Ricordo tempo fa, in uno dei periodi difficili della mia famiglia di origine, una delusione di mia madre. Erano tempi economicamente stretti e, visto che sapeva cucire bene, aveva provato ad arrotondare facendo qualche lavoretto.

Era molto brava, aveva esperienza, e così si rivolse a un sarto di alto livello per fare qualcosa. Il professionista decise di metterla alla prova con qualche piccola cosa che lei faceva la sera, ormai troppo stanca per essere precisa.

Purtroppo la qualità del suo lavoro, proprio perché era a pezzi, fu sotto lo standard del sarto. Infatti le disse che non poteva darle altre cose da fare: “le pago questi lavori ma finiamo qui, i miei clienti non accetterebbero una cosa fatta così”, disse.

Mi madre ci rimase molto male. Un po’ per l’opportunità persa di guadagnare qualcosa e far quadrare i conti, molto per lo smacco nel saper di aver fatto male, lei che era così precisa!

Ricordo, che pensai che il sarto era un po’ stronzo. Pensavo che avrebbe dovuto dare comunque qualcosa da fare a mia madre. Primo perché ne aveva bisogno, secondo perché sì aveva sbagliato, ma in fondo non per colpa sua…

Ai tempi ero un bambino, certe cose non le capivo. Oggi la penso diversamente. Mia madre ovviamente concordava col sarto.

Quella che oggi ci ostiniamo a chiamare crisi sta mettendo in difficoltà molte persone. Nonostante questo, troppi continuano a lavorare male, aspettandosi che qualcuno li aiuterà, visto che ne hanno bisogno.

Nella nostra famiglia, Nancy ed io, stiamo cercando con tutte le nostre forze di insegnare alle nostre figlie il valore dell’impegno e dell’eccellenza. Chiediamo loro di pensare a come si preparano per un concerto i loro cantanti preferiti, o per una gara gli atleti che ammirano.

Per raggiungere quei risultati danno tutto, come facciamo noi e tante altre persone ogni giorno: dal barista sotto casa nostra, ad alcune maestre a scuola.

Quel sarto aveva ragione, non poteva, per aiutare una sconosciuta, deludere i suoi clienti e perdere la loro fiducia conquistata dopo anni di duro lavoro.

Il cliente vuole il meglio, ed è giusto che sia così. Lo dovrebbero fare tutti, non solo i clienti, anche i partner, gli amici, alunni, professori…

Dovresti farlo anche tu. Dovresti chiedere solo il meglio.

Ovviamente per farlo, devi darlo tu per primo.

Nel tempo ho imparato a comportarmi come quel sarto. Di fatto fece la cosa giusta per sé stesso, i suoi clienti e pure mia madre. Lei, da donna straordinaria quale era, sapeva che aveva fatto un errore, ecco perché ci rimase male. Un errore che non aveva mai fatto prima, dal quale imparò e non fece mai più.

Non diventò mai famosa o ricca, però diede sempre il massimo lasciando il segno ovunque; i suoi figli ne sono la testimonianza.

Quel sarto fu giusto e corretto. Si aiuta chi se lo merita, non chi ha bisogno.

Ecco perché, quando prendo la decisione di non dare lavoro a chi non lo rispetta come dovrebbe, mi sento in pace con la mia coscienza.

Il lavoro non è un diritto, il lavoro è una scelta. Come ogni scelta, puoi farla bene o male. In ogni caso ne raccogli i frutti.

Una cosa è certa. Chi fa bene, o almeno cerca di farlo con tutto il suo impegno, mal sopporta chi fa male.

È una legge di natura. Può piacere o no, ma le leggi naturali sono poco interessate al consenso, sono interessate a far funzionare il sistema.

Dai solo il meglio, in questo modo potrai anche permetterti di chiederlo.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

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9 Risposte

  1. Vittorio

    Non lo so, questa volta, anche se capisco e condivido “la morale” del tuo post, mi restano alcuni dubbi.
    Bisogno e merito sono due variabili troppo complesse per risolverle con un sistema binario. Soprattutto se si considera il merito come funzione dell’impegno. Perché il risultato non è funzione solo dell’impegno, ma anche di altre variabili sulle quali a volte non abbiamo modo di influire (alla fine tua madre non fece un bel lavoro non perché non si impegnò, ma perché era stanca).
    Sia ben chiaro, con questo non voglio assolutamente difendere chi non si impegna, ma semplicemente far notare che nella formula che collega impegno e risultato ci sono anche altre variabili. E non considerarle può portare a giudizi affrettati.
    Soprattutto se si tratta di fare valutazioni di ordine meritocratico, dare merito solo in base al risultato rischia di premiare chi in realtà non ha avuto tanto merito di impegnarsi quanto quello di avere dalla sua parte le altre variabili. E se stai pensando che sto facendo riferimento alla fortuna la risposta è si. Purtroppo la fortuna, o come preferisco chiamarle io le “condizioni facilitanti/intralcianti”, nel risultato finale hanno il loro peso.
    Poi io continuo a impegnarmi al massimo, ma a volte semplicemente non basta.

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    • mp

      Lo so che non è facile …soprattutto quando tutto ti rema contro.
      La differenza sta nel fatto che non dobbiamo affidarci solo al destino o alla fortuna, ma nel trovare nuove opportunità.

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      • mp

        E comunque mia madre era una sarta …non una qualunque eppure ad un certo punto della sua vita ha scelto di dedicarsi alle figlie piuttosto che ad altro …..Ora io devo a mia madre più di quello che avrebbe potuto darmi producendo con il suo lavoro. Perchè Lei non era una Sarta era una Madre ed aveva delle responsabilità non equiparibili al fatto di aver fatto un abito fuori misura

  2. Luka

    Giusto Claudio, io quando lavoro punto all’eccellenza, sempre, e per questo ho anche pagato fisicamente con la mia salute mentale nell’ultima esperienza di lavoro, che per fortuna ho lasciato e sono passato dove ritengo ragioni come dici tu.
    Lo so che non conta nulla, ma pure io e mia moglie stiamo agendo nello stesso modo e con gli stessi esempi alle nostre figlie: dare sempre il massimo, impegnarsi a fare il top, lavorare con impegno per quello in cui si crede, che fai? ci copi? ahahahah, grazie per i tuoi post. A me aiutano moltissimo

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  3. anna

    Grazie Claudio per avermi ricordato il valore dell’eccellenza, proprio oggi che mi sono scontrata con il circo della mediocrità… come se i clienti siano dei mentecatti che tanto pagano lo stesso e non si rendono conto se qualcosa è fatto bene o male… faticoso remare contro, là fuori… un saluto, Anna

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  4. Barbara

    E se chi vive con te non si impegna più al massimo e percepisci che non si è più in sintonia con questi pensieri…che si fa?

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