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Ottobre 2012

La stagione della raccolta

By | Riflessioni

Lo sappiamo tutti, lo abbiamo imparato già alle elementari, l’autunno è la stagione della raccolta. Il ciclo della vita richiede una stagione per seminare, una o due per lasciar crescere e poi una per il raccolto.

Tempo fa, se ricordo bene, Tony Robbins riportava il ragionamento di qualcun altro, forse Jim Rohn. Spiegava come nella vita alcune cose sono agricoltura, altre industria. Per esempio, l’educazione dei figli è agricoltura. Ci vuole tempo, dedizione, costanza… Il matrimonio è lo stesso, costruire un brand anche e così via…

Poi ci sono le cose più “industriali” dove puoi prendere scorciatoie. Non me ne vengono in mente adesso, ma nel ragionamento ce n’erano un po’.

Pensavo a questo l’altro giorno. Forse perché ottobre è stato un mese di grande raccolta per me.

Ho sempre saputo e capito il concetto ma, questo ottobre per me è stato illuminante.

È uscito il libro “the Spiral”, frutto di 4 anni di relazione tra i co-autori e un anno di duro lavoro. Tra pochi giorni faremo il primo corso di Dinamiche a Spirale con i “guru”. Abbiamo chiuso un paio di contratti importanti, che in tempo di crisi non è cosa da poco. Ho iniziato un Coaching importantissimo, di cui non posso parlare, che di fatto è il coronamento di più di vent’anni di straordinario impegno.

Ho sempre saputo che i risultati arrivano. È sempre successo e questo mi ha sempre dato la motivazione di fare quello che non avrei voglia di fare.

Ho anche sempre saputo che la vita è una progressione. All’inizio raccogli meno di quello che semini, ma nel tempo la cosa cambia. Sì, a un certo punto, i conti iniziano a tornare. I risultati arrivano e raccogli quello che hai seminato, magari anni fa, o come dice Olsteen anche per quello che altri hanno seminato per te.

Forse oggi ti dirò cose che sai. Probabilmente concetti che mi hai già sentito dire. Lasciamelo fare. Sono importanti, vale la pena ricordarli. Se li fai tuoi la tua vita cambierà. È garantito. La storia lo ha dimostrato già più volte. A me lo ha rammentato questo ottobre.

Le cose che vorrei ricordarci sono:

Per raccogliere bisogna seminare.

È un concetto semplice, basilare e per questo sottovalutato. Conosci persone che non hanno mai seminato e pretendono di raccogliere? Io ne conosco un sacco. Tutti arrabbiati, tutti vittime di ingiustizie. Almeno secondo loro.

Se semini potresti non raccogliere, ma se non semini non raccogli mai.

Può capitare che una grandinata poco prima del raccolto rovini tutto, oppure dei parassiti facciano ammalare i frutti. Una cosa è certa però, se non semini, non raccogli.

Non sempre raccogli quando vorresti.

Come in natura anche nella vita non sei sempre tu a decidere quando raccoglierai. A volte lo puoi fare subito, altre devi aspettare.

Quasi sempre, la qualità del frutto è proporzionale alla qualità del seme.

Anche in questo caso nulla è garantito. È certa una sola cosa, semi di bassa qualità danno frutti di bassa qualità. Il contrario non è sicuro. Anche in questo caso c’è una percentuale di rischio. C’è chi se lo prende c’è chi preferisce non rischiare, e quindi non raccogliere.

Ovviamente seminare una sola volta non basta. Bisogna farlo continuamente e poi curare la pianta, innaffiarla, proteggerla e così via…

Potrei andare avanti per un po’, ma sicuramente sono riuscito a far passare il concetto.

Se leggi questo blog da un po’ di tempo, ricorderai altri articoli che si rifanno in qualche modo a questo: quelli sugli obiettivi, sulle notti in bianco, sul coraggio, sugli insegnamenti dell’oceano e poi, del ghiacciaio.

Per chiudere ti ricordo che l’agricoltura è un gioco di squadra. Si lavora insieme e si festeggia, insieme. Io non potrei mai fare quello che faccio se non fosse grazie alla mia famiglia, team, mentori, amici…

Tutto arriva, tutto torna. Non subito ma arriva e torna.

In questi momenti difficili dobbiamo tenerlo bene a mente. L’errore più grande sarebbe lasciarsi prendere dalla negatività, rassegnarsi e non seminare più. Il risultato? Non raccogli e dai colpa alla brutta stagione invece di capire che, anche in quel caso, ci hai messo del tuo.

Buona settimana e buon primo novembre, (o halloween se lo festeggi).

Claudio

La forza della vulnerabilità

By | Riflessioni

Tempo fa durante la festa annuale della nostra azienda, che chiamiamo “Extraordinary Day”, ho fatto vedere il video di Brené Brown, sociologa presso l’Università di Houston. È un video che parla di vulnerabilità. Bellissimo!

Cercavo qualcosa di speciale. Un po’ per caso, un po’ per fortuna, quella fortuna che hanno quelli che cercano, ho trovato questo intervento a TED.

Il messaggio quel giorno è passato e tutti siamo rimasti colpiti (e anche affondati).

L’altro ieri una giornalista del Corriere delle Sera, che aveva scritto un pezzo per il mio altro libro, mi ha chiamato. Voleva sapere se ero disponibile per un’intervista. Ovviamente ho detto di sì. Più tardi ci siamo risentiti per le domande e mi ha detto l’argomento dell’articolo: Brené Brown e il suo nuovo libro sulla Vulnerabilità!

Che coincidenza!

Perché io? Mi sono, e le ho chiesto.

“Perché mi sembri la persona più adatta”, è stata la risposta. Quando ci siamo conosciuti, lo scorso anno, mi sei sembrato uno che ne può parlare…

Chi io?

Ho passato tutta la mia infanzia a cercare di essere come gli altri, che ai miei occhi erano meglio di me. Ho cercato di non soffrire, convincendomi che mio Padre non era malato ma aveva solo una disfunzione renale.

Da adolescente ho fatto di tutto per non essere in una situazione imbarazzante. Con le ragazze ero una frana, avevo troppa vergogna.

Alle superiori facevo le stagioni estive in albergo, prendendo letteralmente calci nel culo, senza batter ciglio. Non a caso il servizio militare nei Parà, è stato quasi una passeggiata.

Mi hanno insegnato che ero un ometto e non dovevo piangere. Mi hanno detto di esser forte. Se avevo mal di pancia, alla seconda volta che lo dicevo, mi veniva fatto notare che lo avevo già detto.

Il mio primo amore, che era una gran cotta, ma sembrava amore allora, mi ha insegnato che donarmi portava sofferenza. A quell’età, non potevo capire che quel tradimento non aveva nulla a che fare con me.

Sono andato avanti così per un po’, poi ho trovato i miei veri maestri.

Uno è uno dei più grandi nel mio settore. Parla delle sue paure, si emoziona, sbaglia e lo ammette…

Un altro è mia moglie Nancy. Sangue caldo, passionale, che considera la vulnerabilità un pregio e lo dimostra nei fatti…

Grazie a loro sono cambiato. O meglio, sono tornato quello che sono. Da bambino ero così, l’educazione mi ha “rovinato”.

Per non soffrire, ho “devitalizzato” il mio sistema nervoso che, ovviamente, sentiva poco dolore ma anche poco del resto…

Ho passato tre giorni, all’ultimo corso di Public Speaking, a convincere i partecipanti a “mettersi a nudo” davanti all’audience. Gli umani amano l’umanità nelle persone quindi perché nasconderla?

La nascondiamo per paura, dimenticandoci che se la lasciamo uscire la paura scompare.

Sì, lo so, qualcuno si approfitterà della tua vulnerabilità. Per prendere una carezza devi porgere la guancia, e potresti prendere una sberla. In quel caso, consiglio di non porgere l’altra, meglio andare via e cercare chi si merita quello che hai da offrire.

Sono contento che il libro della Brown sia disponibile in Italia. Sono felice di essere ancora sul Corriere della Sera, l’articolo esce sabato.

La prima volta che ho visto il mio nome su quelle pagine ho pianto. Sono cresciuto guardando mio Padre leggere quel quotidiano. Vedermi lì mi ha riempito il cuore, un’emozione così grande da riempire e straripare. Ecco quindi le lacrime, per strada, davanti all’edicola…

Qualcuno avrà pensato che ero un po’ strano. Oppure che leggevo un necrologio, per quelli è permesso piangere. Non mi importa molto. Io ero felice. Lo sono anche adesso. Sai perché? Perché quando lasci che le emozioni escano, quando sei vulnerabile perché ti metti a nudo ti accorgi di essere felice. Di essere vivo.

Mi raccomando, sabato compra il Corriere della Sera.

Claudio

Nato per volare

By | Riflessioni

È quello che ha sempre voluto fare, ha iniziato a buttarsi dai grattacieli con il paracadute, in maglietta, e domenica ha battuto il record. Nessuno, prima di lui, aveva “volato” da così in alto e così veloce.

Qualcuno dirà che è un record inutile, utile solo agli sponsor. Il dato di fatto è che tutte le televisioni più importanti erano collegate, e moltissime persone, in tutto il mondo, incollate agli schermi.

Sai perché?

Perché abbiamo bisogno di eroi.

Eroi che lavorano tutta una vita, che hanno un team che lavora per loro, che ci mettono due ore e mezza per salire a più di 39.000 metri di altezza, e meno di cinque minuti per scendere a terra.

Il tutto per dirci che i nostri limiti sono molto oltre quello che pensiamo.

Molti vivono vite comode, a volte piatte, noiose. Abbiamo tutti bisogno di questi eroi per svegliarci dal torpore. Per ricordarci di sognare, come facevamo da bambini, senza tanti limiti. Con la voglia di andare oltre l’ordinario.

Ecco cosa diceva su di lui Wikipedia, prima del record di domenica:

“Nel 1999, Felix ha realizzato il record mondiale per il salto più alto con il paracadute da un edificio, saltando dalle Petronas Towers a Kuala Lumpur in Malesia. Il 31 luglio 2003, Baumgartner è diventato la prima persona ad attraversare il Canale della Manica con una tuta alare in fibra di carbonio. Baumgartner ha stabilito il record mondiale per il più basso BASE jump, saltando dalla mano del Cristo Redentore a Rio de Janeiro. È stato inoltre la prima persona a saltare dal viadotto di Millau in Francia, il 27 giugno 2004 e la prima persona a lanciarsi dal Turning Torso edificio di Malmö, in Svezia il 18 agosto 2006. Il 12 dicembre 2007 fu il primo a saltare dal Taipei 101 da circa 390 m (1 280 piedi), allora il più alto edificio del mondo.”

Sembra che questo uomo non si stanchi mai di superarsi. Lo fa convivendo con la paura, che a suo dire, è la sua alleata per “non fare un passo troppo in là dalla pedana”. Grazie alle sue imprese ci saranno nuovi materiali, la scienza si porrà nuove domande sui limiti fisici del corpo umano e, se tutto va bene, le mie figlie avranno un ricordo di un’impresa vista dal vivo. Io mi sono perso il primo uomo sulla Luna e ho purtroppo visto l’esplosione dello Shuttle.

Mi chiedo quante persone hanno gioito alla sua rinuncia di qualche giorno fa per maltempo. Quante hanno sperato in una tragedia per il gusto macabro dell’incidente, oppure per vedere qualcuno fallire. C’è sempre chi gode dei fallimenti altrui. Solitamente sono persone che, nella loro vita, ne hanno una collezione. Sono quelle persone che credono che “mal comune, mezzo gaudio”.

Io penso che il successo di qualcuno dovrebbe essere gaudio di tutti. Perché è un esempio, qualcosa che ci dovrebbe ispirare.

Io davanti alla TV avevo le palpitazioni, ero emozionato, nervoso, eccitato…

I miei salti nel vuoto si rifanno a millenni fa nell’esercito, dove non fai caduta libera. Poi qualche salto in tandem, dove fai caduta libera, anche se tecnicamente non lo è, visto che c’è una pilotina.

Vederlo girare su se stesso mi ha fatto paura, ho pensato non riuscisse a fermarsi. Quando lo ha fatto, ho sospirato di sollievo. Mi sono commosso…

Le imprese mi commuovono. Mi commuove vedere un team come il suo che lavora con lui e per lui. Che crede, soffre e gioisce al suo fianco.

Forse sono un po’ romantico. Per alcuni infantile o magari stupido, però a me questi eroi delle fiabe moderne emozionano tanto.

Ce ne sono così pochi…

La politica ce li dà con il contagocce, la Religione pure, lo sport sempre di meno… Servono persone come Felix.

Quindi, lo ringrazio. I miei amici austriaci sono fieri di lui e fanno bene. Ci ha dimostrato che, sempre come dice lui, “l’unica cosa che ti separa tra te e i tuoi obiettivi è la storia di merda che ti racconti del perché non riesci a raggiungerli”.

Buona settimana.

Claudio

Un bel sogno diventato realtà

By | Riflessioni

Il mio ultimo articolo ha creato qualche preoccupazione. Qualcuno si è preoccupato di me, che avessi perso la mia positività. Qualcun altro ha pensato che stessi male. Grazie, sto benissimo.

Ho scritto quel post perché era quello che sentivo e sento. Questo è il mio blog. L’indirizzo web ha il mio nome e cognome, mi sembra giusto dire quello che penso, senza false bugie o filtri inutili.

Non volevo essere pessimista, volevo dare un segnale a tutti noi che, invece di vedere la realtà, ci distraiamo nella speranza che andrà tutto bene. Essere positivi non significa negare l’evidenza, significa vedere la realtà per come è per poi migliorarla.

Questo blog è molto seguito e la cosa mi onora. Ricevo, direttamente o indirettamente, tanti commenti positivi. Poi c’è chi dice che faccio troppa pubblicità nei post, chi dice che sono troppo “positivo, quasi americano”, oppure che scrivo cose scontate e ancora che sono troppo diretto. Va bene… come nella vita ognuno dice la sua sul blog degli altri, soprattutto se non ha il suo. Io scrivo per condividere, se piaccio mi fa piacere, se non piaccio spero almeno di stimolare la riflessione. Tutto qui.

In quell’articolo parlavo di un sogno che nella realtà è quasi un incubo. Oggi ti parlo di un sogno che nella realtà è rimasto bello, anzi ancor più bello.

Ho sempre lavorato con dedizione, passione e impegno. Sempre senza risparmiarmi. L’ho visto fare dai miei genitori che mi hanno dato le basi su cui mi poggio. L’ho visto fare dai miei Maestri dai quali ho imparato tanto.

Grazie a questo sono riuscito a fare tanto e a costruirmi qualcosa di speciale, per me straordinario.

Faccio un lavoro bellissimo e sono a contatto con persone di grandissima qualità dalle quali imparo tutti i giorni. Negli ultimi anni poi il salto è stato notevole.

Spesso mi chiedo come tutto è successo. Più ci penso e più vedo un pattern semplice, quasi banale.

Non avendo capacità intellettuali superiori o un background accademico particolare, penso sia solo frutto delle opportunità che grazie al mio impegno ho saputo cogliere e a volte creare.

Il risultato ai miei occhi è evidente. La competenza che ho mi permette di capire cose che altri non vedono neppure e di aiutare velocemente i miei clienti attraverso il mio lavoro.

E ora arriva la pubblicità.

Il mese scorso ho iniziato a lavorare con un imprenditore su un paio di cose a lui care. La sua azienda va benissimo nonostante la crisi. Ora ci sono delle decisioni da prendere. Non entro nei dettagli, non è necessario che tu li sappia e non sarebbe corretto da parte mia dirli qui.

La cosa che importa è che, grazie alla conoscenza delle Dinamiche a Spirale, sono riuscito a capire le sue leve e ad aiutarlo a decidere e agire su una cosa che ieri ha già portato i primi frutti.

Ovviamente non è stato quel metodo, tanti metodi funzionano, è stata l’applicazione che ci ha portato a raggiungere il risultato che volevamo.

Ho scoperto le Dinamiche a Spirale grazie a Tony Robbins. Come molte altre cose (vedi la PNL), è stato lui ad aprirmi la porta.

Le ho studiate investendo tempo, denaro ed energia nonostante ci fossero risorse limitate (all’epoca corsi solo all’estero e pochi libri in inglese). Sono andato oltre.

Visto che la cosa mi appassionava tantissimo, volevo condividerla. Ho iniziato a insegnarle qui in Italia. Ma il problema della mancanza di libri rimaneva. Ho preso coraggio e ho scritto un libro introduttivo.

Per rispetto e nella speranza di avere un endorsment l’ho mandato ai due “guru” americani dai quali avevo imparato tutto, per avere la loro benedizione, un feed back e se tutto andava bene un’introduzione.

La prima risposta non fu molto bella.

La seconda fu straordinaria!

Visto che non c’erano libri introduttivi e scorrevoli proponevano di entrare nel progetto. Di cambiare il testo per scriverlo a sei mani! Non avrei mai aspirato a tanto!

Dopo mesi e notti di lavoro, mails, telefonate, traduzioni, confronti e tanto ancora, il libro è in stampa. Arriverà nei magazzini delle librerie on line nei prossimi giorni e nelle librerie da lunedì 22 ottobre.

Sulla copertina il mio nome è dopo quello di Chris Cowan (il maggior esperto al mondo), e di Natasha Todorovic (la sua socia e co-sviluppatrice dei corsi). Il mio è in terza posizione, per rispetto, sono l’ultimo ma ci sono. Ci sono!

Nell’ultimo anno ho studiato come non mai le Dinamiche a Spirale. L’altro giorno con l’imprenditore le ho usate con eleganza, raggiungendo l’obiettivo velocemente. Ora sono persino co-autore con i più grandi del mondo.

Tony Robbins a un certo punto della sua carriera in PNL era quasi più famoso di chi l’aveva fondata. Altri allievi dei co-fondatori erano scocciati del fatto che il ragazzino appena arrivato, aveva così tanti risultati.

Io ragazzino purtroppo non lo sono, però un paio di cose “alla Robbins” le ho fatte.

  • Mi sono buttato investendo tutto quello che avevo: tempo, impegno e denaro per pagare i corsi.
  • Ho studiato, ho studiato tanto per essere preparato e competente.
  • Fatto questo, mi sono mosso. Invece di aspettare che tutto fosse perfetto ho iniziato.

Scrivere il libro è stato bello e difficile. Mandarlo agli americani eccitante e rischioso, e se non mi davano il permesso di pubblicarlo? Riscriverlo a sei mani è stato un orgoglio e anche estenuante, avere a che fare con i “guru” non è sempre facile.

Il risultato un sogno che nella realtà è più bello del sogno. Ricorda io “speravo” in un’introduzione.

Forse posso imparare qualcosa da tutto questo. Posso tenere a mente i tre punti che ho scritto prima. Devo solo ricordarmeli in quella sequenza.

Trovo troppe persone che partono dall’ultimo pretendendo di fare (e avere tutto subito a zero spese).

Forse io sono antico o forse non ho le capacità per fare il fenomeno. Sono però dell’idea che se non sei preparato, se non hai fatto la gavetta è meglio stare calmo e pretendere poco. Sono anche dell’idea che io e i miei colleghi della formazione abbiamo fatto un grande errore. Abbiamo fatto credere a troppe persone che basta crederci, e molta gente si è montata la testa senza seguire le istruzioni.

Non basta crederci, bisogna lavorarci.

Il nostro motto non è “siamo tutti dei fenomeni” ma “siamo tutti straordinari”. Lo straordinario è in te, ma deve essere tirato fuori con impegno, lavoro e dedizione.

Forse non sarai d’accordo, forse sei uno di quelli che su Facebook mi propone di diventare ricco facendo poco lavorando da casa. Vabbè la vita è bella perché c’è varietà.

Io torno a lavorare con impegno. A fine mese gli ammmmericani sono a Milano per i corsi con certificazione in Dinamiche a Spirale (hanno ragione a dire che faccio pubblicità!), meglio che ci prepariamo bene per fare un corso straordinario!

Buona settimana.

Claudio

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Giovedì 18 presento il libro in una serata gratuita a Milano, con obbligo di prenotazione al numero verde 800.589.777 oppure via mail a info@extraordinary.it

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Siamo riusciti ad estendere la quota scontata sui corsi di certificazione in Dinamiche a Spirale con Chris e Natasha. Il primo livello è dall’1 al 4 novembre, ovviamente sono tradotti in italiano. Per saperne di più contatta il nostro servizio clienti al numero verde 800.589.777 oppure via mail a info@extraordinary.it

Un brutto sogno diventato realtà

By | Riflessioni

Stanotte ho fatto un sogno.

Ero l’Amministratore Delegato di una grandissima azienda italiana, con la maggior parte del fatturato fatto in Italia ma con anche interessi all’estero.

La mia nomina era arrivata tramite il Presidente dell’azienda che si era accordato con i membri del Consiglio di Amministrazione. Questi ultimi erano degli incapaci, rubavano e facevano i loro interessi, ma mi avevano votato per poter salvare il loro posto. Di salvare l’azienda non interessava molto a nessuno. Questi membri del Consiglio non erano stati eletti dagli azionisti, grazie a uno statuto fatto con dei Notai compiacenti, erano riusciti a fare in modo di essere lì e soprattutto di restare nonostante i risultati pessimi.

L’azienda andava malissimo. La produttività era alta, le vendite anche, ma il magna magna aveva affossato i conti.

Per far quadrare la cassa non si faceva altro che alzare i prezzi dei prodotti, tanto i clienti erano obbligati a comprare, nonostante la qualità fosse bassa e i prezzi altissimi.

Come AD avevo molta visibilità. Facevo riunioni in posti bellissimi, avevo tante macchine aziendali, tanti autisti, assistenti, segretarie… Avevo tutto. Potevo persino saltare le code: in mensa, autostrada, cinema…

Nel sogno non avevo nessun rimorso o dubbio nei confronti dei dipendenti dell’azienda, dei fornitori (che non pagavamo mai) o dei clienti sull’orlo del fallimento.

Un po’ perché sapevo che non era colpa mia. Erano quelli che erano venuti prima che avevano fatto il casino che c’era, e poi nessuno aveva il coraggio, né le competenze per far meglio di me.

Certo i miei consiglieri mi facevano un po’ schifo, ma loro avevano bisogno di me ed io di loro. Per questo lasciavo correre. Sapevo che violavano le leggi penali, civili e fiscali ma sapevo che, grazie alle loro conoscenze, nessuno avrebbe controllato. Caso mai si faceva un qualche accordo e si metteva tutto a posto. Poi tutti sapevano che tutti lo facevano, quindi in un certo modo sembrava giusto. A noi ovviamente. Ai fornitori e ai clienti no, ma a noi non fregava nulla. Chi ce lo faceva fare di cambiare una vita da nababbi? Magari per dover lavorare davvero!

Il sogno era così surreale da sembrare vero. In un certo senso sapevo che era un sogno perché nella realtà un’azienda, (come una famiglia o una qualsiasi associazione) così non poteva esistere o resistere.

Nella realtà sarebbe già fallita. I clienti avrebbero smesso di comprare o avrebbero già messo a ferro e fuoco tutto. I soci avrebbero fatto valere i loro diritti sfiduciando tutto il consiglio di amministrazione. Poi, visto che nell’azienda del mio sogno i soci sono anche i clienti, avrebbero fatto tutto velocemente.

Nella realtà il Presidente, l’AD, i membri del Consiglio d’Amministrazione, i Dirigenti avrebbero avuto un po’ di vergogna, un limite. Magari non tutti, ma almeno la maggior parte.

Era ovvio che quello era un sogno.

Poi quando nel sonno sono andato in bagno per lavarmi le mani, da tanto che erano molto sporche, mi sono visto allo specchio. Ero diverso. Tutti i capelli erano bianchi, avevo gli occhiali, una flemma insopportabile e una supponenza irritante.

Lo schifo nel vedermi mi ha fatto svegliare. Ero tutto sudato.

In un primo momento mi sono rallegrato che fosse solo un sogno.

Poi ho acceso la TV, ho messo il canale delle notizie e mi sono accorto che non era un sogno. È un incubo e lo stiamo vivendo.

Il sogno sarebbe se gli azionisti, che sono anche clienti, si svegliassero dal loro sonno e facessero qualcosa di concreto.

Peccato sia già iniziato il campionato, le feste di Natale siano alle porte. Poi arriverà la pianificazione per l’estate. Quindi, non so se c’è tempo.

Speriamo che qualcuno li (anzi ci) ispiri. Magari qualche “collega” all’estero. Magari qualche nuovo leader qui. Anche se quelli non li vedo ancora.

Forse devo iniziare io, forse devi iniziare anche tu.

Con stima ed affetto.

Claudio