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Gennaio 2016

Per te che critichi e basta

By | Riflessioni

Lasci commenti negativi ai miei audiolibri sui iTunes, ma tu non ne hai fatto uno,

critichi come educo le mie figlie, io non posso farlo, tu non ne hai,

hai da dire sul mio matrimonio, sei single (e non per scelta) quindi non so cosa rispondere,

per te i miei libri sono stupidi, tu che lotti con le stesse sfide da decenni ma ti credi intelligente,

fai solo commenti negativi sul mio blog e io aspetto di leggere il tuo,

a tavola critichi le mie scelte ma sei fuori forma e mangi merda,

non hai mai giocato, guardi solo partite in TV ma “quello tu lo avresti segnato”,

nessuno guida secondo i tuoi standard, forse perché non ne hai,

hai persino commentato in modo meschino la morte del mio Maestro, il più grande artista moderno.

Non c’è nessuno bravo come te, hai giudizi su tutto e per tutti.

Sono tutti scemi, quello che ha capito tutto sei solo tu.

Allora, visto che sei così forte, intelligente e superiore… aiutaci a capire:

perché perdi tempo a criticarci tutti?

Cosa ti spinge a passare ore sui social?

Tu pensi che siamo piccoli rispetto a te; cerchiamo solo di fare del nostro meglio, tutto qui.

Una volta quelli come te mi davano fastidio. Mi innervosivano, mi facevano rimanere male. Poi ho capito.

Hai troppo tempo da perdere perché non fai e non hai nulla. Hai vita da sprecare per guardarci e criticarci perché non hai altro…

Forse dovresti iniziare a fare qualcosa anche tu. Credimi è più bello.

Tieni conto che verrai criticato, però ti assicuro, sarà più divertente. Farai esperienza, vivrai la tua vita… che è sempre meglio che limitarsi a essere un mero spettatore (per giunta critico) di quella altrui.

Il Maestro che ci ha lasciato me lo ha insegnato.

Love on ya!

Una settimana

By | Riflessioni

Come altri, ho passato la settimana ad ascoltarti e a leggere di te.

Siamo tutti sorpresi nel vedere in quanti ti rendono onore. Gli artisti ti ricordano per la tua genialità e cortesia. I fan per le emozioni. Persino l’Osservatore Romano (e qualche Cardinale) si sono uniti al gruppo.

Nel tuo quartiere natale, gente di ogni età, razza e credo ha cantato a squarciagola le tue canzoni per strada. Nella città che ti ha adottato, il calore dei cuori ha riscaldato tutto. A Berlino, qualcuno ha perfino messo il tuo nome su una strada.

Questo è quello che si raccoglie dopo una vita come la tua.

Il tuo amico Iggy ha ricordato a sé stesso, e a tutti, che gli hai salvato la vita; artistica e non. Il “Boss” ha detto che tu sei stato il più grande sponsor della sua band quando erano agli inizi. Elton John ha dichiarato che tu gli trovasti il produttore per il tuo primo disco.

Peter Gabriel ti ha ricordato, Madonna ti ha cantato, Lady Gaga ti ha celebrato, per non parlare dei tuoi figli: Kiss, Foo Fighters, Smashing Pumpkins, Peter Murphy, Kate Bush, Depeche Mode, Duran Duran… ci sono tutti; sì, proprio tutti. Persino gli italiani come Vasco, Ligabue, Ruggeri..

Il tuo ultimo album è un capolavoro. Sei andato a cercare dei giovani musicisti jazz. Tu da mito vivente, sei andato in un piccolo club ad ascoltarli in incognito. Poi hai scritto una mail alla quale non potevano credere. Quando sono venuti in studio a registrare, gli hai detto di suonare liberamente.

Anche loro, come tutti gli altri, dicono che lavorare con te è stata l’esperienza più bella della loro vita artistica. Eri un genio che rispettava la genialità. Liberavi, lasciavi fare e creavi sinergie.

Come ho già detto, hai liberato tutti noi. Hai reso normale essere diversi. Hai cambiato tutto.

Ti hanno chiamato “il camaleonte del rock” e si sono sbagliati. I camaleonti si adattano allo sfondo, tu invece, lo sfondo lo cambiavi. E non appena l’ambiente iniziava ad adattarsi a te, cambiavi di nuovo…

Anzi no, non cambiavi. Ti evolvevi.

Qualcuno inizia ad essere annoiato di noi “fan esaltati”.

Qualcuno di questi pazzi vorrebbe rinominare Marte, averti sulle banconote o ti paragona a Mozart.

Una cosa è certa per tutti. Di quelli come te se ne vedono pochi. Sono rari, unici, irrepetibili…

Lo sapevi anche tu, ecco perché avevi fretta di finire Blackstar, e forse l’album successivo per il quale, sembra, avevi già 5 canzoni pronte.

Dicono che nonostante la sofferenza, lavoravi bene, con precisone, motivazione ed allegria.

La tua famiglia (moglie e figli), e la famiglia allargata (amici stretti), ha gestito e sta gestendo tutto, con grande eleganza. Non poteva essere altrimenti.

Sei stato un grande Maestro, persino il medico che ti ha assistito dice di aver imparato da te. Dice di essere un medico migliore e che altri “terminali” stanno gestendo meglio i loro ultimi giorni, grazie al tuo esempio.

Siamo stati fortunati ad essere vissuti quando c’eri anche tu.

Spero che saremo capaci di spiegare a chi purtroppo sentirà solo parlare di te.

Spero che abbiamo capito che “chi è su terreno sicuro, è morto”.

Spero che impareremo, prima che sia troppo tardi, a essere noi stessi.

Magari mettendo una maschera, come hai fatto tu.

Magari sperimentando, come hai fatto tu.

Magari esagerando, come hai fatto tu.

Per arrivare a essere sé stessi, come lo sei stato tu.

Per arrivare ad evolversi, come ti sei evoluto tu.

Per trovare la pace e l’amore, come li hai trovati tu.

Love on ya! (che è come firmavi tu).

Claudio

 

 

Tu te ne sei andato e io ho tanto freddo

By | Riflessioni

Questa mattina, quando ho aperto il computer sul sito del Corriere, mi si è gelato il sangue. La pagina non caricava, l’unica cosa che potevo vedere era la tua foto, in evidenza, la prima notizia era su di te. Poteva esserci una sola ragione, e ho iniziato a tremare.

Il tempo si è fermato, e dopo molto, il titolo confermava quello che temevo. Erano venuti a riprenderti.

Avrei dovuto capirlo: se fossi stato più attento; se avessi ascoltato bene i testi del tuo ultimo capolavoro; se avessi prestato attenzione alla mia insonnia di ieri notte; al caffè che ho versato sul mio Mac nel pomeriggio… c’era qualcosa nell’aria ma, non l’ho capito.

Anche stavolta hai anticipato tutto e tutti. Hai aspettato l’uscita dell’album. Hai atteso di vederlo andare primo in classifica, poi circondato dai tuoi cari, hai lasciato il tuo corpo che lottava da troppo con un tumore segreto.

Sei stato grande anche nell’ultimo atto. Persino la morte di Ziggy fu improvvisa.

E ora io non riesco a smettere di piangere. Sembro un ragazzino. Continuo a sentire freddo, anche se ho il riscaldamento al massimo e il maglione del nonno.

Per alcuni sono stupido e infantile. Secondo loro piango un cantante. Non sanno che eri molto di più per tutto il mondo.

Per me eri l’uomo con cui ho passato più tempo in tutta la mia vita. Da quel lontano 1977, quando comprammo il nostro primo LP, sei stato con me sempre. Ti ascoltavo, ti guardavo e ti chiamavo. E tu c’eri sempre.

Nella mia mente abbiamo fatto milioni di conversazioni. Le tue canzoni hanno risposto alle mie domande, indicato la via e accompagnato i momenti più importanti della mia vita.

A 10 anni litigavo con i miei compagni di elementare che dicevano che eri frocio (che brutta parola!), perché non potevano capire cosa significasse essere bisex. La maestra/suora si lamentava con i miei (persone illuminate), per avermi lasciato sveglio fino tardi per guardarti in TV a “Odeon”, dove presentasti “Heroes”.

Per vederti, la prima volta, sono dovuto venire in Francia saltando un giorno di scuola in 4° superiore.

Sono persino tornato all’esibizione in tuo onore a Londra, perché la prima volta le lacrime di emozione non mi permettevano di vedere i pezzi di storia esposti.

So tutto di te: delle tue tante donne, dell’amore per la tua fantastica moglie, per i tuoi figli… da dove venivi, cosa dicevi nelle canzoni e perché… L’unica cosa che non ho mai saputo è dove stavi andando, e anche questa volta è andata così.

Sono triste. Tanto triste.

È normale che alcuni non capiscano il mio dolore. L’amore non si può capire, si può solo condividere.

Pochi purtroppo sanno che tutta la musica che ascoltiamo oggi è figlia tua. Io so, che tutto quello che amo musicalmente, ha il tuo tocco.

Ora in tanti parleranno di te. Diranno la loro. Usciranno canzoni “perdute”, raccolte postume, libri di memorie. Metteranno le tue canzoni, i tuoi film e il resto. Io comprerò, ascolterò, guarderò tutto… Continuerò a essere il tuo fan numero uno.

Io sono quello che sono, grazie a te. La mia vita è ricca, grazie a te. Faccio quello che faccio, grazie a te.

Nella mente mi consolo.

Penso alla fortuna che ho avuto di vivere negli stessi anni in cui hai vissuto tu. Di averti visto tantissime volte in concerto.

Mi consola sapere che hai fatto tutto quello che volevi, e anche di più. Non ti sei mai interessato del giudizio altrui. Eri un vero gentleman. Generoso, onesto, educato… Lo dicono tutti (sì tutti).

Lo dicono le coriste, i musicisti, i camerieri, i giornalisti… Lo dicono i grandi (come Iggy Pop, Tina Turner, e Lou Reed), che hai letteralmente salvato grazie alla tua generosità.

Hai scopato tutto quello che ti andava di scopare, bevuto l’impossibile, sniffato, viaggiato, suonato, composto, dipinto, interpretato…

Poi è arrivato il vero amore. Hai donato tutto te stesso a Iman, donna straordinaria.

Nel tuo ultimo capolavoro dici: “look up here, I’m in heaven…”, tu sapevi tutto e questo consola la mia mente.

Mi consola, ma continuo a piangere e a sentire freddo. Non so cosa succederà ora.

Spero solo di sognarti stanotte per poterti chiedere ora che lo sai “so, is there life on Mars?”.

Love on ya, always.

Claudio

 

 

 

 

 

 

Fenomeno

By | Riflessioni

claudio belotti fenomeno

Pensavo di essere un fenomeno.

L’ho pensato per tanto tempo. Forse per colpa mia, forse per colpa degli altri.

Per un bel po’ ho creduto alle cose che mi raccontavano. Da piccolo, essendo mancino, ho subito le angherie di una suora ignorante e non pronta alla castità, che mi convinse che non ero abbastanza intelligente, solo perché volevo scrivere con la “mano sbagliata”. Pensavo di essere un fenomeno al negativo.

Poi la vita mi ha fatto capire che non era così.

Più avanti ho pensato di essere un fenomeno in positivo. Grazie ai grandi risultati che ottenevo e alle cose che mi dicevano i miei guru, ho pensato di essere speciale.

La vita mi sta facendo capire che non è così.

Non sono speciale, infatti non sono meglio di altri.

Sono solo il risultato di quello che ho vissuto, di ciò che mi hanno insegnato e soprattutto di quello che ho fatto con quello che ho vissuto e imparato.

La vita è la somma delle decisioni che si sono trasformate in azioni e quindi conseguenze.

Non credo sia colpa di nessuno, neppure merito. Penso sia solo causa ed effetto. L’unica cosa certa, almeno per me, è la fortuna. Sono fortunato ad essere nato sano, in un epoca strepitosa e in un paese straordinario…

Per il resto, come dicevo, sono solo conseguenze. Ripeto, non a quello che è successo ma a cosa ho fatto riguardo quello che succedeva.

Credo fermamente che siamo davvero tutti straordinari. Non tutti lo diventano, ma non per mancanza di potenziale, bensì per mancanza di voglia di fare, o per un modo di pensare non utile. Più passa il tempo, e più capisco quanto il modo di pensare sia fondamentale.

Non sono un fenomeno. Sono solo una persona qualunque con voglia di: vivere bene, amare, fare esperienza, crescere…

Sono anche convinto che se fossimo in tanti a pensarla così sarebbe meglio. Se smettessimo di sentirci inadeguati o di sentirci superiori per scegliere di migliorarci, qualsiasi cosa pensiamo di essere, saremmo tutti dei veri fenomeni.

La vita è un viaggio. Questa è la prima settimana dell’anno che tra poco finirà perché il tempo vola davvero. Usiamolo bene, diventiamo fenomeni, ma come dice la definizione

“Qualsiasi fatto o evento suscettibile di osservazione diretta o indiretta, provocato o meno dall’uomo.”

Creiamo eventi nella nostra vita invece di lasciare che lo faccia “il caso”. Se lasciamo che sia il caso a creare la nostra esistenza avremo una vita “del caso”…

Utilizziamo al meglio il tempo che ci è dato. Facciamo belle cose quest’anno. Diventiamo fenomeni che creano fatti/eventi suscettibili di meraviglia… Chissà potremmo migliorare la nostra vita e magari anche quella degli altri.

Buon 2016. Love on ya!

Claudio