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Luglio 2018

3 errori da evitare per essere un vero leader

By | In evidenza

Esprimere la propria leadership è un processo complesso che richiede consapevolezza e responsabilità. Consapevolezza perché il leader – in qualunque ambito – sa che il suo esempio ispirerà gli altri, quantomeno nei comportamenti e talvolta anche nei valori o perfino nello scopo; e responsabilità perché il leader è respons-abile: è capace, cioè, di dare risposte a sé e agli altri.

Il punto di fondo è che leader si diventa, soprattutto quando è necessario. Mi spiego meglio: a volte è la vita stessa che ti pone di fronte a quelli che io chiamo i bei problemi o nella condizione di doverti mettere alla guida di una situazione, di un gruppo o anche della tua famiglia. Questo accade perché hai ricevuto una promozione o perché subentrano delle dinamiche che richiedono una visione che vada oltre i problemi del quotidiano e immagini il futuro, facendolo percepire anche alle altre persone, più reale, possibile.

La leadership è un tema complesso che mi affascina molto e al quale ho dedicato diversi audiolibri ed ebook che in maniera semplice e divertente spiegano bene Come diventare un leader di successo o la Jedi Leadership (link) traendo ispirazione e insegnamenti importanti dalla saga di George Lucas. Prima che tu passi a leggerli o ascoltarli, posso darti qualche consiglio utile per non commettere i tre errori più comuni nell’interpretazione della leadership:

Pensare di non aver bisogno dell’aiuto di nessuno: essere leader non significa essere un’isola. Il leader è capace di integrare visioni opposte, sintetizzare opinioni differenti e creare qualcosa di nuovo. Guardare i problemi sempre e solo da una angolazione diminuisce le possibilità di trovare soluzioni veramente innovative.

Pensare di non sbagliare mai: il capo ha sempre ragione. Appunto: il capo. Il leader a volte sbaglia, lo ammette, chiede scusa e si mette a disposizione per riparare. Facendo questo, con il proprio esempio aiuterà anche le altre persone – può essere anche un genitore con i figli – a fare altrettanto, ammettere il proprio errore e andare avanti.

Pensare solo a sé: la leadership richiede pensiero sistemico e consapevolezza di essere parte di un sistema interconnesso e interdipendente. Un leader può pensare anche solo a se stesso ma non farà molta strada; ti ricordi Jessica Pearson cosa dice ad Harvey Specter in Suits per dargli la sua promozione? “Dimostrami di non pensare solo a te stesso”. Chiunque da solo può andare veloce, ma solo insieme si va lontano.

 

 

Abituati a disabituarti

By | In evidenza

Come Coach lavoriamo spesso sulle buone abitudini, quelle abitudini funzionali che ti aiutano a raggiungere i tuoi obiettivi. Le abitudini infatti sono croce e delizia di ogni persona, possono essere il mezzo per raggiungere grandi traguardi, una buona forma fisica e apprendere cose nuove oppure possono essere il binario morto sul quale muoversi stancamente avanti e indietro senza pensare a ciò che si sta facendo.

In uno studio della University of Southern California è stato chiesto agli studenti di registrare le attività quotidiane e dare un valore a come si sentivano riguardo a un comportamento, su una scala che andava da molto negativo a molto positivo. Ne è emerso che quando gli studenti eseguivano comportamenti abituali, riferivano di provare emozioni meno intense, sia quando i comportamenti erano piacevoli, come guardare la TV o uscire con gli amici, sia quando erano importanti per raggiungere gli obiettivi a lungo termine.

Questo fenomeno, è stato chiamato la cosiddetta “doppia legge delle abitudini“: da un lato si rafforza la traccia mnemonica per un’azione, in modo che il nostro “pilota automatico” vada più spedito. Dall’altro si indebolisce la risposta emotiva, facendo sì che piaccia sempre meno (fino al sopraggiungere della noia) ciò che si sta facendo.

Come si fa dunque a uscire da questo circolo vizioso e attivare un circolo virtuoso? Innanzitutto prendendo consapevolezza delle proprie abitudini. Per fare questo, se conosci il mio metodo One Hand Coaching (presentato nel mio libro “Prendi in mano la Tua felicità“), saprai certamente che io parto sempre dallo Scopo e ti chiedo: perché fai quello che fai? Rispondendo a questa domanda hai già un ottimo metro per misurare la funzionalità delle tue abitudini e conoscere cosa ti aiuterà a farle durare nel tempo. Se la tua abitudine è allineata con il tuo Scopo sarà più facile mantenerla nel tempo.

Ciò non toglie che di tanto in tanto tu, o il tuo cliente di Coaching, possiate desiderare di rinnovare l’abitudine perché magari inizia a trascinarsi stancamente. Il segreto per fare questo lo svela Richard Bandler in persona; Bandler dice che “Se siete seri, siete bloccati. L’umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa, potete anche cambiarla”. Per questa ragione è importante inserire un elemento che rinnovi interesse e divertimento, di tanto in tanto, nelle tue abitudini.

Il segreto per trarre il massimo dalle abitudini quindi è disabituarsi in continuazione, modificando l’abitudine quel tanto che basta per renderla nuovamente attraente, non servono sconvolgimenti epocali, basta introdurre un elemento che rinnovi la gioia di fare e ricordarti perché lo stai facendo.