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Giugno 2018

3 semplici strategie per ricaricare la mente stanca

By | In evidenza

Quante volte quest’anno hai già detto: stasera vado a letto prima, così dormo di più e domattina sono più riposato? E puntualmente c’è qualcosa che ti tiene sveglio, altre priorità, altri interessi o magari solo il tuo smartphone che guardi stancamente scorrendo senza troppa attenzione, per lavoro o per intrattenimento. Purtroppo capita più spesso di quello che pensiamo o più frequentemente di quanto vorremmo.

E il giorno dopo sei più stanco di prima. La soluzione c’è, ed è molto semplice: dormire di più. Ma se proprio non è possibile aumentare le ore di sonno, si può fare qualcos’altro per riattivare la mente in caso di stanchezza e mancanza di concentrazione. Ti propongo qui tre semplici esercizi da poter fare durante la giornata, quando ne hai bisogno:

  • Medita

In maniera molto semplice, in una posizione comoda, andando alla ricerca delle sensazioni di benessere. Meditare non solo per rilassarsi quindi ma anche per trovare concentrazione ed equilibrio. Bastano pochi minuti ed esistono molte guide e anche applicazioni per smartphone: può sembrare un paradosso ma la causa di tanto stress può esserne anche la soluzione, perché come tutti gli strumenti, è l’utilizzo che fa la differenza.

  • Ascolta

Quando incontri un collega o un amico con il quale non parli da un po’, fermati a parlare qualche minuto, facendogli domande e ascoltando le risposte. Metti al centro il tuo interlocutore e concentrati sull’ascolto attivo. Liberarsi per qualche minuto del proprio dialogo interiore è un modo per ritrovare la concentrazione; e dedicare tempo a un’altra persona è un modo molto soddisfacente di farlo.

  • Parla

Parla di te cercando di emozionare, con sogni e speranze. Parla con le persone che ami del futuro e di come lo immagini. Senza lamentele e senza annoiare, rendendo interessante la tua visione come fosse un racconto.

La memoria del campione

By | In evidenza

Andrea Giani è stato uno dei più grandi giocatori di pallavolo di sempre della Nazionale Italiana e attualmente, dopo essersi ritirato, svolge il ruolo di allenatore. Nella propria carriera ha vinto praticamente tutto e la sua presenza nella nazionale maggiore ha coinciso con uno dei periodi storicamente più vittoriosi per questo sport in Italia.

Andrea è stato un grande esempio di giocatore universale, avendo iniziato la propria carriera di giocatore come centrale, mentre nella seconda parte della carriera giocò spesso sia nel ruolo di opposto sia in quello di schiacciatore-laterale con eccellenti risultati; della sua esperienza di giocatore racconta: “Io ho una grande memoria fotografica. Riesco a visualizzare il momento, cioè il gesto che sto facendo e poi mi rimane tutta la vita. Ho dentro le cose che ho visto a 12 anni e le ripesco quando voglio, vivendo anche le stesse emozioni.”

Un iniziale stimolo visivo presente o ricordato, attiva per Andrea quello che ha memorizzato “dentro”: “Ho il controllo del mio corpo, posso toccare 10.000 palloni, e diventa un automatismo. Sai che cosa è che mi fa migliorare? La percezione che io ho di quello che in quel momento sto facendo. Mi rivedo nel movimento che ho fatto e mi rivedo nella percezione del movimento. Mi guardo da fuori, diciamo che ho la sensazione di quello che sto facendo e la sensibilità del movimento che parte dai piedi, e mi rivedo il gesto che ho fatto e dove ho sbagliato.”

Prosegue poi nel suo racconto: “Apprendo molto velocemente in questo modo, tanto che nell’azione successiva riesco a correggere l’errore che ho commesso poco prima. Certo in allenamento è più semplice perché hai più tempo, in partita è più difficile avere questo tipo di sensibilità.”

È molto interessante notare che Andrea non gioca più da diverso tempo, ed è ormai un allenatore di alto livello, eppure mentre racconta, usa sempre il verbo presente come se si stesse allenando ancora ogni giorno.

La nostra percezione in un determinato momento è sempre collegata a come un evento attiva i nostri sensi. I modi che abbiamo di attivare i sensi sono il frutto di abitudini radicate negli anni e queste abitudini sono in alcuni casi funzionali in altri disfunzionali. Ad esempio: prima di colpire in battuta il pallone, lo guardo e automaticamente percepisco che lo sto tenendo nella giusta posizione nello spazio, e questo funziona.

Questo meccanismo mentale è chiave sia per rinforzare ciò che funziona, sia per correggere rapidamente ciò che non funziona. Essere consapevoli di come facciamo a pensare mentre ci alleniamo è il modo più efficiente per progredire più rapidamente.

E tu a cosa presti attenzione quando ti alleni? Qual è il modo più funzionale che hai trovato per percepire, ascoltare e vedere ciò che fai e apprendere come cambiare? Se ancora non ho lo hai fatto, potresti farti aiutare da un amico con cui ti alleni, oppure da un Coach, a comprendere come migliorare la tua performance sviluppando l’allenamento mentale.

Se ti interessa approfondire l’argomento puoi anche scaricare l’audiolibro che ho realizzato con Claudio Belotti sull’allenamento, “Sport e Performance atletica”: è sicuramente un ottimo punto di partenza.

 

La passione che ti anima

By | In evidenza

Se mi segui, sicuramente sai che il mio metodo di Coaching – il One Hand Coaching che puoi trovare nel mio libro “Prendi in mano la TUA felicità” (scarica qui un estratto GRATUITO) e che spiegherò in dettaglio durante Il Coaching secondo Claudio Belotti (informati qui) – parte dallo Scopo, da quella passione intensa che ti anima e rende felice di fare quello che fai.

A volte alcune persone fanno fatica a individuare il proprio Scopo in diversi ambiti della propria vita perché non riescono a separarlo dalle altre passioni, da quelle più semplici e comuni. Lo Scopo invece è qualcosa di intenso, che risponde alla chiamata dei nostri talenti migliori e per individuarlo può essere necessario lavorare su di sé.

Ci sono alcuni metodi che possono aiutarti a individuarlo in maniera chiara e semplice e oggi voglio parlarti dei miei preferiti:

  • La Lettura

Diceva Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.” Leggendo possiamo connetterci a centinaia, migliaia di esperienze, idee e sensi della vita. Cosa leggi e cosa ami nella fantasia letteraria può darti importanti indizi per capire qual è lo Scopo che ti anima.

  • La Gratitudine.

Praticare la gratitudine migliora l’umore e aumenta il benessere complessivo, perché ti aiuta a essere consapevole di ciò che hai e rafforza il senso di sicurezza. Oltre a questo, avere la consapevolezza di ciò di cui sei grato è un altro indizio di ciò che è importante per te, di cosa contribuisce a dare senso e importanza alla tua vita. Quella è la direzione in cui cercare.

  • La Condivisione.

Lo Scopo è anche ciò che ci unisce ad altre persone in un percorso di vita. Quando condividi le tue speranze e i tuoi obiettivi trovi persone che come te sono in cammino su di un percorso verso il proprio Scopo. Non è detto che sia lo stesso ma se hai difficoltà a individuare il tuo scopo, dai un’occhiata alle persone intorno a te. Cosa stanno cercando di essere? Che cosa hai in comune con loro?

L’essenza del carisma

By | In evidenza

Il carisma è un dono divino, o almeno questo è quello che dice l’etimologia del termine, un dono che appartiene a molti grandi leader e che ha influenzato e influenza tutt’oggi il loro apprezzamento, la loro capacità di incidere sull’opinione degli altri. Diversi studi scientifici sembrano smentire questa idea del dono innato, affermando che il carisma si può apprendere e che gran parte di ciò che viene percepito come carisma viene espresso a più livelli, dei quali il verbale è il meno importante; e questa, per chi conosce la PNL, non dovrebbe essere una sorpresa!

Questa notizia ci ricorda uno dei capisaldi della Programmazione Neuro-Linguistica: c’è sempre qualcosa che puoi fare, anche quando pensi che ti manchi un talento o di non avere le capacità per raggiungere il risultato che desideri, sappi che un allenamento mirato magari con la guida di un Coach, può farti raggiungere risultati utili in ogni campo.

Volendo allenare il carisma dunque, cosa si può fare? A mio avviso ci sono tre semplici consigli (più uno) che possono essere applicati per migliorare, con costanza:

  • Consapevolezza

Un modo per comunicare facilmente il proprio carisma è sicuramente quello di mostrare interesse, ascoltando e mantenendo il contatto visivo con gli interlocutori. Per farlo in modo efficace bisogna essere presenti nel momento e consapevoli di ciò che si sta facendo, utilizzando il ricalco in modo elegante. Dimostrare a una persona che è vista, riconosciuta e ascoltata, la fai sentire al centro del mondo e questa capacità è sicuramente un tratto fondamentale del carisma.

  • Entra in stato e fai parlare il non-verbale

Il tuo linguaggio del corpo ha un impatto positivo sul tuo comportamento e viceversa. Crea un’àncora positiva, attivala e centrati prima di presentarti in pubblico. Quando parli tieni la testa alta e mostra la sicurezza che deriva dall’essere chi sei.

  • Usa le metafore per mostrare la tua visione

La ricerca ha confermato che l’uso di metafore migliora la percezione del carisma. Le metafore creano nuovi mondi, ampliano le visioni e aiutano gli altri a comprendere il tuo punto di vista coinvolgendo ed emozionando pubblico e interlocutori.

  • Infine un ultimo consiglio: fai domande.

Il miglior modo per mostrare carisma è ascoltare più di quanto si parli. Quando incoraggi gli altri condividere le proprie idee, esperienze e progetti, crei un legame di fiducia e di simpatia molto forte.

Se qualcosa non funziona, cambiala

By | In evidenza

Se qualcosa non funziona, cambia metodo.

A dirlo è facile e metterlo in pratica non è semplice, questo è vero. Come era solito sostenere Albert Einstein “follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi” e questo andrebbe applicato in ogni ambito della propria vita anche quando non siamo direttamente noi a fare qualcosa ma accettiamo in maniera passiva il comportamento altrui.

Può essere una relazione amorosa, può essere un rapporto di lavoro o più in generale una amicizia: non tutte le relazioni interpersonali sono uguali. Alcune sono migliori, altre peggiori e altre ancora letteralmente tossiche, cioè ci mettono nella condizione di inquinarci il corpo e lo spirito. L’idea di fondo è che quando ciò accade, si debba scegliere di cambiare i rapporti sui quali puoi intervenire personalmente e allontanarti da quelle relazioni che sono tossiche, possibilmente senza bruciare ponti, con gentilezza, cortesia e rispetto.

Io credo che sia sempre necessario fare del proprio meglio per sviluppare l’equilibrio, trovarlo o mantenerlo se serve. Ma quando non è più possibile, è bene andare avanti e voltare pagina, in maniera netta, facendo ciò che è bene per se stessi, per ritrovare armonia e benessere. Esistono almeno tre casi secondo me che dovrebbero far pensare a questa opzione, vediamoli insieme:

  1.  Le persone ti mentono ripetutamente: una bugia, spesso detta a fin di bene, può essere una vera salvezza. L‘importante è che sia fatto con una chiara intenzione positiva di fondo. Quando la menzogna è abituale e dannosa, bisogna considerare se proseguire quella relazione sia saggio. Questo può accadere sul lavoro con un collaboratore disonesto o nella relazione, ad esempio con un amico, che si approfitta del sentimento che provi per lui.
  2. Se fra dare e avere a te tocca solo il dare: purtroppo capita in molte relazioni e rapporti, anche lavorativi, in cui si instaurano delle dinamiche di vero e proprio parassitismo. Non ne faccio una questione morale, se mi segui sai che non è quello che conta per me ma la funzionalità: è funzionale nella tua relazione, dover dare il 200% perché l’altra persona non è disponibile a contribuire in modo uguale? Se per te è funzionale – ti chiedo comunque di valutare se lo sia davvero – allora è tutto ok, ma se hai anche tu il dubbio che questo non sia il modo giusto di relazionarsi, allora è tempo di intervenire.
  3. Ti viene chiesto di fare qualcosa di non etico o illegale: qualcuno vuole che tu infranga la legge o che tu vada contro i tuoi valori, tradendo la tua coscienza? Questo tipo di richiesta può lasciarti in una posizione in cui è difficile guardarsi allo specchio. Confrontati con i tuoi valori e scegli cosa è più importante per te, puoi accettare il compromesso che ti viene richiesto? Se ti poni questa domanda, sai già che contiene almeno una parte della risposta. Della tua risposta.

 

Tre attività (più una) per migliorare nel problem solving

By | In evidenza

La capacità di risolvere problemi con continuità – mi avrai sentito sicuramente utilizzare in passato l’espressione “rispondere alla continuità dei problemi con la continuità di soluzioni” –  è una delle caratteristiche fondamentali di ogni leader.

Ma quali sono le abitudini mentali che deve sviluppare un leader per raggiungere questa continuità? Ci sono molte attività che ognuno di noi può fare per elevare il proprio stato mentale e migliorare il numero e la qualità delle soluzioni; vediamone insieme tre (più una):

  1.  Comprendono (e includono) il contesto: ovvero utilizzano il pensiero sistemico per vedere il problema a più livelli e le implicazioni delle proprie soluzioni. Sanno di poter arrivare a un risultato in maniere differenti ma sanno anche che non tutte le soluzioni sono ugualmente soddisfacenti per loro stessi, per la propria organizzazione e per il sistema allargato del quale fanno parte.
  2. Cercano il disaccordo (non lo scontro). I grandi leader vogliono ascoltare e discutere gli argomenti perché capiscono che altre persone condivideranno punti di vista differenti che possono arricchire la soluzione di punti di vista nuovi. Per questo è importante il gruppo, il team del quale ci si circonda: avere idee differenti e valori simili è il modo migliore per prendere da un feedback negativo una comprensione più profonda e ottenere risultati migliori.
  3. Parlano poco e agiscono tanto. Conosciamo tutti qualcuno che parla sempre di trovare soluzioni, delle idee che ha e dei risultati che creerà. Forse. Un giorno. I leader non parlano di queste cose – diventano queste cose, perché sanno che essere viene prima di fare e per avere è necessario agire.

Infine se anche tu vuoi creare soluzioni con continuità devi fare la cosa più importante di tutte: ricaricarti.

Di tanto in tanto, è necessario staccare con tutto e dedicare del tempo solo a te. Fai altre attività, immergiti nella natura o nella lettura di un libro, magari cartaceo per staccare gli occhi dagli schermi elettronici che ti circondando durante tutto il giorno. Crea delle abitudini che ti portano quelle energie mentali che sono fondamentali per prendere decisioni e trovare soluzioni con continuità.

Il dono del tempo

By | In evidenza

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di ascoltare il professor Giorgio Nardone – persona di cultura scientifica e umanistica immense, con il quale mi onoro di avere un ottimo rapporto personale e professionale – in un intervento a un workshop organizzato da Life Strategies a Milano. In una delle sue riflessioni, il professor Nardone ha parlato del valore del tempo come mezzo per godersi la vita. Il tempo, lo sappiamo, è un bene limitato, per questo è importante dare priorità alle cose che ci piacciono e ci fanno star bene.

Allo stesso tempo – ha proseguito il professore – nella vita è fondamentale praticare la gratitudine per garantirci un benessere psicofisico completo e di lunga durata. Queste riflessioni, mi hanno fatto venire in mente un esercizio che ho letto poco tempo fa sul sito della prestigiosa Università di Berkeley in California. Questo facile compito, alla portata di tutti è presentato su Greater Good in Action un progetto che raccoglie pratiche scientificamente convalidate per condurre una vita piena di significato.

Questa pratica si chiama Il Dono del Tempo e ti consiglio di provarlo perché, come si legge sul sito, “quando siamo impegnati, è facile sacrificare il tempo di qualità con gli altri a favore del lavoro e di altri obblighi. Ma questo può portare a rimpianti: si può perdere il contatto con gli amici, o si lasciano sfuggire le pietre miliari dei nostri figli. Il Dono del Tempo ci consente di dedicare tempo alle persone importanti nella nostra vita. Inoltre, prendersi del tempo per la connessione sociale ci consente di costruire un archivio di esperienze positive e relazioni di supporto dalle quali possiamo trarre forza nel futuro, portando potenzialmente un miglioramento nella salute e più successo sul lavoro o una solida base di supporto nei momenti difficili”.

Come si fa? Procedi in questo modo:

  1. Pensa a una persona alla quale tieni.
  2. Cosa potresti essere in grado di fare per questa persona che non implica altro che dare il tuo tempo? Certi atti di gentilezza possono includere doni di denaro o di cose, ma in questo esercizio il tempo è l’unica cosa essenziale.
  3. Pianifica un regalo del tempo per questa persona e donaglielo: può significare fare qualcosa con lei o qualcosa per lei, da solo. Spendi tutto il tempo necessario per fare il favore e non prendere scorciatoie. Potresti anche prendere in considerazione la possibilità di toglierti l’orologio o di mettere via lo smartphone.
  4. Infine, se hai scelto di fare qualcosa per questa persona da solo, non dire al destinatario del regalo quanto tempo hai speso. Lascia che il dono parli da solo.

L’efficacia di questo esercizio è ben sintetizzata dall’autore in questo modo: “il tempo è uno dei doni più preziosi che possiamo offrire, in particolare in un’epoca in cui la tecnologia sembra attirare la nostra costante attenzione. Questo esercizio ci aiuta a pensare più attentamente a come spendiamo il nostro tempo.

Dedicare tempo agli altri è un gesto di gentilezza e amore che non solo può farci sentire bene ma anche far sentire gli altri bene e approfondire le nostre relazioni. E poiché ogni interazione sociale è diversa, abbiamo innumerevoli opportunità di nuove esperienze positive”.

E ricorda: per quanto il Dono del Tempo non implichi una spesa di denaro, la bellezza di questo gesto farà comprendere l’importanza e il valore inestimabile di ciò che stai offrendo.

Attiva la tua connessione (anche quando ti alleni!)

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Andrea Scanavacca è stato un giocatore di Rugby con il ruolo di mediano d’apertura, ed è tutt’oggi il miglior realizzatore della storia del campionato italiano di rugby, con 3 368 punti al suo attivo; vanta inoltre 11 presenze e 49 punti in Nazionale italiana dal 1999 al 2007 e oggi svolge il ruolo di dirigente sportivo. Andrea racconta la sua esperienza percettiva durante le partite e in allenamento con una grande consapevolezza e semplicità:

Con il mio corpo ho un rapporto bellissimo. Da sempre, mi risponde immediatamente al 100%, anche nelle difficoltà, il corpo mi ha sempre dato una mano, una risposta positiva. Anzi … era il corpo che a volte mi diceva dai andiamo! Questo mi ha sempre dato una grande sicurezza, mi fidavo di lui. Quando mi allenavo provavo più volte la tecnica. Ho calciato tanto! Mi mettevo lì da solo, andavo al campo prima degli altri e ripetevo tante volte il movimento. Potevo fare 100-150 calci al giorno e dipendeva dalle sensazioni se decidevo di smettere o continuare, perché io ancora oggi vado molto a sensazione, sono istintivo quando decido. Mi sono sempre misurato soprattutto con le sensazioni, cioè in base alla sensazione che avevo del movimento, della scioltezza, della forza, della sicurezza, e anche quando il pallone entrava tra i pali e io non sentivo bene, avevo bisogno di continuare. Mi fermavo solo quando ero certo al 100%. Dovevo sentire che tutto il corpo rispondeva bene che io ero tranquillo dentro, e allora sapevo che ero arrivato.

Quando si allenava, Andrea sapeva di fare bene solo in base alle sue sensazioni, la risposta visiva quasi non lo interessava, vedere la palla che attraversava i pali non era sufficiente, era importante come il corpo si comportava.

In gara cambiava tutto, il senso più utile era un altro, almeno per partire. Era come se avesse insegnato al suo corpo come sentire per avere gli occhi a disposizione per vedere.

“Era come se giocassi tutta la partita prima di giocarla. Era nella mia testa, erano delle immagini, vedevo i possibili schemi da fare in base a quello che diceva l’allenatore, vedevo il più forte giocare e vedevo anche me in diverse azioni. Poi entravo in campo davvero e la prima cosa che vedevo era l’atmosfera, le altre persone che erano in campo, e poi ecco la sensazione di coinvolgimento. Pensandoci, sento proprio tutto anche le voci.

In questa affermazione ho lasciato volutamente il presente “sento” perché è stato Andrea a cambiare il verbo dal passato al presente mentre parlava. Sembrava non essere più con noi nella stanza, ma trovarsi con la sua maglia ai margini del campo da rugby, pronto per disputare una partita. Anche solo immaginare la scena aveva accesso il suo allenatissimo autopilota, quello che lo metteva nello stato giusto per affrontare una competizione. Lui aveva imparato come entrare in quello stato che si chiama sinestesia, la capacità cioè di avere più sensi contemporaneamente attivi e all’erta.

Troppo spesso ci dimentichiamo che il corpo è una semplice e meravigliosa macchina che ci collega con il mondo attraverso i sensi: siamo presi dai pensieri e smettiamo di prestare attenzione ai segnali che il nostro corpo ci fornisce, e così perdiamo quella preziosa alleanza con lui, quella che spesso fa la differenza tra riuscire e non riuscire.

E tu quando ti alleni o gareggi ti senti pienamente connesso all’ambiente attraverso i tuoi sensi? Come gestisci le interferenze che ti si presentano?

3 modi efficaci per aumentare le performance del team

By | In evidenza

Per costruire un team di lavoro efficace è necessario tenere conto di molti aspetti differenti. Avere le persone giuste all’interno del team certo è fondamentale e questo si intreccia con i ruoli e le caratteristiche che ciascun membro del team possiede. Non è raro infatti che in molte aziende vengano affidati compiti di responsabilità o di guida e indirizzo del lavoro sulla base dell’anzianità di servizio o della fiducia che la dirigenza ripone in una persona: magari chi dirige una azienda ha come principale criterio di valutazione quello della fiducia o della conoscenza personale per decidere a chi affidare un ruolo di responsabilità e le capacità e le competenze passano in secondo piano.

Ma come si fa a far diventare un team di successo? Vediamo insieme qualche altro criterio che aiuti chi desidera creare un gruppo altamente performante a realizzarlo in modo ottimale. E’ possibile infatti effettuare alcune attività che favoriscono l’aggregazione, la motivazione e la produttività del gruppo e quindi la performance. In questo post te ne consiglio tre (più una) per iniziare:

  1. Scegli le persone giuste: non necessariamente le persone più intelligenti, né le persone con il curriculum più ricco, in squadra servono le persone giuste per il team specifico che stai mettendo insieme. Assicurati che tutte le competenze necessarie siano coperte: ad esempio se stai sviluppando un nuovo prodotto, assicurati che nel team sia presente anche chi poi andrà a venderlo; stesso discorso anche per i processi interni o le strategie: più competenze sono rappresentate al tavolo di sviluppo, più si otterrà in termini di risultato finale.
  2. Rendi il lavoro dei team, smart: negli ultimi anni si è parlato molto della necessità di responsabilizzare i dipendenti e coinvolgerli nell’impresa in maniera più ampia, ma la verità è che in molte organizzazioni lo smart working esiste ancora solo a parole. Molte ricerche hanno ormai dimostrato che i dipendenti responsabilizzati sono più felici, più creativi, più efficaci e anche più produttivi. Se stai pensando di organizzare una squadra per affidargli un nuovo lavoro, inizia tu per primo a pensare per obiettivi.
  3. Introduci un elemento esterno: questo vale soprattutto per i gruppi che lavorano insieme già da un po’ di tempo e che hanno la necessità di produrre risultati creativi; ospitare un nuovo membro, anche solo per un breve periodo, può aiutare a ritrovare spinta e motivazioni e scuotere chi si è un po’ seduto.

Infine ricorda di festeggiare sempre i tuoi successi, e anche i tuoi fallimenti: quando la tua squadra raggiunge gli obiettivi che hai stabilito, prenditi un po’ di tempo per festeggiare. E fai lo stesso se la squadra ha lavorato sul progetto con impegno e dedizione e ha fallito: festeggia anche quello e incoraggia i tuoi dipendenti a trarre insegnamenti dal proprio lavoro in modo da mettere a frutto l’esperienza maturata, come singoli e come squadra.

Dare continuità al successo

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Qual è il segreto del successo?

Se mi segui e conosci il mio modo di pensare sai che per me non esiste una sola idea di successo: il successo, participio passato di succedere, è la capacità di far accadere delle cose, è una caratteristica, una qualità proattiva che caratterizza tutte le persone che ottengono risultati con continuità, nella propria vita.

Ma come si raggiunge questa condizione? Possiamo dire che, paradossalmente, il segreto del successo risiede nel fallimento. Già, nel fallimento. O meglio ancora, nei fallimenti. Chi ha la capacità di fallire con continuità, ha sicuramente anche successo nella propria vita perché al termine di qualunque serie di fallimenti c’è sempre una vittoria. La possiamo anche vedere da un altro punto di vista: avete mai sentito parlare di una azienda o di una persona di successo che non sia passata attraverso errori, sconfitte, fallimenti e sbagli?

La differenza tra chi ottiene il successo e chi non lo ottiene è nel modo in cui si reagisce a questi fallimenti, cosa si apprende da questi sbagli e quanto si fa tesoro di ciò che si è appreso per migliorare continuamente. In molti la chiamano resilienza ma a mio avviso è qualcosa di più, che ciascuno di noi può sviluppare attraverso l’individuazione del proprio Scopo: lo Scopo è ciò che ti fa andare avanti e oltre ogni ostacolo e difficoltà.

Una volta individuato il tuo Scopo – puoi farlo con il mio metodo One Hand Coaching leggendo il libro Prendi in mano la TUA felicità – si tratta di fornire energia e motivazione al corpo e alla mente che ti porteranno verso di esso, impegnandosi in tre modi:

Consapevolezza: con la Consapevolezza si resta nel momento presente, piuttosto che sognare ad occhi aperti il futuro, rimuginare sul passato o essere distratti dalle cose poco importanti.

Gratitudine: con la Gratitudine si esprime il proprio apprezzamento per ciò che si ha e si ottiene una sensazione di benessere complessivo perché si lavora in armonia con ciò che già esiste in noi e intorno a noi.

Aspirazione: con l’Aspirazione si punta a raggiungere e ottenere risultati che sono importanti per noi, in equilibrio con il presente, i valori e i desideri che ognuno di noi ha.

P.S.

Se hai già letto il libro e vuoi perfezionarti come Coach nell’utilizzo del mio metodo One Hand Coaching puoi partecipare al corso il Coaching secondo Claudio Belotti, informati qui:

Il Coaching secondo Claudio Belotti