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Settembre 2014

Uomini, ominicchi, e …

By | Riflessioni

Mi ripeterò, ma ne vale la pena. Certe cose si devono dire e sentire più volte.

L’altro giorno, il responsabile dello sviluppo delle Risorse Umane di un’azienda molto grande, importante e famosa mi ha chiesto: “secondo te, perché nonostante tutte le risorse che ci sono, la maggior parte delle persone non migliora?”.

L’ho guardato bene per calibrare la sua reazione alla mia domanda che è stata: “vuoi sapere davvero quello che penso? Non ti piacerà.”

Lui: “assolutamente sì, voglio una risposta sincera”.

Eccola: “non crescono, perché sono degli scazzoni, cioè sono pigri. Spesso diciamo che hanno paura, perché suona meglio, ma di fatto, sono solo pigri. Vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, ma non sono disposti a vendemmiare”.

Come immaginavo non gli è piaciuta: “non mi aspettavo da te questa risposta” mi ha detto, “non da chi dice che siamo tutti straordinari”.

“È quello che credo”, ho detto, “siamo tutti straordinari purtroppo però, sono pochi i volenterosi”.

Mi ha dato ragione. Gli anni di azienda lo hanno portato ad arrivare alla stessa conclusione. Triste ma vero.

In questi giorni, i pochi volenterosi che conosco continuano a fare la differenza, mentre i molti pigri, confermano quello che penso.

Troppe persone non mantengono le promesse fatte, rifatte, giurate e stra-giurate.

Altre che dal basso dei loro insuccessi non perdono occasione di criticare, senza nemmeno sapere di cosa stanno parlando.

Altre ancora che vogliono da te la soluzione ai loro problemi, perché “visto che fai il Coach, mi devi aiutare gratis altrimenti vuol dire che non ci tieni alle persone.”

Forse ho un inizio di andropausa, ma mi sono stancato. Una volta cercavo di capire e motivare questa gente. Negli anni mi ha annoiato, ed ora davvero stancato.

Vedo (purtroppo poche) persone ai nostri corsi che vanno oltre ogni loro sogno, perché impegnandosi, trasformano la loro vita. Non diventano necessariamente ricchi e famosi, però diventano migliori e felici. La maggioranza resta a guardare e critica.

Ho intitolato il mio primo libro con Sperling “la vita come TU la vuoi” e l’ultimo “prendi in mano la TUA felicità” evidenziando il “TU/TUA”. L’ho fatto perché credo nell’autodeterminazione dei popoli, e quindi degli individui.

Per me chi vuole sotto-vivere, ha il diritto di farlo. Chi vuole sopravvivere, anche; e ovviamente, anche noi che vogliamo extra-vivere.

Detto questo, se qualcuno vuole buttare via la sua esistenza che lo faccia. Chiediamo solo che non intralci il nostro cammino. Inoltre, lo invitiamo a guardare alla sua vita prima di giudicare quella altrui; o almeno di avere la decenza di informarsi bene prima di sputare sentenze.

La forbice si sta aprendo, ma non tra ricchi e poveri, tra chi è parte della soluzione e chi è parte del problema.

Chi si dà da fare, fa del suo meglio, mantiene le promesse, apprezza invece di criticare e così via… verrà premiato.

Chi fa il contrario avrà sempre più materiale per lamentarsi e criticare.

Entrambi soddisfatti, anche se in modo molto diverso.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

Improvvisare

By | Extraordinary

Erano anni che volevo fare un corso di improvvisazione teatrale. Dopo aver sposato Nancy, ho scoperto che anche lei voleva farlo e così ci siamo decisi.

È stata un’esperienza bellissima che infatti voglio continuare. Il corso è ben organizzato e ben gestito, Robi l’istruttore, è molto bravo come del resto tutti i suoi colleghi.

A parte il vero divertimento, è quello che impari la cosa più bella. Di fatto sembra tutta PNL applicata, non a caso – a torto, ho pensato che sarebbe stato facile per me. Di fatto, è stato bello proprio perché, nonostante sapessi questi principi, ho dovuto ricordarli e imparare ad applicarli nuovamente.

Se non sai cosa sia l’improvvisazione teatrale, te la spiego in poche parole. Si tratta di inventarsi al momento una storia e di rappresentarla davanti al pubblico. La storia è stimolata proprio da qualcuno dell’audience che decide un titolo e uno stile. Gli “attori” fanno tutto sul momento, sapendo di essere sia parte di una squadra, sia in competizione con l’altra squadra, tutto sotto la guida di un arbitro.

Serve immaginazione, flessibilità, voglia di mettersi in gioco, cooperazione e tante altre cose. Una bella metafora di vita.

Fai parte di una squadra che deve gareggiare collaborando (e non contro) un’altra. Devi metterci del tuo, ma lasciando spazio. Se qualcuno sbaglia, chiunque deve impegnarsi a rimediare. L’arbitro ha sempre ragione e il pubblico deve divertirsi.

Al corso impari alcune cose. Tra cui anche questi principi di base, che chi conosce la PNL dovrebbe già conoscere e applicare bene. 

Sì, e…

Quando esci sul palco, hai la tua idea in mente. Hai almeno un inizio di storia, chi sei tu, e cosa succederà. Ti serve per iniziare. Ma non sei solo.

Il tuo compagno/avversario ne ha un’altra e tu non sai quale sia. Non c’è un copione e non vi siete parlati. Non tutto va come tu avevi in mente e, quando succede, devi allinearti.

In PNL lo chiamiamo ricalco. Anche sul palco devi accettare quello che viene. Accetti e utilizzi. Eviti avversativi, prendi quello che arriva e fai del tuo meglio per integrarlo nella storia. Avevi un’altra idea? La cambi. Non ti piace l’idea esposta? Ti adatti. Come nella vita anche nell’improvvisazione, tu non devi sempre fare il protagonista.

L’importante è divertire il pubblico, e più aiuti gli altri sul palco più tutto scorrerà e sarà più bello.

Specifico e sicuro.

In scena devi essere sicuro. Se non sai qualcosa devi fare finta di saperla. Forse uno degli altri attori parlerà di argomenti che conosci poco, o devi interpretare un ruolo che nella realtà non conosci. Bene, fallo senza esitazioni.

Il pubblico, come la vita, ti vuole presente al 100%. Non puoi essere titubante o poco convincente.

Se nella storia sei un pilota d’aereo, non puoi indicare uno strumento senza chiamarlo per nome. In scena tutto deve avere un senso. Tutto quello che è stato creato deve avere un utilizzo, altrimenti che senso avrebbe averlo creato?

Tutti sono importanti.

Nell’improvvisazione chi è troppo protagonista non va bene. Tutti gli attori sul palco devono essere coinvolti e tutti sono importanti. Forse chi fa l’albero può rendere la storia più memorabile di chi fa il Re, esattamente come nella vita.

Dall’errore nascono le cose più belle.

È quando qualcuno fa qualcosa di “sbagliato” che nascono le scene più divertenti. Se tutto fila liscio, se la storia non ha problemi, intoppi o stranezze sarà poco interessante. Come la vita di alcuni.

Il pubblico deve poterti seguire.

Fai cose strane, insolite ma non fare cose complicate, volgari o offensive. Il pubblico vuole divertirsi. Deve capire, deve poterti e volerti seguire.

L’arbitro ha sempre ragione.

Fischierà falli che tu non condividi. Farà commenti che non ti piacciono. Prendi e porta a casa.

Agisci.

Parla poco e mettiti in movimento. Robi lo ripete ad ogni lezione, se parli troppo il pubblico si annoia, muoviti, fai, agisci!

Arrenditi.

Alla storia, alle regole del gioco, a quello che succede. Fai la tua parte e segui il flusso. Quando non sai cosa fare, fai la prima cosa che ti viene, sarà sempre meglio che non fare nulla.

Metti da parte l’ego. Mettiti al servizio della cosa più importante: creare una bella storia per divertire il pubblico. Se ci riuscirete tornerà, e il teatro sarà sempre pieno.

Ho appena iniziato, spero di riuscire a continuare, c’è tanto da imparare e tanto da divertirsi. Due cose belle della vita.

Love on ya!

Claudio