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Giugno 2012

Errare humanum est

By | Riflessioni

Stamattina, come spesso accade, mi sono alzato di buon’ora. Doccia, barba, frutta, vestito e colazione. Poi mi sono messo in moto. Letteralmente visto che sono andato in scooter a Milano.

Dovevo iniziare un corso alle 9.00, e come mia abitudine, sono arrivato in largo anticipo presso la sede dell’azienda nostra cliente. Alla reception come sempre mi sono presentato e la signorina ha chiamato la responsabile del corso che però oggi era in ferie. La telefonata è iniziata a rimbalzare, nessuno era al corrente della cosa.

Vabbè… la mia mente ha iniziato a pensare all’inefficienza generale che pervade nel nostro paese.  Dopo qualche minuto apro il Mac per vedere i nomi delle persone destinatarie della mail di conferma del corso. Leggendo noto nel testo che la conferma è per il 25 ma luglio, luglio!

Ops, l’inefficiente sono io!

Grazie a Dio, è da anni che lavoro con questa azienda, abbiamo un ottimo rapporto e ci sono stati errori anche da parte loro. Tutto a posto, solo una brutta figura ma nulla di più.

Nelle date che avevo mandato, avevo indicato questi giorni (cioè a giugno); la persona di riferimento mi ha confermato luglio, facendo una bella distorsione che io ho ripetuto nel leggere la sua mail di conferma della data (dove è indicato luglio, ma io non l’ho letto).

La ragazza con cui sto parlando mi fa notare che è proprio come racconto nei corsi, succede che le persone facciano distorsioni… eh sì, succede.

Adoro andare in scooter. Oltre a sentirmi libero di svicolare nel traffico è il mio momento di relax. Non posso ascoltare la radio o audio libri e non posso rispondere al telefono. Quindi tornando indietro penso…

Penso alle lezioni che mi porto a casa:

  1. ho giudicato altri per un errore mio, la prossima volta sarebbe meglio aspettare,
  2. non sono perfetto, (questo l’ho sempre saputo, ma è bello ricordarlo),
  3. leggere velocemente le mail, o qualsiasi altra cosa, non è molto efficace (e nemmeno efficiente),
  4. ho troppe cose da fare e vado troppo di fretta,
  5. lavorare bene ti dà la credibilità di poter fare degli errori che ti saranno perdonati,
  6. perdonare l’errore altrui ti darà ancora più credito per essere perdonato,
  7. ho un giorno libero!

Tornado a casa mi organizzo mentalmente per come sfruttare il mio tempo, posso recuperare il giorno per portarmi avanti.

Mia moglie Nancy mi propone di fare una pausa insieme dopo pranzo, visto che abbiamo passato il week end in due posti diversi. Di primo acchito mi viene di dire di no, posso sfruttare quel tempo per essere produttivo. Poi sento il mio angelo custode che mi tira le orecchie. Sono duro di comprendonio, sono un uomo…

Il giorno libero lo utilizzerò per essere produttivo, portarmi avanti e anche per passare un momento magico con mia moglie. A cosa servono gli errori se non sei capace di farne tesoro?

Buona settimana, possa tu fare un errore che ti porti qualcosa di bello, come una pausa tutta vostra con la persona che ami.

Claudio

l’Italia nazionale di calcio…

By | Riflessioni

Quest’anno sto seguendo poco gli Europei di calcio. Un po’ perché sono iniziati nel pieno della finale di Basket un po’ per altre ragioni. Ho visto però alcune partite dell’Italia, la nazionale è sempre la nazionale.

Riflettevo sul passaggio del turno e sulla metafora che rappresenta, almeno per me.

Dopo la prima partita con la Spagna, grazie alla prestazione convincente (ance se non abbiamo vinto), ci siamo tutti convinti di essere uno squadrone. Un po’ come nella vita, dove noi italiani ci convinciamo di essere una grande nazione indipendentemente dai risultati.

La seconda partita è stata rivelatrice. Dovevamo vincere e non lo abbiamo fatto. Un altro pareggio. A causa di questo era necessario vincere la terza con l’Irlanda sperando che gli altri non facessero “il biscotto”.

Che buffo, nel mezzo dell’ennesimo calcio scommesse, dove non si sa chi è coinvolto o no, dove il capitano della nazionale rilascia dichiarazioni che fanno discutere, “ci auguriamo” che gli altri siano onesti.

Come nella realtà, non bastava un nostro risultato. Il nostro futuro dipendeva anche da quello che facevano gli altri e non era colpa loro, ci siamo messi noi in questa situazione…

La partita con l’Irlanda era da vincere. La nostra grande nazionale, squadrone di campioni, soffre. Perché fare le cose facili quando da buoni Italiani possiamo fare extra fatica?

La cosa buffa è che il nostro avversario è allenato da due connazionali che sono immigrati all’estero per lavorare ed esprimere la loro professionalità… Mmmmmm, queste menti che vanno all’estero…

La partita è nervosa, ma vinciamo. Il primo goal è di un “ragazzaccio” pugliese, salvato dallo sport, che ha fatto discutere ovunque sia andato. All’ultima conferenza stampa ha detto cose improprie sui gay (ma non è mica lì a giocare a calcio?).

Il secondo goal è di un ragazzo di colore, bresciano doc che ridà serenità a tutti mettendo al sicuro il risultato. Che succede, dobbiamo sperare in “stranieri” nati in Italia per risolvere la situazione?

Oltre al bel goal, Balotelli (il nostro bel CP/Rosso) inveisce, poi cerca anche di dare una bella gomitata a un giocatore avversario. Lo perdoniamo, si sa che è un po’ così, ha fatto un gran goal e poi (parole del telecronista della TV nazionale statale) “gli irlandesi sono abituati, giocano a rugby”. Mi chiedo se fosse stato un irlandese a fare quel gesto cosa avremmo detto.

Nel frattempo la novella del passaggio di turno era in tutti i siti dei maggiori quotidiani come prima notizia mentre quella della morte di un soldato italiano in Kosovo era terza o quarta.

Mi sembra buffo rivedere nello sport nazionale gli stessi vizi e le stesse virtù del nostro popolo che dovrebbe essere di esempio e che purtroppo delude. Almeno me.

Aspettiamo di essere nei guai per darci una mossa perché prima facciamo il minimo e ci montiamo la testa troppo presto. Diamo parola e ascoltiamo persone che non sono esperte dell’argomento o addirittura non dovrebbero nemmeno parlare di quello di cui stanno parlando. Sospettiamo degli altri di cose per cui noi stessi siamo colpevoli. Siamo razzisti (neri, extracomunitari, nord/sud, uomini/donne e così via), ma perdoniamo tutto a chi ci toglie dai guai.

Nel frattempo Spagna e Croazia ci danno una bella lezione di sportività.

Ora c’è l’Inghilterra. Chissà se perderemo per colpa degli arbitri, o vinceremo per il gran cuore italiano, che ci porterà a vincere il campionato, perché si sa, “noi siamo un popolo che da’ il meglio quando è in difficoltà” e solo Dio sa quanto siamo in difficoltà…

Non ho mai fatto tanti ragionamenti sul calcio. Non ho le competenze tecniche per farlo e non avevo mai notato similitudini con la nostra vita. L’altro giorno mi è venuta questa. Spero che la mia condivisione possa essere interessante.

Speriamo di imparare tutti qualcosa da queste crisi: calcistiche, economiche, finanziarie, di valori… Tra poco l’Europeo finirà e dovremo tornare a prestare attenzione alle notizie e ai problemi più importanti.

Forza Italia! (Inteso come Nazionale di calcio ovviamente).

Claudio

Dimmi con chi vai…

By | Extraordinary

È un argomento trito e ritrito ma lasciamene parlare ancora per una volta (e prometto che non sarà l’ultima!). Capita di arriviare in un punto della tua vita, magari uno di quei compleanni con lo zero, nel quali ti chiedi “come sono arrivato qui?”.

Ricordo una bellissima canzone dei Talking Heads, dove succede questo.

Concordiamo sul fatto che non puoi sempre fare quello che vuoi, ma come può capitare di prendere una strada che ti porta dove non vuoi essere?

Sicuramente il primo fattore sono le decisioni che prendi. Non solo quelle importanti come che lavoro fare, dove vivere, cosa studiare… ma anche quelle piccole, quelle di tutti i giorni come cosa mangiare, leggere, guardare…

Poi c’è una delle più importanti, con chi passo il mio tempo? Cioè i momenti della mia vita?

Il grande Jim Rohn diceva di porsi tre domande:

1) “Con chi vado in giro?”. Hai avuto modo di valutare tutti coloro che ti influenzano in qualche modo?

2) “Cosa fanno queste associazioni per me?”. E’ una domanda importante da porsi. “Che cosa mi hanno fatto fare, ascoltare, leggere, pensare e sentire?”. Devi fare una considerazione seria di come gli altri ti influenzano.

3) “Vanno bene?”. Forse hai solo “associazioni” (come le chiamava lui) positive, o forse no. L’idea è di valutarle, sono cose importanti!

Fatto questo, consigliava di agire, in funzione delle risposte che ti sei dato e di come vuoi che la tua vita sia.

Ecco i suoi consigli:

1) Dissociati. Questa è una decisione difficile, da prendere quando necessario, ma in alcuni casi può essere essenziale. A volte l’unico modo per non lasciarsi influenzare negativamente da alcune persone è non frequentarle proprio.

2) Limita il tempo che passi con loro. Non sempre possiamo tagliare il rapporto. A volte queste persone fanno parte della nostra famiglia, o siamo “obbligati” a vederle per lavoro o altro. In questi casi meglio vederle lo stretto necessario. Meno le vediamo meno ci influenzeranno.

3) Allarga il giro di persone che frequenti. Questa è la scelta più efficace. Più persone straordinarie conosci e frequenti, e più stimoli avrai.

Il gruppo dei pari è un concetto noto, conosciuto, di cui parliamo in tantissimi. Nonostante questo ci sono poche persone che prendono la briga di frequentare chi può rendere la loro vita migliore. Spesso per pigrizia, altre volte perché ci sia affida al caso, altre perché si ha paura di perdere, invece di pensare a cosa si “guadagna”.

Molti sanno che la mia vita è cambiata grazie alle persone che ho conosciuto ai corsi di formazione. Ho incontrato: amici, maestri, mentori… Uno di questi amici è ora mio cognato. Sì, mi sono innamorato perdutamente di sua sorella e venerdì scorso abbiamo festeggiato i nostri primi dieci anni di matrimonio…

Se fossi rimasto nel mio quartiere, nel mio palazzo, nel mio stagno, avrei fatto meno fatica. Conoscevo i fondali, l’acqua non aveva sbalzi di temperatura e conoscevo anche tutti i pesci.

Grazie a Dio, alla mia curiosità e a due genitori straordinari sono uscito.

Non ho proprio tutto quello che voglio, ma ho tanto, tantissimo…

Molto è merito delle persone che mi circondano, con il loro esempio e insegnamento mi hanno fatto capire e mi hanno mostrato cose che non conoscevo.

In Extraordinary cerchiamo di fare questo. Sappiamo che i partecipanti vengono ai corsi per imparare qualcosa. Sappiamo anche che se incontrano persone con le quali possono confrontarsi, imparare, crescere, e perché no, creare nuove amicizie, avranno più soddisfazione. Sta accadendo, e ci piace.

Venerdì 22 giugno festeggeremo questa cosa insieme. Spero tu possa essere dei nostri, chissà che non conosci qualcuno di speciale.

Se non puoi venire, fai questa cosa da solo. Creati tu un gruppo di persone con cui crescere. Ce ne sono tantissime. Basta cercarle.

Buona settimana di nuove conoscenze!

Claudio

Coraggio e coraggino

By | Riflessioni

L’altro giorno ero in autostrada, rientravo da una trasferta e come spesso mi capita mentre guidavo ero in trance…

All’improvviso mi sono accorto che dovevo prendere l’uscita vicina. Velocemente mi sono spostato a destra tagliando di fatto la strada a un’automobilista. Non era una manovra pericolosa o azzardata, ma di fatto ero entrato nella corsia di destra all’ultimo momento.

L’automobilista dietro di me, quello a cui avevo tagliato la strada, mi ha “fatto i fari” e ha incominciato a gridare. Non sentivo quello che diceva ma era evidente che fossero insulti. Visto che aveva ragione, ho alzato la mano per scusarmi. Gli insulti sono continuati.

Ho pensato che forse non avesse visto la mano alzata in segno di scuse, allora ho abbassato il mio finestrino e messo la mano fuori, palmo ben aperto e mano alzata in segno di scusa. La sua reazione era esagerata ma io avevo sbagliato.

Niente da fare l’intensità del suo non verbale si capiva che l’insulto aumentava. Era furioso, Dio solo sa cosa mi stava dicendo…

A questo punto, mentre andavamo verso i caselli, ho rallentato, abbassato il finestrino di destra per parlargli, e dire “mi sono scusato dai smettila…”. L’intenzione era quella, non avevo voglia di litigare, ero già stanco. Sorridendo lo guardavo in attesa della sua reazione.

Con sorpresa, una volta affiancato vedo che guarda avanti, sguardo nel vuoto, quasi terrorizzato. Forse pensava che stessi cercando di attaccare briga. Dico “scusa, ti ho tagliato la strada ma non mi sembra il caso di incazzarti così…”. Nulla, sguardo nel vuoto, diritto davanti a sè. Sembra veramente terrorizzato.

Il caso vuole che dopo l’uscita del casello di Bergamo ci sia una grande rotonda con diverse uscite. Lui che è davanti prende quella che devo prendere io, quindi “lo seguo”. Ecco che la sua guida diventa spericolata. Probabilmente pensa che ce l’ho con lui e, tagliando la strada a più persone, fugge nel traffico.

La cosa mi diverte e mi fa pensare.

Da lontano, avvolto dall’abitacolo, mi insulti. “Faccia a faccia”, anche se io cerco di parlare in modo educato, scappi terrorizzato. Un bel coraggino.

Proseguendo per casa ho pensato a questo evento. Ho pensato ai collaboratori che alla macchina del caffè insultano il loro capo, al quale non hanno il coraggio di dire nulla in faccia.

Ho pensato ai fenomeni che su Facebook insultano: governo, “amici”, squadre avversarie e poi non hanno il coraggio di prendere posizione dal vivo.

Ho pensato alle suocere (o alle nuore o generi) che parlano male dell’altra ma alle cene di famiglia fanno la scenetta, non per educazione, ma per falsità.

Non credo che si debba “cercar battaglia” (per citare il grande William Wallace), credo però che, come dicono i giocatori di Football americano, “dal divano sono tutti campioni”.

Chi non ha peccato scagli la prima pietra e chi ha il coraggio di dire in faccia le cose le dica. Troppo facile avere il coraggino di fare il fenomeno quando sei al sicuro.

Ricordo quando vivevo negli USA un mio amico diceva che la stronzaggine del tuo capo era direttamente proporzionale a quanto era distante fisicamente da te. Più era lontano, e quindi non poteva sentirti, e più era stronzo.

Forse se non abbiamo il coraggio di dirle in loro presenza sarebbe meglio non dirle proprio.

È solo un’idea per la quale vorrei ringraziare l’automobilista dallo sguardo nel vuoto. Grazie per avermi mostrato la pochezza di cui anche io, a volte, sono stato vittima e/o protagonista.

Buona settimana coraggiosa.

Claudio

Tu chiamale se vuoi, emozioni.

By | Riflessioni

Oggi vorrei parlare di emozioni perché sono il vero sale della vita, sono alla base di tutto quello che vogliamo.

Non a caso dedicheremo la nostra giornata di festa “Extraordinary Day” del 22 giugno a Milano, proprio a quest’argomento.

Diverse persone definiscono le emozioni e i sentimenti come due cose diverse. Penso sia un concetto interessante che condivido ma per l’articolo di oggi farò finta che siano la stessa cosa.

Girando nel web ho trovato due frasi interessanti.

Il Dottor John Mayer di Stanford dice: “Le emozioni operano su molti livelli. Hanno un aspetto fisico, nonché un aspetto psicologico. Sono un ponte tra pensiero, sentimento e azione. Operano in ogni parte di una persona, influiscono su molti aspetti, come la persona stessa influisce su molti aspetti delle emozioni “.

Il Dr. Maurice Elias dell’Università di Rutgers, dice: “Le emozioni sono i sistemi di allarme degli esseri umani per quanto riguarda ciò che sta realmente accadendo intorno a loro. Sono i nostri indicatori più affidabili di come stanno andando le cose nella nostra vita. Le emozioni aiutano a mantenerci sulla giusta strada facendo in modo di andare oltre le facoltà: mentali, intellettuali, di pensiero, la percezione, la ragione e la memoria”.

È ormai appurato che influenzano il nostro pensiero, comportamento e azioni. Le emozioni hanno un impatto sul nostro corpo quanto il corpo stesso ha effetto sui tuoi sentimenti e pensieri. Un virus intestinale settimana scorsa mi ha ricordato dell’importanza di sentirsi bene!

Le persone (come io ho cercato di fare tante volte), che fanno l’errore di ignorarle, respingerle o reprimerle, vivono male. Sappiamo che le emozioni negative stimolano delle reazioni chimiche e ovviamente quelle positive altre. Sappiamo anche che alla base di esse spesso ci sono le nostre convinzioni.

Spesso i presupposti, le credenze, i bias che abbiamo ci portano a raccogliere, organizzare le informazioni per arrivare alla conclusione che poi fa partire l’emozione. Altre volte il processo è inverso.

Io chiedo ai miei clienti di Coaching “a che cosa devi credere per poter avere questa emozione? Cosa devi dare per scontato, appurato?”.

Spesso mi guardano sorpresi di una domanda così, a volte non la capiscono neppure, ma una volta compresa hanno i vantaggi della risposta.

Sono sempre piacevolmente sorpreso dalla quantità di persone che dedica tempo e denaro a conoscersi e comprendersi attraverso: corsi, libri, audiocorsi, coaching e così via. Sono altrettanto esterrefatto nel vedere quanti vivono così alla giornata, in balia delle proprie emozioni senza far nulla per comprenderne i messaggi.

In queste settimane una mia cara amica sta affrontando una sfida con il cancro. La chemioterapia la sta indebolendo fisicamente ma il suo umore è ottimo. Il lavoro di tanti anni di crescita personale sta pagando ed è certo che la cura funziona meglio, visto che lo stato d’animo influenza il sistema immunitario.

In questi giorni molte persone hanno la terra sotto i piedi che trema e i tetti sopra la testa che cadono. Una situazione difficilissima da gestire. Ascoltandoli alla radio sono colpito dalla loro forza. Con grande stima e ammirazione li sento chiedere aiuto per riprendere a vivere, lavorare, ricostruire. Invece di farsi prendere dalla disperazione, dal vittimismo; hanno tirato fuori la loro proverbiale energia così famosa nel mondo e questo li aiuterà a superare il momento. (Anche se questo non toglie che dobbiamo aiutarli!).

Qualcuno dice che ci sono due emozioni di base e le altre sono solo dei sottoprodotti di esse. Sono Amore e Paura. Condivido questo concetto. Condivido anche l’idea che non possiamo controllarle, ma solo gestirle, e sono felice di questo. Se potessimo non saremmo umani e la vita sarebbe noiosa.

Nonostante questo va sempre più di moda il politically correct. Bisogna andare d’accordo, essere sobri e non troppo emotivi.

Un imprenditore emotivo è poco serio (mi manca tanto Steve Jobs), una Maestra di scuola appassionata è poco professionale (e io vorrei una Maria Montessori per le mie figlie), e se un politico è caldo non è credibile (e invece ci vorrebbe tanto un JFK o un MLK). In TV nel frattempo vediamo buffoni che si arrabbiano o si emozionano per professione; noi abbiamo bisogno di persone vere e di emozioni vere!

Qualcuno tempo fa mi ha chiesto: “Dove sono finiti gli italiani? Quelli passionali, che: ridono, piangono, creano, baciano, risolvono…?”

Gli ho detto che alcuni, finito di spalare il fango ligure, ora stanno spostando mattoni nel modenese. Altri li vedi portare i bimbi a scuola prima di andare al lavoro, li riconosci perché salutano e cercano nonostante tutto di sorridere. Altri ancora, sono dietro un bancone a servire i clienti, o nelle aule a cercar di appassionare i bambini alla storia o alla geografia. Certo fanno meno rumore dei buffoni.

Poi ultimamente hanno perso l’abitudine di emozionarsi in pubblico, non è politicamente corretto. A volte gli serve uno sport per avere una scossa emotiva, ma non di calcio, anche quello è finto adesso, purtroppo.

Poi ci sono tutti gli altri. Quelli che cercano inutilmente di non sentire. Usano metodi che ho usato anch’io, e grazie a Dio non funzionano:

  • Cercando di sopprimere i sentimenti
  • Fingendo che non è successo niente
  • Mangiando stronzate a gogo
  • Bevendo troppo alcol
  • Lavorando come un matto
  • Guardano TV spazzatura, dove qualcuno si emoziona per lui
  • Tenendosi super occupato per non sentire: al lavoro, con amici, sport, eccetera.

Il segreto non è combattere o sopprimere le emozioni. Il segreto è conoscerle, allearsi a loro, usarle come carburante. Bisogna conoscerle, bisogna conoscersi, serve un po’ d’impegno ma è un “lavoro” emozionante, se fatto bene ci si diverte un sacco!

Se vuoi farlo con noi, vieni a Milano venerdì 22 giugno sarà un “Extraordinary Day”.

Basta chiamare il servizio clienti al numero verde 800.589.777 o mandare una mail a info@extraordinary.it  Iscriversi, costa solo 90 euro.

Buon week end!

Claudio