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Gennaio 2011

Sono arrabbiato!

By | Riflessioni

Sono arrabbiato. Anzi no, sono incazzato.

Fastweb mi ha preso per un bancomat. Sono passato a un altro operatore da 5 mesi e nonostante non mi danno più il servizio mi fatturano e addebitano ancora. Quando chiamo il servizio clienti sono gentilissimi, mi danno ragione, mi chiedono scusa, prendono informazioni e mi dicono che risolveranno la cosa e mi richiameranno. Ma non cambia nulla.

Alitalia ha cancellato il mio volo di rientro. Ora arriverò in Italia il pomeriggio e non più la mattina. Io ho preso un biglietto e ho pagato per un servizio ma loro hanno cambiato idea. Non importa se dovevo essere a Milano prima. Devo adattarmi, dopotutto sono il cliente che paga.

Settimana scorsa ero in tribunale. Con i miei coinquilini dell’appartamento dove vivevo abbiamo fatto causa al costruttore. I garage avevano problemi strutturali e stavano crollando al punto che abbiamo dovuto rifarli, il tetto non teneva e pioveva in casa in più mancava l’abitabilità perché la documentazione era incompleta. Abbiamo speso un sacco di soldi per mettere tutto a posto e 4 anni fa abbiamo fatto causa. Settimana scorsa c’era la quarta udienza (quarta!), dopo due ore di attesa il giudice voleva rimandare il tutto perché era ora di pranzo e aveva fame. Mi sono impuntato, io non posso e non voglio rimandare a giugno, se sei in ritardo e hai fame fai il tuo dovere e vai avanti, io faccio così con i miei clienti. Teoricamente dovresti difendere i miei diritti. Nulla da fare, l’udienza è fissata a giugno.

Nel frattempo continuo ad alzarmi presto la mattina, andare a letto tardi la sera e corro come un matto per pagare una percentuale stratosferica in tasse e sostenere dei governanti che fanno gli affari loro che in un’azienda seria durerebbero mezz’ora.

Il 63% degli americani è convinto che il futuro sarà peggiore, pensano che i bei tempi sono passati. In Germania è il 70% e in Francia l’80%. Qualcuno (una straniera) mi ha chiesto dove sono gli italiani, quelli che sorridono alla vita, che sono ottimisti e risolvono le crisi. Ho risposto che sono tutti emigrati, sono le persone di successo negli USA, in Sud America, Australia …

Mi guardo in giro e mi arrabbio nel vedere che la mediocrità è ovunque, che la supponenza ha sostituito la competenza.

Se io trattassi i miei clienti come sta facendo Fastweb con me sarei già fallito. Se trattassi lo Stato come il Giudice ha trattato me chissà dove sarei. Se trattassi le persone come Alitalia ha trattato me sarei solo.

Mi viene voglia di mandare tutti a quel paese, anzi di andarci io, grazie a Dio posso vivere ovunque grazie alla collezione di passaporti di mia moglie e al lavoro che so fare bene.

Poi però cambio idea. Non posso permettermelo. Non è da me. Non sono io.

E allora ho deciso. Se loro continuano a essere mediocri io devo essere straordinario, è necessario dobbiamo almeno mantenere la media che loro abbassano continuamente. È anche facile essere straordinari se la massa abbassa lo standard basterebbe tenere il minimo per essere di qualità. Non è quello che voglio fare. Voglio alzare la qualità, vediamo chi si stanca prima.

La cosa che mi motiva ancora è sapere che non sono solo. Siamo in tanti a non volerci rassegnare. Per l’amore di Dio noi siamo italiani, abbiamo una fierezza (non orgoglio, fierezza) da portare avanti. Riprendiamoci in mano il futuro, torniamo alle nostre radici. Siamo il paese di Leonardo da Vinci, di Armani, di Marco Polo!

Lo so c’è la crisi e non è finita, infatti peggiorerà.

Lo so è difficile e c’è tanto da fare.

Lo so sembra di lottare contro i mulini a vento.

E allora?

Allora diamoci da fare.

Iniziamo da subito e dalle piccole cose.

Manteniamo le nostre promesse, siamo gentili ed educati, facciamo del nostro meglio, rispettiamo la legge e il buon senso civile, salvaguardiamo il nostro patrimonio artistico e naturale, cresciamo i nostri bambini attraverso l’esempio, diamo un servizio eccellente ai nostri clienti, impegnamoci a crescere ad essere aggiornati …

Abbiamo due scelte per farci passare l’incazzatura. Rompiamo tutto così ci sfoghiamo, o lo ricostruiamo come piace a noi.

Io faccio la seconda cosa, spero che tu voglia farlo con me.

Claudio

Comprare la felicità

By | Riflessioni

I soldi non fanno la felicità, ce lo hanno detto e ridetto, lo hanno persino dimostrato scientificamente così da toglierci il dubbio.

Nonostante questo tutti lavoriamo per i soldi.

Anni fa fu chiesto a Freud cosa, secondo lui, rende un uomo felice, lui rispose “lavorare ed amare”. Quello che intendeva è bisogna trovare un equilibrio fra la vita professionale e quella privata e che bisogna amare il lavoro che si fa senza vivere per esso.

Semplice vero? Facile? Mah, al giorno d’oggi con il ritmo e le richieste sempre più impellenti direi di no.

Le ricerche degli ultimi anni, e il buon senso, ci dicono che i soldi non fanno la felicità ma guadagnarsi qualcosa che si vuole (o come avremmo detto sabato scorso raggiungere i propri obiettivi) sì.

Ben due Università (University of British Columbia e Harvard) hanno studiato quanto i soldi influenzino la nostra felicità e hanno scoperto che non è quanto guadagniamo che conta ma come li spendiamo. La National Academy of Sciences ha pubblicato uno studio che afferma che fino a 75 mila dollari la somma che si guadagna influenza la felicità, ma superata quella somma non c’è differenza. La ragione, secondo lo studio, è che fino a quella cifra c’è una variazione nei “bisogni primari” poi non più. Inoltre non sapendo come comprare la felicità guadagnare 100 o 500 mila non cambia.

Penso che questo studio sia veramente affascinante. Cosa fare allora? Vale la pena guadagnare di più?

La risposta ovviamente è sì. Basta spendere nel modo giusto, vuoi sapere quale è?

Ecco i 5 modi per comprare la felicità secondo la ricerca fatta.

1. Compra esperienze non le cose. Se compri un’esperienza o qualcosa che rappresenta un esperienza (come una coperta in Scozia che ti ricorda dei bei momenti del viaggio) rimarrà nel tempo e sarà più emotivamente coinvolgente di qualsiasi oggetto. La tua vita è la somma delle sue esperienze, più ricordi più felici hai, più felice sei.

2. Spendi per gli amici e con gli amici. La ricerca dice una cosa così ovvia da essere dimenticata. Il modo migliore per creare bei momenti e bei ricordi è stare con i tuoi cari. Se condividi le tue esperienze aumenterai l’intensità dell’emozione.

3. Focalizzati sul processo. Il viaggio deve essere bello quanto l’arrivo, la preparazione quanto la cena … Se aspetti di essere felice solo quando tutto è fatto sarai felice per poco tempo.

4. Usa il cuore e la mente. Se usi solo la testa spenderai sempre bene i tuoi soldi ma non sarai mai felice. Se usi solo il cuore ti divertirai un sacco ma butterai il tuo denaro. Usa la testa e il cuore insieme. Oppure usa la testa per le cose poco importanti per te così da avere più budget per le cose che ti stanno a cuore.

5.Compra tante piccole cose piuttosto che una grande. Impara a godere di tante piccole cose, di tanti piccole esperienze, così arricchirai il tuo album di memorie e la tua quotidianità di felicità.

In un mondo che corre veloce, dove la gara a qualcosa di meglio è sempre più spietata rischiamo, se non facciamo attenzione, di perderci il momento  e di dimenticarci cosa conta veramente. Rischiamo di confondere i fini con i mezzi e i soldi sono di sicuro un mezzo.

Buon 2011 ricco in risorse per essere felice!

Claudio

Si rincomincia!

By | Riflessioni

Domani lunedì 10 gennaio è per molti il primo giorno dopo le feste, tutto torna “normale”.

Io avrò l’onore di essere ospite alla prima puntata del 2011 della trasmissione di Radio 24 “Essere Benessere” e poi tornerò come tutti a vivere la mia quotidianità fatta di sfide, corse e tante soddisfazioni.

Ho la fortuna (che mi sono un po’ creato) di fare un lavoro che adoro, grazie a Dio ho una bella famiglia e tanti amici che mi vogliono bene. Come Coach aiuto le persone a fare meglio, ad essere più se stessi e vivere bene: in un azienda per essere più produttivi, nello sport per vincere di più e in generale per vivere meglio.

Molti mi chiedono che differenza c’è tra chi ha “successo” (sempre inteso come participio passato di succedere) e chi non ce l’ha. Quasi 20 anni di esperienza nel mondo della formazione mi portano a dire la stessa cosa ripetuta in PNL mille volte: “le persone di successo fanno cose che gli altri non fanno”.

Lo so è così semplice da sembrare banale. Ma non lo è.

Tutto quello che abbiamo (o che ci manca), sia nel bene che nel male è il risultato di quello che abbiamo fatto ed è stato fatto. Ho iniziato il mio anno negli USA e sono stato alla celebrazione domenicale di uno dei più famosi predicatori americani: Joel Olsteen. È stato affascinante vedere come 8 mila persone, in un palazzetto che solitamente ne ha 15 mila, cantavano la loro fede a Dio in attesa di ascoltare la “predica” sempre ricca di emozione e allegria. Forse è un’americanata ma mi sono chiesto se il fatto che ci si diverta, che ci sa bella musica, e che si parli in positivo di questioni normali (compreso i soldi) non sia una delle ragioni per le quali 8 mila persone la domenica sono poche per loro (solitamente fanno il pieno).

Nel sermone Olsteen invitava i fedeli a “indossare bene i doni di Dio”. Diceva che dovremmo godere di quello che abbiamo e di quello che Lui ci da. La vita è ingiusta diceva e lo è sia nel bene che nel male. A volte Dio decide di dare di più, così per benevolenza, come viene descritto nella storia di Ruth del Vecchio Testamento. Se noi invece di godere dei Suoi doni ci vergogniamo, li minimizziamo o peggio ancora ci prendiamo il merito facciamo torto al Signore che deciderà di dare ad altri con la sua generosità.

Spesso anche io tendo a minimizzare quello che ho. Essendo cresciuto in una famiglia “normale” mi ricordo l’imbarazzo di essere con persone che avevano cose che io non avevo. Non mi piace sfoggiare quello che ho, tantomeno quello che penso di essere. Olsteen ci ha ricordato però che un conto è sfoggiare quello che hai un conto e goderne. Goderne e rendere merito a Dio è il modo migliore per celebrarlo.

Lui è un uomo ricchissimo e non lo nasconde. Per noi italiani è strano vedere qualcuno ricco che parla della Bibbia e augura ai fedeli di guadagnare tanti soldi nel 2011. Il padre era un predicatore povero perché dava tutto alla sua chiesa. Un po’ come i miei genitori che si sono letteralmente ammazzati di lavoro per dare una vita dignitosa alla famiglia e crescere me e mia sorella Patrizia.

Olsteen ricordava a tutti che forse le nostre fortune sono il risultato del lavoro dei nostri genitori. Oppure dei nonni o dei bisnonni. A volte è il risultato di persone che non conosciamo, come gli eroi del passato che hanno lottato per darci un paese libero dove vivere o quelli che hanno costruito le strade per spostarci o le chiese per pregare…

Le persone giudicano sempre senza sapere, vedono la fine del film ma non conoscono l’inizio. Spesso chiedo a mia moglie di ricordarmi di mandare a quel paese quelli che mi dicono che sono fortunato perché ho un bel lavoro, sono sano e ho una bella famiglia. Con tutto il rispetto per chi è sfortunato la mia non è fortuna.

Mia madre ha dedicato la sua vita a fare la moglie/infermiera/mamma/lavoratrice/figlia/sorella e tanto altro senza godere della sua esistenza.

Mio padre ha lottato tutta la sua vita per rimanere vivo ed essere abbastanza in salute (contro le previsioni dei medici) per fare il marito, il padre e il professionista seriamente. Io sono quello che sono anche grazie al loro sacrificio.

Io ho iniziato a lavorare a 15 anni. D’estate andavo negli alberghi, lavoravo tutto il giorno per quattro lire e la notte mi spendevo il mio vero guadagno (le mance) per fare esperienza e comprarmi gli sci che volevo. Ho girato il mondo, preso calci nel culo e sfottimenti perché non parlavo la lingua del posto; ho pianto per la nostalgia di casa e ho ripianto quando me ne sono andato da quel posto che era diventata una casa. Ho passato e passerò notti in bianco per risolvere un litigio con mai moglie, perché le bimbe hanno a tosse, perché un amico ha bisogno o perché ho deciso di fare la cosa giusta ma ho tanta paura …

Ho mollato il posto fisso, il cliente che mi pagava profumatamente  ma nel quale non credevo e i soci che non avevano più i miei valori. Ho lavorato praticamente ogni week end per tutta la mia vita, anche quando le mie figlie erano piccolissime lasciando mia moglie a casa da sola. Tutte le sere anche se sono distrutto leggo per crescere.  Lavoro per i migliori del mondo del mio campo praticamente gratis per imparare e sperare in qualche feed back spesso dato in modo poco gentile. Mi alzo all’alba per essere in orario dal mio cliente e corro a casa per raccontare una favola alle mie principesse, mi invento la storia di sana pianta per dare loro qualcosa di mio anche se ho fame, sonno e le troppe mail ancora da leggere.

Come me e prima di me i miei antenati hanno fatto lo stesso e forse molto di più. Come me e prima di me tante persone, probabilmente anche tu, fanno molto, e tutti i giorni. Lo facciamo con passione, con dedizione, con professionalità. Vorrei dire con amore.

Alcune persone sono sfortunate e nonostante si meritano molto non hanno quello che spetta loro. Penso che ci sarà una giustizia Divina, nell’aldilà o in questa terra. Forse non ne usufruiranno loro, forse lo faranno i loro figli come io e Patrizia che stiamo usufruendo di quello che i nostri genitori si meritavano di ricevere.

Altre persone vivono dando il mimino richiesto. L’indispensabile. Poi vorrebbero avere di più, e ci considerano fortunati. Vedono la fine del film e giudicano. Non dovrebbero.

Tutti abbiamo la libertà di decidere come vivere. Chi preferisce fare poco o nulla è libero di farlo. Quando facevo il cameriere davo il massimo ecco perché ho fatto carriera anche negli hotels.

In questi giorni una persona di cui non vi do i dettagli non è rientrata al lavoro quando avrebbe dovuto, è rimasta bloccata in vacanza all’estero ma non si è degnata di avvertire il suo datore di lavoro, lo ha fatto il giorno del previsto rientro non prima. Secondo questa persona “non è mica colpa sua”.  Dubito che avrà la promozione che pensa di meritare.

Un’altra ha rubato nella casa dove faceva la colf. Viene da un paese povero e non le sembra giusto che la signora ha tutto e lei no. Voleva pareggiare un po’ i conti. Non penso farà molta strada in questo paese.

Una terza persona è arrivata in ufficio incazzata perché erano finite le vacanze mentre i colleghi che sono rimasti l’hanno mandata a quel paese. Ovviamente secondo lei i colleghi sono tutti stronzi.

Un’altra ancora prende la mia educazione e gentilezza troppo per scontata, prende tutto e da poco. Per sua sfortuna non è né mia moglie, né una delle mie figlie, non è della mia famiglia e non è mia amica, persone a cui sono disposto a dare incondizionatamente. Questa persona non entra in queste categorie e ora che mi sono stancato di dare a vuoto penserà che sono uno cattivo, che io sono fortunato perché ho tutto e stronzo perché non le do quello che vuole. Invece di apprezzare quello che ha avuto vorrebbe tutto, forse è colpa mia che l’ho abituata male. Ho finito con lei e con tutte le persone come lei. Ho deciso di applicare la meritocrazia a tutto. Perché farlo solo con me stesso e non con gli altri?

Penso che dovremmo goderci la vita. Indossare bene le nostre “fortune” per essere un esempio da seguire.

“Indossare bene i doni del Signore” non solo lo rende felice ma è il modo migliore per portare rispetto a chi ha lavorato per farli arrivare nelle nostre vite: noi, i nostri genitori, i nostri partner, figli, amici e colleghi che ci supportano (e sopportano).

Vergognarsi di chi siamo e cosa abbiamo creato e stupido quanto sbatterlo in faccia con arroganza a chi non ce l’ha.

Giudicare chi sembra fortunato e provare invidia negativa serve solo a rimanere bloccati nella miseria, non quella economica, quella emotiva.

Goditi la vita, goditi quello che hai, lascia perdere chi non capisce perché non può o perché non vuole. Lasciali dove sono e vai per la tua strada. Te lo meriti, per quello che hai fatto, fai e farai e per quello che hanno fatto, fanno e faranno per te.

Io farò così.

Buon 2011!

Claudio

Buona Befana!

By | Riflessioni

Domani è l’ultima festività e lunedì si riprende.

La grande differenza è il nuovo anno, 2011, un anno dall’ormai famoso 2012 che ci riserverà grandi trasformazioni.

L’inizio dell’anno è sempre il periodo delle riflessioni e degli obiettivi. Quello che accadrà purtroppo è che per molti nel giro di poche settimane tutto tornerà alla “normalità” gli obiettivi ridiventeranno promesse non mantenuti o sogni da rimettere nel cassetto.

Sarebbe bello fare diversamente, sarebbe bello arrivare a dicembre e dire quello che io ho detto qualche giorno fa. “Che bell’anno è passato, quanti bei momenti, quanti risultati e soddisfazioni!”. Ti piacerebbe poterlo dire prima di brindare alla fine del mondo del 2012?

Ecco alcune cose che ti potrebbero aiutare.

SCRIVI. Lo hai sentito dire mille volte e c’è una ragione è una regola d’oro. Scrivi i tuoi obiettivi e tienili in vista. Il solo gesto cementa il desiderio nel cervello e se li metti in vista continuerai a ricordarlo al tuo inconscio.

TROVA ALTERNATIVE. Se hai deciso di smettere di fare qualcosa (fumare, guardare troppa tv ecc.) sostituisci l’attività con qualcosa che ti darà piacere. In PNL non si elimina mai nulla senza rimpiazzarlo. Cosa puoi fare che ti piacerà di più ed è più sano per te?

DILLO A QUALCUNO. Puoi dirlo a qualcuno che ti aiuterà o incoraggerà per condividere i tuoi progressi. Oppure lo puoi dire a qualcuno che ti è antipatico così sarai motivato a portare a termine le tue promesse per non dagli soddisfazione di prenderti in giro.

FAI PICCOLO PASSI MA FALLI TUTTI I GIORNI. Meglio leggere una pagina ogni giorno che aspettare di andare in vacanza per aver tempo. Le abitudini cambiano la vita. Fai qualcosa tutti i giorni anche se piccolo.

FAI QUALCHE PASSO DA GIGANTE. Fai qualcosa di grande che cambi per sempre la tua vita. Fallo oggi.

DECIDI E SOPRATTUTTO AGISCI. In Nuova Guinea dicono che la conoscenza senza azione è chiacchiera. Meglio agire senza decidere che decidere senza agire. È l’azione che da risultati.

FAI LAVORO DI SQAUDRA. Circondati di persone che ti aiuteranno a crescere e a migliorare. Creati un gruppo di pari che ti motiverà e non ti permetterà di deludere te stesso.

FAI FESTA. Celebra ogni obiettivo, fai festa. Se il tuo cervello viene premiato sarà motivato a fare di più.

Il mio anno è iniziato benissimo e spero sia lo stesso per te. Se vuoi che sia un anno di bei ricordi inizia subito. Vedrai ne vale la pena.

Buon ponte della befana!

Claudio

Leadership e visione.

By | Extraordinary

Quando si parla di Leader si pensa spesso ai nomi che hanno cambiato la storia o ai grandi personaggi del mondo del business. Visionari che hanno obiettivi straordinari, autostima da vendere e il carisma necessario per attirare a loro “seguaci”.

Spesso ci dimentichiamo dei Leaders di tutti i giorni che nelle famiglie, nelle comunità e nelle aziende danno una direzione e hanno un impatto sulla vita delle persone.

Nelle aziende ci si aspetta che gli Amministratori Delegati e i Dirigenti abbiamo obiettivi a lungo termine e visione per la loro azienda e la loro business unit. Quando queste mancano è evidente perché le conseguenze sono deleterie per tutta l’organizzazione.

Avere una visione non vuole dire “fare gli ammmericani” e non arriva per illuminazione divina. È il risultato di un processo fatto di confronto, autoanalisi e ricerca. Soprattutto ora che c’è incertezza sul futuro e crisi nel presente è necessario avere un sistema di guida per gestire la velocità dei cambiamenti.

Tutti sappiamo che senza obiettivi i risultati nascono dal caso. Senza una visione questi obiettivi sono figli dell’emotività del momento e come nella vita di una persona, anche in azienda si rischia di arrivare a una meta indesiderata senza nemmeno rendersene conto.

Sono sempre sorpreso nel vedere quante aziende italiane non hanno una visione e a volte la considerano una cosa inutile. Non ho mai visto un’organizzazione avere successo senza una direzione, si certo molte realtà del bel paese sopravvivono grazie alla forza e genialità dell’imprenditore ma qui c’è la forza e il limite, è tutto solo dentro di lui.

Il tuo ruolo di leader (a qualsiasi livello tu sia) è di creare un futuro a cui altri vogliono appartenere e per il quale vogliono impegnarsi. Per fare questo è necessario una visione, un luogo dove tutti si possono identificare. Una buona vision spinge tutti a dare di più e a voler far parte di qualcosa di più grande. Nel mio lavoro ho l’onore di lavorare con i vertici aziendali per aiutarli a creare questa magia. Quando facciamo un buon lavoro abbiamo qualcosa di motivante ma reale, che ispira perché è vicino sia al cuore che alla testa delle persone che lo hanno creato. È semplice e facilmente comprensibile.

Ecco alcuni consigli per creare la vostra vision e mission:

  1. Descrivete la vostra vision in termini facilmente comprensibili da chiunque. Per quanto bella, motivante e spiritualmente elevata possa essere se nessuno la capisce serve a poco. Chiunque la legge nell’organizzazione dovrebbe capire come deve essere l’azienda e come saranno le persone che la compongono. Inoltre se viene proiettata troppo nel futuro sembra qualcosa che accadrà un giorno. Rendetela fattibile oggi.
  2. Assicuratevi che ci sia impegno e focus da subito. Non serve a nessuno fare un bel week end di “Management retreat” per tornare a casa con un documento che nessuno seguirà nei comportamenti. Chi farà cosa quando? Tutti faranno quello che è stato definito subito, dovrebbe essere la risposta. Per far sì che questo accada bisogna coinvolgere più persone possibili così si evita che la vision sia un poster in mensa che nessuno legge.
  3. Condividete il processo.  Spesso è impossibile (e controproducente) coinvolgere tutti. Detto questo ci sono molti modi per coinvolgere chi di fatto metterà in atto giorno per giorno la vision aziendale.
  4. Comunicate la visione rendendola rilevante per la persona. I grandi Leader hanno la capacità di rendere rilevante il loro sogno per chi li ascolta. Se non ci guadagno nulla (e non parlo di soldi) perché dovrei farlo?

Siamo tutti alla ricerca di una vita migliore, di un futuro migliore, di ragioni per fare le cose. Dare un senso più profondo al proprio lavoro e a quello degli altri è compito della leadership. Chiunque sta meglio quando non lavora solo per arrivare a fine mese.

Buona visione per il 2011.

Claudio