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Marzo 2013

Lezioni dalle Dolomiti

By | Riflessioni

Mio padre diceva sempre che, fino a quando non avessi sciato in Val Gardena non sarei stato un vero sciatore. Aveva ragione. E un paio di week end fa l’ho capito.

Il comprensorio della valle più bella del mondo è davvero straordinario. Scio ormai da quarant’anni, l’ho fatto negli USA e nella maggior parte delle alpi europee, eppure non in Val Gardena, chissà perché.

Conoscevo queste montagne solo in versione estiva, per esserci venuto diverse volte con la mia famiglia, in ritiro con l’Olimpia e persino con la FIPAV.

La vista toglie il fiato. Montagne stupende a perdita d’occhio. Appena arrivi sulla cima di una, ne vedi un’altra con impianti stupendi, piste ben fatte e ben tenute. La gente è cordiale, si mangia e si beve bene.

Il sole era caldo, la neve bella e la temperatura perfetta. Visto che ero solo, per la mia giornata di sci/meditazione, ho preso la mappa delle piste. Eppure guardandola mi sono perso… e così ho deciso di lasciare che queste montagne prendessero in mano la mia giornata.

All’alba, in auto, avevo trovato un bellissimo biglietto di Nancy e delle bimbe. Mi auguravano una buona sciata, con le parole che solo loro sanno usare… Tralascio i dettagli, sono cose nostre… Le parole di chi ti ama e ti conosce bene.

Ho percorso piste qua e là e mi sono perso. Totalmente. Non è difficile in Val Gardena.

Ho persino messo la modalità “shuffle” nell’iPod, per lasciare che le canzoni arrivassero a caso, come le piste. Ho smesso di pianificare, di cercare di capire. Mi sono focalizzato sul godermi il momento, il sole, la vista, lo scivolare libero sulla neve.

Ho trovato a dir poco curioso il fatto che dopo tanti anni di sci e di vita, mi piacesse il fatto di essermi perso. Lo facevo spesso anni fa durante il servizio militare, andavo nelle belle città toscane e mi perdevo di proposito, per scoprire cose che non avrei mai trovato se le avessi cercate.

E così è stato in Val Gardena.

Ho lasciato che le Dolomiti mi guidassero. È stato un giorno perfetto.

Ad un certo punto, però, era arrivata l’ora di capire dove fossi per ritornare all’auto. Dopo aver cercato inutilmente di capire come fare, ho deciso di seguire l’istinto.

Ho preso una seggiovia veramente corta, cortissima: era quello il collegamento che cercavo. Ci giravo attorno da tempo, ma non lo vedevo.

Allora ho pensato che forse queste montagne, come in altre occasioni, il ghiacciaio e l’Oceano Pacifico, mi stavano insegnando qualcosa.

–       È arrivato il tempo di perdersi, di godersi il momento, anche se non sai dove stai andando (o pensi di non saperlo).

–       Quando devi ritrovarti, segui l’istinto: le mappe non sempre sono utili.

–       A volte il collegamento è breve, ci sei vicino ma non te ne rendi conto.

Spesso ci si mette un po’ a capire le cose. Magari tuo padre o qualcuno di vicino te le dice ogni giorno, ma se non sei pronto ad ascoltarle non le senti. Meglio tardi che mai, come si suol dire…

È buffo il fatto che cerchiamo di controllare tutto, cerchiamo di meritarci tutto, cerchiamo di avere sempre il controllo, per poi arrivare al punto di concederci il lusso di perderci, godere e vivere il momento.

Credo abbiano ragione il Dalai Lama e i grandi saggi. Forse la rendiamo più difficile di quel che dovrebbe essere. Io di sicuro l’ho fatto. Lo farò ancora, sicuramente. Noi esseri umani siamo così intelligenti ma anche così stupidi, a volte.

Dovrò tornare spesso sulle Dolomiti, così mi ricorderò di vivere sempre più giorni come questo. Ne vale la pena. Sono i giorni belli. Quelli da vivere. Mio padre aveva ragione anche questa volta.

E tu, come vivrai oggi?

Claudio

PS Se vuoi leggere gli articoli “Insegnamenti di un ghiacciaio” o “Lezioni dal pacifico” clicca sui titoli.

Rendersi conto

By | Riflessioni

L’altro giorno ho avuto un flashback… quando rivivi un momento del passato, come se accadesse proprio ora.

Ero in centro a Bergamo e mi sono fermato a bere un caffè nel bar in cui ho passato tante ore da ragazzo. Era il punto d’incontro della nostra “compagnia”, quel gruppo di amici che si ritrova sempre allo stesso posto.

Mentre sorseggiavo il caffè, ho visto una ragazza entrare. In realtà non l’ho vista veramente: era soltanto un ricordo.

Diversi anni fa, infatti, poco prima di andare a vivere negli USA per lavoro, in quello stesso bar avevo bevuto un aperitivo con una ragazza bellissima.

Ricordo distintamente le sensazioni che provavo mentre la aspettavo, l’ansia e l’eccitazione. Mi sembra nuovamente di vederla entrare, bella e sorridente, e di chiedere a me stesso “possibile che sia qui per me?”. Non ci credevo. Non pensavo di essere all’altezza di così tanta bellezza. Erano le mie insicurezze che insinuavano il dubbio…

Stavo per partire per gli Stati Uniti da solo, a fare esperienza in un hotel cinque stelle lusso. Il coraggio certo non mi mancava, considerato che, nonostante avessi solo ventiquattro anni, di cose avventurose ne avevo già fatte parecchie.

Nonostante tutto, ero ancora pieno di insicurezze. Sono all’altezza? Ce la farò? Sono abbastanza bello, simpatico, intelligente, forte…? Quella ragazza era soltanto l’ennesimo dubbio. L’avevo conosciuta la settimana precedente, dopo una breve conversazione mi ero buttato, invitandola per un aperitivo. Ero già pronto a una scusa banale, con la quale avrebbe declinato l’appuntamento, cercando inutilmente di non ferirmi.

Invece mi sorprese. Senza nemmeno pensarci un attimo rispose di sì.

Ero sicuro che non si sarebbe presentata. E invece eccola lì, bellissima, e tirata da gara per me… Non potevo crederci!

Mi ero già buttato dagli aerei, e non perché fossero guasti. Ero sceso in profondità nei mari. Già dieci anni prima avevo lasciato casa e famiglia per andare altrove a lavorare. Ero già stato all’estero per lunghi periodi. Insomma, ne avevo già fatte parecchie di cose che avrebbero dovuto darmi sicurezza, ma ero ugualmente emozionato e insicuro. Come siamo strani, noi umani. Facciamo cose straordinarie tutti i giorni, eppure siamo sempre dubbiosi delle nostre capacità, del nostro valore.

Sono davvero convinto che siamo tutti straordinari ma, a volte, sono il primo a dimenticarmelo. Forse lo fai anche tu, non so.

Ricordo che tempo fa un imprenditore, uno che si è davvero fatto da solo, mi disse che nella sua vita la cosa più difficile era stata cambiare il proprio modo di pensare. Avendo un background in PNL aveva usato la parola “convinzioni”.

Io la penso come lui. Le abilità, le skills, si possono imparare, ma se non cambi il modo di vedere le cose il mondo sarà come prima. È la percezione della realtà che determina come viviamo e quanto siamo felici e soddisfatti.

Non sono i soldi, e nemmeno le belle ragazze che vengono a bere l’aperitivo con te, che fanno la differenza.

Io poi nella vita ne ho fatte tante di cose belle. Mi sono persino superato, arrivando a sposare una donna straordinaria, altro che aperitivo!

Non ci sono riuscito grazie a un’intelligenza superiore (che non ho), o altre doti. Sono una persona normale, quindi straordinaria. Come te.

Grazie alle mie esperienze, alla PNL, al Coaching e alle Dinamiche a Spirale, ho capito meglio come funziona la mia mente e sono riuscito ad andare oltre i miei dubbi. Soprattutto quelli infondati.

Ti dico la verità: i dubbi tornano.

Meglio così, almeno non ci montiamo troppo la testa.

Ma rendersi conto che sei molto più delle tue paure e dei tuoi dubbi, aiuta. Non hai idea di quel che puoi fare veramente. Nei corsi, nei libri e negli audiolibri lo ripetiamo spesso. Forse troppo spesso, e sembra una frase fatta. Ma non è così.

Credimi, io e te ne siamo una prova vivente.

Claudio

P.S. Auguri Papà, saresti fiero di me, penso.

 

P.P.S. Sabato 23 marzo vieni alla giornata gratuita che terrò a Roma! Se desideri maggiori informazioni clicca qui o chiama il nostro numero verde 800.589.777.

Vorrei solo che fossi un po’ come me, ma meglio

By | Riflessioni

Non sono in grado di giudicare Papa Francesco, è troppo presto. A dire il vero non sarò in grado di farlo nemmeno fra tanti anni. Non ne ho le competenze.

Il nome mi piace, è quello di un Santo che mi piace, è quello di mio padre e di mio nipote. Mi piace sperare che sia di buon auspicio.

Sui social ci si è già sbizzarriti in complimenti, teorie complottistiche, profezie e molto di più.

Io mi limito ad augurare a tutti noi una sola cosa: che arrivino tanti leader come noi, ma un po’ meglio.

Una volta c’erano quelli perfetti. Non si arrabbiavano, non si ammalavano, sapevano tutto, avevano figli perfetti, mogli/mariti stupendi… erano il meglio in tutto.

Però erano anche poco credibili e pure antipatici.

Poi è crollato un po’ tutto.

Clinton si è messo nei guai con una stagista, persino bruttina. Dei nostri politici meglio non parlare. Tiger Woods era un donnaiolo, Armstrong un dopato, Pistorious un assassino e Giannino un bugiardo…  Lo so, ho mischiato le cose, ma era un modo per dire che ci mancano modelli. Qualcuno di credibile. Di cui potersi fidare.

Noi gente normale, che fatica a fare i compiti con i figli la sera, che si alza presto la mattina per andare al lavoro, che litiga, che ha paura del futuro, che discute con il proprio partner, noi abbiamo bisogno di veri leader.

Gente come noi, ma un po’ meglio.

Obama ci aveva dato speranza. Papa Francesco sembra fare la stessa cosa. Ha chiesto di pregare per lui, ha scherzato sulle sue origini lontane. È sembrato vero, umile, simpatico. Speriamo!

Noi bergamaschi ci pregiamo di aver dato i natali al Papa Buono. Uno che era sì come noi, ma molto, molto meglio.

Chissà che questo non sia un buon inizio. Magari, se ci va bene, continueremo con altri leader come noi, ma meglio, anche per la politica, nelle aziende e nei campi sportivi.

Sarebbe bello. Sarebbe un buon modo di ricreare speranza per il futuro.

Magari chi vive nel CP/rosso avrebbe la possibilità di vedere il mondo non come una giungla ma più come un mondo organizzato. Forse chi vive in DQ/blu potrebbe essere più flessibile e tollerante. Chi è nel suo ER/arancione potrebbe iniziare a prendersi cura degli altri e chi vive nell’FS/verde potrebbe cominciare a vedere anche fuori dalla propria comunità.

Certo, serve tempo, e non uno ma molti veri leader. Persone simili a noi che però ci ispirano a essere migliori, perché sono migliori.

In attesa di questi punti di riferimento consiglio di continuare noi per primi a fare del nostro meglio. Dovremmo farlo sempre, anche quando è difficile, dobbiamo superare le nostre paure e trovare la speranza nel futuro.

Magari potremmo, nel nostro piccolo, essere anche noi dei leader veri. Gente comune, ma un po’ meglio.

Viva Papa Francesco!

Claudio

I colori dello sci, e della vita

By | Riflessioni

Hai mai pensato a come approcci “le cose della vita”?

Io ci ho pensato proprio l’altro giorno: ero a sciare con mia figlia Martina, uno dei nostri giorni speciali, tutti per noi… Le Dinamiche a Spirale mi sono venute in aiuto per capire meglio cosa stavo facendo. Se non sai ancora cosa sono, clicca qui per leggere un estratto del mio ultimo libro, in cui le spiego, assieme ai due riferimenti mondiali di questa metodica.

Adoro sciare. Mi piace l’aria di montagna, il senso di libertà e lo scivolare sulla neve. Mi fa sentire libero! A volte vado da solo, metto la mia playlist nell’iPod e mi perdo nel momento. Con Martina ovviamente è tutta un’altra cosa.

Io sono cresciuto sciando.

Si parte presto con una buona colazione per sfruttare al meglio la giornata. Nella giacca a vento ho tutto: iPod, crema, fazzoletti e cioccolato, per avere sempre energia a disposizione. Non sono un maniaco, uno di quelli che arriva ad apertura impianti e finisce alla chiusura, magari con una pausa veloce a spezzare la giornata, ma mi piace sciare.

Diciamo che ho un approccio ER/arancione allo sci.

Il modo di pensare ER/arancione vede la vita come un’opportunità. Io mi merito tutto, anche il divertimento, e quindi, voglio coglierlo a pieno. Voglio migliorare, crescere, divertirmi…

Nel mio caso, penso come un ER/arancione, non interessato ad apparire: non ho l’attrezzatura all’ultimo grido e non scio per mostrarmi agli altri. È soltanto un momento per me, con me stesso. Cerco di migliorare la mia sciata e di godermi al massimo il momento.

Quando sono con Martina, cambia tutto.

Arriviamo sulle piste e dobbiamo prepararci. Una perdita di tempo totale. Togliere i moon boot per mettere gli scarponi, giacca, casco, occhiali e guanti. Poi si va a prendere i giornalieri. Nel frattempo Martina ha fame, sete, le scappa la pipì, gli scarponi sono troppo stretti o larghi…

Finalmente siamo in seggiovia. Martina ha freddo. Togliamo il casco per mettere il passamontagna, e poi rimette il casco. Poco dopo ha caldo, quindi dobbiamo ripetere l’operazione al contrario…

Poi il bastoncino le cade, peccato che siamo in seggiovia, quindi dovrò andare a recuperarlo nel bosco… Ovviamente l’incidente accade subito dopo la mia raccomandazione di stare attenta.  È normale che se giochi con le cose in seggiovia, poi ti cadono. È successo anche a me quando ero bambino, non l’ho letto sui libri.

Nonostante lo sappia, la mia frustrazione aumenta. Siamo in giro da qualche ora e abbiamo fatto poche discese, penso che stiamo buttando via la giornata.

Fino a quando arriva “l’illuminazione”.

Forse dovrei passare al livello FS/verde. Forse l’obiettivo della giornata non è sciare in sé e sfruttare al massimo ogni momento. L’obiettivo (una parola tanto cara a chi pensa in ER/arancione!) dovrebbe essere quello di creare un momento magico con mia figlia, una connessione tra noi, un ricordo eterno… Al diavolo la produttività.

Quando pensi in modo FS/verde,  quello che conta di più, appunto, è la relazione con le persone, non raggiungere un risultato. Nel mio caso, quel giorno, la persona è molto speciale per me. È Martina, l’obiettivo dovrebbe essere lei, non il numero di discese fatte.

Forse sarebbe stato meglio focalizzarmi sul condividere con lei l’emozione di passare del tempo assieme, mangiare in baita, chiacchierare in seggiovia, essere soli in quel momento magico.

Chissenefrega se facciamo poche discese, per quello ci sono i miei giorni in solitudine. Oggi non è il giorno (o come diremmo in Dinamiche a Spirale, il “momento”) più opportuno per pensare in arancione. Meglio usare il pensiero verde: mi farà godere la situazione, la compagnia e tutto il resto.

Ci è voluto poco. Un po’ di consapevolezza e buona volontà. Il risultato? Una giornata splendida. Da ricordare per sempre!

Adoro queste Dinamiche a Spirale, sono davvero uno strumento straordinario per capire cosa funziona meglio in certe situazioni.

Forse avrei capito che stavo sbagliando anche con un po’ di buon senso. Dopotutto le DaS, la PNL e tutte le cose che funzionano, non sono altro che distillati di buon senso. Per questo funzionano, per questo mi piacciono così tanto.

In queste settimane sto facendo un bellissimo lavoro in un’azienda italiana famosa e importante nel mondo. Grazie alle Dinamiche a Spirale, capisco cosa succede tra le persone e la mia efficacia di Coach è al massimo.

L’utilità non si limita alla mia vita personale, ma anche nel mio lavoro. Straordinario!

Indipendentemente dalle Dinamiche a Spirale, ti chiedo: tu, come fai le cose? Usi il modo di pensare o il colore giusto?

Vale la pena pensarci.

Buona settimana.

Claudio

 

P.S. Se vuoi conoscere meglio le Dinamiche a Spirale, puoi leggere il nostro libro oppure partecipare alla giornata introduttiva, a Milano domenica 21 aprile, o a Roma sabato 18 maggio. Se ti iscrivi entro il 28 marzo, puoi portare gratis con te un amico.

Per informazioni e iscrizioni chiama il numero verde 800.589.777 oppure manda una mail a info@extraordinary.it