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Maggio 2014

Lezioni dalla ciclovia della Valle Seriana

By | Riflessioni

Per tenermi un po’ in forma, quando posso, vado a fare un giro in bici. Mi piace la ciclovia della valle Seriana, una strada bianca che affianca il fiume. Non è difficile ed è vicina.

Ogni volta che vado, cerco di andare un po’ di più verso monte, prima di girare per tornare perché voglio aver fatto anche solo qualche centinaia di metro in più. Chiariamoci, faccio pochi chilometri, ma per me va bene.

Così ho fatto anche oggi. Ad un certo punto, sono arrivato a un’interruzione perché stanno facendo sei lavori. Per continuare ho dovuto fare un pezzo sul provinciale, con auto e camion, cosa che mi piace davvero poco.

La ciclovia spesso si separa, puoi decidere di fare il lato destro o sinistro del fiume e spesso puoi cambiare sponda grazie ai ponti, ma senza andare mai sulla strada normale.

Così nel ritorno, per evitare di dover rifare il provinciale, sono stato sull’altra sponda. Purtroppo fino a un’altra chiusura. Cioè anche in quella sponda c’era un’interruzione che mi ha obbligato a tornare sulla strada che volevo evitare.

Per tornare indietro ho persino dovuto rifare un pezzo con una bella salita, un po’ troppo impegnativa per le mie gambe. Poi un altro tratto di strada normale, con i relativi camion e auto, la cosa non mi piaceva.

Inoltre, in tutto il percorso altri ciclisti, spesso più vecchi di me ma più in forma, mi superavano, ero frustrato.

Sulla strada cercavo un modo per rientrare sulla ciclovia. Ogni viuzza che prendevo era a fondo chiuso e mi obbligava a tornare indietro. Certo, se fossi rimasto sulla strada, sarei arrivato prima, respirando un po’ di smog e non potendo sentire la mia musica (per strada spegno l’iPod).

Alla fine, dopo diversi tentativi falliti, sono riuscito a tornare sulla bella ciclovia e ho rimesso la mia musica. In realtà non l’ho mai tolta, ha sempre suonato nella mia testa.

Mentre pedalavo, pensavo alla metafora di questa esperienza, che come quella sul ghiacciaio o quella del surf di cui ho scritto, mi ha insegnato qualcosa (c’è n’è una anche sulle Dolomiti).

Come nella vita, le ciclovie, cioè le strade che prendi, hanno interruzioni. Certo puoi tornare indietro, oppure devi prendere una strada diversa, magari che non vuoi prendere perché piena di camion, auto, smog e altro.

Durante tutto il tragitto, verrai superato. A volte da persone più vecchie o apparentemente meno in forma. Chissà perché, forse sei stanco, hai la bici pesante e vecchia… non importa. Tu continua a pedalare, ascolta la tua musica e vai al tuo ritmo. Non sai perché loro vanno più veloce e non dovrebbe interessarti troppo. Focalizzati su di te.

Quando perdi la strada, forse perché era interrotta, farai fatica a ritrovarla. Certo, se rimani su quella conosciuta, ma meno bella e troppo scontata, sei sicuro.

Se prendi stradine nuove, spesso troverai fondi chiusi e dovrai tornare, facendo fatica e gestendo la delusione. Però, come per me oggi, forse troverai una spiaggetta che non conoscevi.

Fare cose nuove è difficile, faticoso e spaventoso, ma l’alternativa è stare sulla strada dove ci sono tutti e respirare lo smog del loro tubo di scappamento.

Alla fine, io oggi grazie a questa deviazione, ho fatto più chilometri, che era il mio obiettivo. Succede spesso nella vita.

Tu parti con un piano che dovrebbe portarti a raggiungere il tuo obiettivo, poi qualcuno o qualcosa ti cambia il piano. Ci rimani male, fai un po’ di casino, lavori un po’ di più e alla fine raggiungi il tuo risultato in modo migliore, rispetto al tuo piano originale.

Solo che te ne accorgi dopo.

Ascolta la tua musica, vai alla tua velocità, continua a pedalare, e tieni a mente la direzione dove stai andando.

Arriverai, probabilmente anche in un posto migliore. Nel frattempo, tra un fondo chiuso e l’altro, scoprirai qualche spiaggetta per la prossima gita.

Buona pedalata.

Claudio

 

 

PS Se ti è piaciuto questo post ti piaceranno anche quello sulle Dolomiti, sul Ghiacciaio e sul Pacifico.

 

 

 

Il buono, il brutto e il cattivo

By | Riflessioni

A breve andremo a votare.

Mi sono ispirato al titolo del famoso western, assistendo al duello patetico del teatrino della nostra politica. Ci sarebbe da definire chi sarebbe il buono, visto che di cattivi e brutti ce ne sono tanti.

Riflettevo sul fatto che i tre leader dei partiti più importanti (per numero di voti) sono:

–       un condannato che non può presentarsi alle elezioni

–       un comico

–       un Presidente del Consiglio, che non è mai stato eletto in Parlamento (o Senato) né alle elezioni.

C’è anche da ricordare che nemmeno il comico è mai entrato in Parlamento e che il condannato non ci può più entrare.

Mi dirai, ma sono elezioni per il Parlamento europeo, istituzione da noi molto snobbata, un po’ per pigrizia e un po’ perché i nostri rappresentanti non parlano la lingua. La cosa buffa è che i parlamentari europei del Regno Unito (che è fuori dall’euro), sono super impegnati a Bruxelles perché sanno che le decisioni prese là fanno la differenza a casa.

Siamo messi maluccio. La situazione è difficile e il futuro poco motivante.

La nuova tangentopoli farebbe pensare che tutto è come prima, ma invece è peggio, durante la tangentopoli originale avevamo più speranze di cambiare le cose.

Cosa fare?

Potremmo rassegnarci. Oppure andare all’estero. Oppure fare una rivoluzione, sarebbe la prima in Italia. Tagliamo un po’ di teste in piazza sperando che il dopo sia migliore. Quest’ultima la vedo difficile, sta arrivando l’estate e dobbiamo andare al mare…

Siamo un popolo strano.

Viviamo in uno dei paesi più belli del mondo, con il patrimonio artistico più importante del pianeta ma non facciamo nulla per rispettarlo e/o valorizzarlo.

Siamo un mix di storia, culture e razze… ma invece di trarre vantaggio siamo qui a litigare con bisticci da condominio.

I nostri governati ci fregano da decenni e noi continuiamo a lasciarglielo fare.

In un paese normale, anche del terzo mondo, i nostri 3 non sarebbero i leader dei maggiori partiti.

Nei paesi civili, le persone che rubano vanno in galera e ci rimangono.

Nei paesi moderni lo stato è al tuo fianco, non dietro di te con la mano nelle tue tasche e altro nel tuo didietro.

Viene voglia di andare via, soprattutto a me che ne ho le possibilità.

Viene voglia di andare al mare invece di votare.

Se non fosse che è la nostra ultima occasione.

Non voglio che i miei pronipoti leggano nei libri di storia dell’Italia come noi leggiamo di civiltà antiche ma passate, o come leggiamo di miti come Atlantide.

Io direi di provarci, ne vale la pena.

Anzi come direbbe Yoda, direi di fare.

L’Italia, se lo merita, noi non so.

Decidi tu casa fare ma fai qualcosa.

Buona settimana elettorale.

Claudio

 

 

 

 

Le Barriere alla felicità

By | Riflessioni

Si parla tanto di felicità, l’ho fatto anche io nel mio ultimo libro, proprio nel titolo.

Però, se ci pensi, la felicità è un concetto/emozione molto soggettiva. Per ognuno è una cosa diversa che cambia persino nell’arco della vita.

Una cosa è certa, i blocchi, cioè le barriere che ci separano dalla nostra felicità, sono molto simili, a tutte le età e in qualsiasi livello delle DaS. Certo siamo tutti unici e irripetibili, quindi diversi, però io vedo tante similitudini ovunque vado nel mondo.

Per barriere non intendo cose esterne come soldi, un partner e così via… Intendo le risorse interne, così care a chi come me fa PNL. Tutto nasce da dentro, da chi sei, come sostengo nel mio primo libro edito da Sperling “la vita come TU la vuoi”.

Lo dimostra il fatto che, ci sono persone che sembrano aver tutto ma sono infelici, e altre che sembrano avere poco ma hanno la felicità.

Per renderla semplice parlerò di 5 barriere. Te le elenco così possiamo vedere se sei d’accordo con me.

1. Mancanza di autostima (auto-rispetto, auto-valorizzazione o come vuoi chiamarla tu).

Come puoi essere felice se non ti piaci? Nancy nel suo libro appena uscito (intitolato “crea TE stessa”), parla di essere “encantada de conocerte”. Parla del passaggio che ha fatto tempo fa, durante il quale, ha deciso di essere bella e di piacersi. Come?

Prendendo responsabilità di sé stessa e smettendo di credere alle bugie/giudizi altrui. Per capire meglio leggi il suo libro, è scritto per le donne ma anche noi maschietti possiamo imparare qualcosa.

2. A causa del primo fattore, si cerca continuamente l’approvazione altrui. Si cambia per piacere perdendo se stessi.

L’unico modo per essere felice è essere chi sei. Certo, dobbiamo convivere con gli altri, ma un conto è essere educati un altro è interpretare parti che non ci piacciono. Gli altri hanno sempre aspettative e richieste su come devi essere ma, come dice Joel Olsteen, meglio deludere le aspettative degli altri che ti vorrebbero diverso piuttosto che deludere quelle di Dio che ti ha fatto come sei.

3. Mancanza di una direzione per la propria vita.

È un concetto base nel modo di pensare del Dr. Bandler, co-fondatore della PNL, che io condivido. Gli obiettivi sono importanti ma possono cambiare e non sempre danno la felicità.

Meglio dare una direzione alla tua vita, ti porterà lontano, molto più lontano di dove puoi immaginare. Decidi quale è la tua stella polare e seguila. Ti aiuterà a superare i momenti difficili, a essere allineato con te stesso; ti porterà lontano e soprattutto dove vuoi andare tu.

4. Mancanza di scopo, il mio cavallo di battaglia!

Lo scopo è il perché fai quello che fai, che secondo me è alla base di tutto. Non a caso mi sono innamorato delle DaS.

Lo scopo ti dà forza, motivazione e un senso. Troppi coach pensano solo agli obiettivi e/o alla visione. Alcuni non sanno nemmeno cosa sia uno scopo!

Lo stesso vale per le aziende. Perché fai quello che fai? Al servizio di chi/cosa vivi, lavori, ti impegni?

Chi ha risposte a questa domanda vive meglio, qualsiasi sia la situazione in cui vive.

5. Mancanza di priorità.

In una vita sempre più complessa non hai tempo per tutto, sempre. Devi scegliere cosa lasciar fuori. Se ti manca autostima, se cerchi sempre l’approvazione, se non hai direzione e soprattutto ti manca uno scopo, sarai sempre alla mercé della situazione, delle priorità altrui, delle cose che accadono.

E nel frattempo la tua vita passerà…

Chi ha queste cose ben chiare ha una vita di qualità, ecco perché è felice.

Non dico nulla di nuovo, è scritto in tutti i testi sacri. I filosofi lo dicono da sempre, sono concetti quasi ovvi.

E per questo spesso dimenticati.

Claudio

 

 

 

Vedere anche gli altri

By | Riflessioni

Sono sempre sorpreso dall’incapacità di molti di riconoscere e/o festeggiare il successo altrui. Purtroppo non riesco ad abituarmi a questa cosa.
Per queste persone dovresti festeggiare ogni loro azione (attenzione ho detto azione, non successo), ma quando sei tu a raggiungere qualche traguardo loro ti ignorano.

A volte ti considerano fortunato, spesso t’ignorano. Conta solo quello che fanno loro.

Penso che in questa moltitudine di persone ce ne siano alcune che non ci arrivano proprio. In altri casi, avrebbero la possibilità di capire e festeggiare con/te, ma non lo fanno.

Mi chiedo, perché?

Sono invidiosi? Cioè non sopportano che tu, e non loro, abbia raggiunto un obiettivo?

Vivono nella scarsità? Cioè pensano che se tu hai qualcosa, in qualche modo, la togli a loro?

Sono stupidi? Cioè non capiscono che rallegrarsi con te  è giusto (e bello) ma, addirittura, utile?

Sono limitati? Cioè non riescono ad andare oltre sé stessi?

Me lo chiedo da tempo, e in questi giorni, dopo aver visto qualche caso emblematico, non trovo una risposta.

È così difficile?

Sembra che in questi giorni l’Universo abbia voluto farmi vedere questo comportamento, purtroppo, così comune. Quasi contemporaneamente, mi ha presentato un paio di persone che, pensando di essere più furbe di me, hanno cercato di “fregarmi” con giochetti infantili.

Sono io in uno stato non funzionale, o esiste questa brutta abitudine che sta crescendo?

Non credi che festeggiare le persone per i loro successi dovrebbe essere naturale, bello e normale? Si potrebbe fare anche solo per opportunità. Cioè per convenienza, per rendersi più simpatici e sperare che quando sarai tu a raggiungere qualche obiettivo riceverai, proprio da loro, tanti complimenti.

Ci sono tante ragioni per farlo, e pochissime per non farlo.

Mi sfugge qualcosa.

Claudio