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Novembre 2018

Cos’è il Ricalco in Programmazione Neuro-Linguistica?

By | In evidenza

Molto spesso le persone che sentono parlare della PNL per la prima volta vengono in contatto con un concetto basilare come quello del Ricalco. Per quanto basilare, è anche uno dei concetti più fraintesi di tutta la metodica! E proprio per questo, molto spesso, in alcuni corsi viene spiegato male e messo in pratica ancor peggio. Dunque, chiariamolo subito: Ricalco non significa scimmiottare la persona che abbiamo di fronte, tantomeno ripeterne meccanicamente i movimenti.

Allora cos’è il Ricalco e perché in PNL si utilizza? Il motivo è semplice: la comunicazione e tutte le interazioni diventano efficaci nel momento in cui si stabilisce una vera atmosfera di sintonia con l’altra persona. Per fare questo la Programmazione Neuro-Linguistica ci dice che è necessario creare un Rapport, partendo innanzitutto dalla Calibrazione, una valutazione a pelle dello stato emotivo dell’altra persona. Si cerca con naturale interesse di comprendere cosa prova quella persona nel momento in cui comunica con noi.

Compreso questo si sceglie qual è l’elemento più efficace da ricalcare per entrare in Rapport con l’altro. Il primo fraintendimento nasce proprio qui: in molti corsi di PNL non si insegna a riconoscere il valore dei segnali verbali, paraverbali e non verbali né a scegliere quali parole, espressioni della voce o gesti valorizzare nello specifico. E questa scelta fa tutta la differenza in una comunicazione ben riuscita.

Il Ricalco infatti è il processo attraverso il quale adattiamo il nostro comportamento (cioè il nostro modo di fare, non di essere) agli aspetti del comportamento di un’altra persona. Il Ricalco agevola il Rapport perché valorizza delle similitudini e avvicina le persone. Proprio per questo è quasi sempre il leader che va in Ricalco per creare la giusta interazione nella quale andare in Guida. Crea cioè quel momento in cui la comunicazione fluisce con il massimo dell’efficacia verso l’obiettivo della comunicazione stessa.

Se anche tu hai sentito parlare di PNL e vuoi apprenderla attraverso un corso differente dagli altri nell’approccio all’insegnamento ti invito a partecipare alla prossima edizione del Basi di PNL e iniziare questa fantastica avventura in maniera straordinaria. Al termine di tutto il percorso del Practitioner riceverai l’attestato ufficiale di NLP Practitioner della Society of NLP di Richard Bandler, co-creatore di questa metodica.

3 segnali (più uno) per capire se il tuo stress ha raggiunto il livello di guardia

By | In evidenza

Quando decidi di perseguire un obiettivo è molto importante prepararti prima ai passi che devi affrontare. Il modo migliore per farlo è semplice: scrivi, pianifica e visualizza. Se vuoi imparare a farlo in modo efficace e guidato da me, ti ricordo che come ogni anno sta per tornare il workshop Obiettivi! nel corso del quale potrai apprendere e migliorare le tue strategie per creare e raggiungere gli obiettivi che hai in mente.

In alcuni casi può capitare di entrare in un meccanismo più grande, un obiettivo aziendale o di vita che coinvolge altre persone e ti trovi a fare la tua parte volente o nolente. È molto importante quando ciò accade fermarsi e fare il punto, analizzando i segnali che manda il corpo per capire se ciò che stai facendo è funzionale e allineato ai tuoi valori e alle tue convinzioni, se soddisfa il tuo scopo. In pratica, se ciò che fai è ciò che vuoi davvero. E il corpo è bravissimo a darci tutti i segnali giusti, sta a noi imparare a coglierli.

Vediamo insieme alcuni esempi tra i più comuni per cogliere 3 segnali (più uno) e capire se il tuo stress ha raggiunto il livello di guardia. E poi capiremo insieme cosa puoi fare per ridurlo.

  1. Diventi iperreattivo. Avere una reazione iperreattiva spesso accade quando non è possibile dare una gerarchia alle proprie attività. Le scadenze si sovrappongono. Pensa bene a cosa stai dicendo “sì” e inizia a dire “no” a più cose. Per farlo, prendi le tue responsabilità – cioè diventa capace di agire – sii proattivo nei confronti delle cose che puoi gestire e controllare.
  2. Sei costantemente orientato al futuro. Quando ti preoccupi costantemente del futuro, non hai tempo per vivere il presente e non sei mai completamente con la mente su ciò che stai facendo. Questo comporta una perdita di tempo e un dispendio e di energie. Pensa di ritagliarti del tempo per una pratica di meditazione o di costruire abitudini di consapevolezza durante la giornata.
  3. Cedi spesso alla rabbia. Ti stai scoprendo più irritabile del solito? Ti arrabbi anche per le cose più piccole? Potrebbe non essere colpa del tempo che cambia! Potrebbero essere segnali di stress eccessivo. Più la strada che percorri si allontana dal tuo scopo, più si riducono pazienza, capacità di attenzione e capacità decisionali. Pensa a dove sei e a dove vorresti essere e un passo per volta cerca di tornare sulla tua strada.

Infine, fermati e pensa alle ultime settimane e ai mesi passati. Raggiungere gli obiettivi sui quali lavori ti sta dando gioia? Il lavoro non è sempre divertente o alcuni aspetti possono non esserlo. Dovresti cercare di sviluppare gli elementi di gioia più volte possibile. Se il tuo non lo è, scopri perché è così e guarda cosa puoi fare per cambiarlo.

Migliorare la propria reazione allo stress permette anche di lavorare meglio e rendere più soddisfacente la propria vita. Per farlo devi tornare a essere padrone del tuo tempo o meglio devi diventare padrone della gestione del tuo tempo, decidendo come investirlo. Identifica le attività che svolgi, seleziona quelle fondamentali, quelle superflue e quelle necessarie ma che non ti aiutano a crescere. Le prime tienile, le seconde eliminale e le ultime cerca di delegarle. Solo prendendo il controllo delle tue attività – e di te stesso – sarai padrone del tuo tempo e dedicandoti al meglio alle attività essenziali, imparerai come coltivare la produttività e il benessere anche sul lavoro.

Tre lezioni di leadership (più una) che puoi imparare dalle canzoni dei Foo Fighters

By | Senza categoria

Il desiderio di rapportarmi al meglio con le persone e gestire bene quelle che facevano parte del mio team è stata la molla che mi ha portato prima verso e poi dentro il mondo di Anthony Robbins del Coaching e della Programmazione Neuro-Linguistica. Questa molla ha fatto la differenza nella mia vita e lo ha fatto molto prima che diventassi un Coach professionista e uno dei pionieri del Coaching in Italia. Perché?

Perché per guidare al meglio un gruppo di persone è necessario coltivare le caratteristiche del leader e sviluppare una chiara leadership attraverso i propri talenti e le proprie competenze, creando uno stile personale e riconoscibile. Queste caratteristiche sono alla base anche del lavoro di Coach e chi le possiede ha una marcia in più per realizzarsi professionalmente.

Per raccontarti quelle che per me sono le tre abitudini (più una) che ritengo fondamentali per lo sviluppo della tua leadership voglio fare un gioco e utilizzare altrettante canzoni dei Foo Fighters. Così, se vorrai, quando le ascolterai potrai darti la carica per rinnovare la tua voglia di crescita:

1) Learn to Fly: impara a volare! Un leader si deve abituare ad avere quello che in PNL chiamiamo pensiero sistemico e a passare sopra i problemi per focalizzarsi sulle soluzioni che spesso sono molto al di là dei problemi. E come dice la canzone, ricordati che non puoi farlo da solo: una volta che hai imparato a volare, porta con te – con pazienza – il tuo gruppo. Vola con me // Non riesco a farlo da solo // Cerca di rendere questa vita la mia.

2) My Hero: ciascuno di noi può essere un eroe – e questo lo cantava già Bowie nel 1977 – anche per un solo giorno. Un leader che vuole essere tale dovrebbe prendere un po’ di questo eroismo e portarlo nella propria quotidianità. Un gesto, un’azione, un pensiero possono fare la differenza nella vita e nel lavoro della tua squadra ed essere eroi in molti casi significa essere straordinariamente normali: Ecco il mio eroe // Guardalo mentre va // Ecco il mio eroe // È normale.

3) These days: anche se ci saranno sempre scadenze importanti, obiettivi e risultati da raggiungere, accetta che le persone a volte commettono errori in buona fede. A volte è meglio rilassarsi e lasciare che il tuo team faccia i propri errori e cresca per arrivare alle soluzioni che servono. Uno di questi giorni // dimenticherai di sperare e imparerai ad aver paura // Ma va tutto bene // Finora va tutto bene // Ho detto che va tutto bene.

Infine, dai sempre il meglio di te! Best of you per un leader significa soprattutto mostrare la parte migliore di sé. Non si tratta di strafare o essere buonisti e nemmeno cercare la perfezione. Si tratta soprattutto di dare il buon esempio: un leader è tale perché pur vivendo il momento presente riesce a non farsi influenzare dai problemi contingenti e dalle difficoltà del mercato ed è sempre pronto a guardare al futuro, all’obiettivo guidato dal proprio scopo: Giuro che non mi arrenderò mai // Mi rifiuto.

Il segreto della felicità è una scelta, anzi 3 (più una)

By | In evidenza

Il segreto della felicità è la scelta. Beh, non è proprio un segreto… Ma l’esperienza di tante persone che in modo intenzionale scelgono la giusta mentalità per diventare più felici e più ottimisti! In realtà, dire che la felicità si possa ottenere migliorando solo i propri comportamenti è un po’ limitativo. È necessario aprire la propria mente e accettare un equilibrio dinamico fra i problemi e le soluzioni per vivere una esperienza di vita completa.

In particolare, una volta che hai scelto di scegliere e ci hai preso la mano, ci sono 3 scelte (più una) che possiamo fare tutti, ogni giorno, per rendere migliore la propria vita e aiutarci a vivere meglio. Scopriamole insieme:

  1. Prendi tutte le tue decisioni in integrità. Prendi le tue decisioni come fossi un tutt’uno, in modo che la scelta sia compatibile con la tua essenza. Chi sei? Cosa vuoi? Quando scegli, ascolta il tuo cuore e fai la cosa giusta: la vita diventa più semplice e vivi in pace. Le tue azioni sono comprensibili a tutti e non devi preoccuparci di nascondere nulla perché sono coerenti con chi sei.
  2. Pratica la consapevolezza. Concentra la tua consapevolezza nel qui e ora, riconoscendo e accettando con calma i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri, medita e raggiungi uno stato di pace. E fallo ogni mattina. Anche solo per cinque minuti. Il bello della consapevolezza è che blocca le distrazioni che cercano di portarti lontano dal tuo scopo, dai tuoi sogni e dai tuoi obiettivi.
  3. Tieni a distanza le persone negative. Il cinismo, la cattiveria e l’odio si diffondono a macchia d’olio. Nei telegiornali, nei giornali e spesso anche nel tuo feed di Facebook. Le persone felici restano positive perché controllano ciò che lasciano entrare, filtrano le fonti dalle quali si informano, scelgono il confronto costruttivo rispetto al litigio fine a sé stesso e si relazionano con persone che fanno lo stesso. Cerca amicizie con persone che rendono tutto più leggero e cerca storie sulle cose belle che accadono in tutto il mondo.

Infine, un consiglio per una scelta molto pratica: lascia andare. Le critiche delle persone che non valgono niente, le insinuazioni dei competitor, i commenti acidi di chi non sa far altro che parlare. Concentrati su di te: è la TUA vita!

Alza i tuoi standard

By | In evidenza

“Non c’è passione nel vivere in piccolo, nel progettare una vita che è inferiore alla vita che potresti vivere.”
Nelson Mandela

Ogni volta che desideri veramente apportare un cambiamento nella tua vita, la prima cosa che devi fare è alzare i tuoi standard. Ciò che ha davvero trasformato la mia vita infatti è il cambiamento che ho richiesto a me stesso. Annota tutte le cose che non puoi più accettare nella tua vita, tutte le cose che non vuoi più tollerare e fai una lista di tutte le cose che aspiri a diventare.

Tutte le persone infatti hanno una lista infinita di cose che credono che dovrebbero fare o attività dovrebbero seguire. E questi “doveri” hanno lo stesso peso dei propositi per il nuovo anno – cioè, se succede, bene. Ma se non succede, non c’è una effettiva delusione perché in fondo c’era la consapevolezza che non sarebbe accaduto.

Qualche anno fa in un articolo pubblicato su La Repubblica e La Stampa si riportava il fatto che l’italiano medio esprimesse gli stessi desideri, gli stessi buoni propositi dalle 2 alle 4 volte consecutive ogni Capodanno. Si tratta di propositi riguardanti la propria salute, lo smettere di fumare, il perdere peso o l’andare in palestra. Dopo averli desiderati e ripromessi di anno in anno per due o tre anni decidono di smettere.

Il motivo per cui ciò accade non è perché hanno raggiunto il proprio obiettivo, ma per rinuncia. Questi obiettivi infatti vengono pensati in modo estemporaneo – magari il 30 o il 31 dicembre, al terzo brindisi – e non sono definiti nel modo corretto. Alzare i propri standard significa quindi anche iniziare a prendere seriamente i propri desideri e fare qualcosa di efficace per trasformarli in realtà. Per questo è nato il workshop Obiettivi che tengo ogni anno per aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi in modo semplice, efficace e coinvolgente.

La maggior parte delle persone, se guardano a come stanno vivendo le loro vite oggi, scopriranno che la propria identità si basa su una serie di standard e una serie di credenze che hanno creato nel corso degli anni, a partire dall’infanzia e questo è diventato il soffitto di vetro che le controlla. Ma tu sei la stessa persona che eri cinque, dieci o venti anni fa? Sei la stessa persona che eri anche solo un anno fa?

Quando alzi i tuoi standard e giri i “vorrei” in “devo”, stai facendo un cambiamento interiore per prendere il controllo sulla qualità della tua vita. Qualsiasi area in cui non ottieni quello che vuoi è perché non hai alzato i tuoi standard. Se vuoi un vero cambiamento, devi essere disposto a fare la tua parte.

Come gestire una diretta video su Skype, Facebook, Instagram

By | In evidenza

Qualche settimana fa, nel corso di una diretta su Facebook – una delle dirette che tengo regolarmente ogni mercoledì sera alle 21 sulla mia pagina Facebooksi sono presentati una serie di problemi e inconvenienti tecnici che mi hanno portato a dover chiudere e riavviare la trasmissione più volte.

Non sono un tecnico e non è stato semplice gestire questi inconvenienti. Oltretutto per rispetto delle numerose persone che si collegano con regolarità per seguirmi, desideravo risolvere tutto il più rapidamente possibile. Dopo qualche aggiustamento e un paio di riavvii, si è tutto normalizzato e la diretta è andata in porto con successo.

Al termine della diretta una persona mi ha scritto per dirmi che aveva ammirato il modo in cui avevo gestito la situazione e come ne ero uscito con soddisfazione del pubblico collegato. La sua ammirazione derivava dal fatto che solo pochi giorni aveva vissuto una situazione simile nel corso di un colloquio su Skype con un’azienda molto importante e nonostante tutto il suo impegno nel cercare di mantenere lo stato era andato nel panico e si era innervosito rendendo molto meno di quello che avrebbe sperato.

Nel 2017, secondo una ricerca prodotta dal Politecnico di Milano, il 36% delle grandi aziende ha avviato progetti di smart working che prevedono collaborazioni da remoto e quindi anche riunioni, briefing e, spesso, anche colloqui. Quel ragazzo mi ha chiesto quindi qualche consiglio per prepararsi meglio, gestire lo stato e gli imprevisti che si possono presentare durante un intervento in diretta. Ho deciso quindi di condividere questi contenuti con te in questo post, in modo che tu possa trarre degli spunti da queste considerazioni per prepararsi, agire e reagire in caso di problemi, durante una diretta video:

1 – Cura l’ambientazione: presentarti con uno sfondo professionale è importante. Può essere una libreria, uno sfondo personalizzato o un bel quadro. Meglio evitare poster di Playboy o la cucina con le pentole incrostate. Vestiti in maniera adeguata – da testa a piedi – così se ti devi alzare puoi muoverti liberamente. Prima di iniziare respira e mettiti nello stato più funzionale alla comunicazione che devi tenere.

2 – Prepara il pc, prima: se ti colleghi da portatile, è meglio avere una webcam e un microfono esterni e verificare la funzionalità, magari girando un breve video di test, qualche minuto prima. Chiudi tutti i programmi inutili, chiudi Netflix o qualunque altro sito di intrattenimento tu stia guardando. Se usi il telefono, ci sono meno problemi ma ricordati che senza uno stand dovrai tenerlo in mano e questo potrebbe limitarti nei movimenti.

3 – Preparati per la videochiamata: cura i contenuti che si suppone tu debba sapere e tieni a portata di mano tutte le informazioni che ti possono essere utili. Gli appunti non sono una cattiva idea ma se hai dei fogli è meglio se organizzi un “gobbo” per non distogliere troppo lo sguardo dalla webcam. Inoltre, è bene avere a portata di mano il controllo volume, in modo da poter chiudere il tuo microfono per diminuire i rumori di fondo nel caso ci siano più persone collegate e si parli a turno.

4 – Rispetta il tuo “personaggio”: questo andrebbe fatto in ogni intervento in pubblico. Sii te stesso, valorizza i tuoi pregi e i tuoi difetti. In molti casi sono proprio i tuoi difetti che ti rendono unico e apprezzabile, proprio perché ti rendono umano e accessibile dalle altre persone. Essere autentici oggi è molto apprezzato, più di qualunque recita ben eseguita.

5 – Tieni a mente il tuo obiettivo: la tua comunicazione ne avrà molti vantaggi. Se hai ben chiaro il tuo obiettivo, quando si presenta qualunque problema, sei più propenso a risolverlo, magari con un sorriso, una battuta. Ricorda che tutte le persone hanno avuto almeno una volta nella loro vita qualche problema con la tecnologia e se cerchi di risolverlo interagendo con le altre persone collegate, avrai già risolto metà del problema.

Infine, ricorda che ogni imprevisto che può accadere non va mai negato, dissimulato o nascosto. È meglio integrare le interferenze e ammettere eventuali difficoltà, a volte basta questo per trasformare un problema imprevisto in un potenziale successo.

3 lezioni (più una) che mi ha insegnato la vita

By | In evidenza

Ogni tanto è buona norma fermarsi. Quando ci si ferma si può meditare e prendere energia da questa pratica. Una energia mentale che ti sostiene e ti dà forza. Non tutte le riflessioni che nascono nella meditazione sono destinate a darti l’illuminazione. Alcune sì e possono diventare dei mantra o degli spunti per altre meditazioni.

Qualche tempo fa ho iniziato a domandarmi quali sono le lezioni più importanti che ho appreso dalla vita, quelle che ciclicamente tornano a confermare il loro valore e con le quali quasi tutti ci siamo trovati ad avere a che fare.

Ci sono tre lezioni (più una) che sono delle costanti nella mia vita. Le condivido con te:

La vita è semplice: e soprattutto ha molte meno regole di quelle che credi. E quando diventa complessa, agisci in modo da renderla semplice. I problemi si risolvono decidendo di agire e mettere in pratica una soluzione. Ogni soluzione genera nuovi problemi e così via. Semplice.

La vita è tridimensionale: se guardi le cose sempre da un solo punto di vista ti sembrano piatte. Inizia a guardare da angolature differenti e scoprirai le molte facce che può avere la realtà. In ogni situazione puoi trovare qualcosa di bello e utile.

La vita è ascolto: ascolto degli altri e ascolto di sé. Se ascolti le altre persone puoi comprendere come pensano, cosa vogliono e di cosa hanno bisogno. Questo ti renderà speciale per tanti. Se ascolti te stesso puoi comprendere cosa pensi, cosa vuoi e di cosa hai bisogno. Migliora le parole che usi con te stesso e migliorerai la tua vita.

Infine, un piccolissimo promemoria. È una riflessione semplice, così semplice che tutti tendiamo a dimenticarcene: la vita è tua. Se aspetti che qualcuno ti dia il permesso di perseguire i tuoi sogni, puoi aspettare anche tutta la vita. Devi scegliere te stesso. Questo significa due cose: credi in te stesso e trova il coraggio per avere quello che vuoi. Smettila di aspettare che qualcun altro ti dia il via libera per andare verso i tuoi obiettivi. Esci e prendili. Sono i TUOI obiettivi, ricordalo.

3 esercizi pratici per superare la routine della stabilità e favorire la varietà dell’apprendimento

By | In evidenza

Il gradissimo David Bowie diceva che “se sei su un terreno stabile, sei un uomo morto” oggi arriva la conferma attraverso uno studio dell’università di Yale: la stabilità uccide la capacità di apprendimento.

Perché accade questo? La ricerca ci spiega che quando troviamo il modo per produrre il risultato che desideriamo non abbiamo più la necessità di fare altri esperimenti per ottenerlo. Smettiamo di studiare altre soluzioni, di cercare altre vie. Quando trovi il percorso più veloce per andare da casa al lavoro, farai sempre quello. E il giorno che non puoi fare quel percorso ti troverai in difficoltà.

E questo è ancora più rilevante sul lavoro e nella vita professionale. In generale vale per tutte quelle attività nelle quali è necessario imparare e migliorare continuamente: la stabilità è una grande nemica della performance. Per dare continuità alla propria crescita è necessario fare del proprio meglio e scegliere imprevedibilità e instabilità.

Non è un caso che il mio maestro Anthony Robbins sostenga che “la qualità della tua vita è direttamente proporzionale alla quantità di incertezza che puoi serenamente gestire” proprio perché dopo la stabilità, cioè la sicurezza, nella sua teoria dei 6 bisogni viene subito la varietà, l’insicurezza. E qui la parola insicurezza ha proprio quel senso positivo che ci serve per renderla il nostro alleato nell’apprendimento, nella crescita e nel miglioramento.

Cosa si può fare quindi per sbloccare il meccanismo della stabilità e portarlo sul terreno instabile della formazione di nuove idee, concetti e pratiche? Ho realizzato un e-book che puoi scaricare gratuitamente su questo argomento: Come gestire le difficoltà. E ci sono alcune attività che puoi mettere in pratica per superare la routine della stabilità e favorire la varietà dell’apprendimento. Inizia con queste tre:

Trova il tempo per fare qualcosa che non hai mai fatto. Non deve essere il bungee jumping o un lancio con il paracadute. Può essere un corso su di una materia che ti interessa ma non hai mai approfondito, un convegno su di un argomento che non conosci o una attività che non hai mai svolto come una lezione di prova di Tai Chi o una degustazione di vini. Sperimenta.

Fai un viaggio all’estero. Alcune volte potrebbe bastare spostarsi in zone d’Italia molto differenti tra loro e aprirsi alla cultura e alle abitudini locali. Con l’estero certamente il contrasto è più forte e la differenza si apprezza meglio. Mi avrai spesso sentito dire che diverso è sempre meglio di uguale. Ecco, sperimentare il diverso è utile tanto a comprendere e integrare nuovi punti di vista quanto a rafforzare quelli che hai già.

Dedicati a un nuovo progetto. Sfrutta le occasioni che ti offre il tuo lavoro e se non te le offre fai in modo di crearle quando vuoi crescere. Le grandi idee nascono dalla soddisfazione di nuovi bisogni o di vecchi bisogni in un modo nuovo e spesso diventano anche grandi business. Trova ciò che puoi migliorare nel tuo lavoro e proponi la tua idea. Mettiti in gioco.

E tu cosa hai scoperto quando hai fatto qualcosa di nuovo e ti sei messo in gioco? Condividilo nei commenti!

Come rendere memorabile una presentazione

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Nelle scorse settimane si è svolta una delle più belle edizioni di Comunicare con il pubblico straordinariamente, con un’aula composta da persone fortemente motivate a migliorare il proprio approccio con il pubblico. Come sa chi mi segue, questo non è un corso di public speaking ma è un corso per comprendere come si stabilisce una relazione con il pubblico quando si comunica con le parole, le immagini, la voce e i gesti.

La teoria di partenza è semplice: più sono i sensi che riusciamo a coinvolgere nella nostra comunicazione, più emozioni riusciamo a suscitare, più riusciamo a renderci straordinari, più alto sarà l’impatto del nostro speech. In pratica, è un casino! O meglio, servono tempo ed esperienza, e la volontà di migliorare curando anche i dettagli. Soprattutto nel caso di una presentazione: quando aumentano le variabili – e l’aggiunta di una lavagna o una serie di slide è una grande variabile – aumentano anche i canali di comunicazione sui quali dobbiamo interagire con il pubblico in modo straordinario.

E quali sono le caratteristiche più importanti di una presentazione Powerpoint (o Keynote) ben fatta?

La caratteristica principale è che una presentazione deve essere al servizio dell’Audience e del Messaggio e un supporto allo Speaker. Quindi essa non ha un ruolo da protagonista ma di gregario e come avviene nel ciclismo il gregario aiuta il leader tirando la volata e fornendogli supporto nel corso della performance: allo stesso modo una presentazione non ruba la scena allo Speaker e non distoglie l’attenzione dell’Audience.

Per creare una presentazione che abbia un impatto positivo senza rubare spazio e attenzione è importante seguire tre regole auree (più una):

  • Falla semplice: le persone o ti ascoltano mentre parli o leggono un testo scritto, non entrambe le cose. Non riempire di testo le slide, non inserire effetti strani, transizioni complesse, Clipart, gif animate e abuso di maiuscole a grassetto.
  • Fai parlare le immagini: le neuroscienze ci dicono che quando il cervello costruisce due modelli mentali di informazioni – verbali e visivi – le connessioni mentali che rende sono molto più forti. La doppia codifica aumenta esponenzialmente l’impatto delle tue informazioni.
  • Crea emozioni: il contenuto delle illustrazioni che scegli non deve essere casuale. Puoi utilizzare anche dei brevi video. L’importante è che abbiano un impatto positivo sull’Audience senza distrarla dal messaggio che vuoi trasmettere.

Infine, il consiglio migliore che possa dare a chiunque voglia fare la differenza: sviluppa e utilizza un tuo stile personale anche nella scelta delle immagini e nell’impaginazione della presentazione. Questo non significa mettere il tuo logo su ogni slide. Significa renderti riconoscibile stilisticamente, con una tua impronta personale. La chiarezza e la pulizia pagano sempre.

Metti in pratica questi consigli e fammi sapere come va, condividendo la tua esperienza!

Benessere e performance in azienda

By | In evidenza

Spesso, facendo Coaching all’interno delle aziende mi capita di incontrare manager e imprenditori che desiderano migliorare la propria comunicazione e quindi la propria gestione dei collaboratori. Allo stesso modo desiderano conoscere il pensiero dei propri dipendenti e le emozioni che essi provano svolgendo il loro lavoro in modo da far crescere l’azienda in maniera armonica. Non è un concetto hippie: ogni organismo complesso – e l’azienda lo è – ha bisogno di crescere e maturare sotto il profilo emozionale mentre cresce sotto quello fisico.

Ed è solo attraverso un coinvolgimento emotivo nei confronti del proprio lavoro e della propria azienda che è possibile motivare e coinvolgere veramente i lavoratori per permettergli di esprimersi ad alti livelli. Sono i sentimenti e le emozioni che, di fatto, guidano il comportamento umano. E ogni azienda che desidera migliorare benessere e performance deve affrontare il problema della motivazione trovando la propria formula.

I dipendenti devono essere sufficientemente coinvolti sotto il profilo emotivo circa gli obiettivi e la visione dell’azienda, al punto di desiderare alzarsi dal letto al mattino e lavorare per l’obiettivo e in funzione dello scopo aziendale. Può sembrare un’utopia ma instaurando una comunicazione efficace con i propri dipendenti è possibile ottenere questo risultato. Il modo migliore per instaurare una comunicazione passa attraverso le domande e una sincera curiosità che permette all’azienda di scoprire e comprendere i bisogni dei propri dipendenti.

Per fare questo, ogni leader, imprenditore, manager dovrebbe porsi almeno cinque domande:

Ascolto tutti i membri dell’azienda e cerco di dare spazio e libertà di parola a chi ha bisogno di condividere il proprio punto di vista?

Mantengo sufficientemente aggiornato il mio team, facendogli sapere perché certe decisioni vengono prese e come il loro lavoro sta aiutando a far crescere l’azienda?

Dimostro interesse per le esigenze e per i bisogni personali e professionali dei miei collaboratori?

Fornisco un feedback regolare e informo le persone sul loro livello di prestazione?

Faccio in modo che le persone sappiano quali sono i loro obiettivi e gli fornisco gli strumenti sufficienti per raggiungerli?

Rispondendo a queste domande puoi iniziare a valutare tu stesso a che punto sei nel coinvolgimento emotivo dei tuoi dipendenti nella vita dell’azienda. I grandi leader hanno la capacità – e la responsabilità – di determinare il futuro dell’azienda e dei dipendenti aiutandoli a raggiungere il loro massimo potenziale.