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Novembre 2013

Buone abitudini

By | Riflessioni

Le abitudini sono alla base della qualità della tua vita. Non è quello che fai ogni tanto che conta, è quello che fai sempre, tutti i giorni, anche se piccolo, che fa la vera differenza.

Wikipedia definisce le abitudini così:

“L’abitudine (dal latino habitudo, habitudinis, struttura fisica o morale) è la disposizione o attitudine acquisita mediante un’esperienza ripetuta. Questa disposizione è insita nel comportamento degli esseri umani e degli animali. E’ stata alla base della scoperta del rito dell’abitudine.”

Io sono convinto che tu, io e tutti gli altri viviamo la vita che abbiamo creato con le nostre azioni ripetute, cioè le abitudini.

Quando fumavo, per esempio, lo facevo ripetutamente, a volte senza saperlo. Era diventato parte della mia giornata, della mia vita e della mia identità. Smettere ha richiesto impegno.

Sono sempre alla ricerca di cosa rende le persone felici (o di successo), tali. La risposta più semplice è che fanno quello che altri non fanno, ma cosa di preciso?

Oggi vorrei condividere cinque abitudini di pensiero e azione che le persone straordinarie hanno.

1. Non sono avidi. Hai mai conosciuto qualcuno che è diventato ricco, cioè non è nato tale, ma ha creato ricchezza con il suo operato? Hai notato che non è avido? L’avidità porta a essere ossessionati in modo negativo. Porta a credere a sistemi per diventare ricchi senza far fatica, o senza creare valore. Sistemi che non possono funzionare, come non funziona il gioco delle tre carte.

Se vuoi diventare ricco, felice, soddisfatto o altro devi impegnarti, l’avidità non serve a nulla. Meglio l’impegno, la passione, la competenza…

Socrate diceva che chi non è soddisfatto di ciò che ha, non sarà soddisfatto nemmeno quando avrà cosa desidera.

2. Valorizzano di più il crescere e migliorare, rispetto all’avere successo o guadagnare tanto. Avere successo, o soldi, non rende sempre felici. Crescere e migliorare, sì.

Come valuterai la tua vita, e ciò che hai fatto, quando sarai sul letto di morte? Credi che sarai più felice per la somma di denaro che avevi, o per le esperienze, le avventure, le persone, le sfide, l’aiuto che hai dato, le persone che hai amato…?

Non a caso Albert Einstein diceva “cerca di essere un uomo di valore, non un uomo di successo”.

3. Hanno perseveranza e auto-disciplina. Tutti sappiamo cosa funziona, tutti sappiamo cosa dovremmo fare per migliorare. Pochi lo fanno, perché?

Muhammad Ali diceva di aver odiato ogni minuto di allenamento ma in quei momenti pensava a quello che voleva, ai risultati. Sapeva che per essere un campione doveva allenarsi duramente, ecco perché era così disciplinato.

Molti pensano che l’autodisciplina sia un limite, uno sforzo. Io credo che sia la libertà alla sua massima espressione. Invece di essere schiavo dell’emozione del momento, o della pigrizia, sei padrone delle tue azioni e crei quello che vuoi grazie al tuo impegno.

4. Valorizzano le relazioni con gli altri. Nessuno può essere felice, o aver successo, da solo. È impossibile.

Abbiamo tutti bisogno degli altri. Certo non di tutti, solo di quelli giusti per noi. Circondati di persone migliori di te, frequenta gente che come te vuole crescere, che ti ispira, che ti motiva. Crea sorellanza e fratellanza con alcuni di loro.

Credimi, penserai più a loro che al tuo successo quando il tuo viaggio chiamato vita sarà al suo termine.

5. Mantengono le promesse. Soprattutto quelle che fanno a se stessi. Fa un po’ parte dell’autodisciplina se ci pensi.

Far promesse è facile. Parlare è ancora più semplice. Fare quello che si dice è difficile. Potrei farti tanti esempi, ma non serve. Leggi un qualsiasi quotidiano, ascolta qualcuno in TV, o vai al bar dove bevi il caffè e avrai l’esempio da non seguire.

Il mondo è pieno di persone che “dovrebbero” fare qualcosa che non fanno mai, oppure di individui che dicono ma non fanno. Non a caso c’è anche un proverbio a riguardo.

La minoranza fa il contrario. Dice e fa. A volte fa e non dice neppure. Sono quelli che poi hanno i risultati. Quelli che alcuni chiamano “fortunati”.

Non c’è fortuna nel crescere, nel farlo ogni giorno con piccole cose che ti sei ripromesso di fare. Non c’è fortuna nel coltivare le relazioni e nell’essere una persona di valore.

C’è impegno in quello che si fa, volontà di farlo al meglio e rifiuto di accettare la mediocrità.

Sono tanti piccoli extra, non serve fare il botto, basta fare bene ogni giorno.

Le persone straordinarie fanno così e io cerco di fare lo stesso, funziona.

Buona giornata

Claudio

 

E’ uscito il nuovo audio libro

jedi le

 

Papaveri e Disney

By | Extraordinary

La settimana scorsa per il decimo anno della nostra Martina, siamo andati nella bellissima Parigi, con tappa a Eurodisney. Sono stati cinque giorni straordinari, indimenticabili.

Aver visto tempo fa Disneyland a Los Angeles e Disney World a Orlando ha reso, per noi adulti, la visita al parco europeo meno magica. Il commento che mi viene in mente è tanto Euro e poco Disney. Gli euro chiesti all’ingresso, infatti, sono tanti e quindi ti aspetti, e vuoi, il meglio.

Il meglio c’è, trovi attrazioni fantastiche tenute perfettamente. È lo spirito Disney che, rispetto ai parchi americani, manca un po’.

Come Nancy mi faceva notare, le risorse umane lì vengono chiamate “casting”, sì perché a Disney tu non fai un lavoro, interpreti un ruolo. Non sei Maria vestita da Biancaneve, sei Biancaneve. Non sei Mario che fa il cameriere in uno dei ristoranti, sei un Cameriere di Disney che rende il pasto speciale e magico.

Tutto questo è evidente, e lo senti sempre, a Los Angeles e a Orlando, a Parigi purtroppo manca un po’.

Potresti pensare che sono viziato, e forse lo sono, ma per pagare più del triplo di quello che pago a Gardaland, voglio essere viziato. Sono disposto a pagare ma ne deve valere la pena.

Abbiamo speso un sacco di soldi in souvenirs di ogni genere che valgono però il prezzo. Un pupazzo di Woody, che, come dalla foto che Nancy ha messo su Facebook, mi somiglia un po’, costa 25 euro, ma se lo guardi bene, è davvero ben fatto. Li vale.

Il prezzo dell’ingresso al parco lo spendi perché sai che tutte le attrazioni sono super. Anche solo lo spettacolo di fine giornata vale i soldi spesi.

Immagina di vedere venti minuti di video Disney proiettati sul castello del parco da una distanza di 80 metri circa. Il tutto, con uno sfondo di fuochi d’artificio e un fronte di fontane colorate. Venti minuti di spettacolo, tutto sincronizzato a ritmo di musica. Una cosa così incredibile che non potrei mai spiegarti per iscritto e nemmeno a voce.

Quindi, mi chiederai, qual è il tuo messaggio?

Il mio messaggio è che Disney è, non a caso, straordinaria. Detto questo, non sono solo le attrazioni e lo spettacolo a renderla tale, sono le persone a fare la vera differenza.

Noi ci ricorderemo per sempre le emozioni e il divertimento, ci ricorderemo anche i modi del cameriere del diner dove abbiamo pranzato e della cassiera di uno dei negozi, che non erano proprio “Disney style”.

So che non è facile dimenticare i problemi che hai, o forse il mal di testa, per interpretare il cameriere Disney tutti i giorni, me ne rendo conto. Ecco perché in aziende come quella, in molti lasciano velocemente.

Ancora più difficile, è mantenere lo standard di qualità che hanno solo poche aziende come Disney.

Ho citato Woody, il personaggio di Toy Story, perché è famosissimo. Della nuova generazione quel film è il più importante. Lo è sia per gli incassi sia per aver cambiato la storia dell’animazione. E sai grazie a cosa? Grazie a un gruppo di persone che non si sono mai accontentate. Se hai visto il film “Pixar Story” sai di cosa sto parlando.

Il mondo corre sempre più velocemente. La tua vita scorre alla stessa velocità. La concorrenza è altissima e il margine di errore concesso sempre più basso.

Morale, devi alzare i tuoi standard. Non di quello che chiedi ma di quello che offri.

Negli altri giorni abbiamo visitato la città e ovviamente anche musei.

Nella mia beata ignoranza mi sono perso in alcuni dipinti… ignoranza perché conosco troppo poco l’arte, so cosa mi piace ma non sono un esperto.

Tra i tanti uno dove mi sono letteralmente smarrito è stato “i papaveri” di Monet. L’ho guardato per un’eternità…

È un dipinto del 1873, esposto lì e ammirato da anni. Monet, come altri, è ricordato e rispettato perché ha dato tanto. Lo fa ancora nonostante il tempo. Certo paragonare Monet a Toy Story è rischioso, ma lo voglio fare.

Straordinario è oltre l’ordinario. Fuori dalla norma. Lo sono i film Disney e Pixar, lo sono le grandi opere.

Uscito dal museo, continuavo a pensare a quanto ci voglia poco ad essere mediocri e a quanto impegno ci vuole a non esserlo.

La sera del compleanno di Martina, siamo usciti a cena in città a Parigi. La manager del ristorante è stata piuttosto scorbutica, un tipico esempio di stereotipo parigino. Il cameriere che ci ha seguito tutta sera è stato spettacolare. Ovviamente ha meritato una bella mancia e un posto nei nostri ricordi.

Sicuramente, la manager aveva le sue buone ragioni, ma sinceramente a me, non importa. Penso che la vita sia un po’ così. Tutti abbiamo buone ragioni per fare male, ma a nessuno importano.

Quello che conta, è cosa lasci.

Puoi lasciare il tuo Woody, i tuoi papaveri oppure anche una cosa banale. Dipende da te.

E secondo me si è divertito di più il cameriere, i produttori della Pixar e persino Monet.

Alza i tuoi standard, non di quello che chiedi ma di quello che offri.

Claudio

Arrabbiature e frustrazioni

By | Riflessioni

Mi capita spesso di arrabbiarmi. Più spesso di quanto ti aspetteresti da un Coach.

Lo so, dovrei usare il “vocabolario trasformazionale” e dire che mi capita di “essere seccato”, ma sarebbe una bugia. Molto spesso è frustrazione, tante volte è proprio rabbia.

Nasce dal mio desiderio di voler che le cose vadano come vorrei. Dalla volontà di avere tutto adesso, senza aspettare. Dall’utopia di poter interagire sempre con persone che, come me, cercano di impegnarsi a fare del loro meglio.

È uno dei tanti miei difetti, a volte mi stacco dalla realtà e vivo nella mia testa.

E allora per non scoppiare devo fermarmi. A volte medito, altre faccio un po’ di attività fisica, o altre cose per rilassarmi e spegnere il mulinello cerebrale.

È normale, lo so.

La quasi totalità dei miei clienti di Coaching hanno la stessa “sindrome”. È tipica di chi vuole crescere, migliorare e vivere bene. È quel bellissimo vizio di vedere le cose come potrebbero essere, e non come sono.

È la voglia di godere della vita e non avere rimpianti sul letto di morte, almeno non quelli che ho riportato  nell’articolo di settimana scorsa.

Però la frustrazione arriva e mandarla via non è sempre facile, nemmeno con tutte le tecniche di PNL o Coaching che conosco.

Mi capita (lo so che non capita e che lo faccio io ma lasciamelo dire), mi viene, dicevo, questa impazienza, questa bassa tolleranza a sopportare certe situazioni e certe persone, che faccio fatica a gestire.

Ieri sono stato per qualche minuto in piedi al bancone di un bar, volevo bere un caffè. Il titolare alla cassa si faceva i fatti suoi e i due baristi hanno gettato lo sguardo veloce su di me. Nessun saluto, nessun cenno, nulla. Ho pensato fossero presi e ho aspettato. Poi l’attesa è diventata lunga e il mio caffè l’ho preso altrove.

Sono troppo impaziente?

Forse sì e allora ho studiato chi è più bravo di me. Ecco cosa fa, se come me a volte entri in questi stati di frustrazione, fai le stesse cose.

  1. Ricordati che, grazie a Dio, non sono tutti come te. Fai un bel respiro e, se è il caso, vai altrove cambia aria. Se devi calmarti trova il modo di farlo e basta. Voler migliorare le cose è bello, ci vuole tempo e non sempre calcoli quanto ci vuole correttamente, valuta la possibilità che forse hai troppa fretta.
  2. Ricordati il tuo scopo. Come sai, per me, è alla base di tutto. Cosa stai facendo? E soprattutto, perché lo stai facendo? Se hai uno scopo davvero importante sai che ci vuole anche un po’ di pazienza. Lo dice anche Yoda.
  3. Usa la frustrazione come benzina per motivarti, non come veleno per inacidirti. Essere insoddisfatti può portarti alla rabbia o alla voglia di fare (essere, avere, cercare, costruire, diventare e così via) meglio. Esci dal bar, dove non meritano il tuo euro, e vai altrove ma senza arrabbiarti come ho fatto io, non ne vale la pena.

Le emozioni negative sono utili, oltre che umane, quindi impossibili da evitare sempre. Utilizzale per crescere e imparare. Subirle è dannoso, reprimerle impossibile e stupido.

Ascolta il loro messaggio. A volte è un messaggio importante. Nel mio caso, per esempio, mi dicono che non ho calcolato bene i tempi, o le possibilità. Mi aspetto qualcosa di troppo e subito.

Lo stesso Richard Bandler dice spesso che: “la delusione richiede una buona pianificazione”. L’Universo ha bisogno di tempo per realizzare i tuoi piani. A volte non è pronto Lui e ti fa aspettare, altre sa che non sei pronto tu e allora ritarda tutto per il tuo bene.

Noi non sappiamo perché lo fa, ecco perché ti arrabbi, ecco perché mi arrabbio.

Buona settimana.

Claudio

Morire senza rimpianti

By | Riflessioni

Nello scorso week end lungo abbiamo celebrato i Santi e i Defunti.

Quasi per caso, mi è venuto tra le mani un articolo che parla di un libro scritto da un’infermiera che segue malati terminali nelle cure palliative. Il testo è intitolato “i cinque rimpianti di chi sta morendo” e l’autrice riassume le cose che ha sentito dire da chi sa che la sua vita è alla fine.

Ovviamente tutti questi rimpianti possono essere evitati, basterebbe ricordarsi cosa conta di più quando si è in vita e prima che sia troppo tardi, invece di lasciarsi prendere dalla foga della vita quotidiana e dalle cazzate.

Non ho avuto l’occasione di leggere il libro, ma solo quell’articolo che riassume i punti più importanti. Condivido tutto anche se, nonostante questo, a volte non applico questi concetti e/o mi dimentico.

Per questa ragione ho pensato di condividerlo con te oggi. Ricordandole a te, le ricordo a me. L’augurio è che sul letto di morte, invece di aver rimpianti, avremo solo cose di cui essere felici, ricordi che ci permetteranno di lasciare questa vita serenamente, magari sorridendo.

Sei pronto per sapere quali sono i primi cinque nella classifica dei rimpianti? Eccoli:

1. “Avrei voluto vivere a modo mio, essere me stesso invece di diventare qualcun altro per soddisfare le aspettative altrui.”

Questo sembra essere la mamma di tutti i rimpianti. Sai che è un concetto a me caro, non a caso nei miei libri TU/TUA è scritto in grande, proprio per sottolineare il fatto che dovresti vivere a modo tuo, per come sei tu. Certo non vogliamo essere degli asociali, magari bastian contrari, che sono diversi per principio. Qui si parla di fare l’opposto, cioè di non essere uguali o nella norma per principio. Sii te stesso e sarai più felice.

2. “Non avrei voluto lavorare così tanto e divertirmi così poco”.

Molti si perdono parte della vita facendo un lavoro che non piace e non motiva. Tutti dobbiamo lavorare, è normale ed è, secondo me, anche un bene. Possiamo trovare un lavoro che ci piace, che ci soddisfa, così cresciamo e ci divertiamo; non sempre è possibile ma dobbiamo almeno provare. Nello stesso tempo, dobbiamo avere anche tempo per fare altro.

Io l’ho imparato sulla mia pelle. Da buon bergamasco mi sono quasi ammazzato di lavoro, poi ho imparato. Lavoro ancora tanto, tantissimo, ma mi prendo del tempo per me, per la mia famiglia, i miei amici e per le cose che, oltre al lavoro, sono importanti per me. E sai cosa? Quando lo faccio, poi lavoro meglio.

3. “Avrei desiderato avere il coraggio di esprimere le mie emozioni”.

Anche questa è bella. Viviamo in una società dove le emozioni vere, quelle non costruite sono “imbarazzanti”. Dove quando ci si commuove, si chiede scusa. Dove essere troppo felici, è strano. Dove piangere per qualcosa è troppo romantico o “infantile”. Ci accontentiamo di “stare bene”, di avere una vita normale, dimenticandoci che le montagne russe ci emozionano perché hanno alti e bassi. Soffochiamo tutto: rabbia, rancore, tristezza ma anche felicità, gioia, entusiasmo… perché poi?

4. “Avrei voluto passare più tempo con i miei amici e tenermi in contatto con alcuni, quelli che ho perso per strada”.

Nell’articolo di settimana scorsa ho parlato di come alcuni amici vanno persi, o meglio cambiati. Ce ne sono altri che però perdiamo senza un vero motivo, persone a noi care che non sentiamo più perché le strade sono diverse. Oppure persone che frequentiamo troppo poco per mancanza di tempo, magari per troppo lavoro o banale pigrizia. Non lasciare che questo accada. Tutte le ricerche sulla felicità dicono che le persone felici sono tali perché fanno tante belle cose (fanno, non hanno), e le fanno con altre persone.

5. La logica conclusione. “Avrei voluto essere più felice, o meglio permettermi di esserlo”.

Ci sono persone che non sono felici per le ragioni precedenti. Altre che non si permettono di essere tali. Sono piene di doveri, di limiti e remore, spesso imposte da altri (educazione, religione e così via), ma anche da se stessi. La frase più stupida è “cosa ho fatto per meritarmi questo?”. E io chiedo, “dove sta scritto che devi aver fatto qualcosa per meritarti di essere felice? E se fosse un diritto dalla nascita?”.

Chiudo augurandomi di essere riuscito, nel riportarti l’essenza del libro, a ricordarti di fare qualcosa, magari tante cose per rendere la tua vita più bella e più tua.

Ci sono tanti modi per farlo, anche semplici, non devi stravolgere nulla. Puoi farlo anche con piccoli gesti e azioni, basta solo iniziare e poi continuare.

Buona settimana.

Claudio