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Aprile 2012

Capitan Pirata mi ha insegnato una cosa

By | Riflessioni

Lì per lì non avevo tanta voglia di andare al cinema per vedere un film d’animazione ma era qualche giorno che non passavo un po’ di tempo con le mie bimbe quindi sono andato. Abbiamo visto: “Pirati! Briganti da strapazzo” che narra delle avventure di Capitan Pirata e della sua ciurma.

Capitan Pirata è un pochino sfigato. Vuole a tutti i costi vincere il premio Pirata dell’anno e battere il suo acerrimo antagonista. Purtroppo non riesce a fare un arrembaggio degno di un Pirata e continua a essere sempre più sconsolato.

Dopo una serie di fallimenti attacca la nave di un ricercatore che nota che Capitan Pirata non ha un pappagallo, come lui pensa, bensì un uccello rarissimo, forse l’ultimo esemplare rimasto. Questo ricercatore lo convince ad andare con lui a Londra (città dove risiede la nemica Regina) per presentare il volatile a un meeting scientifico per vincere il premio di miglior scienziato dell’anno. Non è il premio che vuole, ma è pur sempre un gran premio.

Tralascio i dettagli, dopo varie peripezie  Capitan Pirata vende il suo adorato “pappagallo” alla nemica Regina per avere una nave piena d’oro per tornare così dagli altri Pirati e vincere il premio. Cosa che succederà. Sul più bello però, l’acerrimo nemico dice a tutti come Capitan Pirata ha avuto l’oro e quindi il premio gli viene negato. La ciurma, delusa dalla menzogna del loro Capitano e dal pensiero che lui avesse venduto uno di loro alla Regina, lo lascia.

Rimane così solo e senza premi.

Nel frattempo lo scienziato lo informa che la Regina non ha comprato il volatile per averlo nello zoo come aveva detto, bensì per mangiarlo! E qui si sveglia l’eroe.

Capitan Pirata si riprende dall’ossessione di vincere il premio, ora quello che conta è salvare il suo amico. Così decide di assaltare, da solo, la nave della Regina.

Lo scienziato gli dice “ma è impossibile!”.

E lui risponde “è impossibile solo se ti fermi a pensarlo!”.

L’obiettivo non è più il premio ma salvare l’amico. La differenza è enorme. Questo obiettivo ha delle buone ragioni. Ha uno scopo nobile, è legato a emozioni e valori (che poi sono emozioni) profondi.

Nel mio ultimo audio libro parlo di definire prima lo scopo (le ragioni) e poi la visione. Quasi tutti fanno il contrario. Io stesso per anni ho chiesto per prima cosa “quale è l’obiettivo” e poi “quali sono i motivi”.

Se decidi prima cosa vuoi e poi perché lo vuoi potresti cadere nella bugia di volere qualcosa che non vuoi veramente. O come per Capitan Pirata desiderare troppo qualcosa che riempie un vuoto.

Se decidi prima perché vuoi quello che vuoi, perché fai quello che fai, perché esisti, tutto cambia… Certo forse non ricordi quale è lo scopo della tua anima, o forse credi che non ci sia un’anima e allora devi inventarti uno scopo.

Perché fai quello che fai? Perché vuoi quello che vuoi? Chieditelo.

Quando avrai quelle risposte che ti fanno venire un brivido giù per la schiena, o che fai fatica a dire per l’emozione vedrai che il resto verrà da solo.

Inoltre nulla sarà più impossibile, con così tanta motivazione non ti fermerai a pensarlo!

Buona settimana.

Claudio

“Sporcarsi le mani”

By | Riflessioni

Che differenza c’è tra chi ha e chi non ha?

Non parlo di cose materiali: case, auto, soldi, bei vestiti… parlo di una vita dove hai le emozioni e i momenti che vuoi. Ovviamente le cose possono essere uno strumento utile che ti aiuta ad avere le emozioni, ma sono il mezzo non il fine.

Chiarito questo punto torniamo alla domanda: che differenza c’è tra chi ha e chi non ha?

Per anni ho pensato fosse intelligenza. Alcuni pensano sia fortuna. A un certo punto ho creduto fosse conoscenza, abilità. Conosco persone che sono convinte che sia il karma, la storia della tua vita (magari precedente!).

La riposta è molto semplice. So che l’hai già sentita da me o da altri ma lasciami ricordarla a tutti, me compreso.

La differenza è che chi ha successo (inteso come participio passato del verbo succedere) è disposto a fare quello che gli altri non sono disposti a fare. Quello che nel linguaggio comune si chiamava “sporcarsi le mani”.

L’intelligenza e la fortuna aiutano sicuramente. La conoscenza è certamente utile, e il karma? Beh, è il risultato delle tue azioni quindi conta.

Quello che serve di più è coraggio e voglia di fare.

Il coraggio ti porta a fare le cose che non hai mai fatto e quindi fanno paura. Se fai le stesse cose avrai gli stessi risultati e non basta. Non più.

La voglia di fare ti aiuta quando non hai voglia. Credimi, nessuno ha voglia sempre. Chi è motivato se la fa venire.

Ci sono tecniche, modi, abilità che ti aiutano ad avere più coraggio e voglia. Sono utili, ho dedicato la mia vita a studiarle e mi sono state utilissime, sia per me sia per i miei clienti. Però aiutano, non ti sostituiscono. Alla fine devi essere tu ad aver coraggio e a fare.

Ne vuoi la prova?

Guarda quante persone poco intelligenti, sfortunate, non abili e con un karma sconveniente che hanno. Oppure nota gli intelligenti, fortunati, abili e con un karma favorevole (per un po’ perché poi passa), che non hanno.

Non puoi aver tutto, e non puoi averlo sempre.

Senza coraggio e voglia avrai poco e continuamente.

Lo so, la faccio semplice e sai perché? È semplice.

Ricordi la vecchia pubblicità di Nike? “Just do it!”.

Buona settimana, mettici coraggio e voglia e sarà straordinaria.

Claudio

 

 

Riflessioni (grazie a Don Sergio)

By | Riflessioni

Don Sergio l’ha fatto un’altra volta. Sono andato a messa controvoglia, preso dalle tante cose da fare e lui mi ha fatto cambiare idea ancora. A parte l’ottimo Public Speaking, ha sempre un modo straordinario di portare nella vita quotidiana gli insegnamenti delle Scritture.

Chi mi conosce sa che sono affascinato dalle religioni e dai loro insegnamenti, ma non sempre da chi li trasferisce (o cerca di farlo) a noi (più o meno) fedeli.

Don Sergio venerdì sera è stato, come sempre, un maestro. Non ricordo bene cosa ha detto lui e cosa ho pensato io mentre diceva, quello che conta è che mi ha fatto rivalutare la storia della passione di Gesù.

Come sappiamo Gesù è andato nel deserto per digiunare e prepararsi. Fa sempre bene uscire dal rumore delle nostre vite, andare nel silenzio per calmare la mente. Il digiuno è comune a tutti i grandi Profeti. Privarsi dalle abitudini ci libera dalle dipendenze e ci fa apprezzare le cose che diamo scontate. A volte 40 giorni sono troppi, ma io una volta ogni tanto smetto di fare/mangiare qualcosa così per educarmi ad apprezzarlo di più. In questo lungo week end Pasquale ho lasciato la mia vita veloce (incluso pc, iPad ecc.) per riposare con le mie tre donne… solo carte, film e coccole!

Tra i film che abbiamo visto ci siamo guardati “Jesus Christ Superstar” il capolavoro che mi ha fatto riscoprire la figura di Gesù quando ero ragazzino. Tra le tante cose nel musical è evidente la fatica che Egli aveva nel farsi capire. In quel film manca la scena in cui Gesù lava i piedi agli apostoli. Don Sergio ne ha parlato. Un gesto capito da pochi, soprattutto allora. In un mondo di urli, di pretese, di diritti acquisiti il figlio di Dio si inchina e lava i piedi… straordinario! E come dice Don Sergio “se uno ti lava i piedi con umiltà ha ragione lui, per definizione ha ragione lui!”. Una frase che mi ha colpito come uno schiaffo e che ricorderò per sempre.

Uno dei 12 Lo tradisce. Anche a me uno dei miei 12 mi ha tradito. A dire il vero sono stati in tanti, io non sono così bravo a scegliere penso. Forse è successo anche a te, anzi sicuramente. Però se ci pensi senza quel tradimento non saresti stato messo in croce. Non saresti morto per poi risorgere più forte, più saggio e più leggero. Così leggero da poter ascendere al cielo!

Mi è servito ricordare che è stata la folla a mettere in condizione Ponzio Pilato di sentenziare Gesù alla crocifissione. La folla è stupida. È con te quando va tutto bene e ti molla appena conviene. Poi magari quelli che sono disposti a starti vicino vengono denigrati (vedi Maria Maddalena) perché sono sempre stati fedeli. (Curioso che sia stata una ex “prostituta”, o così dicono, ad essere sempre stata fedele).

“Padre perché mi hai abbandonato?”. Quante volte l’ho detto! Quante volte lo avrai pensato! Quando si è soli ci si sente soli. È normale siamo umani. Il nostro cervello cancella chi ci sta vicino, dimentichiamo persino la guida divina che ci ha messo in quella situazione e ci indica la via.

“Perdonali perché non sanno quello che fanno”. Io a perdonare faccio fatica. So che non sanno quello che fanno. Essendo deficienti, nel senso letterale della parola, non possono sapere. Se ci pensi però ti fanno un favore. In oriente dicono che i tuoi “nemici” sono Maestri travestiti. Se non fossi stato tradito, deriso, crocifisso non avrei mai fatto il processo di crescita che ho fatto. Il perdono mi manca ma la gratitudine c’è l’ho. Li ringrazio, tanto. È anche merito loro.

Per l’ascesa al cielo ci manca un bel po’. Io e te siamo troppo umani. Dobbiamo aspettare di morire e lasciare che la nostra anima vada dove andrà.

Nel frattempo però possiamo creare un po’ di paradiso nelle nostre vite. Come?

  • Prenditi tempo per andare nel tuo deserto lontano dal rumore delle richieste altrui.
  • Lava i piedi a qualcuno, con passione e amore.
  • Fai una bella cena, magari non sia l’ultima, dove dai anima e corpo.
  • Lascia che gli altri ridano di te sapendo che tanto non sanno quello che fanno.
  • Lasciati morire, e soprattutto risorgi. Lascia che quello che non ti appartiene, quello che tu non sei muoia per lasciare che il nuovo o il vero rinasca.
  • E soprattutto rendi onore a chi ti ama davvero, è facile capire chi è, è sempre lì, al tuo fianco, senza far tanto rumore. Altri diranno di tutto su questa persona, vorranno denigrarla. Lascia che lo facciano. Tu sai chi è e quanto vale. Non a caso sarà l’unica persona a cui darai il privilegio di massaggiare i tuoi capelli.

Buona settimana di resurrezione.

Claudio

Ispirazioni

By | Extraordinary

La vita, il mondo, la crisi ci chiede di essere straordinari per poter affrontare e vincere le sfide. Lo sport è così. La musica è così. Il lavoro è così. La politica (quella vera dei grandi leader è così). Chi sa affrontare e vincere grandi sfide ci ispira, ci emoziona.

L’atleta che supera la fatica o un avversario superiore, ci ricorda che possiamo andare oltre. Il musicista che suona in modo straordinario, ci emoziona. Il grande leader del business, che crea prodotti o aziende che cambiano la vita, ci ispira. I leader politici che cambiano le sorti di un paese (come è appena successo in Birmania) ci mostrano una nuova via.

Solo gli esseri umani possono fare grandi cose. Solo gli uomini sanno vedere a occhi chiusi oppure vedere quello che non esiste. È la visione, quello che c’è nella nostra mente, cuore e anima.

Abbiamo bisogno di uomini e donne che ci fanno vedere quello che non c’è. Soprattutto abbiamo bisogno di chi ci dice “andiamo a creare quel futuro che non c’è, facciamolo insieme, io sono con te”.

Di persone che hanno idee, che parlano, che ci dicono cosa fare (farlo noi senza di loro) ce ne sono tante, troppe.

Io penso che ce ne siano anche tante di quelle che fanno, magari senza parlare troppo. Le trovo al mattino presto in macchina verso il lavoro, negli asili a educare i nostri figli, nelle parrocchie di tutte le religioni a passare qualche valore, nei negozi a servire (che bel verbo!) i clienti con passione… sono ovunque!

Forse in mancanza di persone famose che ci indicano la via possiamo prendere in prestito quelle di altri paesi. Oppure possiamo guardarci intorno. Sono sicuro che nel tuo quartiere c’è un eroe o una eroina che è fonte di ispirazione. Nessuno metterà la sua foto sul giornale, nessuno farà un film sulla sua vita ma tu puoi imparare da questa persona.

Magari la prossima volta che aggiorni il tuo stato su Facebook potresti parlare di lei, anche in modo anonimo, senza dire il suo nome. Parla solo di quello che fa e di cosa ti ha insegnato. Chissà che l’ispirazione non diventi contagiosa.

Buona settimana ispirata.

Claudio