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Gennaio 2019

Tre semplici frasi (più una) per stimolare la mente attraverso le emozioni

By | In evidenza

Nella teoria dei tre cervelli di Paul McLean, il neuroscienziato che per primo ha formulato questa suddivisione del cervello in tre sistemi principali coordinati, il cervello viene analizzato nelle sue parti attraverso le funzioni che ciascuna esplica. Il cervello rettile, il sistema limbico e la neocorteccia compongono questo sistema. Le più recenti ricerche hanno dimostrato che l’intuizione di McLean, per quanto corretta, non è così statica e alcune funzioni sono condivise e inscindibili.

Semplificando, comunque possiamo dire che l’attivazione di queste tre parti avviene in modo successivo: le parti più antiche, il cervello rettile, sono quelle che entrano in funzione prima e rispondono agli istinti primari. Il cervello limbico, poi ci permette di sentire emozioni e di provare sentimenti. Mentre la neocorteccia permette il pensiero astratto e il ragionamento logico, matematico e filosofico; e anche quello fine a sé stesso: le cosiddette pippe mentali.

La Programmazione Neuro-Linguistica conosce bene questi schemi e affronta la gestione della mente e del cervello in modo completo, dedicando al dialogo interiore spazi, tempi e parole differenti ai tre cervelli. La PNL infatti sa che è possibile usare la logica e l’intelligenza per stabilire i propri obiettivi, ma se i nostri sentimenti ed emozioni non sono coinvolti, manca la spinta necessaria per farlo al meglio. Allo stesso modo, quegli stessi sentimenti ed emozioni possono spesso indurci a dire e fare cose di cui poi ci pentiamo, nonostante le nostre migliori intenzioni.

Questo vale anche quando vogliamo comunicare con gli altri. Per farlo al meglio dobbiamo essere capaci di associare alle nostre parole sentimenti con i quali possiamo stimolare ragionamento, emozioni e istinto. Anche in situazioni comuni, come al lavoro o in famiglia: la pratica infatti è fondamentale per migliorare e se si aspetta la grande occasione per fare pratica, si arriverà impreparati.

Vediamo insieme tre semplici frasi (più una) per stimolare attraverso l’intelligenza emotiva una migliore comunicazione con gli altri:

Grazie, per favore, permesso, ciao etc. Sorprendente, vero? Le basi dell’educazione possono essere estremamente stimolanti in un mondo che pretende, ordina e dà tutto per scontato. La gentilezza, anche verbale, è sempre efficace.

Come stai? Non è un pro-forma. Se lo chiedi devi essere pronto a fare il passo successivo: ascoltare per comprendere. Ascoltare per rispondere non è sufficiente. E spesso inutile. Quando chiedi a una persona come sta, stai scoprendo un mondo: serve rispetto e attenzione. È così ci si rende speciali per gli altri.

Se sbagli, chiedi scusa. Se qualcuno ti fa un torto, perdona e dimentica. Niente di più facile, niente di più difficile. Ci vuole forza e coraggio per poter dire che ti dispiace. Ma così facendo dimostri umiltà, una qualità che avvicina naturalmente le persone. Quando perdoni e dimentichi, impedisci agli altri di trattenere le tue emozioni in ostaggio e ti dai il permesso di andare avanti.

Infine, la cosa più importante, che non è una frase ma un comportamento: mantieni i tuoi impegni. Oggigiorno è normale che le persone rompano un accordo o un impegno quando ne hanno voglia. Non c’è, dal mio punto di vista, molta differenza tra una mancanza nella promessa a tuo figlio o la mancanza in una scadenza aziendale importante. Per questo è fondamentale prendere l’abitudine di mantenere la parola – nelle cose grandi e piccole – in modo da sviluppare una solida reputazione di affidabilità negli altri.

Gestisci il tuo stato e gestirai il tuo mondo

By | In evidenza

Alcune persone sono come le nuvole. Quando non ci sono è sempre una splendida giornata.
Iman

Iman è una modella e, per molti, anche un modello oltre che essere stata fino alla fine, moglie e compagna di David Bowie. Attraverso i suoi canali social Iman ispira e motiva le persone a fare del proprio meglio, con una sana dose di ironia e intelligenza. Di recente pubblicato un post nel quale con humor ed eleganza sottolinea il potere che diamo a certe persone negative. Quando non ci sono, stiamo molto meglio.

In alcuni casi però non è possibile far muovere le persone come fa un soffio di vento con le nuvole e sgombrare il cielo delle nostre giornate da queste presenze che tolgono luce, calore e vitalità. Si tratta di rifiutare di dar loro questo potere e continuare a essere i la migliore versione di noi stessi indipendentemente da chi ci circonda: sta a noi cercare un po’ di sole in quel grigio. Come? Vediamolo insieme!

Gestisci il tuo stato emotivo. L’influenza è sempre reciproca e per quanto possa sembrare difficile, attraverso il tuo stato emotivo puoi manipolare – in senso positivo – la realtà che ti circonda. Si tratta sia di rifiutare un atteggiamento negativo che di proporre un comportamento positivo: non come contrapposizione, ma come alternativa.

Per apprendere come gestire il tuo stato emotivo ti invito a partecipare al prossimo Basi di PNL e scoprire insieme a me le tecniche per farlo al meglio, in modo semplice.

Migliora il tuo discorso interiore. Quando il cielo si annuvola puoi pensare ai fastidi della pioggia o alla sua bellezza. È una tua scelta. Quando lo spiego in aula nei corsi di PNL spesso le persone mi rispondono: “eh, vabbè in questo modo te la racconti”. Strano che “raccontarsela” venga usato solo quando cerchi di migliorare. Se te la racconti peggio di quello che è, invece sembri normale: lo fanno tutti. Se vuoi essere normale, ordinario, continua a raccontartela come hai sempre fatto. Io preferisco fare qualcosa di stra-ordinario e scegliere come raccontare a me stesso la realtà.

Rimani fedele a te stesso. Se sai cosa vuoi, ci sono ottime possibilità che tu riesca ad ottenerlo. Meglio ancora: se sai perché vuoi quello che vuoi, avrai grande facilità nel decidere cosa fare e come comportarti di fronte alle scelte e alle persone difficili: spesso infatti queste nuvole grigie arrivano per portare il loro grigiore, perché è l’unico colore che conoscono. Portano pioggia perché una nube produce questo. Ma se hai dentro di te il sole, ogni nuvola passeggera ti aiuterà a produrre un arcobaleno.

3 semplici strategie (più una) per migliorare la tua capacità di fare networking

By | In evidenza

Molti dei partecipanti ai corsi di Extraordinary ci dicono che arrivano nelle nostre aule spinti dal desiderio di crescere e migliorare. Se mi conosci e mi segui sai già che penso che la crescita e il miglioramento siano, insieme alla gratitudine, il migliore metodo per creare benessere e mantenere alta la propria felicità. Per questo le persone che arrivano nelle nostre aule sono persone speciali e le loro domande molto spesso sono spunti utilissimi per queste riflessioni.

Recentemente infatti un ragazzo mi ha posto un problema molto interessante: come si fa a coltivare amicizie e conoscenze? Per molti certamente questo non è problema: c’è chi è nato per stare in mezzo alle persone e far vita sociale. Per altri non è così, incontrano difficoltà e soffrono le uscite pubbliche o non hanno un metodo e si fanno trascinare nel vortice e investono troppo tempo e troppe energie in pubbliche relazioni.

Come in tutte le attività, bisogna trovare il proprio equilibrio. Con un po’ di metodo e un po’ di esperienza si può massimizzare l’efficacia delle proprie uscite, dei propri incontri, delle proprie energie e soprattutto del proprio tempo. Ti propongo quindi 3 semplici strategie (più una) per migliorare la tua capacità di fare networking:

  1. Mostra interesse. Se conosci la PNL sai che alla base di qualsiasi comunicazione efficace c’è il rapport. Quindi il primo passo è diventare bravi in calibrazione e ricalco per arrivare a crearlo rapidamente. Per diventare bravi servono due cose: esperienza e interesse. L’esperienza si fa solo sul campo, mettendo in pratica ciò che hai appreso nel percorso di PNL (puoi scoprire l’esperienza PNL Extraordinary, certificata dalla Society of NLP di Richard Bandler, iscrivendoti al Basi di PNL). L’interesse può essere allenato in qualsiasi momento, sviluppando una sincera curiosità per le persone, la loro vita e la loro attività.
  2. Dai prima di chiedere. Le persone che si comportano in modo aperto e disponibile, che offrono prima di chiedere sono quelle che di solito ricevono di più. Ci sono tante ragioni di carattere psicologico e sociale per questo comportamento. Se mi segui sai che spesso dico “se vuoi mungermi, prima devi portarmi al pascolo”. Ecco, se desideri ottenere qualcosa, inizia a donare in maniera disinteressata: potrebbe essere tempo, informazioni o la condivisione dei tuoi contatti. La generosità viene sempre ripagata.
  3. Fissa un obiettivo chiaro. Prima di qualsiasi incontro fissa bene qual è il tuo obiettivo di comunicazione. Cosa vuoi dire e più in generale cosa vuoi comunicare a 360°. Ad esempio, scegli bene i vestiti, perché parleranno per te in ogni momento. Se sei una donna, anche nella scelta del trucco. Oltretutto, se il tuo obiettivo è chiaro e coerente con il luogo e gli interessi delle persone che incontri sarà ancora più facile creare un legame o trovare una persona pronta ad aiutarti a raggiungerlo.

Infine, il consiglio più prezioso: frequenta corsi. Tutti quelli che puoi, tutti quelli che ti interessano (e a volte anche quelli che ti interessano meno). Se scegli bene le aziende, gli enti, le istituzioni e i formatori troverai in aula persone che già condividono qualcosa con te – magari proprio i valori di crescita e miglioramento che hanno le persone che trovi nei corsi Extraordinary – con le quali sarà più semplice mostrare interesse, dare prima di chiedere e condividere il tuo obiettivo.

3 semplici attività per gestire lo stress quotidiano

By | In evidenza, Senza categoria

Da molti anni ormai ho la possibilità di parlare e confrontarmi con tanti grandi imprenditori e di lavorare con loro, all’interno delle aziende che spesso hanno fondato e contribuito a rendere grandi. Questa possibilità mi ha permesso di conoscere la complessità e la durezza del lavoro degli imprenditori che si trovano a confrontarsi quotidianamente con mille problemi.

Il mestiere dell’imprenditore, in Italia in particolare, è costellato di tantissime difficoltà: dalle tasse, alla burocrazia, l’imprenditore e la sua impresa sono sotto una pressione costante; come già notava tanti anni fa Winston Churchill “alcuni considerano l’impresa privata come se si trattasse di una tigre predatrice alla quale sparare. Altri la considerano una mucca che possono mungere. Solo una manciata di persone la vedono per quello che è veramente: un robusto cavallo che tira un carro pesante”.

Per resistere a questa pressione e sopportare lo sforzo è necessario sviluppare una grande resilienza e allo stesso tempo scaricare questo peso in modo sano e continuativo: fare una lunga vacanza una volta all’anno potrebbe non essere il metodo giusto per far fronte agli sforzi quotidiani. Serve qualcosa di meglio. Bisogna creare un menù di attività utili, alcune routine di alleggerimento come in un allenamento, per sviluppare uno stile di vita salutare anche in ambito lavorativo.

Da imprenditore sono certo troverai queste 3 attività molto utili per gestire le difficoltà quotidiane in maniera più efficace:

  1. Prenditi del tempo per te. Il tempo è la risorsa più preziosa al mondo, ed è gratis. Proprio per questo in tanti ne sottovalutano il valore. Dedica del tempo a te stesso, possibilmente ad inizio e a fine giornata. Per riflettere e meditare a inizio giornata e raccogliere le energie mentali necessarie; a fine giornata fai il bilancio e tieni il diario della gratitudine, trovando almeno cinque cose delle quali essere grato.
  2. Circondati di persone forti. Più in generale puoi considerare l’opportunità di circondarti di persone mentalmente forti. In particolare, scegli persone che sono forti in ciò in cui tu sei debole. È inutile trascorrere la vita a cercare di colmare quelle aree di miglioramento che non ti servono o non ti interessano. Concentrati su quello che sai fare meglio e delega il resto delle attività.
  3. Ascolta il tuo corpo. Il corpo ti parla. Lo fa in molti modi e in molti casi facciamo finta di niente: prendiamo un antinfiammatorio o un calmante e andiamo avanti. Quel segnale che stiamo coprendo è il segnale di qualcosa che non va. Per migliorare la qualità della propria vita è importante imparare a coglierlo e utilizzarlo al meglio, trasformandolo in uno stimolo per cambiare, per modificare un comportamento e migliorare la propria resa sotto stress.

7 abitudini per moltiplicare la tua capacità di produrre risultati

By | In evidenza

Nel 2018 ho realizzato un e-book (Come gestire le difficoltà) che molti hanno trovato utile e interessante. Se mi segui probabilmente lo avrai visto pubblicato sulla mia pagina Facebook o sul profilo LinkedIn. Se non lo hai ancora letto, ti consiglio di farlo perché contiene molte strategie e indicazioni utili su come gestire le difficoltà della vita.

In questo post oggi voglio proporti un passo in più. Anzi 7.

7 comportamenti che se trasformerai in 7 abitudini moltiplicheranno la tua capacità di produrre risultati. Sono attività comuni che solo le persone straordinarie mettono in pratica, con l’intenzione di moltiplicare la propria efficacia. Scopriamole insieme:

  1. Preparati ad agire. Nella vita non ci si sente mai completamente pronti prima di fare qualcosa. Il segreto è prepararsi sempre, studiare, crescere e migliorare e ciclicamente agire. Metti in pratica ciò che hai studiato, testa le tue abilità e apprendi dagli errori. Poi riflettici sopra, preparati e agisci.
  2. Cerca la motivazione dentro di te. Qualunque tipo di motivazione esterna è debole e fragile. Devi sentire dentro di te la necessità di fare, di intraprendere un progetto. Se lo fai – solo – per denaro, fama o qualunque altra cosa al di fuori di te esaurirai rapidamente le energie che ti sostengono.
  3. Stabilisci cosa puoi controllare. Una volta che hai definito cosa è sotto il tuo controllo, cosa è sotto la tua influenza e cosa è fuori da tutto ciò, hai l’esatta misura delle tue preoccupazioni e puoi stabilire come procedere. In questo modo puoi agire sulla base dell’istinto, non sotto l’impulso del momento.
  4. Sii fedele a te stesso. Se mi segui ricorderai che di questo te ne ho parlato anche durante una diretta sulla mia pagina Facebook [Non venderti, non farti comprare]. Questo era il consiglio che mi dava sempre mia madre e credo sia uno splendido consiglio. Essere fedele a te stesso significa innanzitutto sapere chi sei e perché fai quello che fai. Significa che non agisci solo perché puoi e che quando lo fai, è perché lo vuoi, non perché devi.
  5. Competi solo con te stesso. Meglio ancora: punta sulla tua crescita e basta. Lascia che siano gli altri a porsi il problema di fare a gara con te, se proprio lo desiderano. Essere leader significa anche guidare, essere i primi a fare le cose, aprire la strada, essere al top. Non per stare davanti agli altri
    ma perché dall’alto la vista è migliore.
  6. Stabilisci cosa è il successo, per TE. Questa è una conseguenza del punto precedente. Una volta che ti sei liberato della gara con gli altri, sei pronto per stabilire qual è la tua idea di successo. Quali sono le cose che ti rendono felice, davvero? Una volta che hai ciò che ti rende felice, hai successo. E il bello
    è che sei tu che puoi determinare cos’è.
  7. Fidati di te stesso. Costruisci la tua fiducia, attraverso la congruenza, attraverso l’integrità. Il bello è che più sei capace di costruire e riporre fiducia in te stesso, più sarai in grado di suscitare questo sentimento negli altri. La fiducia è un processo, richiede tempo e attenzione costante.

Per gestire le persone devi imparare a gestire il tuo stato

By | Senza categoria

Avere la responsabilità della leadership all’interno di una azienda o di un gruppo di lavoro può essere un lavoro molto faticoso. I dirigenti hanno molte responsabilità, molti compiti differenti e lavorano su una moltitudine di obiettivi contemporaneamente. Oltre a questo, devono gestire le proprie prestazioni e in molti casi sono anche responsabili delle prestazioni dei loro collaboratori. Molte ricerche e indagini infatti ci dicono che i dipendenti tendono a portare le loro preoccupazioni e ansie sul lavoro e si aspettano che i loro leader gestiscano anche quelle.

Essere un leader infatti richiede una grande respons-abilità, cioè la capacità di rispondere, a sé stessi e agli altri. Per fare questo servono tante energie e la capacità di gestire il proprio stato. Per fare questo bisogna avere la capacità di ricaricarsi, attraverso attività ad hoc. Di questo argomento ne ho scritto in un e-book gratuito che puoi scaricare qui: Come gestire le difficoltà. Si tratta di sviluppare abilità da Coach e per me il miglior modo per farlo è attraverso la PNL. Se non conosci questa straordinaria metodica, ti invito a frequentare il prossimo Basi di PNL e scoprire insieme le sue tecniche, i suoi segreti: tutto ciò che può darti per migliorare sul lavoro e nella vita.

Ad esempio, una ricerca americana, suggerisce che quando i dipendenti incontrano problemi emotivi, si rivolgono al loro leader più spesso dei loro colleghi che non ne hanno o che hanno ricevuto una formazione specifica per la gestione emotiva. Queste persone pensano che sia compito del leader aiutarli a fronteggiare il disagio emotivo sul lavoro. Non c’è da meravigliarsi se i dati dell’indagine suggeriscono che la maggior parte dei dirigenti è esausta e poco coinvolta sul lavoro: nel 2017 Gallup ha riferito che solo il 38% dei manager e dei dirigenti si sentono davvero coinvolti sul lavoro (il dato scende addirittura al 29% per i manager di medio livello).

Visto questo dato sconcertante, alcuni studiosi dell’università di Harvard (How self reflection can help leaders stay motivated) hanno deciso di fare un esperimento per vedere se era possibile aumentare il tasso di coinvolgimento e impegno dei dirigenti sul lavoro. Partendo da uno studio pubblicato sul Journal of Applied Psychology, hanno attinto a una ricerca di psicologia positiva per sviluppare e testare un breve esercizio quotidiano che aiuti i dirigenti a rimanere focalizzati durante la giornata di lavoro.

La ricerca infatti suggeriva che l’identità di dirigente e di leader fosse strettamente legata al proprio ruolo di leadership e i dirigenti si preoccupano di avere successo nel loro ruolo. Per questo motivo, è stato chiesto ai leader di pensare e scrivere degli aspetti positivi di sé stessi come leader, in modo da aumentare il coinvolgimento e migliorare l’impegno.

Ad ogni dirigente è stato chiesto di dedicare per alcuni giorni qualche minuto al mattino per pensare e scrivere tre cose che amano di sé stessi e che fanno di loro un “buon capo”. Così, i manager che hanno partecipato a questo studio hanno scritto 3 tipologie di autovalutazione: delle qualità (ad esempio: “Sono un buon leader perché sono disposto a prendere posizione di fronte all’ingiustizia”), delle abilità (ad es. “Sono un buon leader perché considero le opinioni degli altri”) e dei risultati di cui erano orgogliosi (“Sono un buon leader perché ho aiutato il mio team a raggiungere i risultati durante una crisi”).

I ricercatori di Harvard quindi hanno evidenziato come nei giorni in cui questi manager impiegavano alcuni minuti al mattino per riflettere e scrivere su aspetti di loro stessi che li rendevano buoni leader, in seguito si sentivano più energici e coinvolti e riferivano di avere un impatto più positivo sui loro collaboratori. Questi effetti duravano fino alla sera, suggerendo che i dirigenti si sentivano più positivi e motivati anche al di fuori del lavoro.

Il risultato finale è molto interessante perché fa riflettere su due aspetti molto importanti. Il primo è la consapevolezza di sé e dei propri mezzi: un gesto semplice come pensare e scrivere su aspetti di sé stessi che rendono un buon leader ha l’effetto di stimolare gli altri ed essere più coinvolti sul lavoro. Il secondo riguarda il valore esponenziale che ha il tempo quando viene utilizzato per prepararsi: dedicare del tempo a sé stessi nel modo giusto richiede un piccolo investimento di tempo, che porta grandi risultati in termini di resa.

Non tutto lo stress è utile: impara a sceglierlo

By | In evidenza

Lo stress è parte della vita di ciascuno di noi. In molti casi è una spinta a far meglio, in molti altri può sembrare una zavorra. Dipende certo dalla fonte – che non possiamo controllare – e da noi che certamente possiamo decidere cosa fare di questo stress. Utilizzare lo stress per migliorare la propria performance significa integrare questa interferenza e ricevere un surplus di energia per il lavoro e la vita di tutti i giorni.

Non tutto lo stress però è utile. Mi spiego meglio: io penso che sia possibile trarre il meglio da ogni situazione. Non per questo tutte le fonti di stress vanno tollerate e integrate. Alcune fonti infatti sono stress inutile al quale capita di esporsi anche solo per abitudine. A queste fonti non fai nemmeno più caso ma nel profondo consumano energie che potresti utilizzare diversamente. Il primo passo quindi è portarle a galla, accorgerti di cosa ti stressa.

Tra i molti esempi delle più comuni fonti di stress da riconoscere ed eliminare ci sono queste tre:

Non separarsi dal passato
Capita a volte di non farci nemmeno caso e giudicare il proprio presente con il pensiero, i valori e gli obiettivi del passato. Ogni tanto è importante fare una bella pulizia del cervello, un aggiornamento del software per avere la consapevolezza di cosa pensi e credi oggi, cosa ti motiva: quali sono i valori e le convinzioni importanti per TE, oggi. Non puoi iniziare il prossimo capitolo della tua vita se continui a rileggere quello vecchio.

Accontentarsi
Chi si accontenta gode così così, cantava Ligabue. Una delle più comuni cause di stress nella vita è lasciare i sogni nel cassetto e i progetti nel dimenticatoio. Perché i sogni, le idee, le ispirazioni sono la parte più autentica della tua vita, rispecchiano la parte più profonda di te. E non muoiono, non te le scordi e basta: restano lì che tu lo voglia, o no. In questo caso accontentarsi è uno stress perché anziché ragionare su come realizzare i propri progetti, ci si concentra su ciò che manca. Raggiungere un obiettivo è semplice se sai come farlo.

Fare i perfezionisti
Il perfezionismo va definitivamente superato. Perché? Per due ragioni: la prima è che la perfezione non esiste. È sempre possibile fare meglio e più si fa, più si migliora e se ci si ferma di tanto ad analizzare errori e difetti, si migliora anche di più. Questi, gli errori, i difetti, sono i maestri che possono portarti verso la migliore versione di te stesso. La seconda ragione è l’originalità. La perfezione è robotica, standardizzata. Il difetto è unico, è il valore aggiunto. Scegli di essere difettoso, scegli di essere unico.

3 modi semplici per aiutare i propri figli a crescere come persone felici

By | In evidenza

L’amore che proviamo nei confronti dei nostri figli è un amore intenso. Ci diciamo che vogliamo il meglio per loro ma spesso quel “meglio” coincide unicamente con il nostro concetto di “meglio”. Ed è normale che sia così. Altrettanto spesso, infatti, sono le nostre esperienze, quelle che hanno creato le nostre convinzioni e formato i nostri valori a prendere il sopravvento. Ma qualche strategia per sospendere il giudizio e affrontare la situazione in maniera più distaccata esiste.

Bisogna innanzitutto liberarsi della convinzione di voler essere genitori perfetti: i bambini sono straordinari, hanno risorse enormi ed esprimono sempre il loro pensiero, i loro sentimenti e sensazioni in modo immediato. Quindi, prima di tutto, prima di ogni scelta, prima di ogni cosa serve ascolto. Un ascolto attento e attivo, una attenzione complessiva ai gesti e ai comportamenti: quello che in PNL chiamiamo calibrazione. Se ti interessa approfondire questo argomento, ti invito a partecipare al prossimo Basi di PNL e scoprire la Programmazione Neuro-Linguistica insieme a me e apprendere come trarre il meglio da te e dagli altri.

Vediamo subito insieme quali sono 3 modi semplici per aiutare i propri figli a crescere come persone felici:

Aiutali a scoprire i loro talenti
Come ho scritto nel mio ultimo libro Super You la ricerca del proprio super potere e il suo allenamento sono una costante per chi desidera avere una vita felice e ricca di soddisfazioni. Dunque, parti da questo punto per aiutare tuo figlio: seguilo nella sua crescita e scopri con lui cosa gli piace fare, in cosa ha talento, quelle attività che gli riescono particolarmente semplici e naturali. Una volta un importante autore disse: “ricorda cosa ti piaceva fare a 8 anni e troverai facilmente cosa sei bravo a fare da adulto”.

Aiutali a sviluppare la capacità di pensiero
Nella nostra Extraordinary Coaching School abbiamo a cuore la capacità dei nostri studenti di studiare e apprendere tutta la teoria, le nozioni e le tecniche necessarie a diventare degli Extraordinary Coach. Per questa ragione da quest’anno avremo in aula con noi Matteo Salvo, uno dei più grandi esperti in apprendimento. È importante infatti avere un metodo ed è ancora più importante essere in grado di organizzare i contenuti in maniera personale per apprendere nel modo più semplice. Se vuoi aiutare tuo figlio, dagli un metodo o mandalo da chi può insegnarglielo e poi sarà lui a scegliere cosa apprendere e lo farà al meglio delle sue capacità.

Aiutali a comprendere il potere del fallimento
Questa è forse la lezione più importante e anche la più difficile. Siamo abituati ormai ai genitori che fanno tutto il lavoro al posto dei figli, ai genitori spazzaneve, apripista o sherpa che spinti da ottime ragioni e da sentimenti d’amore cercano in tutti i modi di facilitare il percorso ai propri figli. In questo modo si indeboliscono mentre la lezione che potrebbero trarre dalle difficoltà e dai fallimenti è enormemente più potente e garantisce loro la possibilità di rinforzarsi. Il tuo compito è soprattutto quello di stargli a fianco e aiutarli, quando perdono a non perdere la lezione e imparare dai propri errori.

L’enorme potere del buon esempio

By | In evidenza

Mi piace ricordarlo, a me stesso e a te che ora mi stai leggendo, quanto è importante un esempio positivo. Tutti impariamo attraverso l’imitazione e migliore è ciò che imitiamo, migliore sarà la nostra pratica. Come spesso capita nella vita ci si abitua facilmente a guardare le cose da un solo punto di vista e ogni tanto è bene ricordarsi che ci sono tanti punti di vista differenti dai quali guardare il mondo che ci circonda e ciascuno di noi in modi e tempi differenti è un esempio dal quale gli altri imparano e traggono ispirazione.

Puoi ispirare con il tuo scopo o attraverso il tuo comportamento o più semplicemente per quello che sei. Per farlo in modo efficace devi essere integro, cioè non rotto, le tue scelte insomma devono essere coerenti con i tuoi valori, con chi sei e cosa vuoi. Questa è anche la base di una solida leadership e il cuore del lavoro di un Coach straordinario. Infatti, l’esempio non è altro che teoria che diventa pratica attraverso l’azione. Bisogna evitare di diventare quelli che io chiamo i professionisti della formazione, che non sono formatori ma studenti – anche i più attenti e competenti – che studiano, studiano, studiano e non mettono mai in pratica.

L’importanza dell’esempio è fondamentale perché funziona a prescindere dal contenuto. Mi spiego meglio: se sei per strada e vedi una persona anziana in difficoltà mentre porta le buste della spesa, ti offri per aiutarla. Chi ti vede trarrà una ispirazione dal tuo esempio. Questo cosa significa? Quando ispiri qualcuno con un gesto positivo, attraverso un buon esempio, quella persona sarà più propensa a mettere in atto un comportamento positivo, qualunque esso sia.

Tempo fa mi capitò di incontrare in ospedale una persona che era andata lì a donare il sangue. Parlando mi spiegò che lo stava facendo perché alcuni giorni prima aveva visto un senzatetto dividere il suo pasto con un altro senzatetto in preda alla disperazione per la fame. Un gesto semplice, umano, un gesto di condivisione. Lo aveva colpito e ispirato. Lo aveva spinto a domandarsi cosa potesse fare lui per gli altri ed era diventato un donatore di sangue. Due realtà lontane fra loro, apparentemente scollegate, unite dall’esempio positivo.

Un senzatetto condivide il suo pasto e sfama una persona e solo vedendo questo gesto, un’altra persona decide di iniziare a donare il sangue, salvando a tutti gli effetti molte vite umane. Pensa al potere enorme che ha questa cosa. E pensa a quello che ciascuno di noi, io, tu e chiunque verrà in contatto con questo racconto potrà fare, ispirato dal buon esempio.

Io penso che tutti quanti possiamo avere dei benefici da un comportamento attivo e positivo, cercando (e condividendo) i buoni esempi che ci ispirano a diventare ciascuno la migliore versione di sé. Questo non solo contribuisce a farci sentire bene, ma aumenta anche il nostro senso di vicinanza con il prossimo e di generosità verso gli altri, aiutandoci a superare le divisioni e focalizzarci sulle uguaglianze. Non è solo un auspicio ma un vero e proprio impegno che ognuno può decidere di prendere per il nuovo anno e per il resto della vita.

I 6 step dei Navy SEAL per allenare la tua resilienza

By | In evidenza

La resilienza è un concetto preso in prestito dall’ingegneria. Semplificando, con resilienza si intende la capacità di sopportare lo stress o meglio ancora si sottolinea in positivo la caratteristica di una persona che passa attraverso le difficoltà con sicurezza e agilità. La resilienza richiede una base solida di benessere fisico, capacità di recupero e di forza mentale.

Pur essendo il concetto di forza mentale abbastanza soggettivo, possiamo essere tutti d’accordo che ci siano alcuni gruppi di persone che hanno lavorato molto su questo aspetto al punto da poter essere presi come esempio. Probabilmente conoscerai i Navy SEAL, un reparto di forze speciali della marina statunitense super addestrato. SEAL infatti sta a indicare tutti gli ambienti in cui può operare: Sea – mare, Air – aria, Land – terra.

Il training mentale al quale vengono sottoposte queste forze è volto a sviluppare una forza mentale straordinaria che garantisca a ciascuno di loro la resistenza e la resilienza necessarie. Questa formazione si basa su sei tecniche che chiunque conosca la PNL troverà familiari. Vediamole insieme:

#1 Mangia l’elefante
Come si mangia un elefante? Semplice: un morso alla volta.
Di fronte a un compito complesso – un lavoro in coordinamento fra più gruppi, il lancio di un nuovo prodotto o di una startup, un trasloco tra città diverse o la preparazione di una maratona – spesso si prova paura e ci si ferma ancor prima di iniziare. I SEAL utilizzano una soluzione in piccoli bocconi. Uno spezzettamento: dividi l’elefante in parti più piccole che puoi gestire. In PNL lo chiamiamo chunking down.

#2 Visualizza il successo
Questa è una tecnica che nel mental training sportivo si utilizza da tanto tempo e in PNL è stata affinata e resa ancor più efficace.

Le visualizzazioni dei Navy SEAL hanno queste caratteristiche: sono vivaci e dettagliate e coinvolgono tutti i sensi. Contengono molti particolari per renderle il più reale possibile.

In Programmazione Neuro-Linguistica sappiamo bene l’importanza del lavoro sulle submodalità.

#3 Controllo emotivo
In PNL preferiamo utilizzare il termine gestione emotiva ma ci sta che i Navy SEAL abbiano portato un po’ all’estremo il concetto. In effetti, il carico di stress che potrebbe trovarsi a gestire un militare impegnato in un conflitto non ha un termine di paragone nella vita di tutti i giorni.

La soluzione dei SEAL è chiamata 4 di 4 per 4 : respira per 4 secondi, espira per 4 secondi, ripeti per 4 minuti. Un semplice esercizio di respirazione per spegnere gli ormoni dello stress e favorire il rilassamento del corpo.

Nella Programmazione Neuro-Linguistica sappiamo che nella gestione dello stato emotivo è fondamentale quella che viene chiamata la fisiologia, il corpo. La pratica della meditazione è una ottima soluzione; quando ti senti stressato, fermati e fai qualche respiro profondo. Se vuoi scoprire o approfondire questa metodica straordinaria, ti invito a partecipare al prossimo Basi di PNL: informati qui.

#4 Non reattività
Abbiamo imparato la preziosa lezione di Virginia Satir che diceva: La vita è quello che è e non quello che dovrebbe essere. Il modo di gestire ciò che accade è quello che fa la differenza. In sostanza è chiaro che non possiamo controllare ciò che accade nel nostro mondo, ma possiamo controllarne l’interpretazione.

In Programmazione Neuro-Linguistica conosciamo l’importanza del reframing. Si tratta di reincorniciare una convinzione limitante o una visione disfunzionale della realtà, trasformando quella che avrebbe potuto essere interpretata come una situazione negativa per farla diventare positiva, utile e funzionale.

Questo non significa ignorare la realtà o nasconderla sotto il tappeto: significa trarre il meglio da ogni cosa. Un evento negativo può essere una sfida, una sconfitta ha sempre un insegnamento dentro, un fallimento ti può chiarire cosa non ha funzionato.

#5 Piccole vittorie
Conosci il potere della gratitudine? Scrivi, ogni giorno, sul tuo diario cinque cose di cui sei grato? Se non lo fai dovresti iniziare. Quelle che i Navy SEAL chiamano piccole vittorie aiutano ad avere un tono dell’umore positivo e quando ciò avviene è più facile guardare a ciò che di bello accade nelle nostre vite. E tutto migliora.

#6 Trova la tua tribù
I Navy SEAL sanno che nessuno vince da solo. È una lezione che tutti prima o poi si trovano a dover apprendere. In famiglia, sul lavoro, in politica, a livello microscopico e a livello macroscopico, è una legge universale. E noi esseri umani, animali sociali, dovremmo saperlo bene. La Programmazione Neuro-Linguistica ci insegna il rapport, ci insegna la calibrazione e il ricalco, ci insegna a guardare l’altro, ad ascoltare l’altro e comprendere ciò che prova. Ci insegna questo per permetterci di comunicare meglio, di aiutare le persone sulla base delle nostre capacità e in funzione delle loro necessità.

Trova la tua tribù è ciò che mettiamo in pratica in Extraordinary: siamo in un certo modo, ci comportiamo in una certa maniera, esprimiamo certi valori per attrarre persone che condividono con noi la stessa passione per la crescita personale e il successo desiderano ottenerlo attraverso il lavoro e lo studio; crediamo nelle persone che preferiscono fare anziché parlare e hanno fede nei propri obiettivi perché sanno che il proprio scopo li guiderà verso la realizzazione di ciò che vogliono e meritano.