Non accontentarti di essere normale. La normalità è sbilanciata verso il basso, non dovrebbe accontentare nessuno.

Smetti di essere nella norma, la media non serve a nulla. Ormai persino gli studiosi delle più importanti Università (uno tra tutti Shawn Achor) lo dicono.

Se sei nella media, non vivi la tua vita, non sei mai veramente felice, sei solo uno dei tanti. Nella media non hai mai picchi, non hai momenti magici, non sei tu, sei un “qualcuno” come altri.

La normalità non basta più, la crisi ci obbliga a essere stra-ordinari. Per straordinari non intendo superiori, egocentrici, asociali, intendo dire essere se stessi.

I titoli dei miei libri hanno “Tu/Tua” evidenziato perché penso la “Tua” vita e felicità dovrebbero contare più di ogni altra cosa per te. Certo, il cuore e l’educazione ti dicono di prenderti cura degli altri, concordo. Mi chiedo anche, come fai a rendere felici gli altri se tu non lo sei?

Come puoi dare un prodotto e/o un servizio eccezionale ai tuoi clienti senza fare eccezioni? Cioè stando nella norma?

Abbiamo passato da poco 4 giorni al nostro seminario Extraordinary Me con un piccolo gruppo di persone speciali in un posto davvero straordinario. È un posto stupendo che rende il nostro lavoro, unico e irripetibile. La cosa che lo rende quello che è non è il luogo ma il modo di ospitarti dei padroni di casa e del loro staff. Se fosse normale i nostri 4 giorni non sarebbero entrati nei nostri cuori.

La maggior parte delle aziende vuole accontentare il cliente. Lo stesso fanno i mariti con le mogli, le maestre con gli allievi… tutti vogliono accontentare. E se invece iniziassimo a super soddisfare? Se incominciassi tu, da piccole cose a essere unico (come di fatto sei) e irripetibile?

Non serve fare nulla di strepitoso e nemmeno di costoso. A volte basta un sorriso, un post it con un bel messaggio, una telefonata sincera… (Come dico nel mio audiolibro tanto preso in giro da Albertino & Co. su Radio DJ).

Puoi essere normale, oppure puoi essere ricordato. La differenza è enorme, i comportamenti per fare questa differenza poco diversi tra loro. È solo quel piccolo extra.

Non essere nella norma. Il mondo vuole originali. Ricorda “diverso è sempre meglio di uguale”.

Diverso significa che sei tu, sei l’originale. Forse non piacerai a tutti ma sicuramente, piacerai a te stesso e a chi sa apprezzarti.

Siamo in crisi: economica, finanziaria, politica, sociale… di tutto. Servono leader ovunque, non solo nei palazzi del potere. Servono persone che hanno il coraggio di essere chi sono e con il loro esempio, danno coraggio agli altri.

Il gregge segue il gregge. Questi “pecoroni” non si accorgono che stanno creando una vita che non vogliono. Seguirli non aiuta nessuno, nemmeno loro. Forse non capiranno, non è un tuo problema.

Questa è la tua occasione, puoi prenderla o lasciarla lì.

Puoi sempre essere normale, alcuni dicono che non sia così male. Io sono convinto che sia davvero una brutta cosa.

Questa è la tua occasione.

Questo è il momento di aiutare il mondo a migliorare. Basta poco. Basta fare qualcosa di diverso, di bello. Basta essere più educati, più gentili, più sorridenti, più disponibili. Basta cercare soluzioni invece di parlare dei problemi. Basta dire quello che pensi invece di essere sempre politicamente corretto. Basta essere corretti invece di cercare di essere furbi.

Basta amare, impegnarsi, offrirsi. Basta credere che sia possibile e basta fare qualcosa per farlo accadere.

Abbiamo ancora la nostra occasione di essere speciali, di essere unici, di essere noi stessi.

Coglila.

Claudio

 

PS sulla nostra pagina Facebook continua la nostra “campagna Think Different”, vieni a visitarla troverai ispirazione da grandi donne e uomini che hanno pensato con la loro testa.

 

6 Risposte

  1. Alberto

    Molto bello questo pensiero. Condivido ed in parte mi riconosco nella diversità.

    Rispondi
  2. Marco Carini

    Ciao Claudio,
    la differenza tra normale e stra-ordinario è solo nella testa di chi la pensa (o nella mappa se preferisci). Non è che per forza si deve etichettare tutto come bello o brutto, dolce o salato e chi + ne ha + ne metta. Ognuno deve essere libero di sentirsi stra-ordinario e/o normale.
    Quello che dovrebbe essere il lavoro di un coach, secondo me, è di supportare quelle persone che non si sentono completamente realizzate, sia che si tratti di normalità che di stra-ordinarietà ed accompagnarli a diventare quello che magari da soli non riuscirebbero a fare.
    Non esiste nessuna differenza: io potrei essere l’uomo più felice del mondo, steso sul divano con mia moglie e mio figlio a bere the e guardare cartoni, oppure potrei sentirmi realizzato davanti ad una platea osannante di 100.000 persone…la differenza non esiste: in entrambi i casi le due persone sono allo stesso tempo normali e stra-ordinarie e lo sono a seconda di quello che si dicono e si vedono dentro.
    Quindi non dobbiamo per forza diventare qualcosa a tutti i costi: questo mette ansia… ansia da prestazione.
    E’ solo un umile consiglio, perché ultimamente i tuoi post sembrano più una pubblicità ai tuoi (splendidi perché ne ho frequentati anche io) corsi piuttosto che una mera condivisione.
    Magari ho letto male o travisato e nel caso me ne scuso a priori ma ti voglio bene perché ti ho conosciuto e so che sei onesto e molto bravo!
    Buona serata

    Rispondi
    • Claudio Belotti

      Ciao Marco, se mi conosci anche solo un po’ sai che felicità o successo, secondo me, possono essere tutto anche stare sul divano…
      Non a caso parlo di TUA, non mia felicità, quindi concordo con te al 1000%.
      Per la pubblicità, sì c’è, direi non sempre, e mi prendo la liberà di farlo sul mio blog.
      Grazie del tuo post e dei complimenti!
      Un abbraccio.

      Rispondi
  3. marcocarini

    Ciao Claudio,
    la differenza tra normale e stra-ordinario è solo nella testa di chi la pensa (o nella mappa se preferisci). Non è che per forza si deve etichettare tutto come bello o brutto, dolce o salato e chi + ne ha + ne metta. Ognuno deve essere libero di sentirsi stra-ordinario e/o normale.
    Quello che dovrebbe essere il lavoro di un coach, secondo me, è di supportare quelle persone che non si sentono completamente realizzate, sia che si tratti di normalità che di stra-ordinarietà ed accompagnarli a diventare quello che magari da soli non riuscirebbero a fare.
    Non esiste nessuna differenza: io potrei essere l’uomo più felice del mondo, steso sul divano con mia moglie e mio figlio a bere the e guardare cartoni, oppure potrei sentirmi realizzato davanti ad una platea osannante di 100.000 persone…la differenza non esiste: in entrambi i casi le due persone sono allo stesso tempo normali e stra-ordinarie e lo sono a seconda di quello che si dicono e si vedono dentro.
    Quindi non dobbiamo per forza diventare qualcosa a tutti i costi: questo mette ansia… ansia da prestazione.
    E’ solo un umile consiglio, perché ultimamente i tuoi post sembrano più una pubblicità ai tuoi (splendidi perché ne ho frequentati anche io) corsi piuttosto che una mera condivisione.
    Magari ho letto male o travisato e nel caso me ne scuso a priori ma ti voglio bene perché ti ho conosciuto e so che sei onesto e molto bravo!
    Buona serata

    Rispondi
  4. Vittorio

    Caro Claudio,

    questa volta non sono d’accordo con te. Per un semplice motivo: tutte le cose che tu indichi come straordinarie dovrebbero essere normali.
    Sorridere, essere educati, gentili, disponibili, corretti, sinceri, essere quello che si è (sempre nel rispetto del prossimo) senza sovrastrutture che ci obbligano a essere politicamente corretti dovrebbe essere la normalità.
    Una normalità che già sarebbe sufficiente a vivere una vita eccezionale.
    La mia ovviamente è una provocazione, ma quando dici che la normalità sbilancia verso il basso in effetti non sono del tutto d’accordo. La normalità, la vera normalità, sono le fondamenta di costruzioni eccezionali.
    Un contadino che coltiva il suo campo, con passione, tutti i giorni, fa una cosa normale che porterà ad risultato eccezionale: il raccolto!. Ma questa normalità costa fatica, impegno, dedizione, ed ecco che si cerca di arrivare all’eccezionale per la via breve. Perché coltivare il campo tutti i giorni quando posso fare il tronista una vola al mese?
    Il carbonio è normale, ma senza non si possono fare diamanti eccezionali. E oggi quello che manca è proprio il carbonio.
    Oggi come non mai vale l’aforisma di Andreotti “Io sarò anche di statura media, ma giganti intorno a me non ne vedo” *

    Vittorio

    * Ragione in più per esserlo dei giganti!

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  5. Anna

    Che bello quando uno scritto del Claudio Belotti smuove con tanto ardore i criceti nelle ruote dentro il cervello delle persone!
    Una volta ho trovato una foto su un giornale: un campo di girasoli, tutti girati dalla stessa parte tranne uno che guarda dalla parte opposta. Mi è piaciuto: l’ho ritagliato, l’ho incollato sulla parere dell’armadio in camera mia e ci ho scritto sotto: chi segue gli altri non arriva mai primo.
    E così ogni mattina lo vedo e mi ricordo di essere me stessa… la pena di contrappasso sarebbe vivere una vita che farebbe contenti tutti tranne me! L’ho fatto per tanto tempo, poi ho imparato che quando uno è se stesso e sa accogliere gli altri, lascia la medesima libertà agli altri, che così si sentono liberi a loro volta di essere se stessi… all’inizio è un po’ difficile perché da te si aspettano altre cose, poi, piano piano capiscono… e così si inizia a stare bene tutti insieme… che spettacolo!
    Queste cose sono successe anche grazie a quanto ho imparato da te, Claudio. Ho speso veramente una paccata di soldi, ma penso che siano stati i soldi che ho investito meglio in vita mia. Mi hanno portato benessere con me stessa, con gli altri e riconiscimenti al lavoro… non un interesse dello zero virgola che avrei avuto se li avessi lasciati in banca…
    Continua a “provocarci”, Claudio… e fai pure pubblicità…è normale, sei lì per vendere…
    … e se riesci pensa al modo di abbassare i prezzi dei corsi… c’è la crisi e non è per finta… E’ un peccato lasciare le cose belle solo per l’élite di coloro che hanno i soldi per comprarsele! Dal mio “verde”, ti mando un caro saluto, Anna

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