in modo da star lontano dalla routine, dall’abitudine e staccare il pilota automatico. Ogni volta che fai qualcosa di nuovo, non hai il 100 % delle informazioni che pensi ti possano servire per decidere. Sei costretto quindi ad accettare un margine di incertezza e imparare dall’errore: se ti sbagli il 25% delle volte significa che tre decisioni su quattro sono corrette.

Ti invito quindi da adesso in poi a prendere il maggior numero possibile di decisioni e di passare subito all’azione: come dice il grande Coach John Wooden “sii veloce, ma non di fretta”. E se vuoi approfondire l’argomento ti ricordo che ho dedicato a questo interessante argomento una diretta Facebook, qualche tempo fa: “Decidi di decidere”. Ricorda: se diventi sufficientemente veloce a prendere decisioni, guadagni automaticamente il tempo per correggere una scelta, eventualmente sbagliata.

Titolo: 3 modi semplici (più uno) per migliorare la qualità delle tue domande

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Un buon dialogo inizia sempre da un buon ascolto e, soprattutto per un Coach, sviluppare e allenare questa capacità è fondamentale. Una volta appresa e affinata questa abilità è necessario concentrarsi sulle domande giuste da porre alla persona che hai di fronte. Quando migliori la qualità delle tue domande, puoi influire positivamente sulla qualità delle risposte che ottieni.  E come si fa a migliorare la propria capacità di porre domande?

Ci sono diversi modi per farlo. Dipende dall’obiettivo della comunicazione. Ad esempio, se è necessario scardinare rapidamente solide convinzioni limitanti, lo strumento più utile è il Meta Modello o Modello di Precisione. Uno strumento della PNL, utilissimo per far chiarezza. E ancor più utile, se lo si usa in modo maldestro, per finire a litigare!

Il Meta Modello infatti per poter essere utilizzato richiede un pre-requisito che sicuramente conosci, se hai già qualche nozione di Programmazione Neuro-Linguistica: il rapport. Se vuoi utilizzare il Meta Modello, devi necessariamente calibrare e creare rapport e poi continuare a calibrare ancora e ancora, per evitare chiusure nel tuo interlocutore.

Certo, serve molta pratica ed esperienza per eseguirlo con bravura. Per iniziare subito a sviluppare e allenare la tua capacità di porre domande efficaci, puoi agire in tre modi (più uno):

  • Con intenzione. Innanzitutto è necessaria l’intenzione cioè devi avere ben chiaro l’obiettivo della tua comunicazione e cosa vuoi ottenere. Se hai chiaro in mente ciò che vuoi ottenere dalla risposta, trovi certamente il modo più adatto per porre la domanda. In ogni caso, falla semplice e diretta – che non vuol dire sgarbata – significa che devi andare dritto all’argomento.
  • In modo aperto. Evita di porre un dilemma, cioè due opzioni fra quali scegliere (a meno che tu non voglia che il tuo interlocutore scelga SOLO una delle due). In PNL le chiamiamo Presupposizioni e funzionano bene anche per far scegliere cosa mangiare ai tuoi figli: “per cena preferisci la pasta o la carne?”. Significa che, almeno per stasera, non si mangerà pizza.
  • Con un tono di voce adeguato. Questo è l’aspetto più difficile. Servono occhio, orecchio e molto tatto. Devi captare i segnali che ti manda il tuo interlocutore e scegliere come rispondere di conseguenza. La maggior parte dei fraintendimenti avvengono a causa di un tono di voce inadatto alla conversazione. Correggere il tiro quando si dice una parola sbagliata è molto più semplice che riparare i danni di un’inflessione verbale che genera tensione o malumore.

Infine l’aspetto più importante di tutti: quando hai fatto una domanda, aspetta la risposta. Non parlare sopra, non mettere fretta, annuisci e ascolta le parole e il tono utilizzato. A prescindere dall’obiettivo specifico della tua domanda, ogni domanda ha un obiettivo di fondo: ottenere di sapere dalla persona a cui si pone, qualcosa che sa, che prova, che sperimenta o ha sperimentato, in pratica una informazione. E spesso l’informazione più importante non si trova nelle parole. Prova a farci caso nella prossima conversazione.

7 passi per vivere la tua vita senza rimorsi né rimpianti

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Nella vita sono meglio i rimorsi o i rimpianti? Come direbbero i Metallica: né rimorsi né rimpianti. A parole – o in musica – sembra semplice. E nella realtà, lo è?

Secondo me sì. Ovviamente, come tutte le abilità, anche quella di vivere a pieno la propria vita, è una abilità che va appresa, affinata e perfezionata nel corso del tempo. Non sarà subito semplice né immediato, ci vorrà un po’ di impegno e alla fine otterrai il risultato desiderato.

In che modo? Attraverso 7 passi. Sette passi che possono davvero cambiarti la vita. Passi piccoli e semplici. Passi efficaci verso ciò che desideri. Pronto per questa passeggiata? Andiamo!

7 passi per vivere la tua vita senza rimorsi né rimpianti

Passo 1. Vivi nel presente: dimentica quello che farai domani e prova semplicemente a vivere al massimo, oggi.

Vivere nel presente e godersi la tua vita significa iniziare subito a pensare a quali sono le cose che hanno davvero valore e importanza per te. Individua i tuoi valori, scopri cosa ti guida nella vita e avrai la risposta che cerchi. La tua non diventerà più interessante a meno che tu non la renda tale.

Passo 2. Smettila di fare raffronti: la vita non è una gara e in particolare non è una gara con gli altri.

Puoi benissimo sfidare te stesso per stabilire quanto puoi crescere e migliorare, ogni giorno, mese, anno. L’importante è che non fai confronti con gli altri e in particolare attraverso i social network. Tu cosa posti sui social network? I tuoi momenti migliori o i peggiori? Già. Quindi puoi immaginare che anche gli altri facciano lo stesso. Vivi la vita come TU la vuoi non è solo il titolo di un bel libro.

Passo 3. Sviluppa la capacità di gestire il tuo stato: mantieni la calma e il focus su ciò che è importante per te.

In PNL è uno degli aspetti basilari, quello della gestione del proprio stato. Nel caso di una situazione difficile, prenditi il ​​tempo di respirare, raccogli i tuoi pensieri e scolpisci un percorso che sia proattivo e non reattivo. Il modo in cui gestisci te stesso influenzerà il modo in cui le persone intorno a te gestiscono sé stesse. Essere agitati, arrabbiati o fuori di sé aiuterà la situazione? Probabilmente no. E prima o poi ti troverai a pentirti di ciò che hai detto in un momento di rabbia.

Passo 4. Non legarti troppo a qualcosa: nella vita l’unica costante è il cambiamento e ciò che ami un giorno potrebbe diventare differente.

È importante sviluppare questa consapevolezza perché porta una piacevole conseguenza. Quando sai che tutto può terminare, consumarsi, deperire, riesci a godere di più del momento presente. Soprattutto con le persone: non piangerai quando ti lasceranno, ma sarai felice che una volta sono state parte della tua vita.

Passo 5. Trasforma i “fallimenti” in pietre miliari: celebra i fallimenti come le vittorie.

La prima conseguenza di fare questo è che quando ti accorgerai di aver fallito sarai meno incline ad abbandonare. Usa l’esperienza per imparare e crescere. Il fallimento è sempre una opportunità da trasformare in qualcosa di nuovo e inaspettato.

Passo 6. Smetti di cercare di far contenti tutti nella vita: non sei una pizza.

L’unica persona che dovresti accontentare sei tu. Le aspettative degli altri, i loro desideri, le loro richieste sono tutte istanze delle quali puoi tenere conto, perché non vivi in una grotta isolato dal mondo. Ma allo stesso tempo queste istanze devono avere il giusto peso nella tua vita: un peso inferiore a quello dei tuoi desideri.

Passo 7. Fidati del tuo istinto. La tue intuizioni sono la tua migliore fonte di ispirazione.

Nella peggiore delle ipotesi, è una caratteristica che devi solo riscoprire. Magari è sopita e hai scordato come utilizzarla ma certamente ce l’hai. L’istinto è innato e in qualche modo sa tutto di te. È l’intuito al quale devi prestare attenzione quando prendi una decisione. Quando usi la logica come modalità di pensiero unica, perdi molte opportunità che la tua pancia potrebbe conoscere e utilizzare molto bene.

Conquista, riconosci e mantieni viva la tua felicità

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Forse anche tu, come tante persone, qualche volta hai desiderato una formula magica, una scorciatoia o un semplice trucco per ottenere la felicità immediata. Magari hai fatto qualche tentativo con entusiasmo e poi a poco a poco hai lasciato perdere. Non fa per te, ti sei detto: la felicità in fondo non esiste. In qualche misura hai ragione. La felicità non esiste come una finalità da perseguire direttamente.

La felicità è un sottoprodotto delle azioni che compi per creare te stesso. Sì, la felicità non deriva da un focus continuo sulla felicità stessa ma dall’incessante ricerca del miglioramento: costruire conoscenze straordinarie, sviluppare abilità eccezionali, individuare un talento unico: la ricchezza deriva dal fare qualcosa di incredibilmente buono, e poi farlo… ancora! Il tuo obiettivo principale – essere felice – può distoglierti dal fare tutto ciò che effettivamente porta al riconoscimento della tua felicità.

Per conquistare e mantenere la tua felicità puoi fare alcune azioni utili:

  1. Cambia la tua prospettiva. Guarda il diventare felice non come obiettivo, ma come sottoprodotto della crescita e del miglioramento.
  2. Stabilisci cosa sai fare meglio di chiunque altro. Il modo più facile per iniziare? Qualcosa che fai già abbastanza bene. Nel mio ultimo libro Super You – disponibile anche in versione audiolibro – ti guido in questo percorso di crescita personale, per individuare e allenare il tuo super potere. Se è qualcosa che le altre persone apprezzano e cercano, questo impegno ti ripagherà anche in termini economici. Quello che scegli di fare meglio di chiunque altro dipende da te: ci sono infinite possibilità.
  3. Concentrati incessantemente nel migliorare le tue abilità. Gli obiettivi che scegli nella tua vita possono essere piccoli o grandi – in PNL è importante che siano ben formati – e bisogna ricordare che gli obiettivi sono raggiunti attraverso un processo. Per quanto ambizioso ogni obiettivo ha bisogno di un carburante speciale: il tuo scopo. Desiderare e sperare non ti porterà dove vuoi, navigare a vista non è sufficiente. Serve un faro: individua il tuo scopo. Stabilisci i tuoi obiettivi. Crea un processo che supporti ogni ​​tuo obiettivo. Correggi man mano ciò che non funziona: ogni errore è un insegnamento utile per migliorare. Poi prosegui.

In breve tempo starai bene con te stesso. Starai alla grande! Un giorno ti guarderai intorno e scoprirai che hai fatto tanta strada, che sei cresciuto e sei migliore. L’eccellenza sarà la tua ricompensa, la felicità il suo prodotto più bello.

3 qualità (più una) da sviluppare per migliorare la tua leadership

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La leadership non è qualcosa con cui le persone nascono – è un’abilità che può essere coltivata nel tempo. Credo fortemente che sviluppare buone qualità di leadership sia assolutamente essenziale per il successo di qualunque persona. E prima di proseguire voglio farti due premesse importanti.

La prima è che esistono molti modi per essere dei leader, molti luoghi e molti stili differenti per esserlo. La seconda è che non esiste un modo migliore di un altro, esistono solo situazioni, persone, organizzazioni nelle quali è più efficace uno stile rispetto ad un altro. La leadership è tanto la guida di un gruppo, quanto il modo in cui tu, come individuo, scegli di condurre la tua vita.

È un termine che può essere usato per descrivere come gestisci la tua famiglia, le tue relazioni e il tuo lavoro. Infatti anche se non pensi di ricoprire una “posizione di potere” formale, in realtà lo stai già facendo. In che modo? Sei responsabile di dare forma alla tua vita, a prescindere dal fatto che tu scelga coscientemente di farlo. Cosa c’è di più potente di questo nella vita di una persona?

E proprio perché la leadership si può imparare, penso che ci siano 3 qualità (più una) che tutti possono perfezionare per essere un leader più efficace. Scoprile insieme a me:

1 Focus. Hai imparato a concentrarti davvero su ciò che vuoi? Chi incarna forti doti di leadership rivolge il suo sguardo con attenzione verso il risultato. Avere focus significa possedere la capacità di organizzarsi e pianificare in anticipo, pur rimanendo abbastanza flessibili da gestire sfide inaspettate. Un leader pensa a ogni strategia e comprende come ciascuna delle sue azioni influenzerà ogni scenario: il leader pensa per conseguenze.

2 Decisività. Ogni singola persona in un ruolo di leadership – di qualsiasi tipo – deve prendere a volte decisioni difficili. La capacità di essere decisivi può significare la differenza tra superare i momenti difficili e crollare sotto pressione. Agire in questo modo significa che non sarai sempre compreso e benvoluto, ma quando usi il buon senso per prendere decisioni, ti guadagni il rispetto degli altri. Anche se prendi una decisione sbagliata e hai bisogno di correggerla, mostrare la risolutezza nei momenti difficili è una qualità di leadership migliore di aspettare che succeda qualcosa.

3 Ispirazione. L’ispirazione è ciò che spinge le persone a superare i momenti difficili e a lavorare per raggiungere i propri obiettivi in ogni situazione. L’ispirazione viene veicolata dalla tua comunicazione che deve essere coerente con chi sei e con quello che fai. La tua identità, o nella tua azienda, il tuo marchio devono essere fonte di ispirazione per i tuoi clienti. Affina la tua identità in maniera continua, lavora sulle mille sfaccettature che compongono la tua personalità, il tuo personal brand (quello aziendale) in modo da rinnovare l’ispirazione nelle persone che ti seguono.

Infine tieni a mente un aspetto molto importante: i migliori leader hanno un chiaro senso dello scopo e sono in grado di portare le loro squadre nella giusta direzione. Avere uno scopo chiaro infatti ti consente non solo di raggiungere i tuoi obiettivi, ma anche di guidare gruppi di persone verso il successo. Inoltre, mentre un leader guida il suo gruppo, crea un senso di comunità per tutti coloro che sono coinvolti. Diventare un leader autorevole significa creare una versione migliore di te, sia per te che per il gruppo. In questo modo puoi incoraggiare chi ti circonda ad apprendere e sviluppare le qualità di leadership necessarie, attraverso un esempio positivo.

Riconosci il tuo successo

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L’infelicità, o meglio, la mancanza di felicità ha spesso un’origine molto banale. Nasce da un’azione che fai con noncuranza: lamentarti. Prova a farci caso: qual è il tuo stato quando ti lamenti? Su cosa focalizzi l’attenzione? Cosa vedi, senti, percepisci? Ora, lascia andare queste sensazioni e proviamo insieme a ribaltare questa situazione. Immagina: qual è l’azione contraria al lamentarsi? Te lo dico io: essere grati. La gratitudine è l’opposto della lamentela.

Quando scegli di lamentarti, la tua attenzione va verso ciò che non funziona, ti concentri sul problema e le soluzioni ti passano sotto il naso senza che tu le veda. Raddoppi la fatica e perdi fiducia.

Quando scegli di essere grato invece la tua attenzione si rivolge verso ciò che hai, ciò che funziona, vedi il buono e il bello che ti circonda. Le soluzioni diventato l’opzione più ragionevole e i problemi diventano doni, sfide quotidiane che confermano che stai vivendo la vita che vuoi.

La gratitudine infatti è il mezzo più semplice per riconoscere le caratteristiche del tuo successo. Ogni persona infatti nella vita ha successo in qualche misura. Perché ognuno ha il proprio metro per definirlo.

Tu ce l’hai? Hai già stabilito il metro del tuo successo?

Se ancora non lo hai fatto, dovresti iniziare. Questo aspetto è fondamentale perché la gratitudine ti permette di riconoscere la felicità nella tua vita, di portare pace nel tuo spirito e di concentrarti su tutte le cose belle che ti accadono.

Questo non significa accontentarsi, intendiamoci. Essere grati, non esclude desiderare di meglio e lo fa su un presupposto fondamentale: la consapevolezza. Guarda ciò che hai e definisci ciò che è importante per te. Quando lo hai fatto, è molto più semplice andare verso ciò che desideri davvero, concentrare le tue energie su ciò a cui tieni di più.

Un nuovo modello di formazione

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Il professor Clayton Christensen della Harvard Business School sostiene che nel giro dei prossimi dieci anni il modello delle grandi università americane sarà messo in crisi da un nuovo modello di formazione. Oggi infatti il costo di una laurea alla HBS è di circa 400mila $. E va bene, se poi vai a gestire un hedge fund da miliardi di dollari: una laura alla Harvard Business School è un biglietto da visita molto allettante.

E se invece vuoi fare l’imprenditore? O seguire la tua passione nel lavoro? Ciò che ti serve non è un prestigioso pezzo di carta ma gli strumenti giusti, i più efficaci per ottenere i risultati che desideri. Voglio essere chiaro: sono favorevole all’istruzione universitaria e asseconderò la scelta delle mie figlie, di andare negli Stati Uniti, proprio in uno di quei prestigiosi college per studiare e conseguire un titolo e una formazione di alto livello. Ma ciò che dico a te, è ciò che insegno a loro ogni giorno: non sarà quel diploma di laurea a renderti una persona di successo nella vita.

Oggi infatti la maggior parte degli studenti all’università – sostiene Christensen – si concentra sul risultato: ottenere una laurea. Ciò che è importante invece è la finalità: l’istruzione. Conseguire una laurea dimostra esclusivamente che sai come ottenere una laurea, non significa necessariamente che sai come fare un lavoro o hai le intuizioni giuste per dar vita a una impresa di successo.

Per fare questo, ti servono soprattutto gli strumenti che funzionano sul mercato, nella vita reale, quella di tutti i giorni, quella fatta di dipendenti da selezionare, assumere e motivare, quella fatta di problemi di produttività, occasioni di networking da sfruttare al meglio e clienti con i quali costruire un rapporto di fiducia.

Ed è proprio per questo che ho scelto di creare un corso dedicato ai professionisti e agli imprenditori, ai manager e ai dipendenti che desiderano crescere, migliorare e fare la differenza nella propria azienda: l’Extraordinary NLP Business Practitioner.

Se mi conosci e mi segui da un po’ saprai che ho conseguito il titolo di Master Trainer in NLP for Business per primo al mondo, proprio grazie al mio impegno nel mondo del business che mi ha portato all’interno di grandi aziende, al top del loro settore, delle vere eccellenze internazionali, per aiutarle a migliorare ciò che era già eccellente: il gruppo Armani, Bulgari, Dainese, Google, Procter & Gamble, Salesforce e Zurich.

L’applicazione dei principi e degli strumenti della PNL al mondo aziendale è ciò che mi ha impegnato con maggior passione negli ultimi venticinque anni di lavoro come Coach e oggi sono grato di avere la possibilità di condividere con te questi strumenti pratici, queste tecniche efficaci, questi principi innovativi e il mindset di successo che propone la Programmazione Neuro-Linguistica.

Se anche tu credi che la finalità dello studio sia innanzitutto l’apprendimento delle competenze necessarie, l’Extraordinary NLP Business Practitioner è esattamente ciò che ti serve per fare la differenza nel tuo campo. Ricorda: oggi l’Italia è in fondo alla classifiche mondiali per la formazione continua. Quindi continuare a formarti, a crescere e migliorare è la tua arma vincente per conquistare la leadership sul mercato e aumentare il tuo giro d’affari.

Per essere il migliore, devi diventare innanzitutto migliore di te stesso.

3 frasi (più una) per allenare tutti i giorni la tua intelligenza emotiva

By | Coaching, Risorse gratuite

Per sviluppare la tua intelligenza emotiva ti devi mettere in gioco! L’intelligenza emotiva infatti è una di quelle abilità che migliora in modo esponenziale con la pratica regolare. E c’è una ragione in particolare: le persone sono attratte da leader di alto livello EQ (in inglese Emotional Quotient). Il motivo per cui ciò accade è semplice intuirlo: come afferma Daniel Goleman, fra i più importanti divulgatori dell’intelligenza emotiva, essa è “la capacità di riconoscere le proprie emozioni, quelle degli altri, gestire le proprie, e interagire in modo costruttivo con gli altri”.

In questa affermazione c’è tutto – o quasi – quello che è importante nella gestione dei rapporti umani e quando eserciti la tua leadership in azienda o in famiglia, sai con certezza che più il tuo comportamento riceve un rinforzo positivo, più viene apprezzato. Tanto più sei portato a perseguire in quel comportamento. Quindi, per far parte del gioco puoi allenare la tua intelligenza emotiva portando queste 3 frasi (più una) nel tuo utilizzo quotidiano:

“Che cosa pensi?” Semplice e diretto, è un bellissimo modo per chiedere un feedback in modo aperto e lasciare all’altra persona la possibilità di esprimere la propria opinione, i propri sentimenti, il proprio pensiero. È una domanda inclusiva e permette di portare all’interno della discussione nuovi punti di vista e sentimenti specifici riguardo a un argomento.

“Ti sono vicino.” In molti casi le persone che cercano di mostrare la propria intelligenza emotiva finiscono col fare gaffe abbastanza maldestre. Dire a una persona che ha appena avuto un grave problema di salute “ti capisco” può essere percepito dall’altro in modo opposto dell’intenzione originale, come una mancanza di empatia, rispetto o semplicemente di tatto. Un modo sicuro per utilizzare l’intelligenza emotiva è attraverso la calibrazione e il ricalco che utilizziamo in PNL, in modo elegante e con rispetto per l’altro.

“Mi dispiace.” I leader emotivamente intelligenti sanno ammettere quando sbagliano. Anche se alcuni comunicatori sostengono che ammettere in modo diretto la colpa o la responsabilità possa in qualche modo delegittimare la leadership, credo che questa visione sia fortemente influenzata da un approccio esclusivamente razionale. In una leadership emotivamente evoluta, chiedere scusa e ammettere la propria responsabilità è apprezzato e percepito come un punto di forza.

Infine, nella gestione delle obiezioni è fondamentale evitare il contrasto diretto e calibrare la propria risposta tenendo conto del modello del mondo della persona che si ha di fronte: “ti propongo un punto di vista differente” oppure anche “vorrei che tu ascoltassi una seconda campana” se la persona utilizza un canale rappresentazionale auditivo. L’idea è quella di sgomberare il terreno di gioco dagli elementi di contrasto e lavorare per andare verso l’obiettivo emotivamente consapevoli.

3 domande chiave per valutare un’offerta di lavoro

By | Coaching, Risorse gratuite

Proseguo oggi la serie di post sul lavoro. Nei due post precedenti abbiamo affrontato due argomenti cruciali:tutti i sì da dire quando vuoi lasciare il posto di lavoro per metterti in proprio  e all’opposto su  cosa è importante focalizzare l’attenzione quando devi rimanere nel posto di lavoro, anche se questo non ti piace più. Oggi affrontiamo un terzo pilastro: la ricerca del nuovo lavoro e in particolare gli elementi fondamentali da valutare per capire se l’azienda in cui andare a lavorare è quella giusta per te.

Innanzitutto devi essere tu a stabilire cosa desideri dalla cultura dell’azienda nella quale vuoi andare a lavorare. I valori che ti ispirano e che vuoi ritrovare, certamente, le politiche di welfare aziendale e sicuramente anche i criteri di smart working sono tutti aspetti molto importanti. Ma non bastano. Ci sono altri aspetti che possono determinare la qualità del lavoro in una azienda e sono elementi che non vengono pubblicizzati sul sito aziendale o promossi al momento del colloquio preliminare con l’head hunter o quello con il responsabile delle risorse umane.

Sono informazioni che devi reperire da solo, facendo attenzione ad alcuni aspetti meno evidenti dell’azienda o attraverso le giuste domande alle persone che vi lavorano o vi hanno lavorato. Quando vuoi un nuovo lavoro, è molto importante “fare i compiti”, informarti, scoprire notizie utili e decidere con consapevolezza, facendo attenzione in particolare a queste tre domande chiave:

L’azienda fa crescere e incentiva i propri talenti? Uno sguardo a LinkedIn può essere molto utile per comprendere i livelli di turnover, per prendere contatto con alcuni ex dipendenti che hanno svolto mansioni nello stesso settore per il quale concorri e comprendere quali sono le motivazioni che li hanno portati a lasciare l’azienda. Alcuni “capi” trattano i lavoratori duramente? L’azienda ha una cattiva reputazione? La retribuzione è mediamente bassa? Ci sono poche possibilità di crescita?

Lo stato patrimoniale dell’azienda è buono? In modo semplice è possibile verificare lo stato patrimoniale di una azienda attraverso una visura camerale oggi fattibile con semplicità online, e verificare attraverso i dati di bilancio lo stato di salute della società. In questo modo è possibile anche confrontare questi dati con quelli della concorrenza e comprendere come si muove sul mercato di riferimento.

I clienti dell’azienda sono soddisfatti? Molte aziende hanno recensioni online, molte altre pubblicizzano i nomi dei propri clienti: in ogni caso puoi sempre chiedere in giro. Conoscere quali sono le eventuali criticità può essere utile per comprendere cosa si dovrà affrontare nel momento in cui si entra in azienda. Essere parte di una azienda infatti significa condividere comunque la vision, la mission e soprattutto la reputazione. Lavorare per una azienda con una reputazione solida, con valori condivisi e un futuro di fronte a sé, sono aspetti fondamentali per misurare la qualità della vita lavorativa che andrai a vivere.