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Aprile 2014

Libertà

By | Riflessioni

Tempo fa ho cercato, senza riuscirci, di spiegare a un mio amico americano la festa del 25 aprile. Non capiva come mai festeggiassimo il giorno in cui è finita la guerra che il nostro alleato aveva iniziato. Gli ho detto che festeggiavamo la liberazione dal fascismo, e lui non capiva come mai festeggiassimo la liberazione da parte di stranieri, di una cosa che avevamo fatto noi. Di fatto, ci avevano liberato da noi stessi.
Sicuramente il mio fallimento nel fargli capire la cosa nasceva dalla sua mentalità, dalla mia incapacità e dalla situazione storica che crea ancor oggi polemica.

Però quella nostra conversazione mi diede da pensare.

È possibile che dobbiamo liberarci da noi stessi?

Spesso ci impegniamo a liberarci dagli altri, dalle cose fuori di noi e troppo poco da noi stessi, dalle nostre paure, convinzioni limitanti, ego, storie, zavorre…

Piero Pelù in una canzone che mettiamo spesso nei corsi dice: “libera, libera la mente prima che si liberi di te”… che bella frase!

L’altro giorno guardando un documentario sui Clash, ho sentito una frase che ho riportato su Facebook; è di un giamaicano loro grande amico: “pochi sanno veramente cosa era il Punk. Era un modo di vivere. Non aveva nulla a che fare con le spille, le creste o le chitarre chiassose… Si trattava di essere liberi. Invece che farsi dire cosa si poteva o non si poteva fare, volevamo essere noi a scegliere.”

Ci sono tante dittature. Ci sono quelle di governanti che, spesso, vengono prima eletti democraticamente. Ci sono quelle dei nostri pensieri che, come i dittatori una volta al potere, non se ne vogliono più andare.

Fanno danni, ma continuano imperterriti. Convincerli a lasciare è difficile, quasi impossibile. Bisogna fare una rivoluzione.

Lo stesso vale per i nostri modi di pensare. A volte è difficile farli uscire dalla nostra mente. Per liberarci, spesso, serve qualcosa di drastico.

La buona notizia è che lo puoi fare anche con piccole azioni. Poi il processo è generativo, cioè si espande da solo.

Puoi iniziare dal fare qualcosa di nuovo.: leggere un libro che dice cose diverse da quelle che pensi, parlare con persone che vedono il mondo in modo differente da te, frequentare un corso, fare un viaggio…

Basta persino cambiare il modo di porsi verso i problemi, la vita, gli altri…

L’importante è che non lo fai per cambiare, cambiare è facile e non sempre utile.

Meglio farlo per essere libero, cioè per avere tante scelte e avere la capacità di sceglierne una, o due o tre, o quattro…

Ci sono persone che si sono tinte i capelli e messo una spilla nel labbro per essere liberi e aprirci la strada. Altre che hanno studiato e lottato. Altre ancora che hanno lavorato duramente. Molte sono persino morte.

Avere la possibilità di essere liberi e imprigionarsi da soli sarebbe uno spreco imperdonabile.

Festeggiamo la libertà. Non solo il 25 aprile ma tutti i giorni in cui possiamo.

Insegniamo gli altri a fare lo stesso. Magari iniziando dai nostri figli.

Quella sì che sarebbe una bella rivoluzione.

Claudio

 

 

 

Amerai il prossimo tuo come te stesso

By | Riflessioni

Quante volte hai sentito questa frase? Forse, come me, troppe fino a non capirne più il significato.

Facciamo un piccolo ragionamento insieme, se vuoi. È su qualcosa a cui ultimamente penso spesso.

Sarà la crisi, sarà la primavera (e prima l’inverno), sarà qualcos’altro che non capisco, ma io vedo sempre meno gente felice e amorevole. Sono tutti incazzosi, maleducati e poco gentili.

Entri nei negozi e nei bar e nessuno ti sorride. Lasci passare qualcuno nel traffico, anche se non ha la precedenza, e non ringrazia. Chiami il servizio clienti di qualche azienda e sembra di dare fastidio.

Cosa sta succedendo?

Teoricamente se fosse la crisi, dovremmo essere tutti più cortesi. Mancando lavoro dovremmo coccolare i pochi clienti che abbiamo. Se pensiamo al di fuori dall’ambito lavorativo, sappiamo che i momenti di difficoltà dovrebbero unire le persone non allontanarle. Se vai nei paesi veramente poveri, vedi solidarietà, gentilezza, sorrisi…

Da noi, no.

Eppure siamo il paese cristiano per eccellenza, abbiamo il Papa a Roma e il catechismo nel passato di quasi tutti noi, e queste parole sono di Gesù, mica di uno qualunque.

Mi dirai che lui era diverso. In Dinamiche a Spirale sicuramente ragionava a livelli altissimi. Forse era un po’ hippy, poi erano altri tempi…

Un fatto è certo: la frase è linguisticamente molto interessante.

Dice “amerai il prossimo tuo come te stesso”.

Presuppone che tu ti ami. E forse è qui il problema. Probabilmente le persone sono maleducate con gli altri perché lo sono con se stesse.

Dice “il prossimo tuo”, non tuo figlio o tuo madre. Il prossimo, che è chiunque.

Quindi?

Non saprei, ma, ho un paio di idee.

Non ci amiamo abbastanza. Cioè, non amiamo noi stessi perché non facciamo nulla per crescere, migliorarci e soprattutto accettarci. Io mi chiedo: come possiamo pensare che lo facciano gli altri se non lo facciamo noi per primi?

E/o siamo troppo focalizzati su noi stessi e poco sul prossimo. Cioè, ci mettiamo al centro dimenticandoci che siamo parte di una famiglia/squadra/comunità da cui dipendiamo.

E/o vediamo gli altri come nemici, estranei, entità staccate, invece di capire che siamo davvero tutti fratelli e sorelle.

E/o non lavoriamo su noi stessi, investiamo tempo ed energie per conquistare e accumulare cose, invece di crescere come esseri umani (essere non fare o avere).

Sono sicuro che hai altre idee, mi piacerebbe conoscerle.

Se ti va, scrivile qui sotto nei commenti.

L’idea non è di giudicare nessuno, neppure di fare un processo alle intenzioni. È di capire per aiutarci l’un l’altro a vivere meglio.

Che ne dici?

Claudio

 

 

 

 

 

 

 

Perché mi piacciono le Dinamiche a Spirale

By | Extraordinary

Molti mi chiedono come mai mi sono così appassionato con le DaS. Chi mi conosce, non mi ha mai visto così pieno di carica, nemmeno per la PNL.

Come forse sai, per me tutto è iniziato grazie a Tony Robbins, ancora una volta…

Ho scoperto la PNL grazie a lui e anche le DaS. Queste ultime mi hanno dato una risposta alla domanda che mi faccio da quando sono piccolo: “perché le persone fanno quello che fanno?”

In PNL non si chiede “perché?”, cioè lo si fa ma in quella metodica vogliamo capire “come”, per modellare quello che funziona e modificare quello che non funziona. Se/quando chiedi “perché?”, lo fai per capire i motivi da cui nasce la motiv-azione. Infatti vai a livelli più profondi (convinzioni, valori e così via) per capire cosa c’è dietro, esattamente quello che fanno le Dinamiche a Spirale.

Tony Robbins si definisce il “why guy”. L’uomo che scopre il “perché” dei comportamenti per poter aiutare le persone a fare meglio. Nulla di nuovo, nelle religioni succede da migliaia di anni.

Nonostante abbia sentito questo concetto per decenni, per qualche ragione mi sfuggiva. Negli ultimi anni però ha risuonato in me.

Il “perché” è alla base di tutto.

Dopo aver capito questo, ho iniziato anche io a partire dalle motivazioni e da lì è nato il mio metodo, l’one hand coaching.

Contestualmente notavo che molti partivano da lì. Come quando compri un’auto e vedi che ce ne sono in giro tante, mi accorgevo di non essere l’unico. Simon Sinek, speaker a Ted e al prossimo WOBI, ci ha persino scritto un libro.

Ecco la ragione per la quale mi piacciono così tanto le DaS. Mi hanno dato una risposta a quella domanda, una domanda che mi sono sempre posto sin dai primi anni di vita:

“perché le persone fanno quello che fanno?”.

È stata la domanda che mi ha spinto a studiare e formarmi fino a conoscere prima Robbins, poi la PNL , tutto il resto incluso le Dinamiche a Spirale.

Certo, lo so, ci sono altre metodiche. Il mondo, grazie a Dio, è ricco di risorse. Da persona semplice e pratica quale sono, adoro le DaS. Mi danno strumenti utili che funzionano. Come Coach non posso riempirmi la bocca di ragionamenti complessi, devo riempire il mio cv di risultati concreti.

Non solo, come essere umano, riesco a capire cosa mi spinge a fare quello che faccio così posso motivarmi quando mi manca la spinta, e soprattutto, capire come cambiare le cose che faccio ma non mi piacciono.

Tu sai perché fai quello che fai?

Io ti consiglio di investire un po’ per scoprirlo. Ne vale la pena.

Se ci pensi, tutte le persone straordinarie sono tali grazie allo scopo che hanno, non agli obiettivi. Lo scopo è alla base della forza che parte dalla loro anima e cuore. Gli obiettivi sono solo i modi per servire (cioè essere al servizio di) lo scopo.

Chi ha solo obiettivi, ma non ha uno scopo, vive di spinta, quella motivazione che ti consuma nel tempo. Chi ha scopo vive attratto, verso… una forza che ti dà energia e vita.

Con le Dinamiche a Spirale ho scoperto un modo per capire velocemente cosa motiva le persone. Nel mio lavoro è determinante saperlo fare.

Non so che lavoro fai tu ma sicuramente ti servirebbe capire cosa spinge il comportamento delle persone attorno a te.

Ancora di più, ti servirebbe sapere cosa spinge te? Lo sai?

Scoprilo. Con le DaS, il Coaching, la religione, lo Yoga, la Meditazione, i Boy Scout o quello che vuoi.

È della tua vita che stiamo parlando. Direi che è importante.

Buona settimana di Pasqua, che sia una settimana di rinascita e riscoperta.

Claudio

 

P.S. Se vuoi sapere di più sulle DaS puoi leggere il mio ebook introduttivo (anche in versione audio) o il libro di riferimento che ho avuto l’onore di scrivere con i due “guru” che saranno a Milano per i corsi certificati.

 

 

 

Abitudini per essere infelice

By | Riflessioni

Settimana scorsa ho avuto il grande piacere e onore di fare una lezione all’Istituto Europeo del Design. In aula avevo tante belle ragazze e ragazzi. Belli esteticamente e dentro. Con sorrisi di chi ha ancora voglia di sognare e credere nel futuro. Quel sorriso che manca così tanto nelle strade e che però ha chi fa qualcosa per trasformare i sogni in realtà, nonostante tutto

La lezione era sulla gestione del tempo e per l’occasione hanno riunito delle classi diverse da tre Master. Considerato che volevo fare un ottimo lavoro, ho evitato di limitarmi a parlare di gestione del tempo. Per fare quello basta un’agenda e un orologio. Se proprio ti servono consigli, basta ascoltare il mio audio corso.

Volevo fare meglio e così ho parlato di gestione della vita, gestione delle attività, della tua efficacia – che può fare la vera differenza nella vita di qualcuno.

Quando sei giovane ti sembra di avere tanto tempo. A volte lo sprechi. Spesso non impari a gestire la tua vita e così la gestiscono altre cose. Uno spreco terribile!

In PNL si modella l’eccellenza. È un principio banale e spesso snobbato, se vuoi avere risultati straordinari, basterebbe fare quello che fanno le persone che hanno quei risultati. Infatti chi ha una vita felice fa, più o meno, le stesse cose in qualsiasi parte del mondo.

Questo vale anche al negativo. Chi è insoddisfatto o infelice, spesso, fa le stesse cose.

A mio avviso le persone che hanno poche soddisfazioni o felicità nella vita fanno una o più di queste 5 cose.

1. Non hanno obiettivi, tanto meno una visione.

Lo scopo non sanno nemmeno cosa sia. È un concetto base nel mondo della crescita personale. Lo è anche nel business e nel mondo dei viaggi. Se non hai una meta vagherai a vuoto. Non c’è bisogno di uno scienziato che spieghi come funziona la mente umana, nemmeno di un coach che ti dia le ragioni psicologiche, basterebbe il buon senso.

Sono sempre sbigottito da quanto tempo le persone investono a pianificare le vacanze e quanto poco ne dedicano a pianificare la vacanza più importate, la loro vita.

2. Se hanno degli obiettivi non fanno nulla per ottenerli.

Conosco troppe persone che preferiscono rimandare a domani. Se vuoi rimandare qualcosa rimanda tutto quello che ti allontana dai tuoi sogni. Le diete non si iniziano mai di lunedì, a meno che oggi sia lunedì. Ci vuole solo un po’ di autodisciplina. Decidi cosa vuoi, pianifica le cose da fare per ottenerlo e poi fai. E, invece di lasciarti tentare dalle attività perditempo come Facebook, agisci! Credimi non ci vuole così tanto.

Se ti guardi in giro c’è tanta gente che fa. Parla poco e fa tanto, non sono geni ma facendo, ottengono di più.

3. Sono disordinati.

Mi spiego meglio. Disordinati nel modo di pensare, nel modo di vivere. Hanno un sacco di cose in giro, di situazioni irrisolte, di casini messi lì. Come se le situazioni si risolvessero da sole. Basta lasciarle in un lato e per magia si mettono a posto. Se hai 8 e 10 anni, come le nostre figlie, ci sta che pensi così. Puoi sperare che papà e mamma, se sono poco furbi come me, metteranno a posto. Prima o poi però non lo faranno più, devi farlo tu.

Le persone efficaci mettono a posto. Le cose per casa e anche le situazioni con le persone.

4. A causa di quello appena scritto sono circondati dal chaos.

Hanno tutto in giro. La cartella della posta in entrata piena, l’armadio che scoppia, la macchina che sembra un deposito e la testa intasata. Ovviamente questo non aiuta. La vita è già abbastanza piena, se non fai pulizia di tanto in tanto ti ritroverai senza spazio. Come nel pc, se non elimini qualcosa, riempi sempre il disco fisso.

Le persone efficaci fanno decluttering regolarmente. Eliminano quello che non serve o riempiono senza dare nulla. Siano i maglioni in armadio che non mettono più, i file nel pc o altro.

Se vuoi avere ciò che non hai ancora, devi fare spazio. Elimina quello che c’è da eliminare.

5. Per le ragioni sopracitate non hanno focus, che era il main motive della mia lezione allo IED.

Tony Robbins dice che l’energia va dove mettiamo attenzione. È ormai stra-provato che la tua realtà soggettiva dipenda da ciò a cui presti attenzione. Se hai una visione (o degli obiettivi), fai qualcosa per raggiungerli, tieni le cose in ordine, evita il chaos ed avrai poche distrazioni. O meglio, quelle che avrai saranno utili.

Un conto è prendersi una pausa per riposare, un altro è – nel mezzo di una cosa importante- lasciarsi distrarre da qualcosa che non lo è. Goethe diceva che le cose importanti non dovrebbero essere alla mercé di quelle non importanti.

Se ci pensi sono tutte cose semplici. Basterebbe non farle e fare il contrario.

La mia domanda è: quante persone conosci che, nonostante teoricamente sanno cosa dovrebbero e non dovrebbero fare, nella vita applicano il buon senso?

Io poche, ecco perché ho tanto lavoro.

Buona settimana.

Claudio

 

 

 

 

 

Chi è senza peccato scagli la prima pietra

By | Riflessioni

La parabola a cui si rifà questa frase, con quella dei talenti, è una di quelle che mi piacciono di più. Ci ricorda qualcosa troppo spesso dimenticato.

Lo so, ho già scritto e parlato di quello di cui scriverò, ma lasciamelo fare anche oggi.

La critica verso gli altri è una cosa che mi ha sempre affascinato, ultimamente mi infastidisce sempre di più. Non il concetto in sé, criticare è umano a volte persino utile, ma il modo di molte persone è insopportabile.

In Extraordinary cerchiamo di criticarci da soli per migliorare, e cerchiamo di ascoltare i feedback che ci arrivano con apertura mentale. Non sempre ci riusciamo ma facciamo del nostro meglio.

Io parlo di chi critica senza titolo. Senza sapere, senza aver fatto nulla di meglio di chi sta criticando.

Lo sappiamo di essere un popolo di commissari tecnici della nazionale di calcio, tutti più bravi di chi gestisce atleti professionisti in partite importantissime. Dal nostro bel divano, con i nostri trofei vinti (forse) alla playstation, abbiamo consigli e giudizi da dispensare a chi è in panchina.

Quello che mi incuriosisce è proprio questo: meno hanno titoli per criticare più lo fanno. Sembra una legge matematica.

Tutti a pontificare, tutti a dire qualcosa.

Parliamoci chiaro, sto parlando di critiche non di giudizi e mi spiego meglio.

Facciamo che andiamo al cinema e vediamo un film che ha vinto il premio oscar. Paghiamo il biglietto e lo guardiamo. Al termine della proiezione, da spettatori paganti abbiamo il diritto di esprimere il nostro giudizio. Possiamo dire che ci è piaciuto o meno. Possiamo confrontarci sul fatto che lo abbiamo capito o no e così via… ci sta. Posso andare a mangiare da Cracco, Bastianich o Barberi e dire che quello che ho appena assaggiato non mi piace. Sarà anche buono ma può non piacermi.

Io parlo di altro. Parlo di chi non paga, non sa cucinare, non assaggia ma giudica!

Parlo di persone come una che ho conosciuto tempo fa, che arrivano in azienda e dal primo giorno hanno qualcosa da dire su tutti i colleghi, nonostante non abbiano ancora dimostrato niente a nessuno. Questa che ricordo aveva giudizi e critiche su tutto e su tutti, mancando di rispetto a chi aveva creato l’azienda per la quale lei ora, aveva la fortuna e l’onore di lavorare. Ovviamente nessuno è perfetto, soprattutto in quell’azienda, ma lei lo era ancor meno e criticava.

Se ci fai caso, quelli davvero bravi non criticano. Esprimono il loro giudizio, quasi sempre motivandolo ma senza criticare. Sanno che tutti siamo perfettibili e che probabilmente la persona che ha fatto, ha mille ragioni per fare quello che fa come lo fa.

Nella mia esperienza di Coach, quando ho lavorato con squadre sportive, potevo sapere il perché di certe decisioni dell’allenatore. A volte chi era in panchina non era in forma e si era deciso di non dirlo alla stampa. Oppure stava in panchina per altre ragioni che, chi non vive la squadra, non poteva sapere e soprattutto capire.

Criticare è facile, basta aprire la bocca e dar fiato alle corde. Non ti serve sapere anzi, meno sai meglio critichi.

Quando sai, tendi a stare zitto. Se sai, non ti permetti di giudicare perché capisci che lui (o lei) sta facendo bene, sicuramente meglio di come faresti tu.

Quelle poche volte che sei convinto che tu faresti meglio, ti limiti a dare il tuo giudizio e come fanno quelli bravi, lo motivi per assicurarti che sia chiaro a tutti che è solo la tua opinione.

Le persone saggie lasciano le pietre per terra.

Buona settimana.

Claudio