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Febbraio 2016

Me, Myself and I

By | Riflessioni

Che siamo nell’epoca del selfie (dell’Io) è evidente.

Sui social parliamo tutti di noi stessi.

In metropolitana le persone che salgono, una volta sul treno, si piazzano dove vogliono incuranti del fatto che anche altri devono salire o scendere.

I ciclisti si mettono in gruppo incuranti delle auto.

Gli automobilisti guidano senza considerare le bici.

I runners attraversano uscendo dal nulla perché tanto sono sulle strisce.

Tutti ad esercitare la propria libertà

Tutti a reclamare i propri diritti.

Alcuni gay che vogliono le unioni civili (e magari l’adozione), sbraitano facendo esempi assurdi di casi estremi di genitori etero delinquenti.

Alcuni etero contrari ai gay, vomitano il loro giudizio elencando casi di omosessuali stupidi che non hanno buon senso.

Negli hotel c’è sempre qualcuno che rientra tardi, magari brillo, pensando che ci sia solo lui e che chi dorme debba essere svegliato.

Per non parlare di quelli che, con le quattro frecce, pensano di poter parcheggiare ovunque.

Che succede?

Sono un grande promotore della libertà personale. Dell’autodeterminazione dei popoli. Del vivere la vita come tu la vuoi e del prendere in mano la tua felicità.

Vorrei solo ricordare a tutti noi, me compreso, il vecchio detto che spiega che la mia libertà finisce dove inizia la tua.

Le grandi filosofie del passato, come le grandi religioni, ci consigliano di dare invece che chiedere. Il buon senso ci consiglia di amare invece di cercare amore. In poche parole, ci insegnano a non essere egoisti.

Nonostante questo molti pensano ad arraffare. Cosa c’è per me? Perché dovrei iniziare io? Come posso prenderne di più?

E se incominciassimo tutti ad essere più educati, gentili, disponibili?

Se ascoltassimo le ragioni di chi la pensa in modo diverso, chiede cose diverse o è solo un nostro vicino?

Nel pianeta saremo sempre di più numerosi e diversi tra noi. Sempre più inter-connessi e sempre di più a condividere gli stessi spazi.

Se troviamo un modo per convivere bene, saremo tutti più sereni e felici.

Non ci vuole molto. Basta uscire dal nostro piccolo mondo/modo di pensare/egocentrismo/necessità di avere ragione.

Chi lo fa dice che la vita migliora. Che sei più felice. Che hai meno stress/rabbia e la tua esistenza diventa persino più ricca.

Secondo me vale la pena provarci.

Love on ya!

Claudio

Sopravvivere

By | Riflessioni

Ci sono persone che sopravvivono. Altre che vivono sopra.

Le prime cercano di tirare avanti, le seconde spingono in alto.

Le prime subiscono, le seconde agiscono.

Le prime sono insoddisfatte, anche le seconde.

La differenza però è netta. Sono insoddisfatti per ragioni diverse. Chi tira avanti non è contento (dall’etimologia “animo appagato”), si accontenta senza godere.

Chi spinge, spinge in alto perché vuole crescere, è appagato e gode, ma non si accontenta.

Lo so che sembra un controsenso, è una sorta di paradosso. D’altronde la vita è fatta di paradossi.

Le donne, anzi le femmine, vogliono essere accontentate, ma non vogliono uomini consenzienti per i quali perdono stima.

Gli uomini desiderano donne che non rompano le scatole, ma si innamorano di quelle forti che li tengono sulle spine.

Più sei attaccato ai soldi, meno guadagni.

Più cerchi l’approvazione altrui, meno vieni rispettato.

Più sport fai, meno stanco sei.

I modi per vivere bene e per essere felici sono logici, non ci vuole un genio per conoscerli. Sono riportati in tutte le scritture sacre del mondo, fanno parte della saggezza popolare, ma solo pochi li seguono.

Chi fa poco si lamenta e critica chi cerca di fare meglio e di più.

Negli stadi sosteniamo la nostra squadra quando vince e nei momenti di difficoltà la fischiamo.

Siamo esseri a dir poco bizzarri.

Basti pensare che chi tira avanti, crede che chi si impegna e ottiene obiettivi ha solo tanta fortuna.

Il nostro Creatore ha davvero un senso dell’umorismo divino…

Love on ya!

Claudio