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Luglio 2018

I molti linguaggi che usiamo per comunicare

By | In evidenza

Durante una pausa, nel corso in un’importante azienda, un giovane dipendente da pochi mesi si è avvicinato a me un po’ timoroso, con lo sguardo basso e rovesciando d’un fiato tutte le parole che aveva in mente in quel momento mi ha chiesto se poteva farmi una domanda. Incuriosito gli ho chiesto cosa volesse domandarmi di così importante. Stupito, mi ha chiesto come facessi a sapere che per lui era importante. “Me lo hai detto tu, senza usare le parole”. La sua espressione in quel momento era la stessa anche avrebbe avuto se si fosse trovato di fronte un alieno appena sbarcato dall’astronave.

Abbiamo iniziato a parlare e a poco a poco si è sciolto, ha iniziato a respirare in modo regolare, le spalle si sono aperte e lo sguardo si è alzato, distendendo l’espressione del viso che adesso non era più contratta e preoccupata. “Ero preoccupato di fare una cattiva impressione e che mi avresti liquidato rapidamente perché sono antipatico. Fanno sempre tutti così…” mi ha confessato dopo qualche minuto di conversazione. E in un certo senso aveva ragione: il suo modo di porsi non lo faceva sembrare certamente simpatico e se fossi stato un suo collega non credo che avrei avuto il desiderio di proseguire la conversazione con lui.

Dopo aver ristrutturato rapidamente qualche convinzione limitante gli ho chiesto se mi permetteva di dargli un consiglio, da Coach di PNL. Il consiglio è molto semplice e può valere per tutti: quando vuoi dire qualcosa a qualcuno, sicuramente pensi prima a ciò che vuoi dire, prepari il tuo discorso, metti in ordine le tue idee, fai una scaletta. Ecco, fai la stessa cosa riguardo al modo in cui vuoi dirlo e alla postura che hai, pensando alla persona che hai di fronte e sapendo che dovrai adattare il tuo comportamento al suo stato d’animo, alle sue azioni e reazioni. Questo è un primissimo passo verso la costruzione del rapport: il rapport è come una danza, un modo elegante di costruire quel legame di fiducia che si crea sempre fra persone che si capiscono, si piacciono e si rispettano.

Si tratta di controllare ciò che puoi controllare e gestire il resto. Quando incontri qualcuno, assicurati di inviare i segnali giusti. Il tuo linguaggio del corpo è una componente fondamentale della tua comunicazione. Inizia a far caso a dove ti trovi, come ti siedi e come ti muovi: le altre persone captano istintivamente i segnali non verbali che invii. E anche tu fai lo stesso, quindi scegli di farlo in maniera consapevole: raccogli i segnali para-verbali e non verbali. Guarda i gesti e le posture e cerca di comprendere come cambiano e ascolta il tuo corpo cosa prova di fronte a questi cambiamenti. Questa è la calibrazione e deriva dalla capacità di interpretazione istintiva dei comportamenti altrui che è una caratteristica innata; se già non lo hai fatto, dovresti riscoprirla e allenarla. La Programmazione Neuro-Linguistica offre strumenti molto raffinati per fare questo e se non hai mai preso confidenza con questa straordinaria metodica ti invito al prossimo Basi di PNL per scoprirne insieme a me tutti i segreti!

3 semplici regole per smettere di procrastinare

By | In evidenza

Procrastinare significa scegliere di non fare.

Non in maniera letterale, ma nella sostanza l’effetto che si ottiene è quello. E quando non si fa qualcosa, si presenta un tarlo che, come una goccia cinese, si insinua nei nostri pensieri e genera un sottile strato di inquietudine. Procrastina oggi e procrastina domani, una mattina ti svegli con la sensazione di avere così tanto arretrato da non sapere più dove mettere le mani.

Quante sono quelle attività che quotidianamente scegli di non fare subito e rinvii a dopo? Quante sono quelle attività che fatte subito potrebbero impegnarti per pochi minuti ma rinviate diventano dei veri e propri compiti ingrati?

Ci sono semplici tre regole per decidere di non procrastinare più e scegliere di fare subito determinate attività:

Prima regola: se ti impegna per meno di 5 minuti, fallo subito.

Se sparecchi la tavola appena finito di mangiare, ti basta raccogliere i piatti, sciacquarli e il gioco è fatto. Se li lasci lì, anche solo per un’oretta di riposo, ciò che ottieni sono solo piatti più difficili da lavare. E perdi il doppio del tempo. I piccoli lavori sono quelli che vanno fatti subito, sul momento, anche se sono quelli che ci va meno di fare. Sono quei lavori a basso valore aggiunto, che puoi fare anche sovrappensiero. Più ci pensi, invece, e meno ti va di farli.

Seconda regola: dai una priorità alle attività.

Scegli cioè quali attività hanno la priorità nella tua giornata e decidi consapevolmente cosa non fare. In questo modo taglierai fuori lo stress delle cose incompiute, delle cose non fatte. Oppure delega: affida ad altri il lavoro un lavoro che non vuoi fare. Non ti piace stirare ma ti serve e ti riduci a stirare la camicia che ti serve cinque minuti prima di uscire di casa? Chiama qualcuno che ogni settimana lo faccia per te: programma il lavoro. Il tempo è un valore determinante per la qualità della vita ed è fondamentale utilizzare il tuo per le attività davvero importanti.

Terza regola: scegli un controllore.

Che sia un amico, il tuo partner, un Coach o tuo figlio. Se sai che qualcuno controllerà il tuo lavoro, sarai automaticamente motivato a farlo (e farlo anche bene, se tieni al giudizio di questa persona). Anche a questo serve avere un gruppo di pari sfidante e stimolante, per non sederti, per motivarti e dare sempre il meglio.

Procrastinare in fondo può sembrare un peccato veniale, una piccola mancanza. Ma in molti casi è una fonte di stress aggiuntivo che rende pesante non solo le attività poco piacevoli ma anche quelle che ami. Più decidi, più agisci e più sarai efficace e produttivo, fin quando procrastinare sarà solo un lontano ricordo.

3 strategie per recuperare energia e motivazione

By | In evidenza

La stanchezza da lavoro non è una condizione “normale”. Non è normale alzarsi la mattina già stanchi e non avere alcuna voglia di andare al lavoro. È evidentemente il sintomo di qualcosa che non sta funzionando. Nella mia esperienza di Coach, quando ciò avviene c’è un disallineamento tra ciò che si fa e ciò che si è. Mi spiego meglio: ciascuno di noi ha almeno uno scopo nella propria vita. Un faro che ti guida nelle tue scelte e che influisce su tutti gli aspetti della vita e il mio metodo One Hand Coaching (puoi trovarlo spiegato in dettaglio nel mio libro Prendi in mano la TUA felicità o viverlo in azione nel corso il Coaching secondo Claudio Belotti) parte proprio da questo faro per guidarti verso la migliore versione di te.

Quando sopraggiunge questa stanchezza cronica, bisogna essere pronti a cogliere il segnale che la mente ha scelto di inviarci e porre rimedio. Ci si può rivolgere a un Coach per iniziare un percorso e sicuramente un Extraordinary Coach è un’ottima scelta! Si può comunque fare qualcosa da soli, valutando tre aspetti fondamentali che possono migliorare la capacità di recupero, nel breve periodo e riconquistare le energie necessarie per dedicarsi a sé e ritrovarsi.

Vediamoli insieme:

  1. Prenditi cura di te. Quando le cose non girano come dovrebbero e non sei soddisfatto, riparti dai fondamentali. Quello che mangi e che bevi e in quali momenti. L’attività fisica che fai (o non fai). Queste cose possono sembrare piccole e banali ma fanno una grossa differenza sulla capacità di recuperare energie e buon umore.
  2. Metti dei paletti. La stanchezza e la frustrazione possono essere solo un riflesso del troppo lavoro. Non è il troppo lavoro a stancarti ma la mancanza di tempo da dedicare alle cose che ami; riparti dalle cose che ami. Trova il tempo per distrarti e ritrovare energia, creando un menù di attività per ricaricarti. Ne ho parlato un ebook GRATUITO che ho messo a disposizione di recente, puoi scaricarlo qui.
  3. Fai attenzione a come ti parli: chi è la persona più influente nella tua vita? Un mentore, un eroe, un intellettuale, uno scrittore? Nessuno di questi: sei tu. Sei la persona con la quale trascorri la maggior parte del tuo tempo! Dedica attenzione al modo in cui parli a te stesso. Le convinzioni che hai sono tutte tue perché ogni giorno contribuisci a rinforzarle o sminuirle. Scegli con cura le parole, il tono di voce e il volume che usi nel tuo dialogo interiore e cambierai nel profondo le sensazioni che provi.

Tre strategie per aumentare la produttività quando si lavora da casa

By | In evidenza

Quando si lavora da casa o in un luogo diverso dall’ufficio può capitare spesso di venire distratti da quegli elementi che fanno parte dell’ambiente in cui ci si trova e con i quali normalmente non entra in contatto il proprio lavoro.

Può capitare di essere in treno mentre si cerca di scrivere un documento o una presentazione e passi una hostess a offrire qualcosa, oppure la persona di fronte che parla ad alta voce al telefono. Stesso discorso per quando si è a casa, in uno spazio di coworking, in un bar o in una sala d’attesa si presentano elementi di disturbo che normalmente non avrebbero influsso sulla propria giornata lavorativa.

Nel corso degli anni ho sviluppato diverse strategie per aumentare la mia produttività, lavorando da casa o in viaggio. Te ne propongo tre che potrebbero esserti utili:

Programma le attività:

a partire dalla sera prima o alla fine della settimana precedente, butta giù una lista di attività da svolgere e relativi tempi di consegna. Anche quando si tratta di lavori che fai per te stesso come scrivere un articolo per il tuo blog o un libro. La maggior parte del successo di qualsiasi attività viene dalla regolarità con la quale si svolge quel compito e il modo migliore per farlo è programmare.

Evita le interazioni:

così come avresti fatto in ufficio per completare un lavoro importante. Stacca il telefono, metti le cuffie, lascia un cartello “non disturbare” sulla porta! Il tuo lavoro a casa ti fa guadagnare? È la tua fonte di reddito? Allora il tempo per portarlo a termine va ottimizzato e le distrazioni vanno ridotte al minimo. Quando si è in viaggio questo è più difficile ma un buon paio di auricolari in-ear o delle cuffie con riduzione del rumore saranno d’aiuto.

Crea un’area di lavoro:

non è necessariamente un luogo fisico, può essere anche una routine. In PNL potremmo dire che è un’àncora. Scegli una playlist da lavoro, una che ti fa concentrare, se ti piace lavorare con la musica. Tieni chiuso il browser se sai che ti distrae. Insomma metti insieme tutte le buone pratiche che ti aiutano a entrare nello stato giusto per lavorare ed essere produttivo.

E tu hai qualche attività particolare, qualche strategia che ti aiuta a migliorare la produttività e aumentare la concentrazione quando lavori da casa? Condividila nei commenti!

By | In evidenza

Quando si lavora da casa o in un luogo diverso dall’ufficio può capitare spesso di venire distratti da quegli elementi che fanno parte dell’ambiente in cui ci si trova e con i quali normalmente non entra in contatto il proprio lavoro.

Può capitare di essere in treno mentre si cerca di scrivere un documento o una presentazione e passi una hostess a offrire qualcosa, oppure la persona di fronte che parla ad alta voce al telefono. Stesso discorso per quando si è a casa, in uno spazio di coworking, in un bar o in una sala d’attesa si presentano elementi di disturbo che normalmente non avrebbero influsso sulla propria giornata lavorativa.

Nel corso degli anni ho sviluppato diverse strategie per aumentare la mia produttività, lavorando da casa o in viaggio. Te ne propongo tre che potrebbero esserti utili:

Programma le attività:

a partire dalla sera prima o alla fine della settimana precedente, butta giù una lista di attività da svolgere e relativi tempi di consegna. Anche quando si tratta di lavori che fai per te stesso come scrivere un articolo per il tuo blog o un libro. La maggior parte del successo di qualsiasi attività viene dalla regolarità con la quale si svolge quel compito e il modo migliore per farlo è programmare.

Evita le interazioni:

così come avresti fatto in ufficio per completare un lavoro importante. Stacca il telefono, metti le cuffie, lascia un cartello “non disturbare” sulla porta! Il tuo lavoro a casa ti fa guadagnare? È la tua fonte di reddito? Allora il tempo per portarlo a termine va ottimizzato e le distrazioni vanno ridotte al minimo. Quando si è in viaggio questo è più difficile ma un buon paio di auricolari in-ear o delle cuffie con riduzione del rumore saranno d’aiuto.

Crea un’area di lavoro:

non è necessariamente un luogo fisico, può essere anche una routine. In PNL potremmo dire che è un’àncora. Scegli una playlist da lavoro, una che ti fa concentrare, se ti piace lavorare con la musica. Tieni chiuso il browser se sai che ti distrae. Insomma metti insieme tutte le buone pratiche che ti aiutano a entrare nello stato giusto per lavorare ed essere produttivo.

E tu hai qualche attività particolare, qualche strategia che ti aiuta a migliorare la produttività e aumentare la concentrazione quando lavori da casa? Condividila nei commenti!

Il tempo delle attività importanti

By | In evidenza

Ogni giorno tutti quanti abbiamo ventiquattro ore a disposizione per fare ciò che è importante per noi. Sono ventiquattro ore per tutti. Eppure per alcuni sembrano molte di più, mentre per altri non bastano mai. Com’è possibile tutto questo?

La risposta è piuttosto semplice: le persone che riescono a fare tutto quello che è importante per loro nell’arco della giornata, sono le stesse che hanno deciso ciò che è importante. Al contrario, chi di solito non riesce a fare tutto quello che desidera nella propria giornata, tende a mettere tutte le attività sullo stesso piano.

Decidere è importante: chi decide non rinuncia, sceglie.

Invece quando non prendiamo una decisione, siamo alla mercé degli eventi, lasciamo che siano gli altri a decidere per noi e che siano loro a stabilire le priorità della nostra vita. Questo ci porta via il tempo per le cose importanti e causa quella sensazione di insoddisfazione e incompletezza, quel desiderio di gestire meglio il proprio tempo. Ma non è il tempo che va gestito, siamo noi!

Decidi di decidere cosa è importante.

Il primo passo da compiere per allungare la percezione delle proprie giornate è iniziare a decidere cosa è importante. Si può fare una lista o si può visualizzare mentalmente quali sono le attività che vogliamo svolgere durante la giornata, scegliendo a cosa dare la priorità. A volte si tratta di compiti gravosi, pratiche burocratiche o una visita medica. Altre volte si tratta di decidere di dedicare un tempo esclusivo alle persone care.

Quando scegli cosa è importante per te diventa tutto più semplice, perché non hai più una serie di impegni, scadenze e appuntamenti in gara fra loro ma hai già una classifica e a quel punto tutto ciò che rimane fuori dal podio o dalla Top 5 perde automaticamente di importanza e ti sembra subito di aver fatto molto di più.

E tu hai già iniziato a scegliere? A cosa dai attenzione durante le tue giornate?

Tre consigli (più uno) per un utilizzo salutare della tecnologia

By | Senza categoria

Qualche settimana fa nel corso di una diretta su Facebook ti ho parlato degli elementi della vittoria. L’ho fatto portandoti un caso concreto, quello della Primavera dell’Inter, vincitrice per due anni consecutivi del campionato italiano e capace di collezionare negli ultimi anni altri numerosi trofei; far parte del gruppo di mister Vecchi in questi anni è stato un grande onore e mi emoziono parlandone per il grande orgoglio che provo lavorando in un ambiente stimolante, con uno staff di grande valore e una dirigenza davvero lungimirante.

Come ho avuto modo di dirti nel corso della diretta il ruolo dello staff è un ruolo chiave nella crescita personale e professionale dei ragazzi della squadra perché non si ferma ai semplici aspetti tecnici e sportivi. Viene offerta a questi ragazzi la possibilità di crescere anche sotto il profilo personale e umano, fornendogli quegli strumenti che sono utilissimi per affrontare la vita sia che nel loro futuro ci sia il calcio sia che scelgano di fare altro.

Tra le cose di cui si parla con loro, ad esempio, ci sono aspetti fondamentali della comunicazione. Come si comunica ad esempio, e come si gestisce un profilo sui social network: non sono consigli di marketing, si tratta piuttosto di dritte per un utilizzo sano dello strumento. Oggi siamo tutti un po’ presi dagli smartphone e dagli strumenti che ci mettono a disposizione per comunicare – potenzialmente – con una platea di miliardi di persone. Avere qualche consiglio su come avvicinarsi a questa tecnologia fa comodo a tutti, adolescenti e adulti, famosi e non.

Da Coach ritengo ci siano almeno tre aspetti (più uno) che ognuno di noi dovrebbe gestire quando va sui social network e insegnare a fare lo stesso ai propri figli:

Siamo quello che comunichiamo:

ciò è vero in ogni aspetto della nostra vita e lo è ancor più sul web e nei social network. Ciò che scriviamo, le foto e i video che pubblichiamo parlano di noi e per noi. Se vedessi quel contenuto pubblicato da un’altra persona, cosa penseresti? Ciò che scrivi, se fosse riferito a te, ti farebbe piacere?

Sui social siamo tutti più belli:

questo è molto importante da ricordare soprattutto a un adolescente. Sui social network tendiamo a condividere immagini ed eventi positivi, momenti felici, vittorie e gioie. Ovviamente la vita non è solo questo: ci sono anche momenti difficili, sconfitte e delusioni. E questi sono anche i momenti più importanti della nostra vita, quelli in cui apprendiamo lezioni utili e cresciamo.

Si ascolta per comprendere:

innanzitutto si ascolta. E lo si fa non per rispondere ma per comprendere ciò che sta dicendo l’altro. Ascoltare, sui social network, significa tante cose: significa leggere, significa guardare fino alla fine, significa seguire una conversazione fra altre persone per comprendere l’interazione e non sparare nei commenti la prima cosa che viene in mente.

Infine è importante per tutti ritornare a dare valore alle connessioni umane, ai rapporti al di fuori della rete. Per quanto possa essere ricco il linguaggio e complessi gli strumenti che usiamo per comunicare, è solo connettendoci alle altre persone in modo reale che possiamo ottenere quel flusso di scambio di informazioni, sensazioni ed emozioni che solo nelle relazioni di persona si possono stabilire.

 

Alla scoperta della differenza che fa la differenza

By | Senza categoria

Si conclude con questo post la serie di Conversazioni Straordinarie che ti hanno raccontato di atleti di successo che io e Claudio abbiamo avuto il piacere e il privilegio di incontrare e, in alcuni casi, seguire come Mental Trainer.

Abbiamo voluto trasmettere in questi articoli alcuni dei piccoli trucchi e delle strategie da campioni raccolte dalla viva voce degli atleti, ponendo la domanda che sarebbe importante farsi di fronte allo specchio quotidianamente:

In che modo posso esprimere al meglio il mio potenziale?

Nello scorrere le righe di questo blog ti renderai conto che il vero protagonista delle interviste sei stato TU, magari atleta, amatoriale o professionista o solo appassionato di sport e ricercatore delle migliori prestazioni. O forse un Tu curioso di capire come pensa chi eccelle in quello che fa. Forse leggendo di questi campioni ti sei anche detto “lui è diverso… lui è migliore e sa fare la differenza”. Quella differenza che affascina chi la riconosce e segna chi ce l’ha. Quella differenza che spinge a fare di più, a fare sempre meglio, a lasciare il segno con un metro in più, un centimetro più vicino o con un millesimo di secondo in meno.

Tutti abbiamo un potenziale inespresso e qualcosa in cui possiamo eccellere e non si tratta solo di sport, perché lo sport è anche una metafora della vita.Così io e Claudio ci siamo chiesti COME ha fatto chi ci è riuscito e ha avuto successo per riuscire a sapere quale fosse l’ingrediente segreto degli straordinari personaggi che abbiamo incontrato.

Così siamo partiti da una domanda:

Qual è la tua differenza che fa la differenza?

Ognuno di loro ha dato una risposta diversa, ma davanti ai fogli sparsi che raccontavano la loro esperienza, che portavano impressi una parte di loro stessi, un filo rosso si è illuminato mostrando la strada che vede tutti loro dissimili e differenti l’uno dall’altra, uniti in una sola armonia. Come una galassia di stelle e pianeti diversi, tutti sono legati da un comune centro di gravità che li ha portati all’eccellenza. Ognuna di queste risposte ha dato un senso nuovo alla precedente e illuminato la successiva in un circolo virtuoso di esperienza sportiva, benessere psico-fisico e performance atletica. Così abbiamo trovato un punto di arrivo nelle loro risposte, fatto di suggestioni, tecniche e spunti replicabili per chiunque.

Oggi queste risposte diventano uno straordinario ebook, un regalo che grazie a Claudio Belotti abbiamo deciso di rendere disponibile a tutti i partecipanti del corso più intenso e formativo per Coach che Extraordinary abbia mai realizzato: il Coaching secondo Claudio Belotti ! Una esperienza unica nella quale sarà possibile confrontarsi con il lavoro sul campo di oltre 25 anni di Claudio. Un lavoro svolto ai massimi livelli con le eccellenze del made in Italy e le multinazionali più importanti. Potrai apprendere in azione il suo metodo One Hand Coaching e analizzare insieme a lui, Master Trainer per Anthony Robbins, le tecniche utilizzate dal più grande Coach al mondo.

 

A presto,

Laura Salimbeni

Le parole per vincere

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Federica Vitale, è stata una nuotatrice di fondo. Tra i suoi numerosi successi, il più importante è la medaglia d’argento ai mondiali nel 2005. Lei ha un modo completamente differente di affrontare gli eventi rispetto a tutti gli atleti fin ora incontrati. La diversità forse parte proprio dal suo sport che è una disciplina di resistenza: una gara può durare ore e il suo corpo l’ha aiutata a trovare la soluzione giusta per esserle di supporto. Federica si parla durante tutta la traversata e anche in allenamento. Il racconto della sua esperienza risale al periodo dei mondiali di nuoto:

“Mi sono detta… be’ la voglio pure io la medaglia! Lì ho deciso: io voglio la medaglia. Ero spensierata e sono arrivata seconda. Ho fatto una gara da pazzi, mi sono buttata, stavo bene, anche se ho preso un sacco di botte. Sai, a livello internazionale c’erano 30 persone con tanta esperienza, enormi, e danno un sacco di botte. A un certo punto ero nel mezzo e non riuscivo neanche ad alzare le braccia e ho detto: adesso basta! Io vado avanti così se muoio voglio davanti l’allenatore che mi aveva detto non ti mettere mai davanti… perché fare più fatica? non c’è scia!  Così ho fatto quasi 4 km davanti e a 700 metri dal traguardo (?) mi sono girata, ho visto chi avevo dietro e pensavo… be’, adesso arriveranno! Pensavo… ho fatto 4 km in testa a un mondiale! A me va bene anche così. Poi però alle ultime due boe ho detto… be’ io ci provo! Mancavano 100 metri, ho girato e una mi ha superato. All’arrivo avevo una davanti, io ai suoi piedi e subito dietro di me altre due. Sono andata dritta verso l’arrivo, le altre due si sono un po’ allargate e alla fine sono arrivate in quattro una dietro l’altra… e lì è stato bello, proprio bello!”

Federica si è aiutata usando le parole, le sue parole, e grazie a questo tutto il suo corpo ha reagito per arrivare al traguardo e vincere una medaglia che nessuno aveva previsto.

Come per l’esperienza di Andrea Giani che abbiamo visto la scorsa settimana (https://www.extraordinary.it/la-memoria-del-campione/), anche qui ci troviamo di fronte a un’atleta presente a se stessa, nel corpo, e attraverso il semplice uso dei sensi nel qui e ora riesce a essere il miglior alleato di se stessa.

E Tu? Senti il tuo corpo quando pratichi il tuo sport? Ti parli? Cosa ti dici?

 

Tre strategie (più una) per distinguersi sul lavoro

By | In evidenza

Hai mai desiderato fare bella figura in una riunione in azienda eppure ogni volta che si presenta l’occasione hai sempre la sensazione di non aver dato il massimo o che avresti potuto fare di più, essere più presente, fare interventi più concreti e dare complessivamente la sensazione di comprendere e padroneggiare l’argomento anche se non è esattamente la tua passione?

Vediamo insieme tre strategie pratiche (più una) per essere e apparire al meglio nelle occasioni che richiedono presenza, fisica e mentale.

1 Lavora sulla tua postura:

mantieni sempre il contatto visivo con chi sta parlando, questo scambio silenzioso – fatto in modo elegante – contribuisce a trasmettere la sensazione che si sta seguendo il discorso e fa sentire vista e apprezzata la persona che sta parlando. Annuisci e mostra sincero interesse e se sei stanco non abbandonarti sulla sedia, come fossi in poltrona; puoi sempre sorreggere la testa con una mano sotto il mento, dando comunque la sensazione che ci sei, sei presente e attento.

2 Poni domande aperte:

informati su cosa, come e quando. Ovviamente con furbizia: se il quando è già esplicito nell’oggetto della riunione, è bene non porre domande scontate! L’obiettivo qui è mostrare interesse e partecipazione, in maniera autentica.

3 Sii parte della soluzione (non del problema):

va bene, di tanto in tanto, avere il ruolo del critico, soprattutto se nella squadra sei stato scelto consapevolmente per questa ragione. Ma se è una riunione generale fra diversi team cerca di rimanere obiettivo e incoraggiante, in una parola assertivo. Poni le questioni con rispetto e cortesia e se hai obiezioni assicurati di aver compreso bene qual è la ragione che ti spinge a obiettare: una antipatia personale, non è motivo sufficiente!

Infine ricorda sempre qual è il tuo contributo: cosa puoi dare in quella specifica occasione?

A volte può essere una frase, altre volte un gesto di apprezzamento, altre volte ancora semplicemente il silenzio. Il tuo stato, lo stato emotivo in cui ti trovi quando si svolge una riunione determina la tua percezione degli eventi e prima di attribuire meriti o colpe agli altri, rifletti sulle tue sensazioni, respira e centrati. La tua visione ne trarrà sicuramente un grande giovamento!