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Luglio 2013

Sono permaloso

By | Riflessioni

Sì, sono permaloso. È uno dei miei tanti difetti, gli altri non te li elenco, ci vorrebbe troppo spazio.

Non so perché lo sono. Forse è insicurezza, carattere, segno zodiacale, storia personale, non lo so proprio. So solo di esserlo e, nonostante ci lavori da un po’, mi è rimasto. Forse ho bisogno di un buon coach. 🙂

Credo di conoscere bene i miei limiti, accetto i feedback di chi mi aiuta a crescere ma, a volte, le critiche mi infastidiscono proprio.

Del film “Pixar Story”, un bellissimo documentario sulla storia della casa di produzione cinematografica, c’è una scena che mi colpisce sempre. In una delle riunioni, uno dei componenti del team che fece “Toy Story”, presenta una scena che ha preparato stando sveglio tutta la notte. I colleghi la criticano duramente, senza astio ma con precisione, dicendogli molte cose che non vanno. Lui ascolta con il sorriso e, ringraziando, prende nota.

Che lezione di vita!

Io faccio fatica a ricevere critiche sulle cose a cui tengo, o per le quali ho lavorato duramente. La prima reazione è spiegare o giustificarmi. Per riuscire ad ascoltare e accettare il commento devo usare la buona volontà e quello che ho imparato dai miei grandi maestri.

Forse è una questione di ego, diventato troppo grande grazie a tutto il lavoro di crescita personale fatto negli anni. Anche se, ricordo che da piccolo mi dicevano che fossi permaloso, e la cosa ovviamente mi faceva arrabbiare.

Detto questo, vorrei condividere con te una cosa con cui faccio davvero fatica. Le persone che criticano, sempre, tutto e tutti.

Solitamente hanno fatto poco (e male) nella loro vita, ma a criticare sono campioni. Sono esperti di ogni cosa e ne hanno una per chiunque.

Se l’avessero fatto loro, lo avrebbero fatto meglio, peccato che non facciano mai. La cosa più curiosa, è che non hanno nemmeno la decenza di tenersi la critica nella loro testa. La dicono, con quel tono da esperti.

Le critiche sono molto, molto utili. Ma, secondo me, devono essere costruttive, fatte per la giusta ragione e, quando possibile, da persone in grado di farle.

Il grandissimo Brian Eno (musicista e produttore di Bowie, U2, Coldplay, Grace Jones, Roxy Music, Devo, Talking Heads, Ultravox, per dirne alcuni), dice che alcuni critici musicali dovrebbero trovarsi un lavoro. Lui pensa, e io concordo, che alcuni critichino perché avrebbero voluto farlo loro ma, siccome non lo hanno fatto e non lo faranno, lo criticano.

Quindi, va bene essere permalosi e mandare a stendere i criticoni? Assolutamente no. Essere permalosi non serve a molto, credimi, ho esperienza nel campo.

Mandare a stendere i criticoni a volte è utile. Se sono criticoni professionisti, quelli che non danno nessun valore, meglio essere sordi al loro feedback.

Se sono persone che vogliono aiutarti e, con il coraggio di dirti quello che pensano, ti offrono il loro punto di vista, ascolta, chiedi. Quando, e soprattutto, non condividi, fai finta che sia vero. Forse sbagliano, sono esseri umani anche loro, ma se fai finta per un po’ che abbiano ragione, imparerai qualcosa di nuovo. Io quando riesco a farlo ho ottimi risultati.

Quando invece do forza ai criticoni, me la prendo inutilmente e perdo tempo. Non è molto furbo.

Quindi, impegniamoci ad ascoltare chi merita di essere ascoltato.

Io nel frattempo vado a lavorare con il mio Coach sulla mia permalosità.

Buona settimana.

Claudio

Chiedimi se sono felice

By | Riflessioni

Non parlo del film di Aldo, Giovanni e Giacomo. Mi riferisco allo studio pubblicato sul World Happiness Report.

Ultimamente la felicità è un argomento in voga. Ho già nominato i libri Achor e McClendon, ti ho già consigliato il mio.

Cosa è la felicità? Ognuno ha la sua definizione, o meglio, tutti sappiamo se/quando siamo felici, ma facciamo fatica a dare un definizione universale.

La cosa curiosa è che nonostante tutte le cose che abbiamo noi, che viviamo nei paesi ricchi, siamo meno felici.

Ormai ti ho già annoiato con il principio della sequenza sbagliata. Il problema è che a molti di noi è stato detto che avere porta ad essere. Cioè avere successo (o le cose che vuoi), ti renderebbe felice. La sequenza è sbagliata, è inversa. La verità, riportata dalle maggiori religioni, ma anche dagli ultimi studi, è che essere felice ti porta ad avere successo (o quello che vuoi). Ti consiglio davvero il libro di Achor.

Ritorno alla domanda, che cosa è la felicità? La definizione scientifica più comune è “benessere soggettivo”. Un bel modo per dire tutto e niente.

Di fatto tu sei l’unico a sapere cosa è la felicità per te. Io, e non sono il solo, ritengo che sia uno stato d’animo che hai se vivi una vita allineata al tuo scopo, a chi sei veramente e cosa è importante per te. Purtroppo la maggioranza delle persone non è allineata e non sa nemmeno quale sia il suo scopo, valori e obiettivi!

Il grande Martin Seligman ha studiato cosa è la felicità e ha concluso che è una composizione di tre ingredienti:

–       piacere, cioè l’emozione di stare bene,

–       coinvolgimento, cioè sentirsi motivati e/o parte di qualcosa,

–       significato, cioè dare un senso “positivo”, alle cose.

La ricerca fatta dice che molti di noi capiscono questi concetti, ma solo a livello razionale, non emotivamente. Questo non aiuta molto, non si può essere felici solo a livello razionale.

Non a caso chi cerca solo il piacere (il primo ingrediente), ha momenti di benessere ma non è felice. Mentre chi ha tutti e tre gli ingredienti, ha una vita ricca di soddisfazione.

Non solo, secondo le ricerche fatte dalla Harvard Business University, le persone felici sono più produttive, più sane, lavorano meglio, guadagnano di più e tante altre belle cose!

Ma, andiamo sul pratico. Si può comprare la felicità? Ci sono modi per avere tutti e tre questi  “ingredienti”? Secondo uno studio fatto dalla University of British Columbia e da Harvard, che io ho riportato nel mio audiolibro, sì. Basterebbe, secondo gli studi  fatti, fare quello che fanno le persone felici.

Le persone felici invece di comprare cose, comprano esperienze. Crescono con viaggi, corsi, attività… Condividono queste esperienze con altre persone, facendole diventare così, ancora più magiche. In questo modo investono su se stessi, coltivano le loro passioni, sogni e obiettivi. Nello stesso tempo, con l’esempio o in altri modi, aiutano altri a fare lo stesso.

Forse sei in vacanza, forse ci andrai o sei tornato da poco. Io auguro sempre che le ferie oltre che a dare riposo, diano anche il tempo di fare le cose che piacciono. Quello che auguro a te e di non aspettare le prossime ferie per concederti uno spazio di felicità.

Se vuoi, a settembre, abbiamo degli eventi dove puoi avere qualche strumento per migliorare la qualità della tua vita.

Farò delle serate gratuite a Milano, Bologna, Roma e Vicenza. Per frequentare senza pagare nulla basta iscriversi e venire con un mio libro (che puoi acquistare anche lì (al momento), per sapere le date clicca qui.

Sabato 7 a Milano e sabato 21 settembre a Roma, abbiamo la giornata “Obiettivi!”, il workshop per pianificare il tuo futuro. Se ti iscrivi entro fine luglio, puoi portare un tuo amico gratis. Giusto per rispettare il concetto che le persone felici condividono le esperienze. Per avere dettagli clicca qui.

Se vuoi fare un lavoro più profondo, un vero e proprio allineamento interiore, ti consiglio il nostro seminario più intimo e intenso. Lo facciamo con pochissime persone, in una villa straordinaria nel verde, per quattro giorni dal 26 al 29 settembre. Non è per tutti, è un impegno economico e di tempo importante. Il ritorno di investimento è inestimabile, come potrebbero testimoniarti le persone che lo hanno frequentato. Lo abbiamo chiamato “Extraordinary Me”, perché in quei giorni tiri fuori il TUO extra. Per saperne di più clicca qui.

Approfitta dell’estate per goderti un po’ di più la vita e ricaricarti. Al rientro ci saranno nuove sfide, una crisi da gestire e un paese da cambiare. Servono risorse ed energia. Servono persone positive che diano una vera svolta.

Con noi o con altri investi su te stesso, sulla tua vita e sulla tua felicità. Ne vale la pena.

Buona settimana estiva.

Claudio

Botte piena e moglie ubriaca

By | Riflessioni

Più passa il tempo e più vedo persone che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca. Tralascio il politically incorrectness del modo di dire, e rimango sul suo significato.

Non trovo nulla di sbagliato nel volere le due cose, anzi, sono solo convinto però, che bisogna essere disposti a cambiare: la botte, o la moglie, o le abitudini di come si beve…

Einstein diceva che la pazzia è fare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Io vedo tante persone pazze in giro. Fanno sempre le stesse cose, si lamentano dei risultati ma continuano nella loro opera.

La situazione è difficile, lo so. È per questo che ci vogliono nuove soluzioni!

Cito ancora Einstein, con una delle frasi care a chi come me usa le Dinamiche a Spirale, quando diceva che il modo di pensare che crea un problema, non lo può risolvere, bisogna cambiare.

Ripeterò cose già dette e già scritte. Lasciamelo fare, credimi serve.

Ci sono troppe persone passive. Troppi che aspettano che qualcuno faccia qualcosa.

La loro relazione va male, ma aspettano che sia il partner a risolverla. I loro figli hanno problemi, e si aspettano che gli insegnanti risolvano il problema. Il lavoro non gira, ma si aspettano che il governo provveda…

Purtroppo non funziona.

Oggi o sei parte del problema o sei parte della soluzione. Il primo gruppo di persone subirà sempre di più la situazione, il secondo troverà nuovi modi per vivere bene e migliorerà sempre di più.

Tu, in quale gruppo vuoi essere? Lo so è una domanda banale, ma devo farla. Sappi che se rispondi che vuoi essere nel primo, devi essere disposto a fare qualcosa per farne parte.

Potrebbe anche essere qualcosa di semplice come salutare e sorridere ai clienti, cosa basilare ma sempre più rara nei negozi. Oppure imparare qualcosa di nuovo, mettersi in gioco, rischiare… Non so cosa è per te.

Una cosa la so. Non c’è tempo da perdere.

Dobbiamo investire su noi stessi, crescere e migliorare. Ci sono tante risorse, anche gratuite. Nel web trovi un sacco di roba. Ci sono i libri, i corsi, gli audio corsi. C’è di tutto, hai solo l’imbarazzo della scelta di come crescere, ma non hai alternative al doverlo fare.

Gli standard si sono alzati, fare bene non basta più. Per fare un esempio, un’auto utilitaria di oggi ha gli optional, che solo dieci anni fa, nemmeno la berlina più costosa aveva. Non solo, la concorrenza è aumentata. Come le richieste dei tuoi “clienti” interni ed esterni. Per esempio i figli di oggi chiedono di più a noi genitori, rispetto a quello che tu ed io, chiedevamo ai nostri.

Tu, sei pronto a cambiare botte, moglie, abitudini del bere o del riempire la botte?

Magari in una di queste calde serate d’estate varrebbe la pena chiederselo.

Se vuoi, ti aspetto a uno dei corsi di settembre che abbiamo in promozione, oppure a una delle serate gratuite.

Se non vuoi crescere con noi, fallo con qualcun altro, ma fallo. Inizia subito, non c’è tempo per aspettare ancora.

Buona settimana.

Claudio

Il mito. Il mio mito.

By | Riflessioni

Ho comprato il primo album nel 1977 (avevo 10 anni), e grazie ai miei genitori straordinari, l’ho visto la prima volta in concerto in Francia nel 1983 (avevo 16 anni). Il tutto con mia sorella Patrizia con cui condivido questa passione.

Il mio mito, all’anagrafe si chiama David Robert Jones, ma tutti lo conoscono con il nome d’arte, David Bowie.

Un londinese che ha accompagnato la mia vita e cambiato il mondo del rock. Un grande, immenso.

Nella nostra stanza di bambini/ragazzi, avevamo appeso di tutto: poster, gigantografie, specchi con la sua immagine. Lo stereo suonava, quasi sempre, la sua musica.

Gli anni sono passati, sono cresciuto ma lo ammiro ancora. Recentemente sono andato a Londra, al Victoria and Albert Museum, per vedere una mostra a lui dedicata, dove mi sono commosso, cioè ho pianto. Erano lacrime di emozione, di gioia e di trasporto.

L’altro giorno ho visto l’ennesimo documentario, ancora una volta, mi sono emozionato e ho capito perché lo adoro.

Bowie è Bowie, punto.

Se conosci la sua carriera capisci cosa intendo, se non la conosci cercherò di spiegarmi.

Lascerò da parte il fatto che è un artista a tutto tondo. Cantante, musicista, produttore, attore di cinema e teatro nonché pittore. Tralascio anche il fatto, non poco importante, che è felicemente sposato e ha due bellissimi (non nel senso estetico) figli. Evito anche di dire che ha saputo gestire bene il suo patrimonio. Cercherò di parlare solo della sua carriera di artista.

Per dire le prime cose che mi vengono in mente ti dico che durante la sua vita ha venduto più di 140 milioni di dischi. Ha prodotto, salvando dalla dipendenza dalla droga, artisti che lo avevano ispirato tra cui Lou Reed e Iggy Pop. Nella sua carriera di attore di teatro può vantare un clamoroso successo a Broadway, oltre alla collaborazione con il grande mimo Lindsay Kemp.

Il suo lavoro ha influenzato generazioni di artisti rock che si sono ispirati a lui o hanno imparato a suonare e cantare ascoltandolo. Dave Gahan (Depeche Mode), dice di aver imparato a usare la voce cantando “Heroes”. Tutta la così detta “new wave” e  il “post punk” hanno pescato dal repertorio bowieano come del resto “l’alternative rock”.

La cosa che mi ha però sempre colpito di più è la sua capacità di rinnovarsi e cambiare. Negli anni ’70 è passato dal soul all’elettronica in un batter d’occhio. Prima aveva fatto un cambiamento repentino passando dal glamour (cioè paillettes e tacchi alti) all’abito doppiopetto.

Ultimamente, dopo 10 anni di completo silenzio, ha celebrato il suo ultimo compleanno con un album capolavoro di cui nessuno aveva notizia. L’album, oltre che sorprendere tutti, è andato in cima alle classifiche di tutto il mondo, nonostante Bowie non abbia rilasciato una sola intervista.

Potrei scrivere chilometri di righe su di lui ma potrebbe, forse, annoiarti.

E allora, non scriverò più di lui, parlerò di me e di te.

Tu, ce l’hai una passione che ti fa piangere come ho pianto io davanti a un sintetizzatore (quello che Brian Eno portò a Berlino), nonostante i miei 45 anni compiuti?

Forse ne avevi una a 16 anni, la mia mi ha fatto andare in pullman fino in Francia per vedere un concerto (non potrò mai ringraziare i miei abbastanza), ma ce l’hai ancora?

Non deve essere la stessa, puoi cambiarla, l’importante però è averne una.

Cavolo! Le passioni sono il sale della vita, sono quelle cose che ti fanno fare azioni apparentemente senza senso, ma che ti danno gioie che nessuno può capire.

Mi auguro che tu ne abbia almeno una. Mi auguro che lasci che i tuoi cari, soprattutto i tuoi figli, abbiano le loro.

Inoltre ti auguro che ti conceda il tempo, i soldi e l’energia per viverle e coltivarle. Se, per evitare i giudizi negativi di altri, le hai lasciate, ti esorto a riprenderle. Lascia che chi vive nella noia ti giudichi. È affar loro.

Non so cosa abbiano pensato quelli che mi hanno visto in lacrime davanti a una teca che conteneva un vecchio sintetizzatore. Alcuni hanno capito. Altri, forse, hanno sorriso. Io non me ne sono accorto, ero troppo perso nei miei ricordi. Sentivo le canzoni fatte con quell’aggeggio e vedevo i momenti della mia vita che quei brani hanno segnato. Mi immaginavo il mio Bowie (sì il mio, quello che porto dentro di me), parlare con Eno, Fripp, Alomar e il resto dei grandi musicisti di quel periodo strepitoso. Ero così pieno di emozioni che il prezzo del biglietto, e del mio ritorno, visto che una visita non mi era bastata, era irrilevante.

Torno a te. Tu hai una passione come questa? Vuoi dirmi qui sotto nei commenti qual è? Cosa ti dà …?

Come sarebbe la tua vita se la coltivassi un po’ di più?

Come sarebbe il mondo se tutti lo facessero?

Mentre ci pensi vado ad ascoltare un po’ di Bowie.

Love on ya!

Claudio