Mi ripeterò, ma ne vale la pena. Certe cose si devono dire e sentire più volte.

L’altro giorno, il responsabile dello sviluppo delle Risorse Umane di un’azienda molto grande, importante e famosa mi ha chiesto: “secondo te, perché nonostante tutte le risorse che ci sono, la maggior parte delle persone non migliora?”.

L’ho guardato bene per calibrare la sua reazione alla mia domanda che è stata: “vuoi sapere davvero quello che penso? Non ti piacerà.”

Lui: “assolutamente sì, voglio una risposta sincera”.

Eccola: “non crescono, perché sono degli scazzoni, cioè sono pigri. Spesso diciamo che hanno paura, perché suona meglio, ma di fatto, sono solo pigri. Vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, ma non sono disposti a vendemmiare”.

Come immaginavo non gli è piaciuta: “non mi aspettavo da te questa risposta” mi ha detto, “non da chi dice che siamo tutti straordinari”.

“È quello che credo”, ho detto, “siamo tutti straordinari purtroppo però, sono pochi i volenterosi”.

Mi ha dato ragione. Gli anni di azienda lo hanno portato ad arrivare alla stessa conclusione. Triste ma vero.

In questi giorni, i pochi volenterosi che conosco continuano a fare la differenza, mentre i molti pigri, confermano quello che penso.

Troppe persone non mantengono le promesse fatte, rifatte, giurate e stra-giurate.

Altre che dal basso dei loro insuccessi non perdono occasione di criticare, senza nemmeno sapere di cosa stanno parlando.

Altre ancora che vogliono da te la soluzione ai loro problemi, perché “visto che fai il Coach, mi devi aiutare gratis altrimenti vuol dire che non ci tieni alle persone.”

Forse ho un inizio di andropausa, ma mi sono stancato. Una volta cercavo di capire e motivare questa gente. Negli anni mi ha annoiato, ed ora davvero stancato.

Vedo (purtroppo poche) persone ai nostri corsi che vanno oltre ogni loro sogno, perché impegnandosi, trasformano la loro vita. Non diventano necessariamente ricchi e famosi, però diventano migliori e felici. La maggioranza resta a guardare e critica.

Ho intitolato il mio primo libro con Sperling “la vita come TU la vuoi” e l’ultimo “prendi in mano la TUA felicità” evidenziando il “TU/TUA”. L’ho fatto perché credo nell’autodeterminazione dei popoli, e quindi degli individui.

Per me chi vuole sotto-vivere, ha il diritto di farlo. Chi vuole sopravvivere, anche; e ovviamente, anche noi che vogliamo extra-vivere.

Detto questo, se qualcuno vuole buttare via la sua esistenza che lo faccia. Chiediamo solo che non intralci il nostro cammino. Inoltre, lo invitiamo a guardare alla sua vita prima di giudicare quella altrui; o almeno di avere la decenza di informarsi bene prima di sputare sentenze.

La forbice si sta aprendo, ma non tra ricchi e poveri, tra chi è parte della soluzione e chi è parte del problema.

Chi si dà da fare, fa del suo meglio, mantiene le promesse, apprezza invece di criticare e così via… verrà premiato.

Chi fa il contrario avrà sempre più materiale per lamentarsi e criticare.

Entrambi soddisfatti, anche se in modo molto diverso.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

6 Risposte

  1. Vittorio

    Sugli, come li chiami tu, “scazzoni” ho una teoria.
    Ho sempre pensato che la qualità della vita sia data dal “delta” tra il risultato ottenuto e gli sforzi profusi (né più né meno di come si calcola un utile: fatturato-costi). Quello che molta gente non capisca (ma direi anche molti economisti) è che risultato e sforzi sono legati da un elastico. Se tiri troppo uno ad un certo punto l’altro ti viene dietro. Ed ecco allora quello che punta al massimo del risultato, ottiene molto, ma non si gode niente. E quello che punta al minimo dello sforzo, non fatica, ma allo stesso tempo ha poco da godersi. Ma fin qui, se si tratta di una libere scelte, nulla da eccepire.
    Il problema però arriva con gli “scazzoni”, quelli che non vogliono faticare, ma vogliono ottenere. Ed ecco allora quelli che sul lavoro non si impegnano, ma a fine mese lo stipendio lo pretendono, quelli che non curano le relazioni e poi si sorprendono che finiscono.
    Prima si facevano belli di risultati non loro (col vento in poppa siamo tutti navigatori) e adesso o fanno i nuovi guru del downshifting (che a me ricorda tanto la volpe che schifa l’uva) o passano le giornate a lamentarsi. Più spesso fanno entrambi.
    Peccato che il potere, se solo volessero, ce l’avrebbero: https://www.youtube.com/watch?v=Ec4l12JU5bs

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  2. gabriele

    La cosa più normale al mondo è che un Coach si “scoacchi” per i risultati che a volte ottiene dal lavoro con le persone.

    E’ proprio quando ti aspetti un qualche tipo di risposta dal cliente che ti allontani dal legame con lui.

    E diciamocelo pure….un coach a scuola impara a guardarsi bene dalle aspettative, poichè gli hanno spiegato che queste influenzano percettivamente tutto quello che avviene dopo.

    Purtroppo però spesso non sanno prontamente riconoscere quante aspettative hanno in una sessione di coaching…talmente convinti che il loro know how sulla vita debba essere la Bibbia per chiunque gli capiti a tiro.

    Da Coach spesso ci meravigliamo di cose che noi stessi inconsapevolmente facciamo.

    Se noi abbiamo fatto un percorso formativo di tutto rispetto non possiamo ragionare come se il coachee lo avesse in automatico nel suo DNA a gratis!

    Se un coachee non mantiene le promesse è perchè anche noi in certi ambiti non siamo ancora riusciti a mantenere alcune promesse.

    Io fino ai 35 anni suonati ero uno dei coglioni descritti sopra.

    Anch’io come te a volte mi chiedo come facciano certe persone a non capire come migliorarsi.

    Poi però penso a quanto ci è voluto per me e sopratutto penso a quante cose ancora mi mancano nonostante tutti gli studi e sforzi fatti.

    A meno che tu non sia diverso da tutti gli altri, sono sicuro che nonostante tutti i risultati raggiunti nella tua vita hai ancora cose che ti sei ripromesso di fare che non riesci perfettamente a fare!

    E allora?

    Sei veramente sicuro di aver messo a posto qualunque cosa nella tua vita?

    Troppo facile pretendere dagli altri che facciano e capiscano quello che noi già abbiamo compreso…noi lo abbiamo capito e compreso in virtù di sensibilità ed esperienze di vita completamente differenti.

    Mi fermo qui…non so perchè ho scritto tutto questo.

    Forse perchè nel sentirvi riconosco l’errore che faccio quando mi aspetto che le persone abbiano capito le stesse cose che ho capito io pur essendo altro da me!

    Forse è questo il limite più grande di un coach….dare per scontato il suo bagaglio intellettuale.

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    • Claudio Belotti

      Ciao Gabriele, grazie del tuo commento che sinceramente faccio un po’ fatica a capire. Se ho capito un po’ di quello che è scritto, mi rendo conto che nel mio articolo non sono stato abbastanza chiaro. Prima di tutto non penso che il mio know how sia Bibbia, e che mi conosce lo sa bene.
      In secondo luogo non parlavo di clienti, grazie Dio con loro ho o grandissime soddisfazioni. Ovviamente non perché io sono bravo, ma perché loro sono persone che si impegnano e danno tutto, quindi tirano fuori l’extra li rende straordinari. Grazie ancora.

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      • Claudio Belotti

        Dimenticavo concordo con te ho ancora molte cose sulle quali devo lavorare della mia vita.
        Anche questo caso grazie a Dio, appena metto a posto una ne saltano fuori almeno due.
        Meglio così, non ci si annoia.
        🙂

  3. gabriele

    Ciao Claudio, ti chiedo scusa, il mio commento di ieri era un pò alterato dalla brutta giornata trascorsa.

    Ero stanco e incazzato e non perchè ma mi sono scaricato così.

    Sei stato il mio primo trainer di PNL e ti ho sempre apprezzato.

    Anzi se riesci cancellalo il commento…nel rileggerlo oggi non capisco nemmeno io cosa volevo dire 🙂

    Ciao

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