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Aprile 2015

Dimmi con chi vai…

By | Riflessioni

Ero fiero dei miei 10 km di corsa. La distanza era più che dignitosa per uno come me che detestava correre. Infatti non ho mai corso, se non per un breve periodo perché obbligato dal mio Maresciallo alla Folgore.

Da buon bergamasco posso stare ore in bici, ma correre? Noooooo.

Poi ho iniziato ed effettivamente mi piace. Non tanto l’atto in sé, mi piacciono le sensazioni prima, durante e dopo. Anche il concetto mi piace; se l’uomo non avesse iniziato a correre, non si sarebbe mai evoluto.

E così, ho incominciato. Prima con fatica, e poi anche.

La differenza è che all’inizio la fatica arrivava al 300simo metro, poi sempre un pochino dopo. Come tutte le cose, più la fai e meglio ti viene. Questa in particolare, se salti qualche uscita ti manca pure. Così è diventata un’abitudine.

Non voglio diventare un esaltato, come quelli che non parlano e non fanno altro. Però è diventata parte della mia vita. Esco poche volte, ma regolarmente e finalmente ero arrivato a un numero di chilometri che potevo dire in pubblico senza vergogna.

“Sai, faccio 10 km quando esco adesso” ho detto orgoglioso di me. “Ah, sì a quanto vai?” mi chiede. Dico la velocità e lui risponde, “bravo, stai migliorando, certo potresti aumentare il ritmo, tieni conto che quello che hai adesso è quello di un barboncino…”.

Un barboncino?!?

Mi è tornato alla mente il famoso Maresciallo di Pisa, che ci incitava perché andavamo “al passo della donna incinta”, mentre noi pensavamo di sputar sangue.

Ci sono persone che non farebbero 10km nemmeno in motorino. Altre, fanno maratone come io faccio vacanze. Il mondo è bello perché è vario.

Una cosa però mi è sempre più chiara. Le persone che frequenti ti influenzano, perché ti aiutano a definire il tuo standard.

Ricordo tornato dai miei anni negli USA, l’istruttore della palestra di Bergamo che considerava la fase di riscaldamento della mia scheda di allenamento, troppo impegnativa. Infatti, l’aveva fatta un ammmerricano.

È tutta una questione di standard, come dice spesso il caro Robbins.

Da una ricerca che presento nel mio ultimo audiobook (che è primo su iTunes!), si evince ancora una volta, che ognuno la pensa a modo suo. Ci sono papà-manager che sono felici di passare almeno due sere alla settimana a casa, altri che se ne passano due fuori si sentono in colpa con la famiglia.

Come dicevo, la vita è bella perché è varia.

Il trucco? Definisci i tuoi standard e per le cose che contano per te, circondati di chi li alzerà.

È un concetto antico, già detto e sentito e purtroppo ancora poco capito.

Vale la pena ricordarselo.

Love on ya!

Claudio

 

P.S. Non corro più da barboncino 🙂

 

 

 

 

 

 

 

Poi improvvisamente…

By | Riflessioni

Mia figlia l’atro giorno mi ha chiesto “Papi, qual’ è stato il momento più bello della tua vita?”. Ho fatto fatica a risponderle. Però la sua domanda mi ha fatto pensare agli anni passati…

Mi è venuto in mente il periodo delle superiori, con le stagioni negli alberghi e i primi amori estivi. All’anno sul panfilo a girare il mondo. Poi improvvisamente è arrivata la cartolina della naja, un anno a far finta di essere massiccio nei paracadutisti. Dodici mesi interminabili che poi improvvisamente sono finiti.

L’anno in Inghilterra, 4 negli USA, iniziare con la formazione, conoscere Nancy e innamorarmi. Poi improvvisamente diventare papà…

Vedere le mie figlie nascere, poi improvvisamente accorgermi che una è già adolescente e fa gli occhi dolci ai ragazzi…

Sentire i bambini chiamarmi “signore” e vedere i miei capelli diventare sempre più grigi…

Accorgermi che nella formazione sono della “vecchia guardia”, e nel mondo Robbins un “senior” sia come titolo sia come anzianità di servizio…

Poi improvvisamente vedere le persone care attorno a te andarsene, o invecchiare, più velocemente di quanto vorresti.

Accorgermi che gli anni 80 e 90 sono passati da troppo tempo, lavorare con persone che non hanno visto Tardelli correre urlando verso la panchina (per non parlare del goal di Bettega all’Argentina poi campione del mondo).

Lo dicevano Steve Jobs e Jorge Borges, la cosa più bella della vita è che non è eterna.

All’inizio della tua esistenza, e per un bel po’, senti i più saggi dirti che la vita è fatta di attimi. Ti ripetono di vivere ogni momento e farne tesoro. Ti consigliano di creare ricordi, momenti magici… Lo dicono anche i grandi formatori, i Maestri Zen, i nonni…

Se sei bravo e/o fortunato come me, hai una vita ricca di emozioni e attimi straordinari. Non perché sei saggio, solo perché segui le tue passioni.

Se sei anche un po’ stupido, come lo sono stato io, pensi troppo spesso al futuro invece di vivere nel presente.

La domanda di Martina mi ha confermato che sono felice. Dei miei capelli grigi (che a detta di mia moglie mi rendono sexy, lo so che lo dice per farmi piacere ma io ci credo); dei miei anni passati, dei bellissimi innumerevoli ricordi e del futuro splendido che mi aspetta.

Me la sono goduta e continuo a farlo.

Grazie al tempo che passa, cerco di vivere sempre di più il presente perché so che improvvisamente tutto passerà veloce.

Ti consiglio di fare lo stesso, da oggi, poi improvvisamente passerà.

Love on ya!

Claudio