Cercare di migliorare se stessi affidandosi esclusivamente ad altri è un po’ come imparare ad andare a cavallo senza avere coscienza di quello che si fa. Un conto è seguire i consigli di chi è più esperto, che potremmo paragonarlo a imparare ad andare a cavallo usando un po’ di coscienza, un altro è affidarsi ciecamente a qualcuno (nella formazione o a cavallo) senza nessun senso critico.

Se ricordo bene in oriente ti dicono che dovresti seguire un maestro (cioè uno da cui puoi imparare, che viene chiamato “guru”) se:

–       dice cose che lui stesso fa, o almeno cerca di fare.

–       dice cose che hanno un senso per te.

–       dice cose che hanno un’applicazione pratica, cioè funzionano.

A volte se cerchi di imparare, a cavallo come nella vita, vai troppo veloce e cadi. Oppure vai troppo lentamente e cadi. Altre, sei fermo e comunque cadi…

Di fatto l’unica cosa da fare è accettare che, a cavallo e nella vita, a volte si cade. Cadono tutti a volte, fa parte del gioco e non serve a nulla demoralizzarsi. Serve imparare e crescere, affidandosi sì ad altri ma usando la propria testa.

Gli americani dicono che non importa quante volte cadi, è più importante quanto velocemente ti alzi. Può sembrare una frase fatta, un’americanata, ma se ci pensi è vera.

Nella mia esperienza chi ha cercato di migliorare se stesso facendo corsi o altro affidandosi ciecamente a un “guru” ha passato una o più di queste fasi.

La prima: cadi dal pony, ci ridi sopra e risali.

È quello che accade all’inizio. Sei così entusiasta e gasato che qualsiasi cosa accada non ti perdi d’animo. Il “guru” ti ha caricato per bene e nulla ti può fermare, sei convinto e non metti in dubbio nulla.

La seconda: cadi da cavallo, dici un paio di parolacce e risali in qualche modo. Vuoi andare avanti è una questione di orgoglio.

Ormai non sei più un pivello, non è la motivazione né la carica del “guru” che ti motiva, sei tu che sei risoluto, sei un guerriero e nulla ti può fermare. Troverai sempre un modo, chi non ti capisce non capisce e basta. Non dai retta a nessuno che cerca di dirti di lasciar stare.

La terza: ricadi da cavallo e ti fai un po’ male. A questo punto prendi il fazzoletto e ti asciughi le ferite. Forse un tuo compagno di viaggio ti aiuta e ti rimotiva. Se serve prendi un analgesico per non sentire il dolore ma, se puoi, fai a meno visto che sei un duro. Appena possibile risali.

Inizi ad avere qualche dubbio. Ti chiedi perché stai ancora cadendo e soprattutto se anche gli altri cadono. Il “guru” sembra non cadere mai, o forse lo fa di nascosto. Ma i dubbi li scacci, se ci riescono altri ad andare a cavallo pensi che lo possa fare anche tu. E infatti continui.

Quarta: cadi ancora e ti fai male. Non accetti aiuti da nessuno, quando arrivano i soccorsi racconti, con orgoglio, quante volte sei già caduto e ti sei rialzato più forte di prima.

In questa fase inizi a creare la tua storia. Cambiare per te è difficile ma hai ottime ragioni per non farlo velocemente. Sei un progetto difficile per chiunque, anche per il tuo “guru”. Sai però che ce la farà (o ce la farai, o farete) e sarà una bella soddisfazione. Nello stesso tempo però ti sei dimenticato della maggior parte delle cose che ti hanno insegnato e hai paura di poter tornare alle vecchie, e cattive, abitudini. I vecchi amici non aspettano altro per dimostrarti che avevano ragione loro e che facevi bene a rimanere come eri.

E arriva la fase cinque: ricaduta dal cavallo. Questa volta perdi conoscenza. Quando arrivano i soccorsi ti lasci curare, fai il filo all’infermiera o infermiere… e aspetti che il medico ti dica che puoi rialzarti.

Incominci a chiederti se stai buttando via il tuo tempo e i tuoi soldi. Forse i tuoi vecchi amici avevano ragione, stai facendo la fine di quel tizio manipolato da quella setta che gli ha fatto perdere tutto. La frustrazione verso te stesso “che non capivi” diventa rabbia verso il mondo che non va. Pensi che sono tutti degli stronzi, solo poche persone, come il tuo “guru” sono buone, il resto è merda. Oppure cambi il “guru”, ne cerchi e trovi uno migliore di questo.

Fase sei, ricadi e non trovi nulla di divertente in chi ti prende in giro. Incominci a pensare che hanno sbagliato a darti il cavallo o che devi ricambiare guru.

Non pensi per un attimo che forse dovresti fidarti un po’ più di te e un po’ meno di loro. Non ti accorgi che non sei cresciuto, non sei evoluto. Sei cambiato sì, ma non sei meglio.

Fase sette. Cadi ancora ma grazie a tutti gli antidolorifici, le protesi e tutto il resto non senti nulla. Sei diventato un umanoide mezzo finto e mezzo vero e nulla ti ferma. Non capisci più gli umani che sono così deboli e primitivi. I vecchi amici sono un ricordo lontano. Sei felice perché non ti accorgi che non sei tu a pensare. La coscienza (o consapevolezza) che già usavi poco è stata sostituita da un software che ti dice cosa fare e quando.

Poi c’è chi, come me, prima della settima fase capisce. Alcuni, che sono più svegli di me, non entrano nemmeno in questo meccanismo. Si avvicinano al mondo della crescita personale (e del cavallo) con coscienza e consapevolezza. Prendono i trainers, i “guru” per esperti e nulla di più. Capiscono che le metodiche sono strumenti e nulla di più. Cadono imparano, e si rialzano migliori di prima perché capiscono e invece di cambiare e basta crescono, si evolvono. Si allontanano da chi cerca di disinstallare la loro consapevolezza per programmare le loro idee. Sanno che togliere convinzioni di altri per metterne altre, sempre altrui, non è il modo per essere soddisfatti, per essere felici.

Gli umanoidi guardano queste persone con distacco. Non li capiscono, come potrebbero. Il loro bisogno di sicurezza è troppo dominante e il loro “guru ri-programmatore” dona a loro quello che cercano, sicurezze.

Crescere ed evolversi è difficile, faticoso e soprattutto è un processo senza fine. I cavalli come la vita non fanno sempre quello che ti aspetti. Ecco perché è meglio crescere così sei pronto. Non solo, cavalcare anche male ma a modo tuo è sempre stato più divertente che cavalcare bene nel modo di qualcun altro.

Credi in te stesso, ascolta gli esperti, impara dai “guru” ma segui il tuo percorso. La meta è molto più bella di qualsiasi altro sentiero altri vogliono per te.

Buona settimana.

Claudio

3 Risposte

  1. Alexia Sasson

    Perche’ noi siamo il nostro progetto e non i fallimenti che abbiamo incontrato.

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  2. Cristian Sannino

    Molto illuminante, direi un articolo che vale oro per chi come me sta entrando in questo fantastico mondo della formazione, probabilmente non sono alla fase 7, anzi nemmeno alle 5 o 6 😀 ma il messaggio è chiaro, stare con i piedi per terra e perseguire l’obiettivo con coscienza, di sicuro, è un consiglio saggio!
    Grazie Claudio

    Rispondi

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