La settimana scorsa per il decimo anno della nostra Martina, siamo andati nella bellissima Parigi, con tappa a Eurodisney. Sono stati cinque giorni straordinari, indimenticabili.

Aver visto tempo fa Disneyland a Los Angeles e Disney World a Orlando ha reso, per noi adulti, la visita al parco europeo meno magica. Il commento che mi viene in mente è tanto Euro e poco Disney. Gli euro chiesti all’ingresso, infatti, sono tanti e quindi ti aspetti, e vuoi, il meglio.

Il meglio c’è, trovi attrazioni fantastiche tenute perfettamente. È lo spirito Disney che, rispetto ai parchi americani, manca un po’.

Come Nancy mi faceva notare, le risorse umane lì vengono chiamate “casting”, sì perché a Disney tu non fai un lavoro, interpreti un ruolo. Non sei Maria vestita da Biancaneve, sei Biancaneve. Non sei Mario che fa il cameriere in uno dei ristoranti, sei un Cameriere di Disney che rende il pasto speciale e magico.

Tutto questo è evidente, e lo senti sempre, a Los Angeles e a Orlando, a Parigi purtroppo manca un po’.

Potresti pensare che sono viziato, e forse lo sono, ma per pagare più del triplo di quello che pago a Gardaland, voglio essere viziato. Sono disposto a pagare ma ne deve valere la pena.

Abbiamo speso un sacco di soldi in souvenirs di ogni genere che valgono però il prezzo. Un pupazzo di Woody, che, come dalla foto che Nancy ha messo su Facebook, mi somiglia un po’, costa 25 euro, ma se lo guardi bene, è davvero ben fatto. Li vale.

Il prezzo dell’ingresso al parco lo spendi perché sai che tutte le attrazioni sono super. Anche solo lo spettacolo di fine giornata vale i soldi spesi.

Immagina di vedere venti minuti di video Disney proiettati sul castello del parco da una distanza di 80 metri circa. Il tutto, con uno sfondo di fuochi d’artificio e un fronte di fontane colorate. Venti minuti di spettacolo, tutto sincronizzato a ritmo di musica. Una cosa così incredibile che non potrei mai spiegarti per iscritto e nemmeno a voce.

Quindi, mi chiederai, qual è il tuo messaggio?

Il mio messaggio è che Disney è, non a caso, straordinaria. Detto questo, non sono solo le attrazioni e lo spettacolo a renderla tale, sono le persone a fare la vera differenza.

Noi ci ricorderemo per sempre le emozioni e il divertimento, ci ricorderemo anche i modi del cameriere del diner dove abbiamo pranzato e della cassiera di uno dei negozi, che non erano proprio “Disney style”.

So che non è facile dimenticare i problemi che hai, o forse il mal di testa, per interpretare il cameriere Disney tutti i giorni, me ne rendo conto. Ecco perché in aziende come quella, in molti lasciano velocemente.

Ancora più difficile, è mantenere lo standard di qualità che hanno solo poche aziende come Disney.

Ho citato Woody, il personaggio di Toy Story, perché è famosissimo. Della nuova generazione quel film è il più importante. Lo è sia per gli incassi sia per aver cambiato la storia dell’animazione. E sai grazie a cosa? Grazie a un gruppo di persone che non si sono mai accontentate. Se hai visto il film “Pixar Story” sai di cosa sto parlando.

Il mondo corre sempre più velocemente. La tua vita scorre alla stessa velocità. La concorrenza è altissima e il margine di errore concesso sempre più basso.

Morale, devi alzare i tuoi standard. Non di quello che chiedi ma di quello che offri.

Negli altri giorni abbiamo visitato la città e ovviamente anche musei.

Nella mia beata ignoranza mi sono perso in alcuni dipinti… ignoranza perché conosco troppo poco l’arte, so cosa mi piace ma non sono un esperto.

Tra i tanti uno dove mi sono letteralmente smarrito è stato “i papaveri” di Monet. L’ho guardato per un’eternità…

È un dipinto del 1873, esposto lì e ammirato da anni. Monet, come altri, è ricordato e rispettato perché ha dato tanto. Lo fa ancora nonostante il tempo. Certo paragonare Monet a Toy Story è rischioso, ma lo voglio fare.

Straordinario è oltre l’ordinario. Fuori dalla norma. Lo sono i film Disney e Pixar, lo sono le grandi opere.

Uscito dal museo, continuavo a pensare a quanto ci voglia poco ad essere mediocri e a quanto impegno ci vuole a non esserlo.

La sera del compleanno di Martina, siamo usciti a cena in città a Parigi. La manager del ristorante è stata piuttosto scorbutica, un tipico esempio di stereotipo parigino. Il cameriere che ci ha seguito tutta sera è stato spettacolare. Ovviamente ha meritato una bella mancia e un posto nei nostri ricordi.

Sicuramente, la manager aveva le sue buone ragioni, ma sinceramente a me, non importa. Penso che la vita sia un po’ così. Tutti abbiamo buone ragioni per fare male, ma a nessuno importano.

Quello che conta, è cosa lasci.

Puoi lasciare il tuo Woody, i tuoi papaveri oppure anche una cosa banale. Dipende da te.

E secondo me si è divertito di più il cameriere, i produttori della Pixar e persino Monet.

Alza i tuoi standard, non di quello che chiedi ma di quello che offri.

Claudio

6 Risposte

  1. Matteo

    Bellissimo articolo, semplice e illuminante!!
    Aggiungo che secondo il mio punto di vista, considerando la media che c’è in giro, ci vuole davvero poco per elevare i propri standard.
    In un mondo di ciechi se sei orbo hai tanto in più!

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  2. Luca

    Pienamente d accordo.
    Dai il meglio e chiedi il meglio.
    ( sono stati 3 volte a anaheim mai a Parigi ma forse ho capito cosa intendi )
    Notte

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  3. adidax

    Sono stata solo a Parigi, ma che quella non fosse l’aria disneyana era chiarissimo. Forse perché lo spirito in Europa non è stato ben compreso?
    comunque grazie, ti sto seguendo e migliorare è il mio obiettivo

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  4. Basso Maria Elena

    Dare il meglio…
    Ho fatto questa scelta a molti anni fa, quando ho cominciato a lavorare per l’azienda per cui lavoro da 25 anni. Non so fare diversamente, cerco di dare sempre il meglio. Ma non posso dire che sia stata una strategia vincente almeno dal punto di vista del riconoscimento aziendale.
    Ma proprio in questi giorni ho ricevuto una semplice eppure enorme soddisfazione.
    Una signora anziana che ho aiutato durante un volo ( faccio l’assistente di volo) prima di scendere ha aperto la sua borsettina e ha tirato fuori, come dalla borsa di Mary Poppins, una mega stecca di cioccolata. E in una lingua a me sconosciuta, mi ha detto qualcosa per ringraziarmi. A nulla è valso dire che non potevo accettare. Con le lacrime agli occhi ha insistito perché prendessi quella cioccolata.
    Anni di delusioni si sono volatilizzate difronte a quel sorriso e a quel gesto, a quell’offerta così semplice, che mi ha profondamente commosso.
    Quella ‘nonna’ mi ha ricompensato più di qualsiasi altro riconoscimento.
    Dare il meglio sempre e comunque, soprattutto quando è più difficile…

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