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Maggio 2013

Beato te che sei stupido

By | Extraordinary

Pensavo fosse un detto bergamasco, che ovviamente suona meglio in dialetto, ma su internet leggo che forse è napoletano, chissà…

Il mito della “beata ignoranza” è comunque famoso in tutto il mondo, purtroppo. Dico purtroppo, perché qualcuno ci crede pure e ne ha fatto uno stile di vita.

Come forse sai io non sono laureato e non me ne vergogno. Per un certo periodo della mia vita ho avuto un qualche senso di inferiorità, ma è stato tempo fa. Leggendo della vita di alcuni grandi della storia non laureati ho poi cambiato idea.

Non credo che la laurea determini la tua intelligenza, il tuo valore o il tuo successo. Nello stesso tempo credo che studiare, crescere e formarsi sia necessario.

Della classe in cui ero alla Scuola Alberghiera, come capita spesso, noi che non eravamo i migliori della classe abbiamo fatto più strada.

Uno dei peggiori studenti di allora è un ristoratore rinomato che rappresenta l’Italia in festival culinari nel mondo, un altro è un manager di una catena alberghiera importante, un terzo è addirittura professore alla stessa scuola. Io ho cambiato lavoro e settore… e sono qui.

Nessuno di noi ha frequentato l’università. Uno lo ha fatto per un po’, ma penso più per rimorchiare che per prendersi una laurea. Tutti però abbiamo fatto la nostra strada. Sai perché?

Perché abbiamo continuato a studiare.

Lo abbiamo fatto sui libri, nei corsi, durante i seminari. Abbiamo affiancato veri e propri maestri, siamo andati in giro per il mondo a cercare risorse. Non siamo andati nelle aule universitarie ma abbiamo studiato e lo facciamo ancora.

Non so se tu hai fatto l’università. Se sì, sai che quello che hai imparato ti è servito. Forse non per il lavoro che fai ma per pensare meglio. Prendi l’arte e mettila da parte si dice.

Si parla spesso di persone come Bill Gates o Steve Jobs quando si vuole parlare di chi non ha fatto l’università e hanno avuto successo. Però spesso si parla poco di quanto abbiano studiato e lavorato per arrivare dove sono arrivati.

Il figlio di David Bowie in un’intervista dice che avere un padre come lui lo ha certamente aiutato nella sua carriera di regista cinematografico. La cosa che gli è servita di più, dice, non è stato tanto il cognome, quanto il fatto che il padre lo obbligasse a leggere tutti i giorni!

Non lasciarti prendere dalla pigrizia o dalla stanchezza. Non credere a chi ha inventato il modo di dire “benedetta ignoranza”, l’ignoranza dovrebbe essere maledetta. Chi non sa subisce da chi sa. Sapere, conoscere e crescere sono gli unici modi per essere libero. Per costruire te stesso e la tua vita.

Coltiva il tuo giardino, come diceva Voltaire, è necessario, un dovere. Al giorno d’oggi nessuno, nemmeno tu, si può permettere di essere normale, cioè nella norma.

Chi è nella norma è facilmente sostituibile. Chi ha qualcosa di extra viene premiato.

Tu, cosa hai di extra? Lo stai coltivando?

Spero di sì.

Buon giardinaggio.

Claudio

P.S. E’ disponibile l’estratto gratuito del mio nuovo libro in uscita l’11 giugno, se lo vuoi scaricare clicca qui 

A volte è meglio non ascoltarli

By | Extraordinary


Il maestro Yoda mi ha insegnato tante cose. Ricordo vederlo addestrare Luke Skywalker quando dice a quest’ultimo che è così sicuro di quello che è o non è possibile. Che bella lezione di vita!

Ultimamente penso a quello. Penso soprattutto alle tante persone che fanno poco perché non ci credono, perché pensano che sia impossibile o perché sono solo degli scazzoni.

Nel mondo della formazione si ripete spesso la citazione che dice che ci sono tre tipi di persone: quelle che fanno accadere le cose, quelle che guardano le cose che accadono e quelle che si stupiscono delle cose che accadono. Ci sono miriadi di versioni ma la sostanza della frase è sempre quella.

Sulla pagina Facebook di Extraordinary inizieremo una serie di “a volte meglio non ascoltarli”. Riporteremo previsioni che si sono rivelate sbagliate. Cose che “esperti” hanno detto, alle quali altri non hanno creduto e, grazie a questo, hanno ottenuto risultati importanti e sono entrati nella storia.

Il mio professore di italiano mi ha rimandato in quarta superiore per farmi leggere. Non in italiano ma in storia. Diceva che dovevo imparare a scrivere e quindi mi obbligò a leggere. Dovrei ringraziarlo, grazie a quell’estate rovinata da lui i miei libri (tra due settimane esce il terzo), vendono benissimo. La versione e-book degli audiolibri ancora di più, e in 4 lingue diverse!

Il mondo è pieno di persone che ti dicono cosa puoi e non puoi fare.

È il loro giudizio, quasi sempre basato sui loro limiti, non i tuoi.

A volte sono giudizi utili. Possono stimolarti a tirare fuori il meglio, anche solo per dimostrare loro chi sei, farai qualcosa in più.

Più spesso sono commenti ai quali si crede ed è un peccato. Nel senso di spreco e nel senso letterale. Nessuna religione considera lo sprecare i propri talenti una buona cosa.

Quindi cosa fare?

Non so, io posso dirti cosa farei io.

Cercherei di capire se la persona che cerca di limitarmi ha la competenza per farlo. Anche se fosse mi ricorderei dei grandi esperti che, in passato, hanno sbagliato le loro previsioni. Forse hanno ragione, forse no. Ma il modo più sicuro per scoprirlo è provarci con tutta la passione che hai.

Se ce la metti tutta magari farai come qualche atleta famoso che, nonostante i suoi limiti, è diventato un grande.

Forse non ci riuscirai, ma almeno ci avrai provato. Avrai la coscienza a posto. A posto con te stesso, non con gli altri.

Lo so, sembrano frasi fatte. Cose già sentite. Forse banali, scontate, da motivatore…

Vieni sulla nostra pagina Facebook, nei prossimi giorni potrai leggere le previsioni di esperti che la realtà ha sconfessato. Anzi, se ne hai qualcuna postala o mandamela.

È utile ricordarci che la maggior parte dei nostri limiti sono irreali. Imposti da altri o da noi stessi, dalla paura.

Forse non sei d’accordo e va bene. Credo nella libertà di pensiero.

Nel frattempo vado a divertirmi alla nostra festa di giovedì 23, nell’occasione presento il mio nuovo libro, in cui parlo del mio modo di fare Coaching. Chi l’avrebbe detto che avrei fatto così tanto?

Beh, qualcuno l’aveva detto, e io ci ho creduto.

Ci vediamo alla festa di giovedì!

Claudio

P.S. Se vuoi venire alla nostra festa di giovedì 23, clicca qui

P.P.S. L’estratto gratuito del libro sarà disponibile sulla nostra pagina Facebook da lunedì

Il venditore di pentole

By | Extraordinary

Questo è il modo in cui alcuni chiamano Anthony Robbins, il signore che il week end scorso ha messo in aula ancora 5 mila persone per un corso con 9 lingue tradotte in simultanea.

Personalmente lo considero un grande. Lo so, sono di parte. È il mio “primo amore”, a lui devo la mia scoperta della PNL, del Coaching, delle Dinamiche a Spirale e non meno importante di Nancy, mia moglie. Di fatto ha cambiato la mia vita completamente e in meglio, molto meglio.

Guardandolo lavorare imparo sempre qualcosa. Ho fatto questo corso 19 volte in 22 anni ma porto sempre qualcosa di nuovo a casa.

Mentre ero in aula pensavo a chi lo critica, spesso pesantemente. “Venditore di pentole” è uno degli appellativi che preferisco tra quelli che gli danno. Gli viene dato da alcuni formatori che lo criticano di essere troppo commerciale e troppo “manipolatore” dal punto di vista emotivo. Ovviamente chi lo critica ha poche persone nelle sue aule nonostante, anche lui, cerchi di usare l’emotività per vendere.

Altri contestano il suo egocentrismo, anche in questo caso chi contesta copia i modi di Robbins, nella speranza di avere gli stessi risultati e notorietà.

La più affascinante è la critica sui soldi. Per qualche ragione il fatto che lui guadagni molto infastidisce l’esercito di coloro che guadagnano meno di quello che desiderano.

Lo so è la vita, l’essere umano tende a criticare invece che apprezzare.

So anche che io non sono oggettivo, ho troppa stima e affetto per Tony. Dopotutto in questi 22 anni mi ha dato e insegnato moltissimo…

Ho detto che lo considero un grande. Grande nei suoi pregi come nei suoi difetti. Ho l’onore di conoscerlo bene e da tanto tempo, so che è umano e quindi non perfetto. Non mi piace tutto di lui o di ciò che fa. Ma come mi hanno insegnato cerco di vedere quello che ha e fa di buono, così cresco.

Poi parto da un presupposto. Lui ha più risultati di me in molte aree di vita.

È sano, più della maggior parte delle persone che lo criticano.

È un professionista di successo, guadagna tanto e affianca persone di alto calibro come Bill Clinton, Serena Williams, Donna Karan, Oprah Winfrey… cosa che i suoi detrattori sognano la notte.

Harvard lo ha definito uno dei 200 business guru al mondo, American Express uno dei 10 migliori leader per portare un’azienda al livello successivo e Accenture uno dei 50 migliori intellettuali nel mondo per il business.

È felicemente sposato e si gode la vita personale, qui evito di fare commenti su chi dice peste e corna di lui perché si entra in aree troppo personali (e dovrei dire cose che non tutti sanno).

Chiudo con una considerazione, ovvia ma spesso dimenticata.

Quando qualcuno che ha più successo di te, cioè produce risultati migliori, ma non ti piace, non sarebbe meglio dire non mi piace e basta invece di criticare con mediocrità?

Lo so, criticare fa stare meglio apparentemente, ti senti meno inferiore o chissà cosa.

Ci sono cantanti o band bravissimi che non mi piacciono, per genere di musica, simpatia o qualcos’altro. Rispetto il fatto che sono bravi e ascolto altro.

Ci sono esponenti della formazione e della crescita personale che hanno uno stile, dei contenuti o altro che non condivido. Va bene, il mondo è vario ed è bello che sia così.

Evito di spendere soldi per fare i loro corsi o leggere i loro libri e risparmio energie evitando di criticarli. Quando lo faccio, mi rendo conto che in qualche modo toccano qualcosa in me. Un mio lato debole, una mia frustrazione, invidia, mancanza…

Io da Robbins ci vado e ci torno. E se vendesse pentole le comprerei pure, sarebbero gran belle pentole, sicuramente il “World Pot Council” le considererebbe tra le migliori 10 del mondo.

Buona settimana.

Claudio

 

P.S.

– sabato sono a Roma per la giornata introduttiva alle Dinamiche a Spirale

– giovedì 23 a Milano, avremo l’Extraordinary Day, la nostra festa dove presenterò il mio nuovo libro in uscita a metà giugno

Inferno e paradiso

By | Riflessioni

“Se credi al Paradiso, allora devi credere anche all’inferno”, questa è la risposta della Maestra di religione a Martina, la nostra figlia più grande (9 anni e mezzo).

Lo scorso anno la Catechista, con nostro grande piacere, spiegò ai bambini, tra cui Martina, che il diavolo non esiste. Cioè non c’è un tipo cornuto con il forcone. Quella fu un’invenzione per spiegare il male e far venire paura a chi, nel passato, non aveva cultura.

A scuola, durante religione, nostra figlia ha espresso la sua idea. Secondo lei l’inferno non esiste, cioè non c’è quel posto dove tutti i cattivi bruciano. Lei crede che Dio sia troppo buono per punire all’infinito.

Nancy ed io abbiamo deciso di esporre le nostre figlie alle diverse religioni. Essendo in Italia più a quella Cristiana ma anche alle altre. Pensiamo sia giusto che sappiano che altri popoli credono a cose diverse in modo diverso, e tutti sono da rispettare. Ci piace che usino la loro testa e, seppur educate, decidano in autonomia.

Certo non è sempre facile.

Io ho le mie convinzioni, e mi è praticamente impossibile non influenzare il loro pensiero, ci provo ma sono sicuro che, essendo il padre, abbia una forte influenza. Lo stesso fanno le Maestre, più o meno consapevolmente.

Martina non è convinta del ragionamento della Signora che insegna religione a scuola. Lei ritiene di poter credere al Paradiso senza dover credere all’inferno, e io concordo con lei. Quando me ne ha parlato ho cercato di capire il concetto della Maestra, ma non ci sono riuscito. Martina mi ha spiegato il suo che aveva un bellissimo filo logico. Mi inorgoglisce sapere che usi la sua mente, faccia dei ragionamenti e decida per sé. Soprattutto mi piace che la decisione, risultato di un percorso di pensieri, non sia campata in aria.

Perché comprare a scatola chiusa un concetto che viene da altri?

Certo la Maestra ha autorità, in molti casi anche autorevolezza, ma dobbiamo pur metterci del nostro. In questo caso siamo stati fortunati che l’imprinting della Catechista è buono, Martina ha una buona base su cui pensare.

Io mi chiedo, quali e quante altre istallazioni subiranno Martina e Carolina?

Quante ne abbiamo avute io e te? Quante ne avremo ancora?

Io cerco di difendermi: leggo, ascolto, mi informo e poi cerco di decidere con la mia testa.

Educare dei figli è più complesso. Quanto posso influenzarle? È giusto?

Penso che visto che altri cercano di farlo, devo almeno controbilanciare la cosa. In questo caso ho spiegato a Martina il credo delle religioni che conosco, le ho raccontato anche del credo di altri, come quello che l’inferno non esiste, ma esiste il rammarico dell’anima di non aver vissuto appieno la vita… Poi le ho detto quello che ritengo sia la verità. Che nessuno ha certezza su questa cosa.

Gli unici che ce l’hanno sono i morti. È una delle poche cose belle di morire, questi dubbi sono tutti risolti.

Nel frattempo dobbiamo solo decidere cosa sembra giusto per noi. Certo, dobbiamo ascoltare gli altri, leggere i testi scritti dai saggi, studiare, cercare…

Poi bisogna decidere e, io credo, che Dio (l’Universo, la Natura o come la vuoi chiamare) ci ha messo al mondo per decidere con la nostra testa. Altrimenti perché ci avrebbe dato un cervello? Oppure perché dovrebbe premiarci o punirci se le decisioni sono state prese da altri?

Non so, è la mia idea. Chissà cosa ne pensa la Maestra di religione.

Claudio

 

P.S. Vieni alla nostra festa del 23 maggio?