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Gennaio 2013

Cervello e buoni propositi

By | Riflessioni

Gennaio è già alla fine, un mese è volato. Ce ne mancano 11 per finire l’anno e raggiungere i risultati. Trasformare i buoni propositi in realtà.

Tu come sei messo? Hai iniziato bene?

Domenica scorsa ero in aula con 60 persone per il workshop “Obiettivi!”, domenica prossima lo rifaremo a Roma. È sempre emozionante per me, vedere persone in gamba fermarsi per un giorno intero a lavorare sul proprio futuro. Mi emoziona.

60 sono tante. Da un certo punto di vista sono poche, rispetto a chi, invece, vive la vita giorno dopo giorno, senza pianificare o fare qualcosa per il futuro.

Ieri ho avuto l’onore di fare una lezione allo SNID. Oltre all’emozione di entrare all’Università come “docente”, ho avuto quella di vedere che ci sono ancora giovani in gamba che hanno voglia di fare. È una buona notizia, la speranza per un futuro migliore.

La buona volontà serve, definire obiettivi anche. Spesso non bastano. Ci vuole metodo.

Se hai fatto, o farai, la giornata con noi domenica, sei avvantaggiato perché il metodo è di comprovato successo. Cioè funziona, lo abbiamo testato e funziona.

Se non c’eri, permettimi di darti qualche consiglio. Sono trucchi del mestiere, nati dall’esperienza (cioè da errori che ho fatto in passato), e dagli insegnamenti dei “guru”.

L’idea è di rendere il 2013 davvero straordinario!

Sii “choosy”.

È la parola resa famosa dal Ministro Fornero. To choose, significa scegliere. Quindi, diventa “schizzinoso”, scegli.

Se fai una lista chilometrica di obiettivi, devi fare un corso di memoria solo per ricordarli tutti. Il nostro cervello funziona meglio se è focalizzato. “Focus è potere” dice qualcuno. E allora, fai pure la lista chilometrica, poi scegli i risultati più importanti per te.

A me piace il numero 3 per queste cose. Mi piace perché è un numero sacro, poi le ricerche dicono che 3 obiettivi sembrano essere il numero perfetto per come funziona la nostra mente.

Quali sono i 3 risultati più importanti per te quest’anno? Scegli e scrivili.

Occhio alle parole

Se definisci i tuoi obiettivi con un linguaggio poco motivante, ti freghi da solo. Assicurati di scrivere parole che ti emozionano. Devono farti venire il brivido dietro la schiena o gli occhi lucidi.

Un conto è definire l’obiettivo così: “pesare x chili, essere in forma e stare bene”. Un altro è dire: “vedere sulla bilancia il numero x, sentire l’energia della vita nel mio corpo, vedermi bella/sexy/una bomba, essere completamente a mio agio in quella gonna stretta che ho nell’armadio da tempo e sapere che io sono in controllo del mio corpo!”.

È ovviamente solo un esempio semplice.

Nelle aziende a volte leggo la vision/mission, o i valori, e mi viene sonno. I concetti son belli, ma le parole utilizzate sono così formali che non motivano nessuno.

Carica di emotività il tuo linguaggio!

Non sei obbligato a condividere queste con nessuno, quindi, puoi esagerare. Io lo faccio sempre. Il risultato? Mi motivo, mi diverto e porto a casa i risultati.

Sii specifico e definisci il risultato.

Essere in forma vuol dire tutto e niente. Definisci il tuo obiettivo in modo misurabile.

Inoltre, cosa importantissima e poco conosciuta, definisci il risultato, non il processo. Perdere 5 chili è un processo. Pesare X chili è un risultato.

È una piccola differenza che però, cambia tutto!

Se lo formuli come processo, perdere 5 chili, farà un filmato di tutte le cose da fare/rinunciare e così via, che non sono motivanti per nulla.

Il cervello vuole vedere il risultato e i vantaggi per essere motivato. Se dici pesare X chili, farà quell’immagine e vorrà arrivarci.

Evita di fare questo errore. È il tipico sbaglio che fa chi non sa come funziona il cervello.

Trova la motiv-azione

Se mi conosci sai perché ho diviso la parola. Lo faccio per sottolineare il suo significato. “Motivi per fare l’azione”.

La differenza è tutta qui. Chi fa ha motivi, chi non fa non li ha.

Perché vuoi quello che vuoi?

Impara a farti questa domanda. Ai miei clienti la faccio sempre, e più volte.

Quella risposta ti dà la carica, la benzina per fare quello che serve. Rende le “rinunce”, scelte. La “fatica”, impegno. Lo “sforzo”, grinta.

Anche qui, usa parole con carica emotiva. Pensa a come ti sentirai quando avrai raggiunto l’obiettivo.

Fatti aiutare

Il “faso tuto mi” non funziona più.

Alleati con altre persone che, come te, vogliono crescere. Crea un gruppo di supporto, un gruppo di pari stimolante che ti può ispirare, aiutare e insegnare…

I personal trainer ti possono confermare che chi va in palestra con un amico, o chi frequenta i corsi con altre persone, ha più continuità e quindi più risultati.

Noi per esempio abbiamo un gruppo su Facebook. È un luogo virtuale dove ci incontriamo per confrontarci e darci supporto. È chiuso, riservato solo a chi ha fatto corsi con Extraordinary. In questo modo, sappiamo di essere in compagnia di persone che valorizzano le stesse cose che valorizziamo noi.

Ce ne sono tanti di gruppi, virtuali e non. Cercane uno (o anche più), l’unione fa la forza. Ora più che mai.

Comprendi il tuo modo di pensare e miglioralo

Una cosa che differenzia le persone che raggiungono i risultati, dagli altri, è il modo di pensare.

Non è la tecnica, nemmeno l’intelligenza o la fortuna. È la logica della psiche. Il modo di pensare, ragionare ed elaborare. Le idee, ma soprattutto le convinzioni, tutte le convinzioni: credenze, identità, valori, metaprogrammi, vMeme e così via…

Sai come la penso. Se non hai il libretto delle istruzioni, “ti monterai la testa nel modo sbagliato”.

Studia il cervello, la tua mente. Leggi, ascolta e frequenta corsi.

Io, se fossi in te, mi formerei in PNL e Dinamiche a Spirale. Sono le cose che ho studiato io, e grazie a questo, nonostante non sia più intelligente di altri, o accademicamente formato, direi che qualche buon risultato l’ho ottenuto. E non parlo solo di lavoro. Mi riferisco alla mia vita in generale, inclusa la parte personale/famigliare che sicuramente conta molto di più di tutto il resto.

Premia e festeggia

Non ha senso “vincere” se non c’è la premiazione e la festa.

L’ho detto diverse volte domenica scorsa in aula a Milano, e lo ripeterò domenica a Roma. Impara a festeggiarti e festeggiare gli altri.

Un obiettivo raggiunto merita un party. Premia e premiati. Che senso avrebbe raggiungere un risultato, se invece di fermarsi per goderselo, immediatamente ti poni un altro obiettivo?

Credimi io l’ho fatto, non serve. Non sei mai contento e ti esaurisci.

Raggiunto il risultato, festeggia e premia.

Poi avrai tempo e motivazione per fissare un altro obiettivo, però dopo che tu e tutti avete goduto della meta raggiunta. Se così non fosse, ci sarebbe solo lo sforzo continuo.

Un mese è andato. I prossimi voleranno, succede sempre così.

Rendili memorabili. Goditeli e crea una vita come TU la vuoi.

Le opportunità ci sono, gli strumenti li hai. Devi solo fare.

Buona giornata.

Claudio

Per vivere bene basterebbe migliorare, anche poco, ma sempre…

By | Riflessioni

Come è iniziato il tuo 2013?

E l’anno appena finito, come è stato?

Penso che, se fai un inventario onesto, troverai belle cose, e cose da dimenticare.

Per me il 2012 ha avuto degli eventi straordinari. Ho coronato il sogno di pubblicare un libro con Chris Cowan e Natasha Todorovic, che abbiamo anche portato in Italia per il primo corso certificato in Dinamiche a Spirale. I miei audio libri sono sempre stati in posizioni alte in classifica iTunes. La formazione è andata bene, e la parte di Coaching anche meglio.

Ho festeggiato con Nancy il nostro decimo anniversario di matrimonio, prendendoci la prima vacanza da soli a Istanbul. Una città splendida per momenti splendidi e speciali.

Carolina ha iniziato la prima elementare con motivazione, Martina cresce bene e a vista d’occhio.

Ci sono stati anche momenti difficili. Lavorativi, personali e famigliari, ma di quelli preferisco non dare i dettagli.

È la vita. Per essere vera, completa, deve aver tutto. Per questo è così bella.

Nel mio lavoro, passo la maggior parte del mio tempo con le persone. Spesso la richiesta che mi fanno, è proprio di migliorare qualche aspetto della loro vita. Ho la fortuna di lavorare con chi vive già a un buon livello. Non sono un terapeuta che cura chi ha problemi. Forse proprio per questo, spesso mi chiedo, cosa rende una persona felice, felice? Una vita ricca di soddisfazioni, di cosa è fatta?

Gli anni passano e accumuliamo cose, ricordi, esperienze… ma miglioriamo? Creiamo una vita come la vogliamo noi, o ci adattiamo continuamente, limitando i danni?

Leggendo un articolo di Umair Haque, un autore specializzato in macroeconomia e management, ho visto tre idee che mi sono piaciute.

Tre cose da fare, per iniziare bene l’anno, per continuare a crescere, per migliorare giorno dopo giorno.

Non è nulla di nuovo, ma è semplice, quindi mi piace.

Eccole.

 

Coltiva un te migliore.

Da piccoli andiamo a scuola, da grandi facciamo corsi (o altro) per educarci ed imparare. Ma a quale scopo? (Mi sentirai fare questa domanda sempre più spesso!). A scuola purtroppo studiamo per prendere un buon voto, nella vita spesso per stare al passo con i tempi.

Io penso che sarebbe meglio per tutti se lo studio, a qualsiasi livello, avesse lo scopo di migliorarci. I voti contano poco, essere aggiornati non basta. Non ad essere felici.

Il mondo è pieno di persone “so tutto io”, che però, spesso, sono umanamente povere, e quindi infelici. Dovremmo mettere un cartello di “lavori in corso” sulla nostra vita, dovremmo cercare di “coltivare il nostro giardino”, come diceva Voltaire, sapendo che è un lavoro senza fine. Una “never ending quest”, cioè “una ricerca senza fine”. (Per citare Clare W. Graves, padre delle Dinamiche a Spirale).

Una vita ricca di soddisfazioni e di tutte le emozioni che rendono l’esistenza una cosa bella, è una vita di crescita, di sviluppo.

 

Crea e cerca cose extra.

L’ordinario non dovrebbe interessarci. La mediocrità ancora meno. Dovremmo voler crescere per andare oltre. Per seguire le nostre passioni, per superare i limiti. Dovremmo cercare quei momenti di vita vera, dove il cuore batte forte, la bocca si asciuga e le mani sudano o tremano.

Thoreau diceva:

“Molti uomini hanno vita di quieta disperazione: non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno. Osate cambiare, cercate nuove strade.”

Che belle parole!

Non serve diventare pirati, asociali, rivoluzionari o buttare via tutto. Basterebbe fare un po’ di più quello che ci piace. Oppure fare le cose ordinarie in modo diverso.

Mettere a letto i figli non è sempre appassionante, ma inventarsi una favola diversa ogni volta, può rendere quel momento magico per loro e per te.

Forse non diventerai un ballerino famoso, ma se ti piace il tango perché non andare a lezione e vivere la passione di quel ballo almeno una sera alla settimana?

Se sei un barista, puoi fare i cappuccini come se fosse una routine, oppure come se ognuno fosse un quadro che, grazie alla tua fantasia, ha un disegno diverso ogni volta.

Puoi inventarti di tutto, persino di essere una rockstar quando giochi alla Wii, ma anche di convincere due “guru” americani a scrivere un libro con te.

 

Sbaglia, impara e perdona.

Sbagliando si impara, lo sappiamo tutti,  ma nessuno vuole sbagliare.

Poi, serve anche perdonare chi sbaglia, incluso se stessi. Io odio sbagliare e faccio fatica a perdonarmi.

Se vuoi fare cose nuove, o se vuoi fare le cose vecchie in modo nuovo, devi mettere in conto di poter sbagliare. Mc Claren diceva “nessun errore, nessun progresso”. Lo sappiamo tutti, ma pochi mettono davvero in pratica questo concetto.

Se vuoi andare oltre, devi darti il permesso di sbagliare. Lo stesso devi fare con i tuoi colleghi, figli, amici e con il tuo partner. Se non permetti l’errore, non chiedere loro di migliorare. Di fatto gli stai dicendo di fare solo quello che sanno fare bene.

Evita lo sbaglio che molti insegnanti fanno a Scuola. Quello di premiare solo chi fa bene, e mai chi prova qualcosa di nuovo e sbaglia perché sta imparando.

 

Antonio Machado un giorno scrisse:

“viandante, non c’è cammino,

sei tu che fai il sentiero camminando.”

 

Quello che conta è che tu cresca, che tu faccia qualcosa che per te abbia valore perché ci credi, perché ami quella cosa o la ragione per cui la fai.

Sbaglierai, sbaglieranno e per questo diventerai migliore.

L’alternativa è fare quello che sai fare, che noia, che tristezza.

Ci aspetta un anno molto difficile, le sfide sono nuove e molto, molto difficili.

Servono persone disposte a crescere, fare quell’extra necessario, servono persone disposte a rischiare di sbagliare.

Che dici, sei una di queste persone?

Buona settimana.

Claudio

 

PS Domenica 20 a Milano, e domenica 27 a Roma, facciamo il workshop “Obiettivi!”, la giornata per pianificare il tuo anno. Se vuoi essere dei nostri clicca qui.

Qualche sfida per il nuovo anno

By | Extraordinary

 

È arrivato il 2013, nonostante le previsioni della fine del mondo… Meglio così, ci sono ancora tante cose che voglio fare prima della fine e ci sono ancora tante cose da risolvere e mettere a posto per tutti noi.

L’anno scorso leggevo che gli italiani fanno tanti buoni propositi all’inizio di un nuovo anno. Purtroppo molto spesso non hanno la continuità di portarli avanti. Un vero peccato.

I due più ricorrenti ma meno seguiti sono: mettersi a dieta o migliorare la propria forma fisica facendo attività e smettere di fumare. Mediamente vengono fatti per tre o quattro anni di seguito e poi messi da parte perché la frustrazione di non portarli avanti è così grossa che, come la volpe con l’uva, la gente rinuncia.

Leggevo un articolo di due professori di Harvard che proponevano di fare un’altra cosa per il 2013. Invitavano i lettori a fare qualcosa di diverso. Invece di fare qualche buon proposito “classico”, consigliavano di porsi qualche obiettivo sfidante che ci porti a crescere come persone e come leader. Magari creando una “vita come tu la vuoi”.

Siamo in un periodo storico difficilissimo. Noi italiani abbiamo a che fare con la crisi politica che si aggiunge a quella economica. Ci mancano veri leader che ci indichino una strada e che ci ispirino a essere e fare meglio. Per questo, io penso, dobbiamo essere noi le guide di noi stessi, nella speranza di essere esempio ispiratore per altri.

I due professori ci sfidano a:

Trovare un mentore di cui possiamo fidarci.

Nel 2004 uno studio dimostrò come chi ha un mentore ha più successo personale e professionale di chi non ce l’ha. Questa dimostrazione, quasi inutile visto che è buon senso, è stata seguita da altre negli ultimi anni. Non a caso molte aziende nostre clienti hanno iniziato a chiamarci sempre di più per il Coaching oppure per costruire un programma di mentorship interno.

Io ho la fortuna di essere circondato da Leader, Coach e Mentori di cui mi posso fidare e nonostante questo sono sempre alla ricerca.

Il problema di tutti è trovarne di validi e soprattutto di fidati. Fidati sia nelle competenze sia nell’etica.

Siamo stati tutti scottati da qualche fregatura, questa ci porta a essere diffidenti ma così ci limitiamo. Forse dovremmo porgere l’altra guancia, magari non a chi ci ha dato uno schiaffo, da lui meglio allontanarsi. Cerchiamo qualcun altro e diamogli una possibilità. Siamo tutti straordinari, ma abbiamo tutti bisogno di crescere.

Crea, o entra in un gruppo di crescita.

Noi abbiamo cercato di farlo in Extraordinary. Con il nostro team, fatto solo di persone straordinarie nelle competenze e anche nel lato umano, con i nostri clienti che si auto-selezionano…

Tutti i Trainer stranieri che vengono nelle nostre aule commentano l’atmosfera e la qualità delle persone che trovano.

Noi sappiamo che i gruppi si formano anche attraverso un processo naturale. Tu attrai le persone che hanno valori simili ai tuoi. Il vantaggio dell’essere parte di un gruppo è che trovi mentori, amici e lo spazio per essere chi sei. Il tutto crescendo.

 

Fai del bene per altri.

Noi italiani siamo famosi nel mondo per la nostra generosità. Chi fa volontariato dice di farlo per se stesso, non per gli altri, perché è un’emozione davvero straordinaria darsi per il gusto di dare.

Ci sono molti modi per essere utile. Se non vuoi/puoi fare volontariato, bastano le piccole buone azioni. Come quelle dei film.

 

Visita un paese straniero.

Straniero nei modi, ed evita di andare a mangiare al ristorante italiano. Apri la tua mente facendo esperienze nuove. In Dinamiche a Spirale sappiamo che le “condizioni di vita” possono essere un grande stimolo per la crescita delle “capacità mentali”. Inoltre, conoscere nuove culture è essenziale al giorno d’oggi.

Chi ha viaggiato ha sempre un vantaggio competitivo.

Certo, se vai in Brasile in un villaggio tutto Italiano, non serve a molto…

 

Poni domande, soprattutto quelle di cui non conosci le risposte.

Einstein, che considerava la curiosità più importante della conoscenza, diceva spesso “l’importante è non smettere di fare domande”. Nella nostra cultura è più apprezzato chi ha le risposte, mentre è più utile chi pone le domande.

Impara a chiedere. Chiedi di cosa non sai, così lo impari. Troppo spesso vedo persone chiedere di cose che sanno per sfoggiare la loro conoscenza. Essere l’ignorante nella stanza è il regalo più grande che puoi farti. Significa che sei con un mentore, o in un gruppo dove crescere, o in un paese straniero. Sicuramente stai facendo una buona azione. Chiedendo, impari e chi ti risponde ha il piacere di condividere qualcosa che lo appassiona.

Io credo che quest’anno sarà memorabile. Di certo un altro da ricordare.

Lo sarà per il nostro paese, spero per buone ragioni.

Lo sarà per me, e sono sicuro per buone ragioni.

Spero lo sia anche per te, magari con uno di questi obiettivi può diventare uno straordinario!

Buona prima settimana dell’anno!

Claudio

PS se vuoi iniziare bene il 2013 con noi clicca qui