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Febbraio 2014

Felicità e scopo nella vita

By | Extraordinary

Il grande Viktor Frankl, psichiatra sopravvissuto all’Olocausto, disse tempo fa, che la vita diventa inaccettabile non per circostanze ma per la mancanza di scopo.

Considerato che, ritengo che il primo passo nel Coaching sia la definizione dello scopo e non degli obiettivi, sono d’accordo.

Molti ritengono che la felicità derivi dall’avere uno scopo bene definito e di vivere la propria vita allineata a esso. Io da tempo, ripeto che chi ha uno scopo ben definito ha una forza straordinaria che gli permette di andare oltre le difficoltà, anche quelle estreme come quelle vissute da Viktor Frankl.

Altri pensano che scopo e felicità siano legati tra loro. Se vivi il tuo scopo sei felice, altrimenti no. E’ poi vero?

Quando stavo scrivendo il mio ultimo libro, “prendi in mano la Tua felicità” dove spiego il mio metodo di Coaching (l’one hand coaching), mi sono imbattuto in molte ricerche ed esperti che dicevano la stessa cosa.

Lo scopo è alla base di tutto. Robbins lavora sul “perché” fai quello che fai da sempre, così fanno gli esperti di Dinamiche a Spirale, recentemente Simon Sinek (ospite al Word Business Forum di quest’anno), ha puntualizzato il concetto nel mondo del business.

Contestualmente ci sono state moltissime ricerche sulla felicità, alcune le ho riportate nell’audiolibro “come ritrovare la Tua felicità”. Tra queste la più famosa di Seligman e l’ultima di Achor ricercatore ad Harvard.

Tutto questo materiale ci conferma che la felicità è davvero correlata allo scopo e alla capacità di dare significato alle cose che accadono.

Nello stesso tempo, altre ricerche dimostrano che non è sempre così. In un articolo pubblicato dal Prof. Roy Baumeister (con il suo team della Florida University), sul Journal of Positive Psychology  e ripreso dal Dr. Daisy Grewal di UCLA sul Scientific American, si evince una piccola ma sostanziale differenza tra una vita felice e una vita di scopo.

La felicità secondo il loro studio non sempre porta a vivere il proprio scopo. Non a caso tutti, anche tu ed io, abbiamo molti momenti felici che sono fine a se stessi. Spesso la felicità è più presente quando le cose vanno bene, abbiamo momenti facili, liberi… anche senza uno scopo e questo ci fa sentire bene.

Avere un senso nella vita in queste situazioni sembra essere superfluo. Se sei in un bel posto, in buona compagnia e ti godi il momento, non ti serve molto altro.

Lo stesso vale per il denaro. Come spiego spesso, le ricerche ci dicono che non sono i soldi che guadagni a darti più o meno felicità, ma come li spendi. Come li usi può aumentare la tua felicità ma, come confermato dagli studi internazionali di Shigehiro Oishi (University fo Virgina) e di Ed Diener (soprannominato il Dottor Felicità), i soldi non danno più significato o senso di scopo alla tua vita.

Di fatto è vero il contrario. Chi è povero tende a dare un senso funzionale alle cose e uno scopo alla propria esistenza. Chi ha problemi da risolvere, ha più bisogno di scopo che di denaro o felicità. Non a caso gli studiosi dicono che con i soldi puoi comprare la felicità ma non una vita di significato.

Una cosa chiara è che le relazioni sono alla base della felicità e anche di una vita di significato (o scopo). Lo dimostrano tutte le ricerche fatte fino ad oggi e lo conferma il tuo e mio buon senso.

Morale? Considerato che nella vita non va sempre tutto bene, soprattutto ultimamente, io mi porto a casa questo messaggio:

“per essere felice basta poco, per andare oltre le difficoltà serve avere uno scopo di vita”.

Il segreto forse sta proprio in quello. Godere dei momenti facili e saper crescere in quelli difficili. I ricercatori suggeriscono che la felicità arriva quando hai quello che vuoi, mentre il significato più alto (lo scopo), viene quando sei costretto a dover gestire quello che non vuoi.

Gli stessi ricercatori ammettono che, tutto l’interesse di questi anni verso la felicità sia probabilmente motivato dal fatto che abbiamo sempre di meno di ciò che vorremmo e sempre più problemi e sfide, di cui faremmo volentieri a meno.

Se mi conosci sai che sono convinto che entrambi le cose siano necessarie. Ho conosciuto troppe persone che avevano tutto; erano felici nel momento, ma vuote nella vita. D’altro canto, ho conosciuto anche tante persone che hanno avuto una vita ricca di significato ma povera di felicità.

Dico una cosa scontata ma da dire: “meglio avere entrambe”.

Quindi: godi dei momenti felici e crea uno scopo per gestire le difficoltà,  riempiendo la tua esistenza di significato.

Buona settimana.

Claudio

 

 

Preconcetti e stupidità

By | Riflessioni

L’altro giorno io e Martina siamo andati a sciare al Tonale. Nevicava, ma le avevo promesso che saremmo andati e così abbiamo fatto.

Il giorno prima, passando per uno dei paesi della valle, abbiamo visto una ciaspolata. Di fatto, abbiamo visto solo l’arrivo dove i partecipanti si congratulavano e sorseggiavano vin brulè. Vedendoli mi è venuta voglia, e mi sono ripromesso di berne un po’ anche io a fine sciata il giorno dopo.

La mattina seguente, io e la mia principessa ci siamo svegliati, preparati e siamo andati a prendere la funivia. La neve cadeva fitta, lo spettacolo era bellissimo, un quadretto di montagna perfetto.

Nella cabina della funivia con noi c’erano tre ragazzi. Un maschio e due femmine abbastanza giovani, parlavano una lingua che non riuscivo a riconoscere. Era una lingua dell’est europeo, non russo, ma giù di lì. A volte, buttavano lì una parola in inglese.

Le due ragazze carine, il ragazzo simpatico, con il tipico viso di chi viene dall’est. A un certo punto, lui tira fuori un termos e si versa nella tazza una bevanda calda, rossa… dello stesso colore del vin brulè.

Tra me e me penso, un po’ presto le nove del mattino per bere alcool… detto questo mi rendo conto che se è russo (o giù di lì) per loro è normale. Guardandolo bene, mi rendo conto che ha la tipica faccia dell’ubriacone dell’est. Occhi piccoli, denti storti… poi ride continuamente, sarà sicuramente ubriaco.

Il fatto che dalla tazza non uscisse nessun odore di vino avrebbe dovuto darmi qualche indizio, ma la mia mente era già partita nel suo trip. Mi facevo i miei film su quel ragazzo, sul fatto che beveva e sarebbe stato pericoloso sulle piste. Chissà poi cosa faceva con le due ragazze…

Improvvisamente mi sono svegliato!

Martina mi ha chiesto che lingua fosse quella parlata dai nostri amici, e così ho chiesto. Era polacco. Il ragazzo simpaticissimo beveva un tea biologico, ecco perché non c’era l’odore di vino! Un tea biologico super sano, che io, nella mia mente distorta, avevo trasformato in vin brulè.

Io, il grande coach, trainer e bla, bla, bla…

Lo ammetto, nonostante tutta la crescita personale che ho fatto, sono stato vittima dei miei stessi preconcetti (che pensavo di aver rimosso completamente) e mi sono comportato da stupido.

Ho fatto quello che non sopporto quando viene fatto a me con i “sì, voi bergamaschi di qui, voi settembrini di là, voi mancini, maschi, trainer di PNL, robbinsioniani…” e così via

Capita! Nulla di male, “errare humanum est”, l’importante quando sbagli è accorgerti e imparare.

Non sono perfetto, non lo è nessuno. Siamo tutti pieni di preconcetti e minchiate imparate chissà quando e chissà da chi.

Tu quali hai? Ti fanno distorcere la realtà come hanno fatto a me? Sei sicuro di vedere le cose come sono?

Se io posso trasformare un ragazzo simpatico, che beve tea biologico, in un ubriacone che bene vin brulè, sono sicuro che faccio anche altre stupidate.

E se sei normale, probabilmente ne fai anche tu.

Che dici?

Claudio

 

 

 

 

Mentori, guardiani e uomini piccoli

By | Riflessioni

Nel viaggio dell’eroe (la metafora di Joseph Campbell molto usata in PNL), ci sono due figure importanti che accompagnano il protagonista: i mentori e i guardiani. I primi ti aiutano a crescere, ti sfidano ad andare oltre, ti spingono a essere migliore. I secondi cercano di tenerti come sei, ti limitano, ti dicono che è meglio lasciar perdere. Entrambi fanno quello che fanno perché ti vogliono bene, hanno solo due modi opposti di farlo.

Abbiamo tutti mentori e guardiani nelle nostre vite. A volte sono addirittura le stesse persone che in alcuni momenti, o aree di vita, prendono un ruolo o l’altro. Sono utili, direi necessari. Senza di loro saremmo soli nel nostro viaggio.

Nella versione del viaggio dell’eroe di Joseph Campbell non c’è una figura che secondo me c’è nella vita reale di tutti: gli uomini piccoli.

Gli uomini piccoli sono come i guardiani, cercano di limitarti, ma a differenza di quest’ultimi non lo fanno perché ti vogliono bene, lo fanno perché hanno paura.

Vedono e sentono la tua forza inespressa. Conoscono il gigante dentro di te e vorrebbero rimanesse addormentato. Se uscisse, ricorderebbe la loro mediocrità fatta di giochetti sporchi, di sotterfugi e di meschinità.

Non c’è nulla di male nell’avere difficoltà nella vita. Le abbiamo tutti. Non c’è nulla di cui vergognarsi nell’avere paura, è un’emozione naturale. La paura però ci blocca, ci limita.

I guardiani hanno paura che tu ti faccia male nel crescere, ti vorrebbero sempre come sei per non rischiare nulla.

Gli uomini piccoli hanno paura che tu cresca al punto di non essere più controllabile perché, come già detto, se crescessi dimostreresti le loro stesse mancanze, renderesti visibile la loro piccolezza.

La cosa buffa è che nonostante la loro evidente piccolezza, si sentono grandi. Hanno qualcosa da dire su tutto e tutti. Pontificano e giudicano. Ti dicono cosa è meglio senza sapere chi sei, cosa vuoi o di cosa stanno parlando…

I mentori ti mettono in difficoltà per obbligarti a crescere. Vedono le mancanze in te, o nel tuo piano e te le mostrano chiedendoti di riempirle. I guardiani vedono le stesse cose ma ti chiedono di nasconderle, di far finta che non esistono. Gli uomini piccoli le vedono, non te le mostrano, così non migliori e le possono usare contro di te.

Io più che uomini piccoli preferisco chiamarli con il loro vero nome: gli stronzi!

Gli stronzi vorrebbero un mondo pieno di persone più piccole di loro per potersi sentire grandi. Vorrebbero che tu rimanessi pauroso, dubbioso e senza risorse per gestirti. Vorrebbero che tutto fosse sotto controllo, senza sbalzi, senza nulla di difficile da gestire.

Ma, se tu sei l’eroe (o l’eroina), non puoi rimanere fermo. La vita ti porterà sfide che accetterai e quindi crescerai, migliorerai. Ad ogni passo i mentori e i guardiani ti affiancheranno. Così faranno anche gli stronzi.

Questi ultimi faranno di tutto per fermarti. Saranno spietati. Non ascoltarli! Più successi avrai,  più cercheranno di ferirti, di toglierti energia, autostima… tutto. Non ascoltarli!

Segui il gigante che è dentro di te.  Segui il tuo cuore/anima/passione. Scegli bene i mentori, i guardiani e tutti gli altri compagni di viaggio.

Evita gli stronzi. Sarà difficile farlo, come le sanguisughe ti si appiccicheranno addosso. Loro non sopportano vederti felice e soddisfatto, è come un fallimento personale per loro.

Se lasci che la loro influenza prenda il sopravvento diventerai uno di loro. Un po’ come i vampiri che, una volta che ti hanno tolto tutto il sangue, ti rendono a tua volta un vampiro.

Ce ne sono già tanti di stronzi in giro. Abbiamo bisogno di eroi ed eroine che possano diventare mentori per altri futuri eroi.

Conto su di te.

Claudio

 

 

 

Lo sport più praticato al mondo

By | Riflessioni

Pensavo, anzi ero convinto, che il calcio fosse lo sport più praticato al mondo. Non a caso in quasi tutti i paesi del globo è il più famoso e seguito.

Mi sbagliavo.

La scorsa settimana nei miei viaggi italiani e stranieri, ho capito che è un altro sport a vincere su tutti: “lamentarsi”.

L’ho capito proprio in un’organizzazione che si occupa di calcio, in una situazione che stavamo gestendo, sono arrivato a questa conclusione.

Anche in questo caso, ci sono paesi dove è più o meglio praticato. Ci sono persone che hanno più tecnica, altre che ne hanno di meno ma compensano con la quantità. Come il calcio questo è uno sport che possono praticare tutti, puoi farlo da solo o in gruppo. Le differenze sostanziali sono che non ti serve un pallone e che a questo gioco perdono tutti, in questo gioco è impossibile vincere.

C’è chi è più portato, forse per educazione o storia personale. Chi avrebbe più diritto di giocarci, chi meno. Comunque sia, è molto diffuso, soprattutto ultimamente.

La cosa che mi colpisce sono coloro che lo fanno così tanto per farlo. Magari, vivono situazioni che di fatto sono buone, hanno problemi che la maggior parte delle persone chiamerebbero “sogni”. Nonostante questo, si lamentano, perché chi fa questo sport tende ad aumentare la dimensione delle cose negative e a minimizzare il proprio contributo e/o responsabilità. Per loro la colpa è sempre di qualcun o qualcos’altro, si sentono vittime.

Il tutto a causa della loro passività. Non fanno nulla per risolvere la situazione. Se si mettessero in moto, dovrebbero smettere di lamentarsi e poi risolverebbero le cose togliendo proprio l’oggetto del loro sport.

È un’attività che facciamo tutti, a volte, anche io e te. Per qualche ragione è naturale. Solitamente, meglio stai, più sei propenso a farlo. Chi ha veri problemi, quasi sempre, non ha il tempo materiale per praticare questo sport. Infatti, richiede molte energie fisiche e mentali. Stanca molto. Non solo chi lo pratica ma soprattutto gli spettatori. Direi che è lo sport più stancante per chi lo segue senza giocarlo.

Io cerco di farne poco. Grazie all’educazione che ho ricevuto, al lavoro che faccio e alle persone che mi circondano, non riesco proprio a prendermi il tempo per farne un po’. Forse è per questo che mi piace sempre meno. Mi piace poco farlo perché mi stanca e mi annoia tantissimo. Mi piace ancor meno vederlo fare, perché mi infastidisce.

Sono sempre meno tollerante di chi si lamenta e non fa nulla. Magari poi aggiunge giudizi sommari (da somari, nel senso di asini, quali sono), e commenti gratuiti sulle persone “fortunate”, che hanno quello che loro vorrebbero.

Tempo fa, cercavo di spiegare a questi professionisti della lamentela che queste altre persone non sono fortunate; certo, la fortuna aiuta ma solitamente arriva nella vita di chi la cerca e la crea.

Lamentarsi non ha mai attirato nessuna fortuna.

Se leggi il mio blog dubito che tu sia un professionista della lamentela. È possibile però, che tu abbia degli esempi nella tua vita privata o professionale.

Se ci sono, ti consiglio di perdere poco tempo con loro. Non solo nell’ascoltarli ma anche nel cercare di spiegare loro che tu sei “fortunato” perché ti sei impegnato, non perché è arrivato tutto dal cielo.

Se vogliono cambiare e hanno bisogno di aiuto, vale la pena aiutarli, se lo meritano! Se invece gli piace praticare questo sport meglio se ti fai da parte. Aiutarli, significherebbe togliere loro un divertimento a cui non possono fare a meno, e a te la qualità di vita che solo noi “fortunati” possiamo avere.

Continua ad essere “fortunato” e lascia che loro facciano sport.

Claudio