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Ottobre 2018

Come prendere decisioni efficaci

By | In evidenza

Sviluppare la capacità di prendere decisioni è molto importante. Quando si è in grado di prendere decisioni in modo rapido ed efficace si hanno almeno due vantaggi: il primo è che sei più padrone della tua vita perché scegliendo meglio e prima alimenti un circolo virtuoso e non lasci il controllo in mani altrui. Il secondo è che più veloce arriva la scelta, più velocemente ti puoi accorgere se è la decisione giusta o sbagliata in base al risultato che porta.

Allenarsi ogni giorno a prendere decisioni è utile, soprattutto per quando ti trovi in situazioni difficili: se non hai sviluppato la giusta attitudine a prendere le tue decisioni in condizioni normali, quando sei sotto pressione rischi di andare in crash o bloccarti del tutto. Il successo invece dipende sia dalla tua capacità di prendere una buona decisione, sia dalla capacità di farlo anche in modo veloce, con informazioni limitate e in un contesto in rapida evoluzione.

Ma come si fa a prendere decisioni? Da dove si parte? Se mi segui sai che ho affrontato più volte questo argomento e puoi trovare online molti contenuti, gratuiti o a pagamento, nei quali ti aiuto a imparare a scegliere. Ne ho parlato qualche tempo fa in una diretta – come ogni mercoledì alle 21 – sulla mia pagina Facebook nella quale ti spiego la Strategia di Walt Disney, modellata dal grande Robert Dilts, per prendere decisioni importanti su problemi o progetti complessi. Oppure nel mio audiolibro Impara a decidere bene evitando le trappole mentali nel quale ti spiego come riconoscere ed evitare i principali bias che ti impediscono di prendere decisioni efficaci.

Un altro metodo molto efficace del quale voglio scrivere in questo post, proviene dagli Stati Uniti e viene insegnato ai piloti di caccia, persone che notoriamente possono trovarsi in situazioni complesse da un momento all’altro e avere la necessità di prendere la migliore decisione possibile nel più breve tempo possibile. L’approccio semplice ma potente al processo decisionale è stato sviluppato dal colonnello dell’aeronautica militare statunitense John Boyd e si riassume in un acronimo di quattro lettere, valido anche in italiano: OODA loop.

Osserva, Orientati, Decidi, Agisci. E poi ripeti.

Vediamo in dettaglio come possono esserti utili per migliorare la tua capacità di prendere decisioni:

Osserva: in ogni situazione è necessario raccogliere e valutare quante più informazioni possibili al fine di prendere buone decisioni. Se non sei un pilota di caccia, probabilmente non dovrai prendere mai decisioni in una frazione di secondo, quindi decidi il tempo necessario per raccogliere le informazioni e quando scade non cercare proroghe.

Orientati: è il passaggio che Boyd sottolinea essere di vitale importanza. In questa fase esaminate criticamente le vostre ipotesi per cercare di eliminare pregiudizi o modelli mentali difettosi. Orientarsi significa semplicemente connettersi con la realtà ed è un processo costante, come dice lo stesso Boyd: “l’orientamento non è solo uno stato in cui ti trovi; è un processo. Ti stai sempre orientando.” Rispondere in modo ottimale quando la pressione è alta significa studiare e imparare continuamente in modo da essere sempre pronti e aggiornati.

Decidi: una volta che hai analizzato la situazione e hai stabilito che la stai affrontando nel modo migliore che puoi, scegli di fare il passo successivo e decidi di decidere.

Agisci: agisci e segui gli sviluppi della tua decisione. Una rapida decisione garantisce tempo sufficiente anche per poterla modificare. La tua mossa ha avuto l’impatto che ti aspettavi? Infatti, proprio nel momento io cui agisci ricominci immediatamente a osservare e orientarti, decidendo se il risultato è quello giusto oppure no e questo ti porta immediatamente verso una nuova azione.

Il dovere o la possibilità: cosa ti motiva di più?

By | In evidenza

In Programmazione Neuro-Linguistica esiste uno strumento molto potente per aiutarti a capire come pensano le persone, te compreso. I Metaprogrammi rendono semplice questo processo di comprensione e ti aiutano a comunicare meglio con gli altri.

Ad esempio, il Metaprogramma Necessità/Possibilità aiuta a comprendere bene cosa motiva una persona nel momento in cui fa una scelta. Alcune persone infatti sono motivate principalmente dalla necessità di fare qualcosa, piuttosto che dal volerlo. Agiscono perché devono. Non sono spinti ad agire da ciò che è possibile. Chi si muove per necessità prende ciò che viene e trova ciò che è disponibile.

Chi è motivato ​dalla ricerca della possibilità si muove per fare che quello che vuole fare. Cerca opzioni, esperienze, scelte e percorsi. La persona che è motivata dalla necessità è interessata a ciò che è noto e ciò che è sicuro. La persona che è motivata dalla possibilità viceversa è interessata a ciò che non conosce ancora. Vuole sapere cosa può accadere quando si impegna, quali opportunità possono svilupparsi.

Certo, descritto in questo modo sembra che il Metaprogramma di Possibilità sia sempre da preferire e chi è guidato da quello di Necessità sia destinato necessariamente a cambiare. Non è proprio così, in realtà. E per dire questo ci tornano utili le Dinamiche a Spirale, che lavorano benissimo in team con la PNL. Le DAS ci dicono che esiste una doppia elica nella nostra esistenza: una che rappresenta le Condizioni di vita, l’altra le Capacità mentali. Possono esistere situazioni e momenti nei quali un modo di agire guidato dalla Necessità sia preferibile?

Proviamo con un esempio: se tu fossi un imprenditore, quale tipo di persona vorresti assumere? Molti penserebbero istintivamente: “chi è motivato dalla Possibilità” forse perché spesso questo è ciò che spinge e motiva un imprenditore; e poi sembra più attraente l’idea di rimanere aperti a un’infinita varietà di opzioni.

Io penso che dipenda molto dal tipo di lavoro. Ci sono lavori che richiedono attenzione ai dettagli, costanza e coerenza e all’interno di queste Condizioni di vita avere un pensiero orientato alla Necessità potrebbe essere più utile ed efficace. Un agente certificatore o un responsabile della qualità deve sapere esattamente cosa è necessario e deve verificare che sia stato fatto.

Una persona motivata dalla possibilità certamente potrebbe fare lo stesso lavoro ma proprio in virtù di questo Metaprogramma che la spinge e la motiva probabilmente si annoierebbe e si troverebbe facilmente a desiderare un lavoro differente nella ricerca di nuove opzioni, nuove imprese e nuove sfide. All’opposto la persona motivata dalla necessità si sentirebbe perfettamente allineata in un contesto del genere e dal momento che è questa a guidarla, si cercherà un nuovo lavoro solo quando ne avrà bisogno.

Conoscere il modo in cui le persone organizzano i propri pensieri e quali sono le molle che le spingono ad agire può essere molto utile per migliorare la propria comunicazione e quindi anche il proprio lavoro. Crescere, migliorare ed evolversi per chi dirige una azienda o un reparto cruciale come quello delle risorse umane è una scelta cruciale per ogni azienda. Molte tra le più avanzate e illuminate che ho avuto modo di incontrare nel mio lavoro hanno fatto questa scelta investendo nella formazione grandi risorse perché se una azienda è in grado di far lavorare ogni persona nel modo e nel ruolo più congeniale, vincono tutti.

Le 3 caratteristiche che possono farti grande

By | In evidenza

Io credo che ciascuno di noi nasca con uno o più talenti. Scoprirli, coltivarli e farli fruttare al meglio delle proprie possibilità è quasi un dovere. Se non vuoi vederlo come un dovere, puoi sempre pensare che al contrario lasciar inutilizzato o atrofizzato un talento sia uno spreco: hai qualcosa di unico e speciale che nessun altro possiede, è il tuo super potere!

Se ciò che ti manca è sapere come allenarlo e svilupparlo questo super potere, puoi scoprirlo con il mio ultimo libro: Super You!

Potresti scoprire ad esempio che possiedi delle qualità che non conosci o riconoscere una mentalità che non avevi ancora deciso di sviluppare. Alle volte ci basta scoprire di avere un antenato che aveva fatto l’aviatore per sviluppare una passione per il volo o sapere di avere una passione in comune con un personaggio famoso per sentirci speciali. Pensa cosa potresti fare scoprendo che un talento che possiedi è unico?

Questo capita a tante grandi persone, imprenditori, professionisti che hanno sviluppato il proprio scopo nella vita mettendo a frutto ciò che avevano e trovando ciò che non avevano pur di conseguire il risultato che avevano in mente. Queste persone condividono spesso molti tratti in comune. Nella mia esperienza ultraventennale nel Coaching ad alti livelli, con top manager e grandi imprenditori, ho imparato che queste persone condividono almeno tre tratti comuni:

La curiosità: c’è una grande varietà di persone famose e di successo pronte a testimoniare che uno dei tratti caratteriali che più li hanno favoriti nella loro crescita e nel raggiungimento del successo e dei risultati più importanti nella loro vita sia proprio la curiosità. Il successo nel lavoro e nella vita non è solo una questione di intelligenza o di capacità di far carriera, ma è determinante accumulare diverse abilità e mostrare la capacità di apprendere su campi al di fuori della propria zona di comfort.

L’umiltà: in questa caratteristica è fondamentale un aspetto ben preciso che mi piace ricordare spesso in aula nei miei corsi aperti al pubblico. Per essere grandi bisogna essere capaci di sentirsi piccoli, per diventare i migliori bisogna cercare quelle sfide formative che ti fanno sentire il più stupido nella stanza. Una grande leadership implica abbastanza umiltà da rispettare i talenti altrui e sufficiente fiducia in sé stessi per rivelare i propri limiti e accettare opinioni e aiuto da parte dei migliori.

La sensibilità: i grandi imprenditori, i migliori top manager, i professionisti che fanno la differenza nel proprio lavoro sono quelli che sanno suscitare le emozioni migliori nelle persone che hanno attorno e riescono a utilizzarle per migliorare. Nulla suscita le nostre emozioni tanto quanto una grande storia, perciò è necessario sviluppare anche la capacità di narrare al meglio la realtà dell’azienda, di un prodotto e in molti casi anche della propria vita.

Le caratteristiche fondamentali di un Coach Straordinario

By | In evidenza

Tra pochi giorni tornerò in aula per l’evento dell’anno: Il Coaching secondo Claudio Belotti. Durante i quattro giorni che trascorreremo insieme vedremo quali sono gli elementi che rendono straordinario un Coach. Ti spiegherò in dettaglio le caratteristiche del mio metodo originale One Hand Coaching, analizzeremo insieme sessioni di lavoro dei grandi del Coaching e della NLP come Richard Bandler e Anthony Robbins e studieremo interventi sul campo, dal business allo sport per vedere in pratica la differenza che fa la differenza.

Quando parlo di Coach Straordinari, sai a quali caratteristiche mi riferisco?

Vediamo insieme quali sono:

–> la prima e la più importante di tutte è la capacità di guidare: quando si affronta un percorso di Coaching è necessario aiutare il cliente a percorrere questo viaggio e allo stesso tempo a rendersi indipendente. Per fare questo sono fondamentali la capacità di far accadere le cose, di massimizzare le risorse e di ispirare.

–> I Coach Straordinari accettano la realtà e sono onesti con sé stessi sulla situazione iniziale. A differenza della maggior parte delle persone non rivolgono la propria attenzione ai problemi ma si concentrano sulle soluzioni. Hanno le competenze adeguate per valutare come intervenire e trovano il percorso migliore per aiutare il cliente ad andare dallo stato attuale allo stato desiderato. Restano sempre a fianco del cliente, lasciandolo libero di andare per la sua strada e al contempo lo aiutano a riconoscerei risultati raggiunti: questa è la capacità di far accadere le cose.

–> Un Coach Straordinario ha una visione sistemica, strategica. Sono consapevoli che per trasformare una visione in realtà sono richiesti crescita e miglioramento e un impegno costante. Per questo un Coach Straordinario sa come aiutare il cliente a ottenere il meglio da se stesso, per raggiungere gli obiettivi che si è prefissato.  Questa è l’abilità di massimizzare le risorse a disposizione.

–> Infine, i Coach Straordinari aiutano l’individuo a raggiungere un nuovo livello di comprensione delle proprie possibilità, creando cambiamenti duraturi. Vedono le cose prima e meglio degli altri e hanno la capacità di raccontare questa visione per ispirare gli altri, in modo che si rimbocchino le maniche e facciano il necessario per raggiungere il loro obiettivo. Un Coach Straordinario delinea il futuro e si impegna affinché si realizzi e diventi un esempio per gli altri: questo significa ispirare.

3 comportamenti (particolarmente) dannosi in azienda

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Qualche tempo fa ti ho parlato del valore (umano ed economico) che esprimono i dipendenti migliori, dei costi che deve sostenere una azienda ogni volta che se ne lascia sfuggire uno e dell’importanza di creare le giuste condizioni nell’ambiente di lavoro affinché tutti si sentano valorizzati al meglio delle proprie capacità.

In molti mi hanno scritto per chiedermi di approfondire l’argomento che è cruciale nella gestione di qualsiasi impresa e può presentare sfide simili tanto in una multinazionale quanto in una azienda di piccole o medie dimensioni. Alcuni comportamenti nella gestione del personale possono essere tossici e avvelenare l’ambiente di lavoro, portando i dipendenti ad allontanarsi e minare gli equilibri nelle organizzazioni.

Ci sono fondamentalmente 3 comportamenti che risultano particolarmente dannosi nella gestione del personale e che andrebbero evitati in ogni modo. Vediamoli insieme:

Eccesso di regole: qui non conta la dimensione dell’azienda, conta la mentalità dell’imprenditore o dei manager. Ogni azienda ha mille ragioni per stringere le maglie del controllo sui propri dipendenti per controllare tutto il controllabile e tracciare tutto il tracciabile. Intendiamoci: le regole servono. Allo stesso modo serve la flessibilità e lo smart working per molte aziende è una soluzione: meno controlli e dipendenti più responsabilizzati.

Poca comunicazione: questo accade molto di frequente. Si producono quantità di mail ginormiche e poi non ci si scambia una parola a voce e nascono equivoci. Oppure ci si affida a manager, dirigenti o capi reparto gelosi delle informazioni in loro possesso che rallentano o addirittura ostacolano la diffusione di idee e il lavoro resta indietro. Condivisione e trasparenza sono elementi fondamentali per far “girare” bene un’azienda.

Mancanza di leadership: ci sono molte ricerche e sondaggi, tanto a livello universitario quanto a livello di consulenza aziendale, che indicano nella mancanza di leadership una delle cause più evidenti del declino di molte aziende. Spesso questo è associato alla perdita di visione e di scopo nel lavoro della propria azienda. Alcuni manager tendono infatti a mettersi sempre al centro della scena, rubandola alla squadra. Oppure a rendersi invisibili abbandonando il gruppo a sé stesso. Una leadership chiara e lungimirante invece può fare la differenza e il successo di una impresa.

La chimica della gentilezza

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Per vivere felice nella vita devi smettere di fare a gara con il tuo prossimo e basare i tuoi obiettivi, i tuoi desideri e i tuoi standard solo su di te. Per crescere, migliorare e svilupparti puoi decidere di essere molte cose. Essere gentili, ad esempio, è un ottimo modo per diventare la migliore versione di te stesso. Praticare la gentilezza è un balsamo per l’anima e un modo per esprimere la propria gratitudine attraverso un gesto concreto.

Alcune persone tendono a pensare che ci voglia un enorme atto di gentilezza per portare gioia nella vita di qualcuno ma in realtà alcuni piccoli gesti sono spesso i più apprezzati e anche i più memorabili ma come diceva Esopo “nessun atto di gentilezza, per quanto piccolo, è mai sprecato”. Vediamo allora 3 ottime ragioni per essere gentili con il prossimo:

La gentilezza diminuisce lo stress: le persone che praticano la gentilezza come abitudine riducono fino al 23% i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e sono meno esposti ai sintomi dell’ipertensione. Essere gentili, fa bene alla salute.

La gentilezza rende calmi: infatti quando si è gentili si produce serotonina che genera una sensazione di calma naturale. In uno studio dell’università di Berkeley, quasi il 50% dei partecipanti ha riferito di sentirsi più forte e avere più energia dopo aver aiutato gli altri, migliorando anche la propria autostima. Essere gentili, ti fa sentire bene.

La gentilezza rende felici: può sembrare strano ma far del bene agli altri fa bene a sé stessi. Quindi, almeno per egoismo, scegli di essere gentile con il prossimo!

A piccoli passi verso il miglioramento

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Ci sono abitudini quotidiane che ciascuno di noi può sviluppare per rendere più piena e ricca la propria esistenza. Non sono cambi epocali o stravolgimenti. Sono i piccoli passi quelli fanno la differenza. Con i piccoli passi si sostituiscono le cattive abitudini con nuove e più efficaci, si cresce e si migliora. All’inizio può sembrare una strada in salita ma arriva un momento in cui il nuovo sostituisce completamente il vecchio al punto che non si ricorda più cosa e come si faceva prima. Vuoi rimetterti in forma? Inizia con una passeggiata. Fai una serie di addominali. Vuoi leggere di più? Leggi una pagina al giorno e fallo tutti i giorni. Vuoi crescere? Fai qualcosa di nuovo: tutti i giorni (tutti tutti).

Alcuni dicono che per far diventare tutto questo una nuova abitudine servano 21 giorni, altri 45, altri ancora 66. Io sono certo che la motivazione sia determinante e la motivazione si nutre della linfa più importante: il tuo scopo. Per questo con il mio metodo di Coaching originale, il “One Hand Coaching”, parto sempre dallo scopo. Se vuoi saperne di più ti invito a leggere il mio libro “Prendi in mano la TUA felicità”: ne puoi scaricare un estratto cliccando qui. Oppure puoi partecipare al “Il Coaching secondo Claudio Belotti” e imparare dal vivo come funziona.

Se desideri creare una abitudine speciale per avere una vita appagante, puoi iniziare a sviluppare quel famoso menù di attività di cui ti ho parlato spesso: lo trovi nel nuovo e-book gratuito che puoi scaricare cliccando qui. E poi puoi iniziare a far attenzione a tre elementi che sicuramente fanno già parte della tua vita ma che tutti, prima o dopo, tendiamo a scordare o a mettere un po’ da parte:

1) Integrità. Conosci te stesso e impara a riconoscere cosa è importante, cosa vuoi davvero. In questo modo sarà più semplice lasciar andare tutto il resto. Le cose meno importanti, le cose che gli altri desiderano per te e quelle identità, quelle etichette, che ti trovi attaccate addosso.

2) Consapevolezza. Non procrastinare, non evitare i conflitti e non nascondere i problemi sotto il tappeto. Fai il primo passo con coraggio riconoscendo problemi e conflitti, affrontandoli in modo rapido e frontale invece di trascurarli.

3) Pazienza. Serve autocontrollo e calma. Devi sviluppare la consapevolezza che reagire sul momento, di pancia, non porta mai risultati positivi. Agisci in modo fermo, responsabile e razionale.

3 consigli (più uno) per ritrovare la tua felicità

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Sono passati cinque anni da quando ho pubblicato uno dei miei audiolibri di maggior successo. Come ritrovare la tua felicità infatti è tra tutti gli audiolibri, uno dei più speciali. Ancora oggi infatti chi lo ascolta mi fornisce dei feedback che mi stupiscono ed emozionano profondamente. Ritrovare la propria felicità, per tante persone, è un passaggio semplice. Si rimettono in rotta dopo aver perso l’orientamento e via, ripartono.

Per altre persone invece è un viaggio lungo e difficile, costellato d’insidie e pieno di trappole. E molte di quelle trappole sono loro stessi ad averle piazzate: possono chiamarsi orgoglio, rabbia, dolore, incomprensione, solitudine o indifferenza. Chi desidera ritrovare la propria felicità deve lasciar andare tutto questo e aprirsi a nuove emozioni.

Al termine del viaggio la gioia è immensa e lo è anche la mia nel sentire le loro storie di cambiamento e crescita. Ritrovare la felicità è una scelta di amore e consapevolezza e a volte una necessità profonda. Ci sono alcuni consigli che possono tornare utili a tutti e te li voglio riproporre qui:

  1. Esci a passeggiare: star fermi fa male e passeggiare è un ottimo rimedio contro malesseri fisici e mentali. Tiene attivo il corpo e sveglia la mente, obbligandoli a un’attività di coordinamento psicomotoria. Se puoi fallo con qualcun altro. Passeggia e parla. Sono certo tu abbia abbastanza fiato per fare entrambe le cose!
  2. Fai qualcosa con le tue mani: se sai cucinare, prepara un dolce o dei biscotti. O una torta salata. Poi condividi quello che hai fatto con qualcuno a cui vuoi bene e che non se lo aspetta. Se non sai cucinare, fai qualcosa di speciale, scrivi un biglietto o fai un origami guardando un tutorial su Youtube! L’importante è che abbia il valore aggiunto che solo un oggetto fatto da te può avere.
  3. Lascia un caffè sospeso: non si tratta di offrire il caffè al collega di ufficio o pagarlo per rompere il ghiaccio in una negoziazione. Si tratta di fare una gentilezza, in maniera disinteressata, a uno sconosciuto.

Infine, un consiglio da prendere al volo: chiama o fai visita a una persona che non vedi da molto e che ha avuto un grande impatto su di te. Una professoressa, un maestro o un allenatore che ti hanno dato tanto. Fagli sapere quale impatto hanno avuto sulla tua vita e quanto sono stati determinanti nelle scelte che hai preso o, ancora, quali bei ricordi conservi dell’esperienza con loro. Questa è una grande espressione di gratitudine e un tonico per la mente e lo spirito.

Come migliorare 3 aspetti fondamentali (più uno) della gestione di un team di lavoro

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Nel mio audiolibro intitolato Impara a gestire un team vincente ti parlo delle migliori strategie per la gestione di un gruppo, di una squadra di lavoro che funzioni a pieno. Bisogna partire dalla definizione di team: cioè un gruppo di persone organizzate per lavorare insieme sotto una guida. Ma come saprai ascoltando l’audiolibro, a me piace pensare che una squadra sia molto più di questo.

In ogni team vincente infatti sono presenti sei fattori facilmente individuabili e cruciali: Il primo fattore è “lo Scopo”. Il secondo “la Sfida”. “Il Cameratismo” è il terzo fattore. Il quarto elemento è “la Responsabilità”. Il quinto fattore è “la Crescita”. Infine, il sesto fattore è “la Leadership”. Questi sei elementi, quando sono presenti, fanno la differenza nella prestazione del gruppo in funzione al raggiungimento del risultato.

Ascoltando l’audiolibro potrai ottenere molti utili consigli per la costruzione e la gestione del gruppo e tra questi, voglio dartene 3 (più uno) che puoi utilizzare da subito per migliorare:

1) Crea un team competente. Come leader, non devi essere il più esperto in tutto. Non è possibile. Se lo sei, vuol dire che hai scelto membri di basso livello. Il tuo compito non è di essere il più bravo, ma di essere colui che inizia i processi, che facilita lo sviluppo e la performance.

2) Guida con l’esempio. I tuoi collaboratori tengono d’occhio il tuo comportamento e puoi scommettere che faranno ciò che fai. Fai abitualmente pranzi lunghi o esci dall’ufficio in anticipo? Non essere sorpreso se i tuoi collaboratori tenderanno a fare lo stesso. Tieni gli standard alti per te stesso e il tuo team farà lo stesso.

3) Festeggia i successi, analizza gli insuccessi. Con un attento lavoro di briefing e debriefing, prepara il lavoro e analizza i risultati, positivi e negativi.  Riconoscere e premiare i dipendenti quando fanno un ottimo lavoro è un ingrediente essenziale nella ricetta per costruire una squadra più felice e più produttiva. Allo stesso modo è necessario non lasciare che le cattive prestazioni passino sotto silenzio.

Nel lavoro, come d’altronde in tutta la vita, esiste una sola costante: qualunque cosa tu stia facendo oggi, tutto cambierà – più o meno lentamente – in futuro. Se vuoi essere il leader di un team vincente, devi imparare ad anticipare il cambiamento, guidando il team verso la novità. Se decidi di creare il tuo futuro, lo renderai più prevedibile e più semplice da gestire e sarai tu a dare il ritmo ai competitor e imporre uno standard al mercato.

3 elementi (più uno) per rendere interessante il tuo Public Speaking

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Uno dei segreti del Public Speaking si trova nei meccanismi di funzionamento del cervello. Come scriveva già John Medina nel suo libro “Il cervello: istruzioni per l’uso”, la noia è un filtro percettivo ancestrale e potentissimo. Il cervello non presta attenzione alle cose noiose. Quindi per realizzare uno speech di livello è necessario tenere alto il livello di attenzione, facendo quelle che in Programmazione Neuro-Linguistica chiamiamo interruzioni di schema.

Il concetto è semplice, l’applicazione pratica un po’ meno. È importante ricordarsi di avere un buon mix tra concetti espressi ed esempi, andando a sollecitare elementi visivi, uditivi e cinestesici. Allo stesso tempo è importante lavorare sul ritmo e il coinvolgimento emotivo del pubblico. Come scoprirai al corso Comunicare con il pubblico straordinariamente, ci sono diverse tecniche e strategie che si possono impiegare per rendere al meglio di fronte a chi ci ascolta. Eccone tre (più una) da mettere in pratica subito:

1 – Usa le immagini per emozionare. Premessa: emozionare il pubblico non significa utilizzare cuoricini, stelline o un fotogramma di Bambi. Come esseri umani proviamo una gamma molto ampia di emozioni, positive e negative, ed è con un uso di quelle più utili al discorso che stai tenendo che otterrai il risultato migliore.

2 – Usa le parole per spiegare. Può sembrare intuitivo e in effetti lo è. Ma non è banale: le parole vanno utilizzate al meglio, perché tutte le parole sono parole al vento. Qualcuna però, di tanto in tanto, arriva fino all’orecchio giusto. Un buon discorso spiega quello che sta per dire, dice quello che deve dire e ricapitola ciò che ha appena detto, mentre utilizza immagini e…

3 – Usa i gesti per sottolineare. Esatto. Mentre fai tutto il resto, utilizzi i gesti per spiegare ciò che dici, coinvolgere il pubblico, tenerlo attento, frenarlo o chiamarlo a un intervento. I gesti sottolineano ciò che le immagini e i suoni stanno già esprimendo.

Infine, un ultimo consiglio: usa le storie per inserire il tuo discorso in una narrazione più ampia. Comunicare con il pubblico è mettere a nudo mente e cuore per mostrare alle persone tutto il tuo potenziale, come professionista e come persona.