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Ottobre 2013

Sentirsi soli

By | Riflessioni

Nell’articolo di settimana scorsa, ho paragonato iniziare a fare un percorso di crescita personale all’imparare ad andare a cavallo.

Oggi, vorrei parlarti di quanto ci si può sentir soli in quel viaggio.

Quando inizi, potrebbe capitarti quello che è accaduto a me. Mi sentivo solo. Succede sempre quando fai qualcosa di nuovo o di diverso, come ad esempio iniziare un percorso di crescita personale oppure lasciare il tuo lavoro sicuro per fare altro. Io, per non farmi mancare nulla, ho fatto entrambi nello stesso periodo.

Quando ho iniziato, solo la mia famiglia di origine era dalla mia parte, tutto il resto del mondo non mi capiva o mi prendeva in giro.

Lasciavo una carriera sicura per un lavoro non sicuro, e tutto per colpa di corsi di formazione con dei “guru” ammmmericani!

Tutto è iniziato con le mie scelte alimentari che, al tempo, mi portarono a essere vegetariano. Vent’anni fa non era facile, non andava di moda evitare carne, era così strano che quando lo dicevo ai camerieri nei ristoranti mi chiedevano “e perché?”.

La maggior parte delle persone con cui parlavo con entusiasmo di come stavo bene e dei risultati delle mie scelte di vita o mi prendevano in giro o non mi capivano, tutti cercavano di farmi tornare sui miei passi.

Per proteggermi, mi sono chiuso nel mio mondo, rimanendo da solo.

Poi ho capito.

Ho capito che dovevo trovare altre persone con cui confrontarmi. Certo i miei amici e i miei parenti rimanevano nella mia vita, ma dovevo aggiungere altra gente al mio giro. Persone che come me volevano migliorare e che credevano nelle cose in cui credo io. Frequentare sempre gli stessi individui e cambiare la mia vita, non erano due cose che potevano combaciare.

È impossibile cambiare in meglio la tua vita se fai le stesse cose, lo stesso vale per le persone che frequenti.

Non è stato facile. Nonostante sapessi che era la cosa giusta, nonostante le ricerche confermano che il gruppo dei pari è determinante, facevo fatica a “mollarli” perché ero affezionato a loro.

Poi, ho anche capito che potevo “frequentare” persone a distanza, e non parlo di social network, all’epoca non esistevano. C’erano i libri e gli audiolibri con cui potevo immaginare di ascoltare gente nuova. Ovviamente ho scelto solo i migliori.

Con alcuni di loro ho fatto quello che ho sempre fatto con David Bowie, mi immaginavo di poterci parlare e di avere delle conversazioni. Sono state, e sono tuttora, utilissime.

Nel frattempo nei corsi conoscevo persone. Molte erano meglio di me in qualcosa. Con molti di loro ho stretto un’amicizia, spesso difficile da coltivare a causa della distanza geografica, ma ne valeva sempre la pena. Tra di loro c’era anche Gerry, il fratello di Nancy (ora mia moglie), ma questa è un’altra storia.

Con gli italiani, che andavano a questi corsi negli USA, abbiamo creato un gruppo, ci trovavamo di tanto in tanto per tenerci “in bolla” l’un l’altro; sono stati momenti bellissimi.

Con molti ci siamo persi, le nostre vite hanno preso strade diverse ma so che nel cuore il sentimento è rimasto. Lo so, perché quando ci rivediamo è come se il tempo non fosse mai passato.

Ora ho molti amici nuovi rispetto a quando ho iniziato tutto. Alcuni di quelli vecchi ci sono ancora, altri non fanno più parte della mia vita. Quelli, ormai non più nuovi, e quelli rimasti dal gruppo dei vecchi sono parte integrante della mia vita. Alcuni per me sono come famiglia.

La cosa più affascinante, è che quando ci penso mi convinco che cambiare le persone che frequentavo, è stata una delle cose più importanti. Inoltre, capire che non potevo far tutto da solo è stato decisivo.

Quando intraprendi qualcosa di nuovo a volte ti può sembrare di essere solo. A volte, di fatto, sei solo. Quando capita tieni duro, ma cerca compagni di viaggio. Non sei solo, a meno che tu lo voglia essere. Siamo in tanti a fare il tuo stesso percorso, devi solo cercarci per trovarci. Serve un po’ di umiltà e coraggio.

Non sei solo, nessuno è solo. Siamo tutti in compagnia di chi vogliamo sia al nostro fianco.

Claudio

Formazione, cavalli e “guru”

By | Extraordinary

Cercare di migliorare se stessi affidandosi esclusivamente ad altri è un po’ come imparare ad andare a cavallo senza avere coscienza di quello che si fa. Un conto è seguire i consigli di chi è più esperto, che potremmo paragonarlo a imparare ad andare a cavallo usando un po’ di coscienza, un altro è affidarsi ciecamente a qualcuno (nella formazione o a cavallo) senza nessun senso critico.

Se ricordo bene in oriente ti dicono che dovresti seguire un maestro (cioè uno da cui puoi imparare, che viene chiamato “guru”) se:

–       dice cose che lui stesso fa, o almeno cerca di fare.

–       dice cose che hanno un senso per te.

–       dice cose che hanno un’applicazione pratica, cioè funzionano.

A volte se cerchi di imparare, a cavallo come nella vita, vai troppo veloce e cadi. Oppure vai troppo lentamente e cadi. Altre, sei fermo e comunque cadi…

Di fatto l’unica cosa da fare è accettare che, a cavallo e nella vita, a volte si cade. Cadono tutti a volte, fa parte del gioco e non serve a nulla demoralizzarsi. Serve imparare e crescere, affidandosi sì ad altri ma usando la propria testa.

Gli americani dicono che non importa quante volte cadi, è più importante quanto velocemente ti alzi. Può sembrare una frase fatta, un’americanata, ma se ci pensi è vera.

Nella mia esperienza chi ha cercato di migliorare se stesso facendo corsi o altro affidandosi ciecamente a un “guru” ha passato una o più di queste fasi.

La prima: cadi dal pony, ci ridi sopra e risali.

È quello che accade all’inizio. Sei così entusiasta e gasato che qualsiasi cosa accada non ti perdi d’animo. Il “guru” ti ha caricato per bene e nulla ti può fermare, sei convinto e non metti in dubbio nulla.

La seconda: cadi da cavallo, dici un paio di parolacce e risali in qualche modo. Vuoi andare avanti è una questione di orgoglio.

Ormai non sei più un pivello, non è la motivazione né la carica del “guru” che ti motiva, sei tu che sei risoluto, sei un guerriero e nulla ti può fermare. Troverai sempre un modo, chi non ti capisce non capisce e basta. Non dai retta a nessuno che cerca di dirti di lasciar stare.

La terza: ricadi da cavallo e ti fai un po’ male. A questo punto prendi il fazzoletto e ti asciughi le ferite. Forse un tuo compagno di viaggio ti aiuta e ti rimotiva. Se serve prendi un analgesico per non sentire il dolore ma, se puoi, fai a meno visto che sei un duro. Appena possibile risali.

Inizi ad avere qualche dubbio. Ti chiedi perché stai ancora cadendo e soprattutto se anche gli altri cadono. Il “guru” sembra non cadere mai, o forse lo fa di nascosto. Ma i dubbi li scacci, se ci riescono altri ad andare a cavallo pensi che lo possa fare anche tu. E infatti continui.

Quarta: cadi ancora e ti fai male. Non accetti aiuti da nessuno, quando arrivano i soccorsi racconti, con orgoglio, quante volte sei già caduto e ti sei rialzato più forte di prima.

In questa fase inizi a creare la tua storia. Cambiare per te è difficile ma hai ottime ragioni per non farlo velocemente. Sei un progetto difficile per chiunque, anche per il tuo “guru”. Sai però che ce la farà (o ce la farai, o farete) e sarà una bella soddisfazione. Nello stesso tempo però ti sei dimenticato della maggior parte delle cose che ti hanno insegnato e hai paura di poter tornare alle vecchie, e cattive, abitudini. I vecchi amici non aspettano altro per dimostrarti che avevano ragione loro e che facevi bene a rimanere come eri.

E arriva la fase cinque: ricaduta dal cavallo. Questa volta perdi conoscenza. Quando arrivano i soccorsi ti lasci curare, fai il filo all’infermiera o infermiere… e aspetti che il medico ti dica che puoi rialzarti.

Incominci a chiederti se stai buttando via il tuo tempo e i tuoi soldi. Forse i tuoi vecchi amici avevano ragione, stai facendo la fine di quel tizio manipolato da quella setta che gli ha fatto perdere tutto. La frustrazione verso te stesso “che non capivi” diventa rabbia verso il mondo che non va. Pensi che sono tutti degli stronzi, solo poche persone, come il tuo “guru” sono buone, il resto è merda. Oppure cambi il “guru”, ne cerchi e trovi uno migliore di questo.

Fase sei, ricadi e non trovi nulla di divertente in chi ti prende in giro. Incominci a pensare che hanno sbagliato a darti il cavallo o che devi ricambiare guru.

Non pensi per un attimo che forse dovresti fidarti un po’ più di te e un po’ meno di loro. Non ti accorgi che non sei cresciuto, non sei evoluto. Sei cambiato sì, ma non sei meglio.

Fase sette. Cadi ancora ma grazie a tutti gli antidolorifici, le protesi e tutto il resto non senti nulla. Sei diventato un umanoide mezzo finto e mezzo vero e nulla ti ferma. Non capisci più gli umani che sono così deboli e primitivi. I vecchi amici sono un ricordo lontano. Sei felice perché non ti accorgi che non sei tu a pensare. La coscienza (o consapevolezza) che già usavi poco è stata sostituita da un software che ti dice cosa fare e quando.

Poi c’è chi, come me, prima della settima fase capisce. Alcuni, che sono più svegli di me, non entrano nemmeno in questo meccanismo. Si avvicinano al mondo della crescita personale (e del cavallo) con coscienza e consapevolezza. Prendono i trainers, i “guru” per esperti e nulla di più. Capiscono che le metodiche sono strumenti e nulla di più. Cadono imparano, e si rialzano migliori di prima perché capiscono e invece di cambiare e basta crescono, si evolvono. Si allontanano da chi cerca di disinstallare la loro consapevolezza per programmare le loro idee. Sanno che togliere convinzioni di altri per metterne altre, sempre altrui, non è il modo per essere soddisfatti, per essere felici.

Gli umanoidi guardano queste persone con distacco. Non li capiscono, come potrebbero. Il loro bisogno di sicurezza è troppo dominante e il loro “guru ri-programmatore” dona a loro quello che cercano, sicurezze.

Crescere ed evolversi è difficile, faticoso e soprattutto è un processo senza fine. I cavalli come la vita non fanno sempre quello che ti aspetti. Ecco perché è meglio crescere così sei pronto. Non solo, cavalcare anche male ma a modo tuo è sempre stato più divertente che cavalcare bene nel modo di qualcun altro.

Credi in te stesso, ascolta gli esperti, impara dai “guru” ma segui il tuo percorso. La meta è molto più bella di qualsiasi altro sentiero altri vogliono per te.

Buona settimana.

Claudio

Tempo = Vita

By | Riflessioni

La vita è davvero bizzarra. Negli ultimi giorni ne ho avuto la prova per l’ennesima volta. Prima ha dato a Nancy e a me la possibilità di realizzare un grande obiettivo, andare in California come Trainer a un corso, dove abbiamo avuto in aula store manager americani di un importante brand del lusso. Poi, mentre stavamo tornando a casa, porta nelle nostre giornate tre funerali in due giorni.

Il tempo passa. Le nostre figlie crescono a vista d’occhio. Basta non vederle per cinque giorni per notare un grande cambiamento. I miei capelli grigi mi ricordano che gli anni scorrono. La vita corre veloce, la nostra (cioè mia e di Nancy) intensa e bella, e molto veloce.

Siamo tutti sempre a pianificare, a creare un futuro migliore, a crescere. Nella nostra famiglia negli ultimi anni abbiamo molte soddisfazioni e ci prendiamo sempre più tempo per noi. Abbiamo capito che il tempo perso, soprattutto quello sprecato, non torna. Quello ben speso, invece, torna in bei ricordi o in boomerang che ti portano cose straordinarie.

Non so se una vita basta. A volte penso di sì, altre di no. Certo i funerali ti fanno sempre riflettere. Ti ricordano le parole di Steve Jobs. Ti rammentano che non sei eterno.

Come diceva lo stesso Jobs “la morte è la più bella invenzione della vita”. Fa pulizia. Ricordo un racconto che lessi tempo fa di Jorge Luis Borges, parlava della ricerca della tribù di uomini immortali. Il ricercatore si aspettava di trovare esseri straordinari che, grazie all’immortalità, avevano raggiunto un livello altissimo di crescita. Purtroppo trovò invece esseri demotivati, sporchi, senza nessuna voglia… come se, l’immortalità avesse tolto loro ogni voglia di vivere.

Se ci pensi, sapere che un giorno finirà, rende tutto più prezioso. Certo se continuassimo a pensarci saremmo tremendamente stressati nel cercare di vivere ogni momento al massimo. Ogni coda per traffico diventerebbe troppo stressante!

Nello stesso tempo, ricordare che il tempo passa, può essere utile. Forse ti può aiutare a non rimandare alcune cose.

Conosco troppe persone che rimandano di dire: “ti voglio bene” oppure “mi dispiace”.

Conosco troppe persone che sprecano tempo ed energie in litigi inutili, magari con persone poco utili.

Conosco troppe persone che buttano via ore e ore a distrarsi da una vita poco soddisfacente facendo cose che servono a poco.

Conosco troppe persone che, forse per paura o pigrizia, rimandano decisioni importanti e si accontentano di una vita che non è la loro.

Se mi conosci, sai che non mi piace essere tragico, non lo sarò nemmeno oggi. So benissimo che hai impegni da rispettare, non puoi sempre fare tutto quello che vorresti fare. Me ne rendo conto, anche la mia vita è così.

Voglio solo stuzzicarti, farti riflettere come questi funerali hanno fatto riflettere me.

Senza stravolgere troppo, mantenendo gli impegni e le promesse che hai fatto, cosa potresti fare per perdere meno tempo, vivere meglio e goderti di più la vita?

C’è qualcuno a cui dovresti dire: “ti voglio bene” oppure “mi dispiace”?

Se sì, fallo subito, non aspettare, non buttare via altra vita (che è un sinonimo di tempo).

Buona settimana.

Claudio

Normale

By | Riflessioni

Non accontentarti di essere normale. La normalità è sbilanciata verso il basso, non dovrebbe accontentare nessuno.

Smetti di essere nella norma, la media non serve a nulla. Ormai persino gli studiosi delle più importanti Università (uno tra tutti Shawn Achor) lo dicono.

Se sei nella media, non vivi la tua vita, non sei mai veramente felice, sei solo uno dei tanti. Nella media non hai mai picchi, non hai momenti magici, non sei tu, sei un “qualcuno” come altri.

La normalità non basta più, la crisi ci obbliga a essere stra-ordinari. Per straordinari non intendo superiori, egocentrici, asociali, intendo dire essere se stessi.

I titoli dei miei libri hanno “Tu/Tua” evidenziato perché penso la “Tua” vita e felicità dovrebbero contare più di ogni altra cosa per te. Certo, il cuore e l’educazione ti dicono di prenderti cura degli altri, concordo. Mi chiedo anche, come fai a rendere felici gli altri se tu non lo sei?

Come puoi dare un prodotto e/o un servizio eccezionale ai tuoi clienti senza fare eccezioni? Cioè stando nella norma?

Abbiamo passato da poco 4 giorni al nostro seminario Extraordinary Me con un piccolo gruppo di persone speciali in un posto davvero straordinario. È un posto stupendo che rende il nostro lavoro, unico e irripetibile. La cosa che lo rende quello che è non è il luogo ma il modo di ospitarti dei padroni di casa e del loro staff. Se fosse normale i nostri 4 giorni non sarebbero entrati nei nostri cuori.

La maggior parte delle aziende vuole accontentare il cliente. Lo stesso fanno i mariti con le mogli, le maestre con gli allievi… tutti vogliono accontentare. E se invece iniziassimo a super soddisfare? Se incominciassi tu, da piccole cose a essere unico (come di fatto sei) e irripetibile?

Non serve fare nulla di strepitoso e nemmeno di costoso. A volte basta un sorriso, un post it con un bel messaggio, una telefonata sincera… (Come dico nel mio audiolibro tanto preso in giro da Albertino & Co. su Radio DJ).

Puoi essere normale, oppure puoi essere ricordato. La differenza è enorme, i comportamenti per fare questa differenza poco diversi tra loro. È solo quel piccolo extra.

Non essere nella norma. Il mondo vuole originali. Ricorda “diverso è sempre meglio di uguale”.

Diverso significa che sei tu, sei l’originale. Forse non piacerai a tutti ma sicuramente, piacerai a te stesso e a chi sa apprezzarti.

Siamo in crisi: economica, finanziaria, politica, sociale… di tutto. Servono leader ovunque, non solo nei palazzi del potere. Servono persone che hanno il coraggio di essere chi sono e con il loro esempio, danno coraggio agli altri.

Il gregge segue il gregge. Questi “pecoroni” non si accorgono che stanno creando una vita che non vogliono. Seguirli non aiuta nessuno, nemmeno loro. Forse non capiranno, non è un tuo problema.

Questa è la tua occasione, puoi prenderla o lasciarla lì.

Puoi sempre essere normale, alcuni dicono che non sia così male. Io sono convinto che sia davvero una brutta cosa.

Questa è la tua occasione.

Questo è il momento di aiutare il mondo a migliorare. Basta poco. Basta fare qualcosa di diverso, di bello. Basta essere più educati, più gentili, più sorridenti, più disponibili. Basta cercare soluzioni invece di parlare dei problemi. Basta dire quello che pensi invece di essere sempre politicamente corretto. Basta essere corretti invece di cercare di essere furbi.

Basta amare, impegnarsi, offrirsi. Basta credere che sia possibile e basta fare qualcosa per farlo accadere.

Abbiamo ancora la nostra occasione di essere speciali, di essere unici, di essere noi stessi.

Coglila.

Claudio

 

PS sulla nostra pagina Facebook continua la nostra “campagna Think Different”, vieni a visitarla troverai ispirazione da grandi donne e uomini che hanno pensato con la loro testa.